Latina

Perù: Le "alchine", Alan García, Hugo Chávez ed il commercio con il grande fratello statunitense

Alan García, il candidato alla presidenza peruviana, già corrottissimo
capo dello stato dall'85 al '90 e molto molto amico di Bettino Craxi, ha
attaccato frontalmente Hugo Chávez
28 aprile 2006
Gennaro Carotenuto

Alan García, dice di Hugo Chávez: "è uno svergognato. Pretende che gli
altri paesi latinoamericani non facciano affari con gli Stati Uniti
mentre lui gli vende petrolio per 50 miliardi di dollari l'anno". Lo ha
fatto in risposta alla decisione di Hugo Chávez di fare uscire il
Venezuela dalla Comunità Andina (CAN) per protesta contro gli accordi
bilaterali di libero commercio firmati dai singoli stati invece di
trattare come blocco da una posizione più forte. Secondo Chávez, le
"alchine" rendono oggettivemente inutile la Comunità Andina.

Rispondere a García è come sparare sulla croce rossa. Le "alchine", le
piccole ALCA (il trattato di libero commercio delle Americhe che gli
Stati Uniti non sono riusciti ad imporre a tutto il continente come
insieme), firmate precipitosamente da paesi disgraziati come il Perù,
sono dei patti leonini dove gli Stati Uniti dettano tutte le condizioni
e nulla concedono. Anche paesi più forti come il Cile, o perfino il
Canada, sono usciti con le ossa rotte dalla piena integrazione con il
grande fratello. Liberalizzazione selvaggia, mercato del lavoro ridotto
in condizioni ottocentesche, disastri ambientali, concentrazione
economica e ulteriore denazionalizzazione sono tra le conseguenze delle
"alchine".

Alejandro Toledo, l'attuale presidente peruviano, si è precipitato a
firmare la sua alchina addirittura tra il primo e il secondo turno delle
elezioni che devono eleggere il suo successore. L'importante era farlo
pur che fosse, impedendo a chi gli succederà di trattare, magari
migliori condizioni.

Ad Alan García, che ha bisogno di far passare Ollanta Humala, il suo
avversario nel ballottaggio, come un burattino nelle mani di Chávez,
dell'integrazione latinoamericana non importa, anche se in questo modo
nega una parte importante della storia del suo stesso partito, l'APRA.

García riprende una vulgata abbastanza diffusa a sinistra ed
intollerabilmente stupida eppure ripetuta spesso. Questa afferma che con
gli Stati Uniti non si dovrebbe fare affari. Chi può permettersi di non
commerciare con la prima economia del mondo? Hugo Chávez non ha mai
affermato che non si deve commerciare con gli Stati Uniti. Ci
mancherebbe! Il problema è come commerciare. Il problema è avere la
forza per imporre agli Stati Uniti condizioni eque che non trasformino
l'intero continente in un'enorme maquilladora dove le leggi statunitensi
prevalgano su quelle locali in qualunque controversia. Domandate al
Canada cosa ne è stato delle sue leggi sull'ambiente delle quali andava
orgoglioso. Sono state triturate dal NAFTA, l'alchina nordamericana.
Domandate al Cile perché oggi esporta rame grezzo e non lavorato, uva e
non vino? Perché così è stato ridotto dalla propria alchina che gli ha
fatto perdere nell'export di prodotti finiti nella regione tutto quello
che gli ha fatto guadagnare nell'export di prodotti grezzi o
semilavorati verso gli Stati Uniti. Con un deficit nella bilancia di
pagamenti globale, un aumento di disoccupazione e povertà e guadagni
alle stelle per le poche mani che controllano l'export.

Alan García sta combattendo la sua seconda guerra sporca, dopo i crimini
contro l'umanità per i quali è stato accusato durante la sua prima
presidenza. Il suo governo fu corruzione, disoccupazione, iperinflazione
e supinità agli interessi degli Stati Uniti. Per evitare la sua padella
i peruviani nel 1990 saltarono nella brace fujimorista. Oggi le destre
voteranno per lui compatte.

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