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Honduras: “Il popolo non riconoscerà mai un presidente usurpatore” Nasralla

Juan Orlando Hernández s’insedierà questo sabato con la sola presenza del corpo diplomatico acreditato nel paese
26 gennaio 2018 - Giorgio Trucchi

Salvador Nasralla (Foto G. Trucchi | Rel-UITA)

Salvador Nasralla, istrionico conduttore di programmi sportivi, è stato il candidato alla presidenza dell’Alleanza d’opposizione contro la dittatura. In un’intervista rilasciata in esclusiva a La Rel, Nasralla si dice sicuro che la crisi post elettorale sia tutt’altro che finita e che il popolo non riconoscerà mai un presidente che usurpa il potere.

-L’Organizzazione degli stati americani (Osa) ha appena rilasciato un comunicato nel quale dice che lavorerà insieme alle nuove autorità elette. La sorprende questa decisione?

-Mi sono messo in contatto con il segretario generale Luis Almagro e mi ha assicurato che la Osa non cambierà il contenuto del rapporto pubblicato1. Tuttavia ho l’impressione che quelli della Osa siano degli impiegati e facciano quello che gli dice il capo. In questo caso, il capo è chi finanzia una grossa percentuale del bilancio della Osa, cioè gli Stati Uniti.

Al di là del fatto che martedì (23/1) si sia insediato il nuovo Congresso e che sabato Juan Orlando Hernández sarà ufficialmente investito della sua carica, il popolo non lo accompagnerà e loro non potranno governare.

-Nutre ancora fiducia verso questi organismi multilaterali?

-La crisi continuerà e ho fiducia che, sia la Osa che l’Onu, quando si renderanno conto che in Honduras non esiste nessuna possibilità di garantire la governabilità, reagiscano e agiscano di conseguenza.

-Che ruolo hanno avuto gli Stati Uniti in questa grave crisi post elettorale?

-Quando io non mi interessavo ancora di politica, pensavo che i paesi eleggessero veramente da soli i propri governanti. Ma non è così. La prova di ciò sta nell’approvazione che l’ambasciata statunitense ha dato al furto elettorale di cui sono stato vittima sia nel 2013 come ora. Non possono però andare contro la volontà del popolo. Se le proteste dovessero continuare, gli Stati Uniti saranno obbligati a togliere l’appoggio a Juan Orlando Hernández, e lui dovrà andarsene.

Spero che sabato 27 gennaio sia una giornata di protesta in tutto il paese, e che la gente scenda in strada in massa a manifestare il proprio malcontento. Io sarò con loro. Sarà una dimostrazione della volontà popolare contro la rielezione fasulla di Hernández.

-Che possibilità ci sono di ribaltare questa situazione?

-Non dipende da me, ma dal popolo. Ieri ci sono stati blocchi e proteste in diverse parti del paese, la frontiera con il Guatemala è stata chiusa. Questi sono esempi di quanto il paese sia ingovernabile e del malcontento che regna. Se questa situazione dovesse perdurare durante i prossimi mesi, gli organismi internazionali multilaterali dovranno prendere delle misure.

-Perché gli Stati Uniti boicottano la sua vittoria?

-Non lo capisco, veramente. Io non sono di sinistra, non seguo nessuna ideologia. L’unica cosa che mi interessa è che la gente possa avere una qualità di vita migliore, creare fonti di lavoro, ridurre la povertà, fare in modo che l’Honduras abbia un presidente che non sia un ladro. Non lo faccio per soldi, né per fare affari. E voglio farlo bene, non come gli ultimi due governi che hanno quintuplicato il debito pubblico.

-Esiste anche una crisi dei diritti umani nel paese. Più di 30 morti e centinaia tra feriti e arresti.

-La situazione dei diritti umani è molto grave. Juan Orlando Hernández ha militarizzato il paese e ha cercato, senza riuscirci, di elevare la Polizia militare al rango costituzionale. Si stanno commettendo crimini di lesa umanità e così come altri dittatori nel mondo, anche Juan Orlando Hernández prima o poi  dovrà pagare per questo.

-Come giudica il governo di Hernández?

-È stato un pessimo governo. È riuscito a spaventare l’impresa privata, ha concentrato il potere e ha mantenuto il paese nel terrore. Invece di ridurre la povertà, l’ha aumentata. Dice di aver migliorato l’economia, però questo non si riflette nella qualità della vita della stragrande maggioranza delle persone. A cosa mi serve che l’economia cresca o che ci siano buoni dati macroeconomici se la povertà aumenta?

-Che giornata si aspetta sabato prossimo?

-Spero che sia una giornata di lotta e di protesta in tutto il paese. Rimaniamo fermi nella nostra condanna alla frode elettorale. Sia l’Osa che l’Onu e il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti sanno cosa è accaduto. Gli abbiamo consegnato le prove. E ne abbiamo raccolte molte altre. Siamo di fronte a una monumentale frode di quasi mezzo milione di voti. Insistiamo nel chiedere un audit internazionale di tutto il sistema informatico del Tribunale supremo elettorale. Juan Orlando Hernández non potrà governare. Prima o poi cadrà.
Il popolo non riconoscerà mai un presidente che sta usurpando il potere.

Fonte: Rel-UITA

Note:

Traduzione Gianpaolo Rocchi

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