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    L'ambiente ai tempi di Bush

    "Perciò alla domanda sul che c'è da aspettarci sul fronte ambientale per questo secondo mandato non sembra ci siano risposte rassicuranti possibili. Se saranno altre guerre e/o altre cacce al petrolio non potrà che seguirne l'accelerazione ulteriore - di pari-passo con la disumanizzazione e la nuova barbarie - del degrado di tutto il sistema vivente terrestre".
    16 novembre 2004 - Fabrizio Giovenale

    George Bush e consorte

    Noi ambientalisti, si sa, ci preoccupiamo per il futuro. Dei figli, dei nipoti, del mondo. Vediamo venire avanti il degrado, ci sgoliamo a dare l'allarme, a proporre rimedi... E naturalmente sono stati sempre importanti per noi gli orientamenti dei presidenti Usa: da Carter il più vicino alle nostre posizioni, all'insensibile Reagan (sua la frase "gli ambientalisti dicano quanti alberi vogliono") al blando miglioramento della situazione con Clinton al nuovo brusco peggioramento con Bush Jr.

    A riprova del quale ecco qua - messe in fila da Vittorio Zucconi su La Repubblica in occasione del "Vertice della Terra" di Johannesburg del settembre 2002 (mezzo-fallito proprio per la mancata partecipazione del neo-presidente) - la carrellata delle sue posizioni in materia di ambiente. Marzo 2001: rifiuto della ratifica del Trattato di Kyoto sui gas di serra. - Luglio 2001: rifiuto della ratifica del divieto per i test nucleari. - Febbraio 2002: proposta di sfruttamento petrolifero del Parco Nazionale dell'Alaska. - Aprile 2002: proposta di soppressione dei vincoli ambientali sulle Rock Mountains, sempre per cercare petrolio. - Giugno 2002: l'Agenzia per l'Ambiente Usa eleva il "tetto" degli inquinamenti industriali ammissibili. - Luglio 2002: rifiuto di firmare il trattato contro le armi batteriologiche. - Agosto 2002: per prevenire gli incendi di boschi nel Sud-Ovest Usa il Presidente propone di abbattere gli alberi...

    Senza contare le distruzioni e gli sprechi di guerra: e non parlo soltanto delle migliaia e migliaia di innocenti ammazzati ma degli avvelenamenti da uranio, di territori sconvolti, di dighe distrutte, di risorse idriche disperse o alterate, delle spropositate quantità di risorse profuse per il corpo di spedizione in Iraq che consuma energia e tutto il resto quanto una grande città. Direte che in guerra sono guai inevitabili, che è stato lo stesso in Kosovo... D'accordo, ma questo Bush Jr. è di peggio e di più. Almeno per quattro aspetti.

    C'è Bush il petroliere con l'attenzione sempre rivolta al business di famiglia. C'è Bush l'ignorante-ostinato che nega l'evoluzione di Darwin e ignora il riscaldamento globale.

    C'è il Bush patriota fanatico che di fronte al Rapporto del Pentagono sui catastrofici effetti dei gas-di-serra prima cerca di insabbiarlo (come ha già fatto per altri rapporti ambientali allarmanti) e subito dopo - senza esser nemmeno sfiorato da preoccupazioni per il futuro del genere umano - bada ad accaparrare risorse per gli Usa strappandole agli altri. E c'è Bush il "cristiano rinato" con il suo "Dio non-neutrale" e il suo presentarsi come il nuovo Messia di Armageddon, lo scontro decisivo tra il Bene e il Male...

    Per noi europei permeati di spirito laico quest'ultimo aspetto è il più sconcertante. Perché ci ha rivelato tutto il peso che ha sull'opinione pubblica Usa la "Bible Belt": quel sedimento profondo di religiosità oscurantista che vede paradossalmente nel Cristo non il messaggero d'amore e di pace ma il portatore delle armi, della pena di morte, delle stragi di povera gente. "Occhio per occhio dente per dente ha detto il Signore": l'ho sentito in quei giorni tra le interviste in Tv. Ma Gesù non diceva il contrario? "Ama il prossimo tuo", diceva, "perdona il tuo nemico non sette volte ma settanta volte sette". Che cristiani sono costoro?

