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Per una sinistra unita, plurale ed eurofederalista

Praticare la democrazia e la partecipazione a tutti i livelli
14 giugno 2014

Le elezioni europee del 22-25 maggio 2014 hanno evidenziato l’avanzata dei movimenti populisti, nazionalisti e xenofobi non solo in Gran Bretagna ma anche in uno dei sei paesi fondatori dell’UE: la Francia. Sia il PPE che il PSE hanno perso seggi rispetto alle precedenti elezioni complice l’aver condiviso le politiche di sola austerità condotte in questi anni dai governi nazionali e dalle istituzioni europee. Il GUE è la sola forza europeista che aumenta i propri seggi rispetto alle elezioni del 2009. Ciò è dovuto a una posizione molto critica nei confronti delle politiche adottate per superare la crisi dei debiti sovrani, ma con l’obiettivo di costruire un’altra Europa democratica e federale. Le sole altre forze che aumentano i propri seggi sono le componenti di destra e ultradestra nazionaliste che condannano le politiche attuali per tornare indietro alle sovranità degli Stati Nazione.

Per quanto riguarda il panorama italiano la presenza della lista L’Altra Europa con Tsipras ha prodotto un primo risultato tangibile: il ritorno nel Parlamento europeo della sinistra italiana dopo la debacle del 2009 quando la partecipazione elettorale disgiunta di Rifondazione Comunista e di Sinistra e Libertà portò al risultato di due liste di sinistra che non superarono l'asticella del 4%. Il superamento del quorum in occasione delle recenti elezioni con oltre un milione di cittadini che ha scelto il simbolo dell’Altra Europa segnala la bontà del tentativo di costruire una sinistra unita e plurale con l'obiettivo “alto” di elaborare “dal basso” una Costituzione democratica e federale come primo mattone per la costruzione di un’altra Europa. Questo nonostante la scarsissima presenza sui media mainstream e il tentativo di associare la lista alle forze euroscettiche ed antieuropee.

Le elezioni europee hanno avuto il pregio di semplificare la lotta politica italiana impantanata in giochi di potere che nulla hanno a che vedere con il tema Europa e a sondaggi nazionali tra Grillo e Renzi. La contesa elettorale europea ha costretto le forze politiche nazionali a compiere delle scelte che varcassero gli angusti limiti nazionali e ad affrontare nodi rimasti altrimenti irrisolti.

Uno di questi casi riguarda la collocazione europea di Sinistra Ecologia e Libertà. La decisione su quale dovesse essere il partito europeo di riferimento non è mai stato oggetto di una vera discussione della base degli iscritti. La questione è, infatti, esplosa al Congresso di Riccione con un ribaltamento della linea indicata dalla dirigenza del partito. Sel è entrata al Congresso con Schulz ed è uscita con Tsipras. Con ciò vogliamo apprezzare positivamente il bagno di democrazia dei delegati al congresso.

Anche a livello europeo la scelta dei candidati alla presidenza della Commissione europea ha fatto emergere una lotta interna a tutte le forze politiche tra le componenti federaliste e quelle nazionaliste. Nel caso dell'ALDE e del PPE hanno prevalso le prime (il federalista Verhofstadt ha avuto la meglio sul finlandese Ollie Rehn e il popolare Juncker viene osteggiato da Cameron perché considerato federalista). Ed anche la Sinistra europea con la candidatura di Alexis Tsipras ha messo in minoranza la linea anti-Euro che predicava il ritorno agli stati nazione.

Per tornare a casa nostra c’è anche chi non ha voluto fare la scelta di campo prima delle elezioni europee lasciando in modo ambiguo la decisione al dopo voto e raccogliendo in tal modo voti a destra e a sinistra, di nazionalisti e di europeisti. Parliamo ovviamente del M5S. La scelta di effettuare a posteriori un sondaggio in rete sulla collocazione europea porterà inevitabilmente la formazione di Grillo alle prossime consultazioni a perdere il sostegno della componente federalista ed ecologista che si è sentita turlupinata dal voto online sulla collocazione europea del M5S che ha escluso a priori i verdi europei. Con la scelta forzata tra destra e ultradestra e l’alleanza con Farage il M5S ha esaurito con una parabola discendente il suo potenziale rivoluzionario confinando i neo eletti eurodeputati a 5 stelle tra le forze reazionarie e nazionaliste del Parlamento Europeo.

Il processo costruito attorno alla lista L'altra Europa con Tsipras ha avuto il grande merito, come abbiamo già evidenziato, di far tornare la rappresentanza della sinistra italiana al Parlamento europeo. E a riempire il vuoto costituito dalla mancanza di una forza politica italiana che facesse riferimento al GUE. Certo l'anomalia italiana rispetto al quadro europeo resta in quanto non abbiamo una rappresentanza italiana dei verdi europei né dei liberali nell’assemblea di Strasburgo.

Dell'esperienza della lista L'altra Europa con Tsipras occorre mantenere, da una parte, tutti gli aspetti positivi: l'entusiasmo delle persone intorno a questo progetto, le oltre 200.000 firme raccolte in tutta Italia per la presentazione della lista, i comitati territoriali dove abbiamo visto interloquire nuovamente le diverse anime della sinistra, il milione di cittadini che hanno votato la lista nonostante un vero e proprio oscuramento mediatico, e i tre parlamentari che andranno a rinforzare le fila della GUE a Bruxelles.

Mentre, dall'altra parte, occorre evidenziarne gli errori commessi per trovare soluzioni organizzative che possano evitarne la ripetizione.

Tra gli aspetti negativi della lista, che occorre superare, si segnala la mancanza di trasparenza e di democrazia nei momenti decisionali: ci riferiamo alla scelta dei 73 candidati (sulle 200 proposte pervenute) da mettere in lista, all’elaborazione del programma elettorale sino alla più recente decisione della Spinelli di andare a Bruxelles.

