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La “bufala” del divieto della Nutella: ovvero quanto può una lobby

21 giugno 2010 - Piergiorgio Grossi (direzione MFE)

Nutella

“Al bando la Nutella” (Libero), “I traditori della Nutella” (Il Riformista), “Nutella amara” (Beppe Grillo), “Giù le mani dalla Nutella” (l’ex ministro Castelli). Su Facebook compaiono gruppi “Non toglieteci la Nutella”.

Cosa è successo ?

Il Parlamento Europeo il 16 giugno scorso ha votato la proposta di Regolamento della Commissione europea denominata “Informazione dei consumatori sui generi alimentari” e che porta la sigla COMM/(2008)/0040.

Immediatamente l’ex ambasciatore Francesco Paolo Fulci, oggi dirigente della Ferrero, produttrice della Nutella, emette un comunicato stampa che dice “Non potremo fare nessuna pubblicità alla Nutella”, e prevede una diminuzione delle vendite e la inevitabile crisi per l’industria piemontese, vanto del made in Italy.

La proposta della Commissione è articolata in 93 pagine (13 di spiegazione, 37 di testo e 43 di allegati); il Parlamento Europeo ha proposto a questo testo 349 emendamenti . Non credo che nessun giornalista e tanto meno Castelli o Beppe Grillo abbiano letto tutto ciò. Tutti invece leggono la nota della Ferrero e sulla sola base di essa “sparano” i titoli allarmistici sui giornali e sui blog. Non importa se la fonte è un lobbista, non importa se tutte le associazioni dei consumatori sia italiane che europee sono a favore della proposta, l’importante è fare notizia e poi dare la colpa all’Europa va sempre bene.

Ovviamente è legittimo diritto di un lobbista difendere i suoi interessi, ma la stampa deve verificare criticamente sempre le affermazioni di una parte in causa o almeno dare adeguato rilievo anche a quelle della controparte. Lo spazio dato al comunicato della Ferrero è preponderante se non esclusivo. Solo Repubblica pubblica un articolo di Carlo Petrini, di “Slow Food”, in difesa del provvedimento.

Vediamo le carte.

La “tutela del consumatore” è compito specifico dell’Unione Europea secondo l’articolo 153 del trattato di Lisbona e l’intervento su tale materia è conforme ai principi di sussidiarietà e proporzionalità stabiliti dai trattati. La proposta di Regolamento si basa sul principio che “ l’etichetta non deve indurre in errore il consumatore”.

La proposta della Commissione è un “Regolamento”, che entra immediatamente in vigore in tutti i 27 paesi della UE, a differenza di una “Direttiva”, che deve essere trasformata in legge da ogni singolo stato. Essa consiste nell’obbligare “qualunque prodotto alimentare destinato al consumatore finale” a riportare sull’etichetta il “valore energetico” (le calorie), le quantità ogni 100 gr. di grassi, acidi grassi saturi, zuccheri e sale (art. 9); inoltre obbliga a riportare le “dichiarazioni nutrizionali” del prodotto (art. 29), in pratica la quantità giornaliera di quel prodotto che è consigliata dagli enti di controllo internazionali. Tutte cose che siamo abituati a leggere già oggi su tantissime etichette. Nell’articolo 7 si dice che “ le informazioni sui prodotti alimentari non devono attribuire a tali prodotti la proprietà di prevenire, trattare o guarire una malattia umana, né fare riferimento a tali proprietà… Il divieto si applica anche alla pubblicità”

Tutte disposizioni di buon senso a difesa dell’informazione del consumatore già presenti nelle legislazioni di molti paesi che la proposta cerca di uniformare e semplificare in tutta l’Unione abolendo e sostituendo ben 8 precedenti Direttive e Regolamenti.

Tale proposta, prima di essere formulata, è stata oggetto già nel 2006 di una ampia consultazione pubblica presso gli operatori del settore cui hanno risposto 175 enti ed è un compromesso tra le richieste di chiarezza e severità delle associazioni dei consumatori (che volevano il cosiddetto “semaforo”, cioè una etichetta verde o rossa per indicare la salubrità o meno del prodotto) e la richiesta dei produttori di affidare ad iniziative volontaristiche le informazioni nutrizionali.

Il Parlamento Europeo nella stessa seduta del 16 giugno ha, da un lato, bocciato la proposta del “semaforo”, cedendo alle pressioni dei produttori, ma in compenso ha rifiutato di abolire il divieto di pubblicità non conforme alle informazioni nutrizionali.
Questo voto del Parlamento Europeo è in “prima lettura”, la proposta cioè deve ancora passare al Consiglio dei ministri e poi in “seconda lettura” nuovamente al Parlamento, quindi non è ancora operativo nessun atto giuridico.

La Ferrero chiede che il Consiglio dei Ministri prima e il Parlamento poi in seconda lettura, ritornino sui loro passi e reintroducano l’emendamento n.191 bocciato dal Parlamento.

Cosa diceva l’emendamento 191 ?

Voleva eliminare un articolo di un Regolamento già in vigore, l’art.4 del regolamento1924/2006, che impone che la pubblicità di un prodotto sia conforme alle informazioni nutrizionali. Di questo articolo 4 fino ad oggi dovevano tener conto solo i produttori che indicavano in etichetta le informazioni nutrizionali, ora che ne diverrebbe obbligatoria l’indicazione per tutti, diventa obbligatorio per tutti non millantare nella pubblicità caratteristiche salutistiche non provate, e questo da fastidio alla Ferrero.

Purtroppo in questa azione di lobby la Ferrero è sostenuta da quasi tutti gli europarlamentari italiani sia di destra che di sinistra, ad eccezione, è giusto dirlo, di Sonia Alfano (ALDE eletta nelle liste IDV) e Leonardo Domenici (S&D eletto nelle liste PD), unici italiani a votare contro l’abolizione dell’articolo 4.

Conclusioni

Ci troviamo quindi di fronte ad una disinformazione operata dalla Ferrero, sostenuta da una parte minoritaria del Parlamento e accettata acriticamente da molta stampa italiana.

Quindi per smentire questa ennesima Bufala Europea, dopo aver verificato i fatti e letto le carte, elenchiamo questi punti inconfutabili :

1- la Unione Europea non vieta niente (stiano tranquilli i “nutelliani” di Facebook).

2- E’ perfettamente corretto, anzi auspicabile, che la UE emetta regole valide da Helsinki a Lisbona per informare il consumatore.

3- Nessuno vieta la pubblicità di un prodotto, contrariamente a quanto afferma la Ferrero; si chiede solo di non raccontare falsità nella pubblicità stessa.

4- La libertà del consumatore di scegliere cosa e quanto consumare non viene meno, lo dimostra il caso delle sigarette, che, sanzionate molto pesantemente con l’imposizione di scritte dissuasive, non hanno smesso di essere vendute. Sugli alimenti, a differenza di quanto insinua la Ferrero, non è prescritta alcuna scritta dissuasiva, ma solo l’elenco dei componenti.

5- Le disposizioni della UE si applicano a tutto il mercato a difesa del consumatore, non sono contro o a favore di qualche produttore o di qualche nazione.

6- Gli europarlamentari che hanno votato queste disposizioni hanno difeso i consumatori, come è loro specifico dovere per il quale li abbiamo eletti, e hanno così dimostrato di non essere al servizio delle lobbies.

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