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Argentina, parte il processo al prete-carnefice

Alla sbarra Christian Von Wernich, primo membro della chiesa cattolica chiamato in giudizio per avere partecipato ai crimini della dittatura
6 luglio 2007 - Pablo Stancanelli
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

È iniziato ieri a La Plata il processo contro il sacerdote Christian Von Wernich, 69 anni, primo membro della chiesa cattolica chiamato in giudizio per avere attivamente partecipato alla repressione durante l'ultima dittatura militare in Argentina. All'epoca Von Wernich, ex cappellano di polizia sotto il comando del generale Ramón Camps e dell'ex commissario Miguel Etchecolatz - quest'ultimo condannato all'ergastolo dallo stesso tribunale - svolgeva funzioni di «consigliere spirituale» dei militari, ed è accusato di aver partecipato a 7 omicidi e 41 casi di sequestro e tortura, tra cui quello del giornalista Jacobo Timerman.
Emilio Mignone, fondatore del Centro di studi legali e sociali, ha definito l'ex cappellano «una sorta di modello clerico-fascista assimilato alle forze armate». Un'opinione che coincide con le testimonianze di «Processi per la verità», molte delle quali raccolte dal giornalista Hernán Brienza nel suo libro Maldido tú eres, che denuncia come il sacerdote appariva nei centri di detenzione a viso scoperto per indebolire psicologicamente e strappare informazioni ai detenuti-desaparecidos. Luis Velasco, sequestrato nel 1977 nel centro clandestino della Brigada de investigaciones de La Plata, raccontò che Von Wernich scherzava sulle torture ai detenuti dicendo che dovevano pagare per le loro azioni contro dio e la patria. Alla domanda di altri detenuti sulla situazione dei bambini nati sotto sequestro delle mamme, il sacerdote avrebbe risposto: «La colpa è vostra. E i figli pagheranno le colpe dei genitori». Per il giudice Félix Crous, che lo ha denunciato nel 1993, Von Wernich «sotto la mal simulata apparenza del sostegno spirituale agiva come un qualsiasi carnefice».
Il processo si svolgerà sotto strette misure di sicurezza, trattandosi del primo giudizio dopo la scomparsa, avvenuta nove mesi fa, di Jorge Julio López, teste nel processo contro Etchecolatz. Preoccupate molte organizzazioni per i diritti umani, come il collettivo Justicia Ya!, per le costanti indimidazioni e l'assenza di idonee misura di protezione. Anche il giudice del processo, Carlos Rozanski, ha ricevuto minacce e ha dichiarato che i testimoni «non solo devono essere protetti ma anche rispettati. Quasi tutti i sistemi di protezione sono invasivi, con la partecipazione di forze di sicurezza o altri meccanismi di controllo, e non si possono costringere i testimoni ad accettarli». Saranno circa 120 i testimoni che verranno ascoltati dal Tribunale di La Plata e si spera che si arrivi alla sentenza entro tre mesi.
Una sentenza che sta già provocando tensioni tra l'episcopato argentino e il governo di Néstor Kirchner e che acutizza il dibattito sulla relazione tra le autorità della chiesa cattolica e la repressione. A partire dal 1996 Von Wernich trovò rifugio in Cile, nella parrocchia di El Quisco, dove officiava messa con il nome di Christian Gonzàlez, fino a quando fu scoperto dai giornalisti e, dallo scorso aprile, il cardinale Jorge Bergoglio va dichiarando che la chiesta cattolica argentina è perseguitata, calunniata e diffamata. Praticamente le stesse parole utilizzate dai gruppi di estrema destra che su Internet definiscono un martire l'ex cappellano militare. Una opinione opposta a quella della «Commissione per la memoria» della provincia di Buenos Aires che il 2 giugno ha presentato un documento - sottoscritto, tra gli altri, dal vescovo Miguel Hesayne, la sorella Martha Pelloni e il premio Nobel Pérez Esquivel - in cui si afferma che «la gerarchia della chiesa (...) deve ancora affrontare le proprie responsabiltià, non solo per non aver evitato l'orrore ma di averlo giustificato in termini ideologici e teologici».
In questo contesto, il governo ha fatto ritirare tutti i cappellani militari coinvolti nella dittatura: Alberto Zanchetta, che assisteva gli ufficiali durante i voli della morte, e Luis Mecchia, che predicava la dottrina controrivoluzionaria. A ciò si aggiunge l'allontanamento del vescovo castrense Antonio Baseotto, fervente critico della politica sui diritti umani, la cui rinuncia al settantacinquesimo anno di età, è stata accettata lo scorso aprile da papa Benedetto XVI, dopo un duro confronto con il governo argentino. In una lettera inviata al ministero della salute Ginés González Garcìa, contro la distribuzione di preservativi e la depenalizzazione dell'aborto, Baseotto ricordò una passaggio della bibbia in cui Gesù afferma che chi fa del male ai bambini merita di essere gettato in mare; cosa che il governo ha interpretato come un'apologia dei voli della morte.

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