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    Se ogni sussulto diventa una strage

    La devastazione che si è abbattuta sulle coste dell’Asia è stata anche un’irruzione sconvolgente nella mitezza dei sentimenti natalizi. A tutti noi, pure se distanti migliaia di chilometri, ha dato la sensazione di un avvertimento perentorio e tragicamente severo: ci costringe a ricordarci che siamo parte della natura e non possiamo considerarcene padroni, come spesso la nostra coscienza tecnologica ci spinge a pensare.
    28 dicembre 2004 - Mario Capanna

    i volti del dolore

    La devastazione che si è abbattuta sulle coste dell’Asia è stata anche un’irruzione sconvolgente nella mitezza dei sentimenti natalizi. A tutti noi, pure se distanti migliaia di chilometri, ha dato la sensazione di un avvertimento perentorio e tragicamente severo: ci costringe a ricordarci che siamo parte della natura e non possiamo considerarcene padroni, come spesso la nostra coscienza tecnologica ci spinge a pensare.
    Per racchiudere in una parola la terribile distruzione prodotta dal maremoto, si è usato da più parti il termine “apocalisse”: catastrofe, appunto, rovina immensa, ma anche “rivelazione”, nel suo significato originario. Vengono mostrate, da un lato, la nostra fragilità di esseri umani e quella delle nostre opere (città, infrastrutture ecc.), dall’altro l’inscindibilità del nostro legame con la natura come base della vita (e della morte).

    Questo legame è il cuore degli equilibri che permettono le infinite forme di esistenza, a partire da quella umana.
    In un bosco, ad ogni passo, calpestiamo qualcosa come circa ventimila esseri viventi, fra batteri e microrganismi vari. Sapendolo, il nostro camminare durante la passeggiata non diventerà più lieve e meno solo?

    Si chiede "Umberto Galimberti" «Che rispetto abbiamo della natura noi, uomini della tecnica che la visualizziamo solo come materia prima? Che rispetto abbiamo degli altri uomini, e che soccorso diamo a loro noi, ricchi della terra, che ammiriamo la loro natura nel passatempo delle nostre vacanze?» Ne conclude che «se sapremo rispondere a queste due domande con serietà, non fermeremo né i terremoti né i maremoti, ma eviteremo almeno che, per gran parte dell’umanità, ogni sussulto della terra sia strage». Come non sottoscrivere?

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