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    Petrolio che va, Nobel che viene

    Sospetto che nella mente dei capiredattori sia passato un pensiero di questo tipo “passi per l’avvocata iraniana dell’anno scorso, ma addirittura l’ecologista keniana, sembra uno scherzo”.
    11 ottobre 2004 - Paolo Hutter

    Ho l’impressione che, almeno in Italia, mai un Nobel per la pace abbia fatto così poca notizia. Certo, c’erano molte e pesanti notizie venerdì 8 ottobre ma temo che questo non sia l’unico motivo.

    Sospetto che nella mente dei capiredattori sia passato un pensiero di questo tipo “passi per l’avvocata iraniana dell’anno scorso, ma addirittura l’ecologista keniana, sembra uno scherzo”.

    E invece Wangari Maathai non è uno scherzo, il legame tra lotta alla povertà e la difesa dell’ambiente è la questione del futuro, il protagonismo femminile nella difesa degli alberi e dei suoli di un continente sottosviluppato è una risorsa cruciale e straordinaria. Accendo la televisione cercando il Nobel per la pace e come beffa mi ritrovo una puntata di "Otto e Mezzo" per discutere un libro contro l’ecologismo
    !Vediamo chi e quando porterà alla tv italiana Wangari Maathai.

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    Per l’ecocittadino che si occupa di traffico e smog sono giorni di contraddizioni e novità. Mettiamole rapidamente in fila. Il petrolio diventa sempre più caro e c’è chi comincia a prevedere che il suo prezzo potrebbe non scendere più. La Russia ha ratificato il protocollo di Kyoto, che diventa operativo e dovrebbe aumentare anche sull’Italia la pressione a ridurre le emissioni.

    Persino il ministro Lunardi, sia pure nella forma rozza della proposta di targhe alterne, parla della necessità di scoraggiare il traffico automobilistico e persino il ministro Matteoli parla di scoraggiare le emissioni con aumenti del bollo automobilistico. In molte città e regioni si discutono provvedimenti antismog per l’autunno-inverno. Dovremmo quindi essere, per necessità o per virtù, alla vigilia di una svolta o perlomeno di un po’ più di attenzione per la mobilità sostenibile.

    Dovremmo. Ma attenzione ai fatti. Quando si tratta di passare ai fatti, in questo campo, se persino molti governi locali di centro-sinistra esitano, quelli di centro-destra in genere remano contro. A Milano sono stati proprio in questi giorni clamorosamente lasciati cadere i propositi di limitare l’accesso di auto e moto al centro. Il Polo già teme, per le elezioni regionali, di disorientare parte della sua base. Ma c’è una insidia ancora più grande delle singole marce indietro che sta per emergere. Da vari indizi che ho raccolto, l’Italia potrebbe chiedere prossimamente alla Commissione Europea di rivedere e svuotare o mitigare i contenuti della direttiva antismog (in particolare sulle micropolveri)che deve entrare in pieno vigore nel 2005. A rompere il ghiaccio è stato nei giorni scorsi il direttore dell’Arpa del Veneto Paolo Cadrobbi che ha dichiarato ai giornali:

    “Diremo all’Unione Europea che nella Pianura Padana è impossibile rispettare i limiti di PM10 fissati per il 2005”. La tesi è grosso modo la seguente: la Pianura Padana è un catino, la situazione meteoclimatica fa sì che anche nei momenti migliori ci sia sempre un “fondo” di circa 20 microgrammi. In questo contesto sarebbe impossibile scendere a una media di 40 microgrammi l’anno e non superare per più di 35 giorni l’anno i 50 microgrammi ( son queste le due cifre chiave della direttiva). La direttiva sarebbe quindi esagerata, parametrata sulle brezze atlantiche o addirittura infondata. Così l’Italia chiederebbe una deroga o una proroga, magari agganciandosi alle deroghe per i paesi dell’Est che hanno ancora carbone..Non credo però che i tecnici italiani che definiscono impraticabile la direttiva possano arrivare fino al punto di sostenere che quei livelli di smog così difficili da abbattere siano anche innocui alla salute. Proprio in questi giorni gli epidemiologi hanno rilanciato l’allarme. E non si può negare che la quantità di automobili e moto in Italia sia spropositata. Dunque se la direttiva è così difficile da applicare bisognerebbe aumentare gli sforzi, farne una priorità nazionale, invece che puntare su deroghe e proroghe. Altrimenti perché i paesi europei che hanno fatto maggiori sforzi per il trasporto pubblico e per l’efficienza dei motori dovrebbero concedere una deroga all’Italia? Non so come si svolgano queste discussioni a Bruxelles ma è sperabile che molti soggetti italiani si dissocino dalla richiesta di considerare “naturali” le micropolveri in Pianura Padana ( e a Roma?) e di svuotare la direttiva.

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