Latina

Honduras: Come rubarsi le elezioni

Guida passo a passo. Le opposizioni chiedono l’annullamento dello scrutinio
14 dicembre 2017 - Giorgio Trucchi

Foto G. Trucchi | Rel-UITA

Secondo gli ultimi dati del Tribunale supremo elettorale, Tse, il vincitore delle elezioni del 26 novembre sarebbe l’attuale presidente Juan Orlando Hernández. L’opposizione denuncia brogli e la comunità internazionale chiede che si ricontino i voti. La Rel ha intervistato Rodolfo Pastor, portavoce dell’Alleanza d’opposizione contro la dittatura.

-Potrebbe ricostruire quello che considerate il percorso della frode elettorale?

-Sono elezioni per le quali, fino dall’inizio, non sono state garantite le condizioni minime per essere considerate libere, giuste e trasparenti. Sia nel Tse che nel Registro nazionale delle persone non hanno mai permesso che ci fosse almeno un rappresentante dell’Alleanza. Questo ha impedito che potessimo partecipare direttamente alla preparazione e gestione delle elezioni.

Ricordiamo anche che questa competizione elettorale nasce già viziata dalla presenza come candidato dell’attuale presidente Hernández. La rielezione in Honduras è proibita dalla Costituzione e la candidatura di Hernández, totalmente illegale e incostituzionale, è stata imposta da magistrati che appartengono al partito di governo.

Abbiamo inoltre un registro elettorale che non è mai stato depurato negli ultimi 15 anni. Contiene più di un milione di persone decedute e un altro milione di persone che sono emigrate. Consideriamo che almeno il 30% delle persone che appaiono nel registro non potranno votare e che i loro nomi possono essere usati per votare più volte. Se poi consideriamo che ci sono migliaia di documenti d’identità mai ritirati dai diretti interessati è evidente la gravità della situazione.

Abbiamo presentato varie proposte per risolvere tutti questi problemi e per garantire la trasparenza del voto, ma sono sempre state respinte. Nemmeno le riforme suggerite dalla comunità internazionale dopo le elezioni del 2013 sono state realizzate.

Ci sono anche tutta una serie di piccoli partiti che sono finanziati dal governo, il cui unico obiettivo è quello di permettere il traffico di credenziali dei membri di seggio (la legge elettorale dell’Honduras prevede che i membri del seggio elettorale siano rappresentanti dei partiti che partecipano alle elezioni. Molto spesso i piccoli partiti cedono le proprie credenziali a rappresentanti del partito di governo ndr) e in questo modo sopraffare numericamente i nostri rappresentanti.

Sapevamo che ci sarebbero stati brogli come nel 2013. Per poter affrontare queste elezioni abbiamo quindi creato una struttura parallela che ci permettesse di garantire che la nostra gente andasse a votare e di difendere il risultato finale delle urne.

È stato anche importante l’accordo raggiunto a ottobre con il Partito liberale per la difesa del voto e per organizzare un nostro centro di calcolo. È per questo che abbiamo detto subito che non avremmo accettato i dati presentati dal Tse, nè riconosciuto la validità del sistema di trasmissione dei risultati, ma solamente il risultato derivante dalla somma dei verbali dei più di 18 mila centri di votazione.

-Cos’è successo il giorno delle elezioni?

-La partecipazione è stata massiccia come speravamo. Due ore dopo la chiusura dei seggi avevamo già in mano dati rassicuranti circa il vantaggio del nostro candidato. Nonostante ciò, il presidente Hernández ha avuto il coraggio di proclamarsi vincitore basandosi su alcuni exit poll. Ovviamente si trattava di una strategia per prendere tempo ed elaborare un piano più articolato, in quanto il vantaggio di Salvador Nasralla stava crescendo velocememte. Loro non se lo aspettavano e hanno dovuto improvvisare.

Siamo quindi dovuti uscire allo scoperto per cercare di contrastare questa strategia ed evitare che queste voci demoralizzassero i nostri rappresentanti di seggio, provocando un abbandono della difesa del voto. È per questo che Nasralla ha deciso di convocare una conferenza stampa per annunciare i risultati parziali con il 71% dei voti scrutinati. Il vantaggio era già del 5% con una tendenza irreversibile.

Me l’ha anche confermato personalmente uno degli osservatori internazionali che si trovava nel centro di operazioni del Tse. Questa stessa persona mi ha poi detto che in quel momento il magistrato presidente David Matamoros si stava riunendo con il responsabile della campagna elettorale del partito di governo e con un membro di spicco delle forza armate. A quanto pare non volevano presentare risultati preliminari dato che il nostro candidato era in netto in vantaggio.

Alla fine sono stati costretti -due dei quattro magistrati minacciavano di parlare con i media-, ma hanno pensato bene di dare i risultati solo del 57% dei voti e di evitare di menzionare che la tendenza a favore di Nasralla era oramai irreversibile.

Durante quei momenti di tensione, uno dei magistrati (Marco Ramiro Lobo ndr) confessò che con il 68% dei voti scrutinati il vantaggio era già salito al 7% e che i suoi colleghi continuavano a mantenere questi dati segreti in quanto il presidente Hernández voleva negoziare.

A partire da quel momento si è bloccato tutto. Il sistema di trasmissione dei risultati si è fermato, è caduto il server per varie ore e quando la mattina di lunedí ha cominciato a funzionare, la tendenza era improvvisamente cambiata: Hernández recuperava terreno e Nasralla precipitava.  È stato in questo momento che il Tse ha smesso di trasmettere copie dei verbali ai partiti.

