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Honduras: Nazioni Unite presenta rapporto sulla violazione ai diritti umani durante le elezioni

L’uso sproporzionato della forza da parte di poliziotti e militari provocò morti e feriti
15 marzo 2018 - Giorgio Trucchi

Repressione a Tegucigalpa (Foto G. Trucchi | Rel-UITA)

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Office of the High Commissioner for Human Rights, OHCHR) in Honduras ha presentato un rapporto sulla violazione ai diritti umani nel contesto delle elezioni generali dello scorso anno, che hanno lasciato un tragico saldo di almeno 23 persone morte e 60 ferite.

I comizi elettorali del 26 novembre sono stati offuscati da innumerevoli irregolarità e forti denunce di frode. Le proteste dei cittadini sono state represse con estrema violenza dai corpi armati dello Stato. Si sono contati a decine i morti, feriti e gli arrestati durante la crisi post elettorale.

Nel suo rapporto, l’OHCHR segnala che prima della giornata elettorale “ampi settori della popolazione avevano messo in dubbio la credibilità del sistema e dell’intera macchina elettorale”. La risoluzione della Corte suprema di giustizia che ha permesso l’iscrizione della candidatura del presidente uscente Juan Orlando Hernández a un secondo mandato, ha inoltre provocato un forte malcontento in quanto proibita dalla Costituzione.

Il giorno delle elezioni, i ritardi prolungati e le accuse di irregolarità nel conteggio dei voti hanno dato luogo a denunce di brogli. A partire dal 29 novembre si è scatenata un’ondata di proteste in tutto il Paese e il presidente Hernández ha imposto un coprifuoco di 10 giorni.

A partire da questo momento il livello di repressione è aumentato in modo vertiginoso.

L’analisi dell’OHCHR in Honduras rivela che la risposta dello Stato alle proteste “è stata la causa di gravi violazioni dei diritti umani”.

Sulla base di queste osservazioni, l’Alto commissariato considera che le forze dell’ordine – specialmente la Polizia militare dell’ordine pubblico (PMOP) e l’esercito – “abbiano fatto un uso sproporzionato della forza per controllare e disperdere le proteste, anche di forza letale che ha provocato morti e feriti tra i manifestanti e passanti”.

Secondo le Nazioni unite sarebbero almeno 23 le persone che hanno perso la vita nei giorni successivi alle elezioni, 16 delle quali “a causa di spari effettuati dalle forze dell’ordine”. Almeno 60 le persone rimaste ferite, metà di esse a causa di armi da fuoco. “Più di 1.300 le persone arrestate” tra l’1 e il 5 dicembre per aver violato il coprifuoco.

L’OHCHR ha anche ricevuto “molteplici e credibili denunce” di maltrattamenti al momento dell’arresto o durante il fermo, così come di perquisizioni illegali di abitazioni da parte di membri dei corpi armati.

Dati contrastanti

Secondo i dati forniti da diverse organizzazioni nazionali dei diritti umani, le vittime della violenza di Stato sarebbero comunque di più.

In febbraio, un rapporto presentato dalla Coalizione contro l'impunità segnalava che durante la crisi post elettorale sono state assassinate 33 persone, centinaia sono stati i feriti e più di mille gli arresti. Circa 30 persone hanno dovuto abbandonare il Paese e 64 attivisti dei diritti umani sono rimasti vittima di persecuzione.

Una situazione molto simile è quella presentata dal Comitato dei familiari dei detenuti scomparsi in Honduras (Cofadeh) nel suo secondo rapporto, in cui segnala la repressione di almeno 126 manifestazioni, l’arresto di 1085 persone e la scomparsa di un giovane.

Sia la Coalizione contro l’impunità che il Cofadeh coincidono con l’Alto commissariato per ciò che riguarda “l’uso eccessivo e sproporzionato della forza come forma di violenza organizzata dello Stato e causa principale della morte dei manifestanti”.

Per la Coalizione sono riconoscibili 11 modelli di violenza in cui sono coinvolti i corpi armati dello Stato, in particolare la Polizia militare, le Forze armate e i corpi speciali della Polizia nazionale.

Attacco alla libertà d’espressione

Nel rapporto, l’OHCHR ha anche mostrato preoccupazione per l’aumento di minacce e intimidazioni “contro giornalisti, collaboratori dei mezzi di comunicazione e attivisti sociali e politici”.

Ha inoltre osservato che alcune delle proteste sono poi degenerate in atti di violenza e che ci sono persone processate per direttissima “per la presunta partecipazione a tali atti”. Una celerità non riscontrata invece nelle indagini sui responsabili dell’uccisione dei manifestanti. Al momento di chiudere il rapporto lo scorso 27 gennaio "non era ancora stata sporta alcuna denuncia contro membri delle forze di sicurezza in relazione alle morti violente e alle lesioni provocate durante la repressione delle proteste o le successive operazioni”.

L’Alto commissariato ha infine evidenziato la stretta relazione che esiste tra le violazioni ai diritti umani descritte nel rapporto e la crisi politica, economica e sociale “ereditata dal colpo di Stato militare del 2009”, che è anche causa “del ritardo nel realizzare le riforme necessarie a livello istituzionale, politico, economico e sociale”.

Nel rapporto vengono formulate delle raccomandazioni atte a prevenire nuove azioni violente e violazione dei diritti umani.

 

- Leggi QUI il rapporto completo dell’Alto commissariato in Honduras sulle violazioni dei diritti umani tra il 26 novembre 2017 e il 27 gennaio 2018


Fonte originale: LINyM   (in spagnolo) 

Note:

Traduzione: Gianpaolo Rocchi

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