Honduras

Caso Berta Cáceres: le vittime si ribellano

Denunciano farsa giudiziaria e nullità di qualsiasi atto del tribunale
29 ottobre 2018 - Giorgio Trucchi

Conferenza stampa famigliari di Berta Cáceres e Copinh (Foto Copinh)

A seguito della decisione della prima sezione penale del Tribunale di Tegucigalpa di escludere i rappresentanti legali delle vittime dal processo per l’omicidio di Berta Caceres e il tentato omicidio dell’attivista messicano Gustavo Castro, la famiglia della dirigente indigena assassinata, il Copinh e gli avvocati del Movimento ampio per la dignità e la giustizia, Madj, e il Comitato per la Libera Espressione, C-Libre, hanno dichiarato che considereranno illegale e privo di validità qualsiasi provvedimento del tribunale.

La decisione delle parti lese e dei loro rappresentanti è stata annunciata in conferenza stampa durante la quale sono state presentate le innumerevoli irregolarità commesse dagli organi di giustizia nel corso degli ultimi due anni e mezzo.

L'esclusione dei rappresentanti legali è avvenuta lo scorso 19 ottobre, dopo che i giudici avevano di fatto imposto l’inizio del processo nonostante esistesse un’instanza di ricusazione contro di loro. Gl stessi giudici avevano poi ‘nominato’ il Pubblico ministero como unico rappresentante delle vittime.

“Il Pm non ha mai veramente rappresentato le vittime, nè lo farà mai. Durante tutto questo tempo si è comportato più come difensore che come accusatore e si è sempre rifiutato di presentare alle parti le prove raccolte. I giudici gliel’hanno permesso. Stiamo assistendo a una vera e propria farsa e quindi tutto ciò che faranno sarà illegale. I giudici devono essere sostituiti subito perché non sono credibili, nè imparziali”, ha detto Bertha Zúniga, coordinatrice del Copinh (Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell'Honduras).

Tutto è illegale

“La decisione del tribunale di imporre come rappresentanti legali quelle stesse persone che sono state più volte fatte oggetto di pesanti critiche e addirittura denunciate per abuso d’ufficio, violazione dei doveri da parte del dipendente pubblico, mancata tutela della vittima e mancata esecuzione di provvedimento giudiziario, è un’offesa alla dignità delle parti lese e costituisce una rivittimizzazione”, ha detto Víctor Fernández, difensore della famiglia della Cáceres.

Secondo l’avvocato, quanto sta accadendo non è altro che la dimostrazione che lo Stato si sta preparando per garantire l’impunità agli imputati più scomodi. “Stano accadendo cose mai viste, come per esempio che diversi livelli della magistratura intervenuti nel caso stanno mentendo spudoratamente e minano la credibilità di giudici e magistrati”, ha detto Fernández.

L'avvocato ha anche chiarito che, nonostante quanto accaduto, i rappresentanti legali della famiglia, di Gustavo Castro e del Copinh non hanno pensato un solo istante di abbandonare il caso. “Il giorno dell’inizio del processo ci siamo presentati davanti ai giudici con uno scritto in cui riportavamo i motivi per cui il dibattimento non poteva iniziare, dato che esiste ancora un’istanza di ricusazione nei loro confronti. La verità è che siamo scomodi e hanno approfittato di questa situazione per escluderci dal processo”,  ha continuato l’avvocato e attivista del Madj.

Un piano macabro

Dietro alle tante irregolarità che hanno caratterizzato il processo si potrebbe nascondere un piano macchiavellico che si prefiggerebbe di offrire all’opinione pubblica nazionale e internazionale alcune condanne per l’omicidio di Berta Cáceres, ma allo stesso tempo di creare le condizioni affinché alcune sentenze siano suscettibili di annullamento.

A cambio della condanna degli autori materiali del crimine si assicurerebbe l’assoluzione per gli imputati più vicini all’azienda Desarrollos Energéticos SA (DESA), proprietaria del progetto idroelettrico Agua Zarca contro cui si battevano la Cáceres e il Copinh.

Una strategia che servirebbe anche a togliere dagli impicci l’amministratore delegato di Desa, l’ex membro dei servizi segreti dell’esercito honduregno, David Castillo, sotterrando così qualsiasi possibilità di risalire ai mandanti dell’omicidio.

“Non vogliamo che ci siano condanne solo per abbassare il livello della pressione internazionale. Stanno cercando di nascondere la verità e stanno proteggendo le persone che hanno ideato, organizzato e finanziato l’assassinio di Berta. Non parteciperemo a questa farsa e faremo di tutto affinché il processo sia equo”, ha detto Fernández.

Campagna di discredito

Parallelamente allo svolgimento del processo, il Copinh ha denunciato una violenta offensiva mediatica volta a denigrare la figura di Berta Cáceres, lo stesso Copinh e il lavoro investigativo indipendente sull’omicidio.

Amsterdam & Partners LLP, lo studio legale che difende DESA, ha recentemente contrattato il famoso avvocato penalista canadese Brian Greenspan per analizzare il rapporto presentato lo scorso anno dal Gruppo consultivo internazionale di persone esperte (Gaipe). Nel documento si arrivava alla conclusione che esistevano prove inconfutabili circa la responsabilità di dirigenti e quadri intermedi di DESA nella pianificazione ed esecuzione dell’omicidio di Berta Cáceres.

“Il mondo non ha dubbi sul coinvolgimento di DESA nell’omicidio di mia mamma”, ha scritto Bertha Zúniga in Twitter. Per cercare di seminare dubbi sulla credibilità delle parti lese in questo primo processo si è quindi scatenata una campagna di stigmatizzazione e diffamazione del Copinh e di quelle organizzazioni tacciate di essere ‘anti sviluppo’. Gli attacchi servono anche per minare le relazioni storiche che il Copinh ha con alcune organizzazioni internazionali.

Un esempio di tutto ciò è la recente intervista all’avvocato Robert Amsterdam apparsa sul quotidiano spagnolo El Confidencial, in cui accusa il Copinh di essere “un’organizzazione politica di natura criminale” e di “depistare le indagini sull’omicidio”. Allo stesso modo accusa il Gaipe di “mancanza di obiettività” e di “violare il diritto degli imputati ad avere un giusto processo”.

Ma la cosa che preoccupa di più è che la campagna non si ferma ai media e ai social, ma punta a creare terrore nella base del Copinh. L’organizzazione indigena ha infatti denunciato  attacchi armati contro comunità Lenca e la distruzione di coltivazioni nella zona di Río Blanco.

“Come spesso accade, la diffamazione e la stigmatizzazione da parte di media legati all’oligarchia honduregna sono il preludio di attacchi fisici, aggressioni e anche di omicidi contro la nostra gente che esige i proprio diritti”, ha scritto il Copinh in un recente comunicato.

La campagna è servita anche per attaccare la figura e l’esempio di Berta Cáceres. La biografia non autorizzata pubblicata all'inizio dell’anno ha due obiettivi: distorcere l'immagine e la storia personale della dirigente indigena e allontanare qualsiasi sospetto circa il coinvolgimento di DESA nell’omicidio.

Fonte: ALAI

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