-Che cos’è successo dopo?

-L’invio è ripreso, ma molto lentamente, quasi con il contagocce e vedevamo che arrivavano solo verbali in cui Hernández stava vincendo. Questa cosa è andata avanti per ore fino a quando l’attuale presidente ha raggiunto e poi superato il nostro candidato. Poi il sistema si è bloccato nuovamente. Quando si è riattivato, Hernández aveva allungato il suo distacco che, alla fine, si è stabilizzato sull’1,6%, circa 50 mila voti.

La frode elettorale era compiuta. Abbiamo allora cominciato a confrontare i verbali elettorali che pubblicava il Tse con le copie in nostro possesso e ci siamo accorti che molti erano stati grossolanamente manipolati. Quelli del Tse riportavano risultati totalmente diversi e tutti favorivano Hernández.

Ci sono più di 5 mila verbali che in teoria non si sono potuti digitalizzare nei centri di votazione e che sono stati inseriti manualmente nel sistema senza la presenza dei partiti, nè degli osservatori. Ci sono schede di votazione totalmente nuove che sono servite a rimpiazzare quelle usate durante le votazioni. Oramai abbiamo la certezza che abbiano fatto stampare una quantità doppia di schede e di verbali per poi sostituire gli originali.

Sia noi che il Partito liberale siamo in possesso dei verbali originali e sappiamo che Salvador Nasralla ha stravinto le elezioni.  Vogliamo confrontarli con quelli del tribunale per dimostrare i brogli e la manipolazione delle elezioni. Vogliamo ricontare tutti i voti.

Con il 71% dei voti scrutinati, Nasralla era in testa di 5 punti, cioé di oltre 120 mila voti. Adesso vogliono farci credere che con il 29% dei voti mancanti Hernández abbia recuperato più di 200 mila voti e abbia addirittura vinto. È matematicamente e statisticamente impossibile. Le missioni d’osservazione dell’Unione europea e dell’Organizzazione degli Stati americani sono d’accordo nel ricontare i voti.

(Nei giorni successivi all’intervista, i brogli e le irregolarità emerse sono diventate tali da costringere l’opposizione a presentare un ricorso di nullità delle elezioni, chiedere il riconteggio voto per voto e considerare anche la possibilità di realizzare nuove elezioni gestite da enti internazionali. Anche gli Stati uniti hanno finalmente rotto il silenzio, schierandosi con il Tse e facendo trapelare -insieme a funzionari dell’Osa- che per il candidato Nasralla sarebbe meglio prendere le distanze dall’ex presidente Zelaya, considerato “chiavista e promotore del socialismo del ventunesimo secolo” ndr).

-Come si sono rubati, quindi, le elezioni?

-Con una campagna mediatica disuguale utilizzando i fondi pubblici, la compravendita di voti, il traffico di credenziali, la manipolazione dei verbali, l’introduzione di verbali falsi, il blocco per quasi un intero giorno del sistema di trasmissione dei dati e la caduta del server, la violazione della password crittografata che proteggeva il conteggio dei dati e anche con l’uso di un algoritmo nella trasmissione dei risultati che inverte la tendenza dei voti dei due candidati principali.

Una cosa è certa. Indipendentemente dai vari fattori che hanno determinato questa frode ettorale, la popolazione ha completamente perso la fiducia nell’autorità elettotrale e di conseguenza nessua risultato potrà essere considerato legittimo.

-Che cosa succede adesso?

-Lo scenario è molto complicato perché si è già passati dall’ambito elettorale a quello politico. Juan Orlando Hernández sa che ha perso e cerca di imporsi con la forza.

La sua strategia è stata quella di portare il Paese verso il baratro, creare violenza per giustificare il coprifuoco e la restrizione delle garanzie costituzionali e reprimere violentemente la protesta.

Nel momento in cui Hernández venga proclamato vincitore, la situazione potrebbe peggiorare e la crisi si potrebbe generalizzare. La protesta aumenterà di tono e la repressione sarà ancora più violenta.

(Tra il 30 novembre e il 10 gennaio ci sono stati 17 morti, 15 dei quali per mano della polizia militare che ha represso le manifestazioni che sfidavano il corpifuoco in tutto il paese. Si contano anche più di 70 ferti e centinaia di arresti. Il Comitato dei famigliari dei detenuti scomparsi in Honduras, Cofadeh, ha lanciato un grido d’allerta per la crisi di diritti umani. La Convegenza contro il continuismo ha denunciato l’attentato contro il ripetitore di Radio Progreso, una delle poche voci che continua a criticare con forza i brogli elettorali e la repressione contro la popolazione ndr).

-Per concludere. Esistono contatti tra le parti per negoziare?

-Non che io sappia. Inoltre a Hernández non interessa negoziare con l’Alleanza. La negoziazione qui è tra Juan Orlando e i suoi padroni, cioè gli Stati Uniti.

Fino a che punto saranno disposti a permettere che scoppi una crisi sociale dagli esiti incerti, continuando a scommettere su un candidato che è stato fino a ora un socio affidabile nel controllo del paese, ma che adesso appare molto indebolito e che potrebbe diventare un fattore di crisi e maggiore destabilizzazione?

Questa è la vera domanda.

 

Fonte originale: LINyM

Note: traduzione Gianpaolo Rocchi

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