Sia per la scelta dei candidati che per l'estensione del programma politico non è stato possibile influenzare né decidere alcunché perché il processo decisionale è stato in mano a un nucleo ristretto di persone senza la partecipazione né dei singoli, né dei circoli e delle assemblee territoriali che sono stati i soggetti che hanno raccolto le firme per la presentazione della lista e che hanno animato la campagna elettorale.

Per superare tale limite occorre "praticare la democrazia" in tutte le decisioni che riguardano la vita di un soggetto collettivo quale quello messo in piedi con la lista Altra Europa con Tsipras.

Senza andare troppo lontano basta prendere spunto da Podemos, il movimento politico nato lo scorso marzo sulla spinta degli indignados, che ha avuto un ottimo successo elettorale con 1.245.948 voti e l'elezione di 5 eurodeputati.

Il programma della formazione che ha sparigliato il panorama politico spagnolo è il risultato di un processo di elaborazione collettiva attraverso un metodo aperto che ha coinvolto migliaia di persone e di circoli territoriali. Proposte analoghe sono state avanzate durante la campagna all’interno della lista Altra Europa con Tsipras dagli attivisti che hanno promosso l’iniziativa #DigiTsipras.

Noi crediamo che esista in Italia la necessità di coprire un vuoto a sinistra di rappresentanza degli strati sociali più deboli e colpiti dalla crisi che né il PD né il M5S possono colmare.

Chi pensava di poter giocare un ruolo di minoranza interna al PD (o di una nuova formazione politica con il PD) sperando di poterne indirizzare le scelte politiche guardi alla svolta autoritaria insita nella sostituzione di Corradino Mineo nella Commissione Affari Costituzionali. Esempio di negazione del dissenso allo stato puro. Dopo questo passaggio molti elettori e deputati del PD cercheranno di ricomporre il dissenso in altri lidi.

Chi pensava di poter cambiare il sistema sostenendo il M5S sperando di promuovere politiche alternative all'austerità e alle lobby in Europa guardi alla svolta antidemocratica e nazionalista impressa da Beppe Grillo con la consultazione online per la collocazione europea in cui sono stati fatti votare solo forze di destra, nazionaliste, ultraliberiste e antiecologiste. Dopo questo passaggio molti elettori del M5S cercheranno nuovi lidi per manifestare la necessità di cambiare rotta.

Questo nuovo lido non può che essere la continuazione dell'esperimento di una sinistra unita, plurale, federalista, cosmopolita, ecologista, sociale cominciato con la lista Altra Europa con Tsipras, scevra dagli errori commessi in questi pochi mesi di vita, aperta al contributo attivo di movimenti, reti e cittadini, e alla pratica della democrazia a tutti i livelli: dai circoli e assemblee territoriali fino al livello nazionale ed europeo.

Dobbiamo essere grati ai garanti per aver saputo vedere lontano e per il risultato ottenuto. Senza la loro intuizione non avremmo potuto superare le divisioni della sinistra italiana ed avere nuovamente una collocazione in Europa. Adesso però occorre una nuova fase che possa implementare non solo a parole ma nei fatti la democrazia. Noi vogliamo democratizzare le istituzioni europee (vogliamo che i cittadini europei possano influenzare con il proprio voto il programma del governo europeo ovvero della commissione ed è per questo che vogliamo, ad esempio, che la scelta del presidente della commissione europea tenga conto delle elezioni europee e non sia decisa dai governi proponendo nomi esterni alla rosa proposta durante la campagna elettorale) ma vogliamo anche una casa politica della sinistra dove poter lavorare con strumenti democratici dove ciascuno conti come persona nel processo decisionale e non venga considerato un semplice numero. Vogliamo poter contribuire con il corpo e con la mente alla ricostruzione di una forza politica di sinistra che possa rappresentare le necessità e i bisogni del 99% dei cittadini e delle cittadine.

Invitiamo le formazioni politiche di sinistra a contribuire attivamente alla costruzione di un soggetto politico plurale e unitario capace di attrarre i movimenti sociali e le esperienze di base e che si faccia promotore di campagne che possano cambiare le politiche europee superando l'austerità e la privatizzazione dei beni comuni a partire da alcune iniziative europee che sono state proposte nel programma della lista: la campagna “STOP TTIP” contro il trattato di libero scambio tra UE e USA e l'iniziativa dei cittadini europei "NEW DEAL 4 EUROPE" per promuovere un piano europeo straordinario per l'occupazione e lo sviluppo sostenibile finanziato con risorse proprie europee provenienti dalla carbon tax e dalla tobin tax.

Auspichiamo che l'assemblea del 19 luglio 2014 dia vita a un nuovo soggetto politico aperto, trasparente e democratico che promuova i diritti di tutti/e e tuteli i bisogni di quella parte della popolazione, il 99%, che sta subendo maggiormente la crisi economica, ecologica e sociale prodotta da una globalizzazione neoliberista che vuole sottrarsi ad ogni controllo democratico. “Dobbiamo farlo perché ce lo chiedono i disoccupati, perché ce lo chiedono i giovani e perché ce lo chiede il pianeta che è la casa di noi tutti e dei figli che verranno(1)".

Nicola Vallinoto e Guido Levi

Genova, 13 giugno 2014

Note:

(1) frase presa a prestito dalla dichiarazione di Francesco Gesualdi a sostegno dell'iniziativa dei cittadini europei "New Deal 4 Europe"
http://www.newdeal4europe.eu/it/sostenitori/171-francesco-gesualdi-invita-a-sostenere-la-campagna-new-deal-4-europe

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