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    Dall'ambiente un nuovo comunismo

    Il mondo come un bicchiere. Proviamo a figurarcela come un bicchiere, la Terra, e l'umanità come il liquido che l'ha riempito man mano. Fino a traboccare. Un liquido corrosivo per giunta (per l'inquinamento e l'effetto-serra) che nel salire di livello corrode il contenitore riducendone via via la capienza.
    10 novembre 2004 - Fabrizio Giovenale   
    Fonte: www.liberazione.it
    10.11.04

    TerraTERRA Giorni fa, sul Manifesto, Riccardo Barenghi, rispondendo a una lettera, si domandava "se esiste nel novero delle cose possibili un capitalismo dal volto umano: oppure se invece l'unica strada sia quella di cambiare radicalmente sistema economico inventandone uno ex-novo o resuscitando quello comunista". Domanda che nella sua sbrigativa formulazione pigliava direttamente di petto le genericità del dibattito sui programmi per il dopo-Berlusconi, e riproponeva in sostanza il dilemma sul futuro della sinistra.

    Certo a guardare a quel che succede - con Bush e compari di nuovo lì pronti a fare altri sfracelli - tornar a parlare di resurrezioni possibili del comunismo può apparire patetico. E tuttavia mi sento di sostenere che la risposta a Barenghi può ancora essere un "sì": e senza nemmeno il bisogno di scomodare vecchi fantasmi. In termini nuovi, però. Con altre motivazioni rispetto al passato.

    Una risposta che parte dalla consapevolezza ambientalista dei rapporti uomo-Terra. Che poggia perciò su basi assolutamente concrete: sulla realtà di un pianeta "di dimensioni finite" e di una specie vivente - la nostra - che sulla sua superficie è aumentata rapidissimamente di numero e ne consuma a velocità ancora più vertiginosa le risorse (secondo il Wwf se ne consumano il 20% in più di quante la Terra ne può riprodurre, e c'è chi sostiene che per soddisfare tutti i nostri bisogni e capricci di Terre ce ne vorrebbero già perlomeno altre due).

    Il mondo come un bicchiere. Proviamo a figurarcela come un bicchiere, la Terra, e l'umanità come il liquido che l'ha riempito man mano. Fino a traboccare. Un liquido corrosivo per giunta (per l'inquinamento e l'effetto-serra) che nel salire di livello corrode il contenitore riducendone via via la capienza.

    Immagine che mi sembra renda bene l'idea di una realtà che contraddice e smentisce la concezione economicista del mondo - inteso come un pozzo-senza-fondo dal quale estrarre risorse in quantità illimitate - che da due secoli è il credo indiscusso di quella civiltà occidentale al cui interno noi tutti, da destra a sinistra, siamo nati, cresciuti e ci siamo mentalmente formati.

    Sono quei nostri vecchi condizionamenti mentali che ci rendono tanto difficile convincerci della necessità ineluttabile di far i conti con la realtà dei limiti delle risorse. E' tanto più comodo chiudere gli occhi, andare avanti col vecchio trantran... E invece no. Niente è più necessario. Anche perché - attenzione - è lì che oggi passa nel mondo lo spartiacque tra destra e sinistra.

    Mi spiego. Di fronte alle risorse in rarefazione e alla ridotta vivibilità della Terra, due sono le scelte possibili. Quella di chi se le risorse scarseggiano tira a pigliarsele lui (con la forza magari) e tanto peggio per gli altri, e quella invece di chi considera giusto mirare alla più equa ripartizione delle risorse stesse - poche o molte che siano - fra tutti gli esseri umani: tenendo anche conto della necessità di lasciare una Terra vivibile alle generazioni future.

    La prima scelta - egoista - è di destra. La seconda - altruista - è di sinistra. Oggi è questo il significato più autentico dei due termini. Il più rispondente alla situazione reale.

    La "messa in comune"

    Sono in pochi purtroppo ad avere la coerenza mentale e il coraggio di farli, ragionamenti così. Uno è Giuseppe Prestipino - filosofo particolarmente sensibile alle questioni ambientali - che già nel suo "Narciso e l'automobile" di quattro anni fa, riflettendo sugli sfruttamenti di risorse terrestri e sulle appropriazioni di conoscenze scientifiche e tecniche da parte delle Multinazionali, giungeva alla conclusione che "soltanto la comunità nella sua interezza dovrebbe potersi appropriare dei grandi mezzi di produzione intellettuale... e delle grandi risorse naturali e energetiche necessarie alla produzione". E prospettava di conseguenza la possibilità di "dar vita nel mondo - con la messa in comune dell'intelletto generale e della risorsa-ambiente - a una nuova esperienza democratica di società comunista".

    Vedete che proprio mentre le prospettive si vanno facendo più problematiche - oltretutto  perché la finanziarizzazione dell'economia, l'accelerazione e la frammentazione dei processi produttivi e la loro dilatazione a scala mondiale rendono sempre più complicato trovare il bandolo della matassa nei conflitti capitale-lavoro - scende in campo in favore e a sostegno della scelta neo-comunista una nuova motivazione assai forte. Non più soltanto socioeconomica né di conflitto tra sfruttatori e sfruttati, ma esistenziale nel senso più stretto del termine. Perché riguarda né più né meno il destino del genere umano... Se le risorse sono limitate e scarseggiano, infatti, se la nostra civiltà degli sprechi e delle superfluità mette in forse il futuro, ne consegue che sta nella messa in comune di quelle risorse - e nei loro usi parsimoniosi, e nella loro più equa ripartizione fra tutti - la sola speranza di salvare la Terra per poter seguitare a viverci sopra.

    Un modo diverso di stare a sinistra

    Per inciso: non è che il recente "balzo in avanti" dell'economia cinese contraddica o smentisca questo scenario di rarefazione delle risorse. Se c'è chi le consuma e chi inquina più in fretta, la conseguenza è una sola: il loro esaurimento ancora più rapido e l'avvicinarsi ulteriore dell'"ora X" per noi tutti. Se non ci si metterà in qualche modo riparo...

    Tornando a noi: in un'ottica simile gli intenti solidaristici delle sinistre devono necessariamente allargarsi, rispetto al passato, dai problemi del lavoro e dei lavoratori a quelli di quanti nel mondo soffrono fame e miseria, sfruttamento e oppressione. D'ora in avanti è la difesa di tutti gli umiliati e gli offesi - di chiunque si veda negato il diritto a una vita dignitosa e sicura - che dovranno darsi come obiettivo. Prende sempre più corpo, in sostanza, quel "modo diverso di stare a sinistra" che il movimento altromondista ha intuito e già porta avanti, e del quale la motivazione ambientalista fondata sui limiti fisici delle risorse dimostra ancora la necessità.

    D'accordo che oggi - per come stanno le cose - la messa in comune di cui parla Prestipino non possiamo che darcela come obiettivo di fondo: il più che possiamo fare è cercare di muoverci nella sua direzione per quanto i rapporti di forza e le situazioni concrete ce lo consentiranno. Sarebbe già qualcosa... E avremo ancora naturalmente a che fare con la sempiterna contraddizione democrazia-comunismo, che a sua volta si tira appresso i problemi di pubblico-o-privato, beni comuni e quant'altro. Anche qui - seguendo il filo d'idee che discende dalla questione-risorse - ci sono cose diverse dall'usuale da dire. Bisognerà riparlarne.

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