    E non basta: si parla di "alleanza tra religione e natura" per la difesa di chi deve nascere ancora - gli embrioni - mentre gli esseri umani già nati e cresciuti si seguita ad ammazzarli in tutti i possibili modi. Ma a parte questo: com'è che a costoro della natura vera, "naturale" (gli alberi, i monti, le acque) sembra che non gliene importi? E com'è che in certe zone operaie che hanno sempre votato democratico prima - da Wikita nel Kansas con le sue vecchie fabbriche di aerei al West-Virginia tutto acciaio-e-carbone alla siderurgia degli Appalachi - stavolta hanno votato per Bush?... Tra le spiegazioni c'è quella della ricerca di protezione contro gli odiati ambientalisti che si permettono di proporre misure anti-inquinamento... Vedete che le distorsioni mentali - tanto dell'uomo-Bush quanto di chi lo ha votato - sono profonde. Maledettamente difficili da raddrizzare.

    Perciò alla domanda sul che c'è da aspettarci sul fronte ambientale per questo secondo mandato non sembra ci siano risposte rassicuranti possibili. Se saranno altre guerre e/o altre cacce al petrolio non potrà che seguirne l'accelerazione ulteriore - di pari-passo con la disumanizzazione e la nuova barbarie - del degrado di tutto il sistema vivente terrestre.

    Così per noialtri - noi ambientalisti, noi pacifisti, noi di sinistra, noi alla ricerca di un mondo civile e sicuro - c'è da ricominciare da capo un'ennesima volta. Con un grosso vantaggio però. Che sappiamo di avere ragione. Sappiamo per certo che la nostra difesa dei valori ambientali ed umani è nel giusto. Che a stare dalla parte sbagliata è la "deep America" che ha votato per Bush. Che "dalla parte del male" (ignoranza, bigottismo, egoismo) ci sono loro. C'è lui.

    E ci sarà da combattere ancora una doppia battaglia: per opporci agli interessi economici che si fanno scudo della massa elettoral-popolare di Bush, e per portar quella massa su posizioni più ragionevoli. Massa che non potrà esser tutta, né sempre, né sotto tutti gli aspetti (vogliamo sperare) tetragona al senso comune e ai sentimenti normali di umanità...

    Tenendo anche presente ovviamente che i "loro" mezzi di propaganda noialtri non li potremo mai avere. Che per convincere il prossimo avremo soltanto gli esempi di azioni concrete. Disobbedienza non-violenta. Obiezione fiscale. Boicottaggi di merci. Rifiuto delle logiche del Mercato Globale. E i "cicli corti" di produzioni-e-consumi locali in alternativa agli andirivieni di merci. E la solidarietà con gli umiliati-e-offesi del resto del mondo. E il saper dimostrare che per queste strade è possibile - proponendo alternative precise al Sistema Globale - arrivare a forme soddisfacenti di ben-essere e di ben-vivere. In pace e serenità.

    Cose così non ce le potranno impedire. Che possono fare? muoverci guerra?... E niente paura. Le paure lasciamole a loro.

    Facciamoci caso. Tutti vanno scoprendo che Bush di là dell'Atlantico e Berlusconi di qua un'idea-guida (rovinosa e balorda magari) ce l'hanno mentre a sinistra non c'è. Ecco: dovremo arrivare a fare del nostro rifiuto al Sistema Globale e del saper venir fuori dal tunnel con le nostre forze (con meno consumi magari ma più giustizia distributiva: e più scienza, cultura, ambiente, "piacere di vivere") la nostra idea-guida. E renderla capace di attrarre consensi più della loro.

    Una strada che parte "da dentro noi stessi". E sulla quale d'altronde il movimento altromondista già sembra avviato. Le prime indicazioni per il "che fare" futuro è da lì che ci vengono.

     

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