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Costa Rica: Zucchero Nobel, zucchero maledetto!

Stremati e delusi, centinaia di lavoratori e lavoratrici migranti provenienti dal vicino Nicaragua hanno detto basta e hanno incrociato le braccia
15 marzo 2018 - Giorgio Trucchi

Lavoratori Ingenio Taboga a Cañas (Foto G. Trucchi | Rel-UITA)

“Bisogna fermare subito questo orrore!”. È il grido di preoccupazione di Saray López, segretaria generale del Sindacato dei lavoratori dell’industria della canna da zucchero, Sintraica, un’organizzazione che fa parte della Federazione nazionale dei lavoratori dell’agroindustria, Fentrag.

“Qualche anno fa c’è stato un cambiamento ai vertici dello zuccherificio (Ingenio) Taboga e le condizioni di lavoro e i salari sono notevolmente peggiorati. Abbiamo quindi deciso di rispondere alla provocazione con una maggiore organizzazione, consapevoli che avremmo dovuto coinvolgere anche il personale stagionale, che viene assunto per il periodo della raccolta della canna da zucchero (zafra) da dicembre a maggio e che è composto quasi unicamente da migranti nicaraguensi.

Questa situazione – continua López – ci ha di fatto obbligati a rivedere la nostra strategia, intensificando la campagna di tesseramento tra i lavoratori e le lavoratrici stagionali (zafreros), che alla fine sono quelli che subiscono maggiormente le politiche aziendali di sfruttamento e discriminazione. In meno di tre mesi siamo riusciti a triplicare la quantità di iscritti”.

In Costa Rica ci sono 13 zuccherifici. Il Taboga, che è di proprietà della famiglia dell’ex presidente e Premio Nobel per la Pace, Óscar Arias, è l’unico in cui si è riusciti a creare un sindacato e a firmare un contratto aziendale. Una situazione che non deve stupire già che nella cosiddetta ‘Svizzera del Centroamerica’, la nazione famosa per avere abolito l’esercito e per i suoi parchi naturali, la percentuale di sindacalizzazione nel settore privato è inferiore all’1% e i lavoratori sono sottoposti costantemente alle peggiori angherie.

Esternalizzazione, caporalato o traffico di esseri umani?

La mano d’opera nicaraguense viene contrattata direttamente dall’azienda in Nicaragua. Lì si firma un contratto[1] in cui si garantiscono fantomatici benefici e stipendi allettanti. Successivamente i lavoratori vengono portati in Costa Rica.

“Una volta qui, l’azienda li esternalizza e li affida a ‘caporali’ che ignorano il contenuto del contratto firmato direttamente con Taboga. In questo modo si viola l’Accordo binazionale di mobilità per migranti firmato nel 2012 tra il Nicaragua e il Costa Rica”, sottolinea López.

Per Maikol Hernández, segretario generale della Fentrag, esistono elementi sufficienti per considerare questo tipo di contrattazione como traffico di esseri umani e tratta di persone.

 “Approfittano dei salari bassi in Nicaragua e li portano qui con l’inganno, promettendo loro cose che non avranno mai. Una volta arrivati in Costa Rica gli tolgono i documenti e il permesso di lavoro, li sfruttano, li maltrattano, li sistemano in baracche malsane, con letti di legno, senza materasso nè coperte. Li obbligano a pagare gli attrezzi di lavoro, il cibo, la fiasca per l’acqua da portarsi nei campi. Tutto.

Sono molti – continua Hernández – quelli che  ritornano al loro paese senza aver risparmiato quasi nulla. Altri si ammalano di insufficienza renale cronica e non vengono più messi sotto contratto. Altri semplicemente muoiono. Il ruolo dei ‘caporali’ è terribile. Sono loro, con la complicità di Taboga, che creano questa situazione”, assicura il dirigente sindacale.

E scoppia la protesta

Tra le principali violazioni di cui sono vittime i lavoratori, il sindacato segnala le lunghe ed estenuanti giornate di lavoro, salari da miseria, evasione della previdenza sociale, mancato pagamento della liquidazione, sovraccarico di funzioni per mancanza di personale, trattenuta del 10% sugli anticipi di retribuzione, occultamento degli incidenti sul lavoro, alloggi insalubri e insicuri, discriminazione, molestie, maltrattamenti e mobbing.

Una situazione insopportabile che ha creato le condizioni per una protesta che non ha precedenti in Costa Rica.

“I lavoratori sono stanchi del modo in cui sono trattati e hanno detto basta! Ci siamo organizzati e alle 2 del mattino del 28 febbraio abbiamo iniziato il blocco totale delle attività. Abbiamo paralizzato tutto. L’impresa non ha avuto nessun’altra opzione se non quella di sedersi a trattare. Non si era mai vista un protesta così nel settore della canna da zucchero”, racconta emozionata Saray López.

Dopo 12 ore di trattative, le parti sono arrivate a un accordo[2], quello cioè di rispettare le condizioni salariali stipulate nel contratto di lavoro e creare un tavolo trilaterale ad alto livello.
Il tavolo avrà il compito di realizzare una revisione completa di posti, funzioni e salari, discutere tutte le rivendicazioni sindacali, tra cui l’eliminazione del ‘caporalato’ e la contrattazione diretta dei lavoratori da parte di Taboga. L’azienda si è inoltre impegnata a non sanzionare i lavoratori che hanno partecipato alla protesta.

“Questo è solo l’inizio. I lavoratori stanno prendendo coscienza dei propri diritti e stanno capendo che l’unico modo per farsi rispettare è organizzandosi, mantenendosi uniti e lottando. Si è creato un precedente importante e il risultato l’abbiamo già sotto gli occhi: decine di lavoratori e lavoratrici si stanno iscrivendo al sindacato, stanno perdendo la paura e denunciano i soprusi, chiedono assistenza legale e difesa dei propri diritti.

Non abbiamo ottenuto tutto quello che avremmo voluto, però abbiamo fatto un passo avanti molto importante. Staremo in guardia affinché si adempia quanto è stato accordato e si proceda alla discussione e ricerca di soluzioni ai tanti problemi”, ha concluso López.

Documenti relazionati:

- (VIDEO)      Trabajadores del Ingenio Taboga SA dijeron ¡basta ya!

- (GALERÍA)  Trabajadores zafreros continúan movilizados

Note

[1] https://app.box.com/s/ 

[2] https://app.box.com/s/ 

 

Fonte: Rel-UITA

Note:

Traduzione: Gianpaolo Rocchi

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