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    L'adesione della Russia può favorire la lotta alle emissioni di ossido di carbonio

    Kyoto, un nuovo inizio

    8 dicembre 2004 - Guido Caroselli
    Fonte: www.avvenire.it
    8.12.04

    Buenos Aires Si è aperta in questi giorni a Buenos Aires la decima "Conferenza delle Nazioni Unite sulla lotta al cambiamento climatico" (Cop): 6mila partecipanti di 180 Paesi, fra delegazioni governative, organizzazioni non governative, gruppi scientifici e imprenditoriali.
    La novità, rispetto alle conferenze precedenti, è la recente adesione della Russia al Protocollo di Kyoto, ratifica che consente ai firmatari dell'accordo di «rappresentare» il 55% (cioè più della metà) delle emissioni globali in atmosfera di ossido di carbonio (Co2, il principale responsabile del cambiamento climatico in atto), e per questo, secondo quanto stabilito, di dare a Kyoto dal prossimo febbraio la forza di vera legge. E di un vincolo forte si sentiva davvero la necessità, visto che finora le cose non sono andate affatto bene. Nonostante si fosse stabilito per i Paesi firmatari una diminuzione della Co2 entro il 2012, le emissioni globali negli ultimi anni sono aumentate, raggiungendo nel 2003 il tetto record di quasi 7 miliardi di tonnellate, il quadruplo degli anni '50 e il 13% in più rispetto al 1990. Come mai? Perché c'è chi è fuori dall' accordo per scelta: Stati Uniti, Australia, Cina e Paesi in via di sviluppo: E perché tra i firmatari vi sono quelli che non hanno rispettato il patto: molti Paesi europei tra i quali anche l'Italia.

    L'ingresso della Russia ha portato al Club di Kyoto una ventata di ottimismo, non c'è dubbio. D'ora in poi si potrà passare dalle parole ai fatti, stringendo anche accordi concreti con le industrie; e si indicherà a chi finora non è d'accordo una strada nuova e promettente per le generazioni prossime venture e per la salute del pianeta.

    Bisogna in proposito sfatare due luoghi comuni. Primo: non è vero che il settore industriale è ancorato a tutti i costi alla vecchia politica energetica del petrolio e del carbone. In parte è così, ma molte industrie sono già pronte (o si stanno velocemente attrezzando) alle celle a combustibile idrogeno, per dare energia pulit a e rinnovabile a impianti fissi e alle automobili. L'idrogeno verrà prodotto con il vento, con il sole e con il nuovo nucleare (l' Europa sta progettando le centrali a fusione, senza più i rischi di quelli a fissione). Certo, occorrono incentivi, ma le spese iniziali verranno presto assorbite e si risolveranno una volta per sempre i problemi dell'inquinamento e dell'effetto serra. È vero piuttosto che bisogna informare i consumatori e convincerli ad abbandonare le vecchie scelte (ad esempio, le grandi auto a 4 ruote motrici). Per questo le industrie dovranno indicare con efficaci messaggi promozionali le nuove tendenze (magari piccole auto a idrogeno per la città, treni e aerei per gli spostamenti più lunghi).

    Secondo: non è vero che chi non è d'accordo con Kyoto è "brutto, sporco e cattivo". Gli Stati Uniti e i Paesi in via di sviluppo non fanno altro che mettere in atto le proprie scelte politiche, se si vuole sbagliate, ma finalizzate - dal loro punto di vista - al benessere dei cittadini. Oppure, è il caso dell'Australia, c'è chi è pessimista: vede che i Paesi asiatici vogliono crescere per combattere fame e povertà, ma debbono farlo in un contesto mondiale che sta decidendo di consumare meno petrolio e carbone. La vera sfida, per noi europei, è dunque quella di operare coerentemente per convincere gli altri Paesi.

     

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