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    Occorre rivedere la nostra comprensione della natura e il senso della nostra umanità e del rapporto uomo/natura.

    Uomo e natura in cerca di una comprensione rinnovata

    23 ottobre 2004 - Seyyed Hossein Nasr

    Seyyed Hossein Nasr È impossibile parlare in questa parte d'Italia della crisi avvenuta fra l'uomo e la natura e la conseguente devastazione, senza rievocare i nomi di due straordinarie figure vissute in queste zone, San Francesco d'Assisi e Galileo. Il primo parlava al sole, alla luna e comandava agli uccelli. Il secondo ha ridotto la natura a quantità, relegando all'ambito soggettivo tutto ciò che in essa è qualità. La completa vittoria della visione del secondo e la messa in ombra della visione del primo dei due celebrati uomini ha molto a che fare con l'attuale crisi ambientale che si profila all'orizzonte anche più ampia. La salvezza dell'umanità si fonda sulla resurrezione della visione di San Francesco e di quelli come lui in Occidente e in altre tradizioni, prima che la sempre più estesa applicazione di una scienza fondata sul dominio della natura porti a una crisi di proporzioni inimmaginabili.

    Le conseguenze della crisi ambientale sono rilevabili ovunque. Come un'epidemia, l'inquinamento si espande nell'aria che respiriamo, nel terreno che nutre le piante, che a loro volta nutrono noi, e nei vasti oceani, il cui stato di salute è fondamentale per la nostra sopravvivenza. Stiamo cambiando perfino la composizione dell'atmosfera, con conseguenze non completamente conosciute ma che certamente comprendono il riscaldamento del pianeta. Eppure la collettività umana moderna continua a percorrere il sentiero del suicidio, che così tanti dei suoi leader e opinionisti identificano col progresso e la civiltà.Nel frattempo coloro che guidano questo processo si rifugiano nelle incertezze della scienza per poter continuare ad agire a modo loro, motivati così spesso
    da interessi privati poco lungimiranti. La consapevolezza della crisi ambientale non è cominciata ora. Già nel 1960 si erano levate voci per avvertire della crisi incombente. Si parlava di "limiti dello sviluppo" e di "piccolo è bello". La grande tragedia è che, nonostante questi richiami e i successivi impegni di numerosi movimenti e organizzazioni ambientaliste, in Occidente ed a un livello sempre maggiore anche nel resto del mondo, dopo quarant'anni la risposta è stato 1' " Hummer"[un grosso fuoristrada militare ad altissimo consumo che ora va di moda per so personale negli Stati Uniti, n.d.t.] ed eventi sportivi che in un solo giorno consumano molta più energia di alcuni stati africani per l'uso comune in settimane o mesi.

    La crisi ambientale è così grave che per risolverla è necessario andare oltre quanto è stato fatto negli ultimi decenni. Occorre rivedere la nostra comprensione della natura e il senso della nostra umanità e del rapporto uomo/natura. C'è bisogno di un cambiamento radicale del modo in cui viviamo e pensiamo a noi stessi, al rapporto degli uni verso gli altri e verso il mondo che ci circonda. Paradossalmente questa trasformazione radicale richiede non una nuova scoperta, ma una riscoperta del nostro rapporto con la natura e il recupero dell'armonia fra uomo e natura che è evidente, in larga misura, nella vita delle società tradizionali.....

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