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Dati preoccupanti in tutto il continente

America Latina: la giornata contro la violenza sulle donne

Il 25 Novembre tra iniziative pubbliche e azioni dirette
26 novembre 2009 - David Lifodi

Messico, Perù, Guatemala, Brasile: in tutto il continente centro e sudamericano la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, celebrata il 25 Novembre, non è servita solo a ribadire un forte orgoglio di genere, ma anche ad evidenziare alcuni dati preoccupanti. Secondo uno studio di Cepal, la Commissione Economica per l'America Latina, il 40% delle donne sudamericane subisce violenze di carattere fisico, il 60% di tipo psicologico. La relazione di Cepal, resa pubblica il 24 Novembre a Città del Guatemala nell'ambito della campagna globale per la fine della violenza contro le donne (a cui l'Onu sta lavorando dal 2008 su impulso del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban-Ki-moon), indica che la strada da percorrere è ancora lunga. Femminicidio, violenze sulle minorenni, discriminazioni contro le migranti, indigene e afrodiscendenti, unite alla violenza sessuale e a quella nella coppia che avviene tra le mura domestiche rappresentano i tratti principali della difficile condizione in cui sono costrette a sopravvivere le donne sudamericane.
Ancora più inquietante è la condizione femminile vista con gli occhi dei trattati, degli accordi e delle leggi a tutela delle donne promulgate dalla maggioranza dei paesi del continente, dove però l'impunità continua a farla da padrone. Il 45% delle donne intervistate nell'indagine di Cepal ha ammesso di aver subito in passato minacce di morte e aggressioni fisiche ad opera dei loro compagni e la violenza psicologica, caratterizzata da maltrattamenti e imposizioni, è stata denunciata dal 60% delle residenti in Colombia e Perù. Resta difficile sradicare la violenza sulle donne e imporre questa battaglia al primissimo posto nell'agenda dei diritti umani quando strangolamenti, percosse, violenze sessuali e sparizioni sono purtroppo la quotidianità in tutto il continente, dal caso più conosciuto di Ciudad Juarez, la città messicana ormai conosciuta in tutto il mondo per il silenzioso quanto inarrestabile femminicidio in atto da anni, agli angoli più remoti dell'America Latina.
In Guatemala tra il 2001 ed il 2008 sono state assassinate quasi quattromila donne, di cui 365 nel 2008, una al giorno. La violenza domestica, al pari delle aggressioni "giustificate" dai motivi più svariati, è il filo rosso che lega le denunce delle donne guatemalteche a quelle brasiliane. Nel paese universalmente conosciuto come il gigante del continente, al pari del piccolo stato centroamericano, la situazione è la stessa: l'alcolismo tra le principali cause della violenza domestica, la scarsa propensione della polizia ad indagare su casi del genere, il ripudio e la perdita di una determinata condizione economica all'abbandono del compagno o marito costituiscono la routine in una regione ancora segnata ampiamente da un machismo di fondo. I movimenti delle donne brasiliane hanno scelto di richiamare l'attenzione sul loro status nella giornata contro la violenza sulle donne divulgando a loro volta un'analisi statistica a cui hanno lavorato numerose componenti della società civile e denominata "Percepções e reações da sociedade sobre a violência contra a mulher". Anche in questo caso l'inchiesta segnala dati poco confortanti, specialmente nel Nord-Est, la regione dove maggiori sono le violenze commesse contro le donne. Inoltre, il 56% della popolazione non ha fiducia nella protezione della polizia e delle forze dell’ordine a causa della loro stessa assenza di credibilità.
E' necessario ricordare che il 25 Novembre i movimenti femminili non si sono limitati solo a dibattiti e incontri. Due esempi di azione diretta provengono dal Messico e dal Perù.
Chipalcinango, stato di Guerrero, Messico: un gruppo di organizzazioni della società civile, tra cui molte femminili, ha dato vita alla prima sessione del "Tribunal Popular por la Salud, la Vida y la Justicia para las Mujeres". Il Guerrero è il secondo stato del paese dove la condizione delle donne è assai precaria: mancanza di accesso a servizi sanitari adeguati per le donne in gravidanza e la pratica del femminicidio in costante aumento rappresentano il pane quotidiano nelle denunce della Asociación Guerrerense contra la violencia hacia las mujeres e del Centro Regional de Defensa de Derechos Humanos. Un'iniziativa simile è stata condotta a termine anche in Perù, dove le donne del Colectivo 25 de Noviembre hanno manifestato di fronte al Tribunal Constitucional di Lima per protestare contro lo scarso interesse del governo nel prendere contromisure efficaci in merito alla violenza sulle donne, in crescita in tutto il paese.
Questi dati indicano che la violenza contro le donne resta ancora una sfida ben lontana dall'essere vinta, nonostante l'impegno dell’Onu e della campagna globale lanciata da Ban Ki-moon, in America Latina come in altre parti del mondo.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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