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    Il premier e la riapertura delle centrali nucleari

    Il terrorismo sull'energia

    1 marzo 2005 - Felice Santarcangelo

    Il presidente del Consiglio, quale uomo di idee brilla certamente in iniziative, da buon manager vuole far riflettere il popolo italiano sulla riapertura delle centrali nucleari,diversamente le nostre imprese non saranno competitive e dovranno emigrare all'estero perché il costo dell'energia è più a buon mercato.

    Il premier ha condotto dopo oltre mezzo secolo il popolo italiano in una guerra (per i media missione di pace) non prevista dalla nostra Costituzione e senza ricorrere ai referendum popolari, perché doveva essere al fianco di chi si arroga il ruolo di nazione paladina della libertà contro le tirannie del mondo e del terrorismo a difesa delle economie mondiali dei popoli e del petrolio. La contabilità dei morti in Iraq tra i civili e i militari si è fermata per mancanza di dati ufficiali (ad ottobre si parlava di 100.000 civili e oltre mille soldati della coalizione Usa); stranamente il prezzo della nostra benzina ha subito degli aumenti inauditi, idem la ns. bolletta elettrica con il finanziamento di tante voci aggiuntive (compresa quella per le attività nucleari residue).

    Come attività nucleari residue abbiamo il problema della gestione delle scorie delle centrali e dei siti nucleari dimessi, che viene delegata alla Sogin Spa, che diventa l'unica grande azienda del nucleare italiano con interessi internazionali nel settore.

    Accade però che le scorie, invece di essere sistemate in sicurezza (non necessariamente in un sito unico), si preferisce inviarle all'estero, in pratica spendere altro denaro pubblico per creare altro combustibile nucleare (da rivendere o riutilizzare chissà dove), per riportare in Italia dopo il riprocessamento, con quantità oltre dieci volte superiori, le scorie lavorate. Le popolazioni dove sono ubicate le centrali e gli impianti nucleari aspettano la realizzazione dei prati verdi mentre nell'ultimo ddl Marzano si parla di riutilizzo produttivo dei siti (ma non pensiamo assolutamente che la Sogin possa pascolarvi le mucche).

    Nel resto del mondo non cercano di costruire nuove centrali (Usa compresa) e i governi si sono orientati verso le energie pulite (cosa che non si è fatta in Italia), poi occorrono almeno due legislature per la realizzazione di una centrale nucleare (come desidererebbe il premier).

    Certo potrebbe anche accadere, tra qualche mese, di avere la notizia che – grazie alle capacità tecnologiche di un gruppo di società iper-specializzate - si potrà ultimare in pochi anni la realizzazione di un nuovo modello di centrale nucleare che, come combustibile, usi le scorie! Il tutto si risolverebbe in un grande spreco di denaro pubblico (che dovrebbe sborsare sempre lo stato e quindi i cittadini) e nuovi e più gravi pericoli ambientali, a vantaggio delle aziende della filiera corta del nucleare (poche di numero e controllate da grossi gruppi), denaro e capitali che potrebbero servire invece per costruire nuovi impianti ad idrogeno, solare, eolico non inquinati e senza scorie millenarie.

    Al momento è però preferibile sfruttare il business nucleare su altre linee commerciali, come la gestione delle scorie, gli appalti internazionali nucleari (vedi Federazione Russa) i finanziamenti sulla sperimentazione nucleare e l'impiego ad uso militare del nucleare (ormai i siti nucleari sono militarizzati e siamo in tempo di guerra).

    I cittadini nel frattempo pagano regolarmente dopo estenuanti file all'ufficio postale la bolletta elettrica e alimentano ogni bimestre un nuovo e grande commercio di servizi nucleari.

    Non vogliamo parlare di risparmio energetico perché sarebbe più giusto risparmiare i soldi della bolletta elettrica,ma non accettiamo in nessun modo che si faccia terrorismo sull'energia.

    Il cattivo esempio purtroppo, si sa, viene imitato, non ci meravigliamo se Tecnoparco (società di servizi) minaccia di sospendere l'erogazione elettrica alle pochissime industrie rimaste in Valbasento (Matera) solo perché i cittadini di Pisticci (Mt) non vogliono la costruzione di una centrale da centinaia di MW. Quando gli italiani hanno detto no al nucleare lo hanno fatto perché ritenevano giustamente questa fonte pericolosa e costosa e prima di legalizzare il nucleare con l'interpretazione giuridica del referendum cerchiamo di rispettare la volontà dei cittadini e la stessa Costituzione per il bene del prossimo.

    Movimento Antinucleare Pacifista
    NOSCORIE TRISAIA
    E-mai: nonucleare at email.it

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