L'esortazione di un barbone senza tempo, in rappresentanza degli innumerevoli poveri "sassati e castrati", all'uomo satollo di benessere ma impregnato di disperazione, nell'imminenza delle festività natalizie.

Siate cattivi a Natale, buoni tutto l'anno

"E' ora di dire basta - scriveva don Tonino Bello - alla strizzatina di buoni sentimenti che vien fuori dalla torchiatura del nostro cuore". Un invito ad uscire dall'autogratificazione delle elemosine natalizie e dal sonnolento tepore delle nostre vite tranquille ed indifferenti, per cambiare gli stili di vita consolidati ed impegnarci a non "fabbricare nuovi poveri".
Matteo Della Torre (Coordinatore della Casa per la nonviolenza)

Mamma povera con in braccio un bambino che piange.

E’ capitato all’autore di un libro, scrittore di cui purtroppo non ricordo il nome, camminando per le strade di una grande città addobbate e scintillanti per le imminenti festività natalizie, di imbattersi in un poveruomo, un barbone, seduto sul marciapiede accanto alla porta di una boutique di lusso. L’uomo aveva tra le mani un cartello con su scritto: “Siate cattivi a Natale, buoni tutto l’anno”. Una frase inconsueta, con il chiaro obiettivo di provocare, di infastidire i passanti; ultimo disperato tentativo di far breccia nelle loro esistenze refrattarie alle richieste dei propri simili nel bisogno.
A Natale, lo sanno anche i bambini, si ha il dovere di essere buoni, di dare fondo agli esuberi del nostro buon cuore, di pensare un po’ agli altri, ai poveri, agli sventurati della terra, a tutti coloro che, continuamente “sassati e castrati”, sono fuori dal nostro universo di lussi e privilegi. In prossimità delle feste natalizie riemergono dai recessi sinuosi delle nostre coscienze sopite parole inflazionate, svuotate di senso: bontà, amore, solidarietà, altruismo. E ci ritroviamo, al tepore delle serate in famiglia a contemplare, con occhi pieni di compassione, un Gesù Bambino nudo, al freddo di una grotta, nel tentativo, peraltro vano, di rimuovere i sensi di colpa per esserci anche quest’anno impegnati a “fabbricare i poveri”: una sorta di auto-catarsi di un anno di cattiverie.
A Natale imperversa in tv la sindrome solidaristica. Una serie di programmi ci invitano ad essere buoni, a dare qualche spicciolo delle tredicesime dei nostri stipendi multipli in elemosine a chi è più sfortunato di noi. Dopo le gozzoviglie dei cenoni natalizi, suvvia, dobbiamo anche essere generosi!
Che senso ha questo esercizio ipocrita di una solidarietà ad orologeria imposta dalle scadenze di calendario? Che farsene della posticcia bontà natalizia, dei regali, degli auguri e dei sorrisi di circostanza quando non operiamo ogni giorno per costruire un mondo migliore per tutti? Quando tutto l’anno la nostra vita è stata totalmente assorbita dall’idolatria delle cose, dagli affanni del possesso e dalla devozione all’estratto conto bancario che senso ha la bontà di un giorno, il dare ciò che ci sopravanza, per poi rituffarsi nell’indifferenza?
Festeggiamo il natale del Gesù Bambino e non vediamo l’immensa tragedia dei poveri del mondo, i milioni di bambini che ogni anno muoiono di fame, di malattie assolutamente curabili o di diarrea. Basterebbe così poco per far cessare le loro sofferenze. Si è calcolato che, se la popolazione del Nord del mondo rinunciasse per dieci anni a bere la birra e devolvesse i soldi così risparmiati per interventi mirati nei paesi del sottosviluppo, la fame nel mondo in dieci anni sarebbe sconfitta. Questo in teoria. La realtà è ben diversa. Il nostro egoismo vieta di farci idee sconvenienti che posano turbare il piatto fluire delle nostre vite tranquille. L’autogratificazione delle elemosine natalizie, la sonnolenta tranquillità delle nostre vite e il colpevole silenzio sull’ingiustizia, sovrani per tutto il corso dell’anno, sono la più alta forma di cattiveria verso i poveri. Le nostre gioie preconfezionate, l’albero natalizio - simbolo del consumismo - le inutilità chiamate regali, le abbuffate mangerecce sono un pugno nello stomaco, una beffa per i poveri della terra.
“E’ ora di dire basta - scriveva don Tonino Bello - alla strizzatina di buoni sentimenti che vien fuori dalla torchiatura del nostro cuore”. Spero che l’esortazione risentita di quel barbone senza tempo “siate cattivi a Natale, buoni tutto l’anno” un giorno, ahimè ancora lontano, trovi compimento nella realtà: il mondo intero ce ne sarebbe grato.

Matteo Della Torre
sarvodaya@libero.it

www.uomoplanetario.org

Note: Note sull'autore: http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=sarvodaya
Note sulla Casa per la nonviolenza: http://db.peacelink.org/associaz/scheda.php?id=1155

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