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    È molto più facile cambiare gli altri che se stessi

    Dopo la "trovata" degli insetti come sostentamento per le popolazioni che soffrono la fame, la FAO promuove nuove Direttive di base per il diritto all'alimentazione. E fra queste nemmeno un'accenno al vegetarismo...
    5 dicembre 2004 - Riccardo Trespidi (Responsabile del Comitato Medico Scientifico dell’AVI e del Movimento di Liberazione Animale)

    La FAO, benché abbia ben chiare alcune delle cause dell'inaccettabile divario tra paesi poveri e paesi ricchi, non considera la scelta vegetariana come prima e più importante alternativa alla disparità di vita.
    Fare propria questa scelta alimentare è, a mio avviso, il primo passo verso una consapevolezza e un cambiamento, inscindibili da un'idea di un mondo migliore e più giusto.
    Ogni anno quaranta milioni di persone muoiono di fame e circa 15 milioni di bambini muoiono per malnutrizione e se ciò accade è anche colpa di chi mangia carne. Mentre milioni di esseri umani patiscono la fame, altrettanti muoiono per malattie causate da un eccessivo consumo di carne di animali (specialmente bovini) alimentati con cereali.

    Un vergognoso spreco.

    Occorrono circa 10 Kg di cereali per ottenere un solo Kg di carne commestibile.
    Facciamo un esempio: se un'area grande come cinque campi di calcio fosse sfruttata per produrre carne, questa servirebbe a nutrire soltanto due persone. La stessa area coltivata produrrebbe mais per 10 persone, grano per 24 o soia per 61 persone.
    Attualmente, milioni di ettari di terreno del Terzo Mondo sono coltivati esclusivamente per produrre cibo per nutrire il bestiame europeo e americano. 36 dei 40 Paesi più poveri del mondo esportano cereali negli Stati Uniti dove il 90% del prodotto importato è utilizzato per nutrire gli animali destinati al macello. L'America meridionale per fare posto agli allevamenti (la cui carne è destinata anche al mercato europeo) distrugge ogni anno una parte della foresta amazzonica grande come l'Austria. E il deserto avanza.

    Un problema ambientale.

    Gli allevamenti intensivi producono fino a 3 tonnellate di liquami per ogni cittadino. L'evaporazione dei liquami è tra le cause principali delle piogge acide, inoltre essi contengono pesticidi, antibiotici, nitrati, eccetera.. che penetrano nel suolo inquinando anche ciò che beviamo.
    Mangiare carne non è solo assassinio, è anche un suicidio.
    Quando ti siedi a tavola decidi della tua salute e anche di quella del pianeta (gli alleva menti inquinano moltissimo) e, naturalmente, sei responsabile della morte di ogni animale che mangi.
    Le praterie della Botswana, in seguito alle escavazioni di pozzi, sono ridotte a paesaggi lunari. L'erica appassisce nelle riserve naturali dell'Olanda meridionale. Foreste ricche di rare forme di vita vanno in fiamme in Costa Rica. Negli Stati Uniti diminuisce la falda acquifera. Tutti questi casi di degrado ambientale hanno un'unica origine: 1'industria del bestiame.

    In questi ultimi cinquant'anni, la zootecnia ha avuto ovunque un enorme sviluppo, perché la copiosa produzione cerealicola consentiva di nutrire gli animali a grano e a orzo relativamente a buon mercato, mentre proliferavano le aziende agricole specializzate nella produzione di carne, uova e latticini. In gran parte del mondo il consumo di carne è in aumento, e il numero degli animali destinati all'alimentazione è tre volte superiore a quello degli esseri umani. L'allevamento del bestiame, ormai organizzato a livello industriale e decisamente affermato nei paesi sviluppati, ha gravi effetti collaterali sull'ambiente provocati da tutta la linea di produzione, dalla coltivazione di grandi quantità di foraggi alla sistemazione di montagne di letame. In tutto il mondo il bestiame, mediante l'emissione di metano, contribuisce all'effetto serra e ai cambiamenti climatici.

    Perdita di vite umane

    Gli alti livelli di consumo e di produzione di carne si traducono anche in perdite umane. Una dieta ricca di carne facilita l'insorgere di malattie cardiache, dismetaboliche e certi tipi di tumori, che costituiscono le principali cause di morte nei paesi industrializzati. Inoltre nei paesi in via di sviluppo l'aumento del consumo di carne per pochi milioni di privilegiati mette a repentaglio la produzione di cibo per i più poveri e costringe a importare maggiori quantità di cereali.
    David Pimentel, della Cornell University, specialista in energia agricola valuta che negli Stati Uniti per produrre un chilogrammo di carne di maiale occorre bruciare trentamila chilocalorie di energia prodotta da combustibile fossile vale a dire 1'equivalente dell'energia prodotta da quasi quattro litri di benzina.
    Negli Stati Uniti, quasi la metà dell'energia impiegata nell'agricoltura è finalizzata alla zootecnia. Per produrre tutta la carne consumata ogni anno da un americano medio occorre 1'equivalente di 190 litri di benzina.
    La coltivazione di granaglie per il bestiame richiede anche molta acqua. In California, lo stato americano che produce la maggior quantità di latticini, l'allevamento del bestiame impiega quasi un terzo dell'acqua destinata all'irrigazione.
    Per produrre un chilogrammo di carne di manzo occorrono più di tremila litri di acqua.
    L'azoto contenuto nel letame si libera nell'aria sotto forma di ammoniaca gassosa, inquinante che genera piogge e deposizioni acide.
    Nel mondo ci sono oltre 800 milioni di affamati perché circa il 34% della produzione mondiale di cereali è destinata all'allevamento di animali. Anche un terzo del pescato mondiale è trasformato in farine ad uso zootecnico e concimi.
    I paesi industrializzati impiegano ben due terzi della produzione cerealicola mondiale per l'allevamento del bestiame e si accaparrano le terre migliori del Sud del mondo.
    Persino l'Etiopia al culmine della carestia da cui fu colpita nel 1984, utilizzava parte dei propri terreni coltivabili per la produzione di pasta di semi di lino e farina di semi di colza, da esportare sul mercato europeo per il mangime per allevamenti.
    Nel suo rapporto del 1989 il World Watch Institute, nell'affrontare i problemi alimentari in relazione all'aumento demografico, afferma che a causa degli allevamenti "alle popolazioni più povere non restano abbastanza cereali per sopravvivere".
    Se l'attuale superficie coltivabile fosse invece destinata al consumo diretto umano e non a ingrassare animali per la carne, sarebbe disponibile cibo utile da due a cinque volte l'attuale popolazione mondiale.

    Buon appetito a tutti.

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