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    Fermarci un giorno non salverà i polmoni

    17 gennaio 2005 - Fulco Pratesi
    Fonte: 17.01.05

    Ormai la tragedia dello smog che rovina i nostri polmoni (e non solo) si sta trasformando in farsa. In una lugubre farsa. Di fronte ai pericoli concreti per la salute umana (parlo con cognizione di causa, dato che, pur non avendo mai fumato, ho i polmoni ridotti male solo per essere andato in bicicletta in città dal 1973) le amministrazioni cittadine si esibiscono in balletti patetici. In un Paese come il nostro, in cui il rapporto abitanti/automobili è tra i più alti del mondo, in cui, solo a Roma, contro le 50 mila vetture immatricolate all’anno solo 20 mila vengono rottamate, in cui i livelli di inquinamento atmosferico nelle città raggiungono vette terrificanti, non solo si vieta il traffico solo la domenica (quando si sa che nei fine settimana le emissioni calano comunque) ma si ricorre a cure omeopatiche dai risultati poco avvertibili, come le targhe alterne per un sol giorno alla settimana. Se torno con la memoria al tempo della crisi petrolifera dei primi anni ’70, ricordo misure molto più drastiche. E allora in ballo c’era solo la difesa dei bilanci dello Stato e non, come ora, la salute. E che dire della deroga ai divieti rilasciata dai sindaci di Roma e Milano ai tifosi, quando un servizio straordinario di mezzi pubblici avrebbe facilitato l’accesso allo stadio riducendo le emissioni?

    Ma addossare tutte le colpe al mezzo privato sarebbe ingiusto. Con l’abbassamento della temperatura, gli impianti di riscaldamento domestici, che ormai veleggiano sul piede dei 25 gradi nelle abitazioni (contro i 18/20 obbligatori per legge), vanno a «tutta callara», come si dice a Roma. E non si tiene conto del fatto che molti di essi, invece che il metano, bruciano ancora gasolio e addirittura il tremendo olio pesante e il carbon fossile. Per non parlare delle ciminiere delle industrie e di quelle delle centrali termoelettriche.

    Che fare allora? Senza ricorrere a scontati esempi stranieri (Germania o California) rispetto ai quali siamo ai livelli di Calcutta, si potrebbe mettere mano a provvedimenti molto più a breve termine che non le sospiratissime metropolitane. Risalire il gap tra trasporto su gomma e quello su ferro; realizzare reti tranviarie; introdurre tariffe integrate per treno-bus-tram-bicicletta; favorire l’acquisto di vetture ibride. Ma già so che questi consigli, che ripeto da anni e che dovrebbero servirci ad adeguarci ai limiti imposti dal Protocollo di Kyoto, serviranno a poco. E aspettiamo il lavacro della pioggia redentrice .

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