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    Wackernagel:consumiamo troppo e troppo in fretta

    È iniziato da Palermo il tour dello scienziato ed ecologista Mathis Wackernagel, nel nostro paese per presentare i dati aggiornati sull'impronta ecologica nelle nazioni del mondo.
    27 ottobre 2004
    Fonte: www.lrepubblica.it
    27.10.04

    Impronta ecologica Mathis Wackernagel, 42 anni, è partito dalla premessa che la terra non è un limone da spremere, ma un "giardino continuo", di cui possiamo disporre per soddisfare i nostri bisogni e anche quelli dei nostri figli e dei loro discendenti.
    Così l´impronta ecologica (che è l´indicatore che calcola quanto terreno serve a sostenere la produzione di quello che consumiamo e lo smaltimento dei rifiuti prodotti) diventa il misuratore della quantità di spazio che nell´arco dell´anno è necessaria per sostenere un determinato stile di vita.
    Il teorema è semplicissimo: più consumiamo distruggendo, più contribuiamo a mettere a repentaglio l´equilibrio che regola la vita sul pianeta, con conseguenze negative sul futuro facilmente prevedibili.

    Come le è venuta l´idea?

    «Da una mucca: un animale che bruca il prato, che beve, che emette escrementi, che fornisce latte. Sappiamo perfettamente quanto spazio ha bisogno l´animale per il suo habitat. Non ho fatto altro che trasferire questo parametro sull´uomo. Ognuno di noi dispone di due ettari di terra, ma c´è chi ne utilizza dodici come in America o quattro come in Italia e chi ne utilizza meno, come in Svezia, in Brasile o in Nuova Zelanda».

    E la differenza tra terreno disponibile e terreno "eroso" si tramuta in natura distrutta?

    «Non necessariamente, perché per fortuna il pianete si rigenera. Il processo però viene ritardato notevolmente. È come un conto in banca che si assottiglia, con il rischio di far trovare solo debiti a chi verrà dopo. C´è un dato allarmante: attualmente l´umanità consuma le risorse naturali con una velocità del 20 per cento in più rispetto alla capacità della terra di rinnovarle. È come se una famiglia spendesse un quinto in più di quello che introita. Alla fine il crac è inevitabile».

    A quando il crac ecologico?

    «A ieri. Dire che siamo al limite è scontato».

    Come si determina il "consumo di territorio?

    «Ad esempio utilizzare l´automobile tutto un anno è equivalente all´occupazione di un ettaro; lo stesso per un volo aereo San Francisco-Palermo e due-tre ettari per un´alimentazione ricca di grassi».

    Una villa abusiva quanto incide?

    «Moltissimo, da uno a cinque ettari, dipende dalla grandezza, dalla presenza di piscina, dal taglio di alberi».

    Fumare?

    «Aiuta, perché chi fuma muore e lascia spazio agli altri. Ovviamente è una battuta. Sì, anche la sigaretta contribuisce allo spreco».

    Si può dire che il suo modello si contrappone al Pil (Prodotto interno lordo) come misuratore di progresso?

    «Attenzione, creare ricchezza è importante, perché senza ricchezza finisce la vita. Però il Pil misura egualmente come incremento di risorse sia che io costruisca un palazzo o che lo demolisca. Perché in entrambi i casi pago operai, trasportatori, e così via. Ma in realtà non tutto ciò che si realizza è ricchezza. Pensiamo alle ville abusive sulle coste e agli scarichi a mare che hanno distrutto la fauna ittica. Pensiamo alle opere faraoniche che hanno deturpato l´ambiente, o al disboscamento che ha alterato l´ecosistema in vaste regioni. L´impronta ecologica, invece, indica una strada. Sta a noi scegliere se intraprenderla, e quindi salvaguardare il pianeta, o no».

    Cosa fare sul piano concreto?

    «Ci sono quattro opportunità: aumentare la biocapacità senza distruggere l´ecosistema; ridurre la richiesta di risorse; diminuire i consumi a livello individuale; mirare meglio la qualità del consumo. Non vogliamo invitare alla fame, ma ad attenersi a una sorta di galateo ecologico. Non sempre consumare di più significa essere più felici. Ad esempio i ricchi americani hanno come modello proprio l´Italia, dove ci sono città in cui camminare a piedi e ristoranti che forniscono cibi genuini e ottimi vini. Eppure ogni italiano consuma un terzo di territorio rispetto a un americano».

    Si attiene alle sue teorie o è di quelli che predicano bene e razzolano male?

    «L´uno e l´altro. Cammino molto a piedi e in bici. Ho solo un figlio e cerco di comprare pochi vestiti. Per il pranzo mi porto in ufficio, dentro contenitori riutilizzabili, il cibo preparato a casa. Così riesco a mantenere la mia "impronta" fra i 4 e i 5 ettari, un buon risultato rispetto alla media di circa 12 dei miei connazionali e a quella europea che è di 6,6. Il mio dramma è che quando vado in giro per dire alla gente di ridurre la propria "impronta", raddoppio la mia per via degli spostamenti in aeroplano. Un bel rompicapo».

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