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Manifesto di Ventotene. Lucio Levi: "Galli della Loggia attaccato al mito dello Stato Nazionale"

Continua la polemica suscitata dall'articolo di Galli della Loggia pubblicato dal Corriere della Sera intitolato "L'Italia e il mito europeo". La redazione di Europace pubblica la risposta di Lucio Levi che ha scritto un saggio nel Manifesto di Ventotene appena ripubblicato nella collana dei classici Mondadori.
28 maggio 2006 - Lucio Levi

Caro Direttore,

"L'Italia non ha bisogno di un mito europeista" è il titolo dell'articolo con cui Ernesto Galli della Loggia contesta il discorso pronunciato a Ventotene dal Presidente Napolitano, il quale ha sostenuto la tesi che non c'è avvenire per l'Italia fuori dell'unità europea. Egli afferma che la statura intellettuale degli autori del Manifesto di Ventotene non può essere paragonata con quella di Carlo Rosselli, Gramsci e Salvemini, che il documento appartiene nella sostanza al filone socialista, che non vi si trova alcun apprezzamento per la democrazia politica.

Ciò che sfugge a Galli della Loggia è che il Manifesto si distingue dalle altre opere politiche del suo tempo per avere saputo vedere, al di là delle apparenze, la direzione che la storia avrebbe imboccato dopo la guerra e nell'avere formulato questo giudizio storico nel momento (1941) in cui le bandiere con la croce uncinata sventolavano su tutto il continente e l'avanzata di Hitler sembrava inarrestabile. Certo, alla fine della guerra non si aprì una crisi rivoluzionaria, come previsto dal Manifesto. Grazie alla subordinazione alle due superpotenze, l'Europa ha sperimentato una stabilità politica che non conosceva dal Medioevo. Chi vuole screditare il Manifesto denunciando questo errore di previsione ignora deliberatamente, come fa Galli della Loggia, che, nel contesto internazionale della guerra fredda e della subordinazione agli Stati Uniti, l'Europa occidentale ha avviato un processo di unificazione graduale che, pur restando tuttora incompiuto, si è sviluppato nel solco della previsione formulata nel Manifesto.

Ancora più sconcertante è quanto Galli della Loggia scrive proposito della democrazia. Non è vero che il Manifesto non dia rilievo a questo tema. A differenza della letteratura antifascista, esso identifica la radice profonda della crisi della democrazia in Europa e indica la via per la sua rinascita. "Lo Stato nazionale è il fondamentale nemico della libertà e della democrazia" ha instancabilmente ripetuto Spinelli lungo il corso di tutta la sua vita. Se infatti la democrazia resta nazionale, essa è condannata a affrontare problemi di second'ordine, perché le questioni di fondo dalle quali dipende il nostro avvenire hanno assunto dimensioni internazionali.

Inoltre nel Manifesto si denuncia un'illusione caratteristica del pensiero democratico, secondo la quale "l'instaurazione, nell'ambito di ciascun paese, del regime da esso propugnato condurrebbe . a una unione di popoli anche nel campo economico e politico". L'esperienza storica mostra che anche le relazioni tra Stati democratici conoscono tensioni e antagonismi. Questo avviene anche tra Stati socialisti. Secondo Spinelli, qualsiasi riforma in senso democratico o socialista non può avere una buona soluzione negli Stati nazionali, perché questi sono superati da processi di dimensioni internazionali. Oggi all'unificazione europea si è aggiunta la globalizzazione, che aggrava il deficit democratico delle istituzioni nazionali.

Il significato profondo dell'unità europea consiste nel tentativo di estendere la partecipazione politica e il controllo democratico dal piano nazionale a quello internazionale. E' questo l'unico modo per contrastare il progressivo declino della democrazia. La creazione di istituzioni democratiche europee rappresenta la via maestra per consentire ai popoli di ridiventare padroni del loro destino. Questa è la priorità politica che distingue il Manifesto di Ventotene dalla letteratura antifascista.

L'Unione europea non è un mito, ma una realtà, anche se è una realtà incompleta. Essa rappresenta la più grande innovazione politica del secolo scorso. Ad essa dobbiamo la pace, che, dopo secoli di guerre sanguinose, è diventata un'acquisizione irreversibile tra i suoi Stati membri. La coscienza del carattere europeo dello scontro tra le forze del progresso e quelle della conservazione, che era propria di una decina di confinati a Ventotene, si è estesa progressivamente nel dopoguerra. Un numero crescente di forze politiche, un tempo contrarie all'unità europea, ha finito con l'accettarla e sostenerla: i socialisti, i comunisti, i verdi e persino una parte dei neo-fascisti.

Certo, l'unificazione europea non è immune da battute di arresto o da regressioni. Ne è un esempio il quinquennio del governo guidato da Berlusconi, che si distingue da tutti quelli che lo hanno preceduto per avere abbandonato la priorità dell'obiettivo europeo. Ma ora è giunto il momento che l'Italia assuma di nuovo "posizioni chiare e iniziative forti" per dare all'Europa "un ordinamento costituzionale". Sono le parole con le quali il Presidente Napolitano ha inaugurato il suo settennato recandosi a Ventotene il 21 maggio. C'è da augurarsi che questo gesto simbolico carico di significato politico possa essere il preludio di una svolta nella politica europea dell'Italia.

Ma dobbiamo rammaricarci che ci siano ancora intellettuali come Galli della Loggia, che dovrebbero illuminare l'opinione pubblica, e invece continuano a guardare al passato. Pervicacemente attaccati al mito dello Stato nazionale, sono abbagliati dalle luci del tramonto di questa gloriosa formazione politica che non ha più avvenire.

Note:

Ventotene: L'Italia e il mito europeo
Ernesto Galli della Loggia
Fonte: Il Corriere della Sera - 26 maggio 2006

http://italy.peacelink.org/europace/articles/art_16541.html

Manifesto di Ventotene: Montani risponde a Galli della Loggia su "l'Italia e il mito europeo"

http://italy.peacelink.org/europace/articles/art_16538.html

Miti politici: chi è contro Ventotene
di Daniele Nardi

http://italy.peacelink.org/europace/articles/art_16542.html

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