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    Discriminazioni ambientali

    Perché in questi giorni la classe dirigente si accapiglia su temi come l'omosessualità, che hanno saturato il pubblico fino alla nausea, e non dedica un'oncia della sua saggezza ai seicento abitanti di un'isola dell'Alaska costretti all'emigrazione dallo scioglimento dei ghiacci su cui poggiano le loro case?
    18 novembre 2004 - Massimo Gramellini
    Fonte: www.lastampa.it
    18.11.04

    Bambina Inuit Perché in questi giorni la classe dirigente si accapiglia su temi come l'omosessualità, che hanno saturato il pubblico fino alla nausea, e non dedica un'oncia della sua saggezza ai seicento abitanti di un'isola dell'Alaska costretti all'emigrazione dallo scioglimento dei ghiacci su cui poggiano le loro case? Fossero stati vittime di una discriminazione politica o sessuale, avrebbero acceso indignazioni planetarie. Poiché sono solo i primi rifugiati ambientali della storia umana, cavie di un destino che potrebbe riguardarci tutti, l'opinione dominante li derubrica a curiosità di colore.

    Possiamo continuare a raccontarci la favola che i cittadini del mondo, per paura o fatalismo, non vogliono sentir parlare del problema e preferiscono distrarsi con dispute scolastiche (a livello psicologico, una discriminazione pro o contro i gay esisterà sempre, perché nessuno, neanche un gay, riesce ad accostarsi a un gay senza pensare che è gay). Ma sarebbe, appunto, una favola. Mai come oggi le persone hanno desiderato informarsi sullo stato dell'ambiente: lo dimostra l'affollamento dei siti Internet. Sono i potenti che, pur di non mettere in discussione le storture di un turbocapitalismo senza controllo che ormai fa orrore a qualunque vero liberale, preferiscono ignorare i segnali sempre più incalzanti che la natura regala agli uomini, etero e gay, nella speranza che capiscano che è scattato l'allarme rosso: il momento in cui non si può più pensare a nient'altro, se non a come correre ai ripari.

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