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Nicaragua: Il paese che non c’è

Come ti smonto il dialogo in 14 punti
29 maggio 2018 - Giorgio Trucchi

 Manifestanti pacifici bruciano la Nueva Radio Ya (Foto FB)

Durante la serata del 27 maggio si è saputo attraverso il web e i social media che la commissione mista, formata da tre membri del governo e da tre dell’opposizione (studenti, imprenditori e società civile) con l’obiettivo di riossigenare il dialogo nazionale, si sarebbe finalmente riunita l’indomani. Si trattava di una nuova e tangibile opportunità che si stava dando alla pace.

Non erano nemmeno trascorse due ore che:

1) estranei incappucciati attaccavano con armi da fuoco e morteros caseros[1] il commissariato di polizia di Masaya. Poco dopo attaccavano e incendiavano i locali della Procura.

2) estranei incappucciati sparavano con morteros caseros contro il personale di sicurezza dell’Università Centroamericana (UCA) e si davano alla fuga. Il rettore accusava immediatamente le “turbe del governo” di avere compiuto l’assalto.

3) la mattina del 28 maggio (giorno della riunione della commissione mista) a Jinotepe, incappucciati cercavano di impedire lo svolgimento delle lezioni in una scuola. L’opposizione dei genitori degli alunni provocava la reazione armata degli assaltanti, con un saldo di due persone ferite.

4) quasi in contemporanea, alcune decine di studenti decidevano di occupare nuovamente l’Università d’Ingegneria (UNI) a Managua. Non era nemmeno trascorsa un’ora che già stavano annunciando, attraverso il web e i social media, che “turbe agli ordini del governo” li stavano attaccando con armi da fuoco.

5) una missione di Amnesty International (AI) -presente da alcuni giorni nel paese- si trovava al momento giusto e nel posto giusto per filmare gli attacchi e riprendere tutto dal vivo. La direttrice di Amnesty Americhe Erika Guevara-Rosas e l’attivista di origine nicaraguense Bianca Jagger trasmettevano gli avvenimenti su Facebook Live (che ingenuo questo governo e che fortuna le due signore!).

6) scatta la rappresaglia (ma gli studenti dicono che sono state le solite “turbe di Ortega” per gettare discredito sul movimento). Manifestanti pacifici attaccavano la più importante radio filogovernativa, la Nueva Radio Ya, i cui studi si trovano a poche decine di metri dalla UNI. Dopo averla bersagliata con pietre, appiccavano il fuoco ai locali con decine di lavoratori e lavoratrici dentro. Poi sequestravano un autobus e lo mettevano di traverso per impedire l’intervento dei pompieri (purtroppo la diretta di Amnesty era già finita e i fatti non si menzionano nel rapporto). L'arrivo dei corpi speciali della polizia permetteva l’intervento dei pompieri e garantiva la sicurezza dei dipendenti della radio.

7) mentre sui social media cominciavano a circolare le solite campagne di terrore marcate da #SOSNicaragua, annunciando l’arrivo della polizia e l’inizio di una sicura repressione, i pochi media a cui era permesso stare in zona trasmettevano i primi scontri. Dopo ore di combattimento in cui (cito testualmente uno dei principali profili twitter che muovono la campagna #SOSNicaragua) “la polizia attaccava crudelmente studenti e cittadini che protestavano pacificamente”, il saldo era di decine di feriti, tra poliziotti e manifestanti, e un agente morto: Douglas Mendiola, di 27 anni, colpito da un proiettile alla testa durante gli scontri con manifestanti pacifici e disarmati. Amnesty International segnala i fatti? No, solo la violenta repressione contro i poveri studenti e cittadini che sono accorsi in loro aiuto.

8) ma a questo punto i social media sono già impazziti e sputano messaggi a una velocità pazzesca, posizionando parole e concetti ripetuti fino allo sfinimento: “Aiutateci” “Ci stanno attaccando “Ci stanno uccidendo”... il tutto con l’immancabile #SOSNicaragua e simili...lo stesso che usa Amnesty nei suoi messaggi (per lo meno la CIDH è stata più discreta).

9) una piattaforma mediatica ben oliata che trasforma la realtà e la adegua ai propri fini. Il Nicaragua diventa un “paese che non c’è”, un posto in cui tutto e l’opposto di tutto sono possibili, in cui i rapporti sul Nicaragua presentati dalla CIDH e Amnesty si basano su interviste e testimonianze. Mescolano vittime, accettano come oro colato ciò che dicono organizzazioni dei diritti umani che hanno perso qualsiasi credibilità per l’altissimo grado di politicizzazione.

10) e scende la notte. In vari punti del paese si moltiplicano le barricate per impedire la circolazione (a meno che paghi). Ci sono dichiarazioni che annunciano nuove e più forti proteste per quello che è accaduto alla UNI.

11) a León i soliti incappucciati assaltano e saccheggiano la sede di un sindacato. A Masaya attaccano nuovamente la sede della Polizia e iniziano a saccheggiare il mercato dell’artigianato e vari negozi. In uno dei quartieri di Managua (Jorge Dimitrov) attaccano l’Unità mobile della polizia.

12) la Commissione mista conclude la prima giornata di lavoro e rilascia una dichiarazione in cui le parti accettano di far ripartire il dialogo nazionale, condannano la violenza e gli attacchi contro i media, chiedono maggior flessibilità nei tranques [2]. Tutto è pronto per ripartire, per dare una opportunità alla pace, che non vuol dire olvido y perdón, ma verità e giustizia per le vittime (tutte) e castigo per i responsabili (tutti). I 15 punti proposti dalla CIDH sono già stati accettati dalle parti e dovranno essere applicati.

13) ma nel “Nicaragua che non c’è” sembra che l’obiettivo dichiarato sia un altro: caos e ancora caos, costi quel che costi, fino a ottenere la rinuncia di Ortega e di tutte le istituzioni. E per fare ciò si dovrà calpestare la Costituzione e imboccare percorsi antidemocratici per i quali l’Organizzazione degli Stati Americani ha già detto di non essere disponibile.

14) isolare i violenti e quei settori che cercano di capitalizzare politicamente il caos è urgente e necessario. La chiesa deve comportarsi da mediatore e testimone. Il dialogo è l'unica via d'uscita.

Note:

[1] Specie di mortai fatti in casa
[2] Blocchi stradali

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