Argentina: dilaga la criminalizzazione degli attivisti

Alesia, che lavora al Ministero de Mujeres della provincia di Buenos Aires, aveva compiuto questo gesto, puramente dimostrativo, per contestare il deputato di La Libertad Avanza, noto per le sue dichiarazioni politicamente scorrette. “Cárcel o bala” è uno degli slogan che utilizza più frequentemente quando parla degli esponenti dei movimenti sociali.
L’escrache, un’azione utilizzata spesso dai figli dei desaparecidos per segnalare che, in una determinata abitazione, negozio o altro luogo di un quartiere risiede un torturatore della dittatura militare, affinché la popolazione inizi a fare di tutto per cacciarlo, di recente è stata messa in pratica anche per contestare gli esponenti politici della maggioranza.
José Luis Espert è solito rilasciare dichiarazioni provocatorie. Spesso ha invocato il carcere, nel migliore dei casi, per i blocchi stradali dei piqueteros e appoggiati dai dirigenti della sinistra sociale. Il tema dell’impunità di questo, e di altri personaggi che agiscono in nome di Javier Milei, sdoganando senza vergogna l’idea di voler sospendere le libertà costituzionali, di recente, si è esplicitata nei numerosi casi di attivisti di sinistra feriti dalle pallottole sparate dalla polizia durante le crescenti manifestazioni di piazza antigovernative che scuotono l’Argentina. In gran parte dei casi, gli agenti responsabili del ferimento dei manifestanti non hanno mai pagato per le loro colpe.
I metodi di arresto dell’attivista femminista hanno ricordato, una volta di, più, quelli del regime militare. Alesia Abaigar se la llevaron insieme alla madre, una donna di 70 anni che, a sua volta, è stata costretta a tre giorni di carcere, in isolamento, senza poter comunicare con l’esterno. Quanto ad Alesia Abaigar, l’accusa è paradossale, l’incitamento all’odio, della quale, in realtà, dovrebbero rispondere i membri di La Libertad Avanza e i loro portavoce dediti a diffondere continuamente fake news sui social network, dove imperversano trolls e account spesso responsabili di diffondere contenuti misogini, violenti e razzisti.
Il comitato “Libertad para Alesia”, nato per chiedere il rilascio dell’attivista, denuncia il ricorso sproporzionato alla detenzione ed un utilizzo distorto del sistema penale, legittimato nell’opinione pubblica tramite il cosiddetto ciberpatrullaje ideológico, volto a distorcere il più possibile le notizie nella società civile e a creare un’intimidazione permanente nei confronti di qualsiasi voce critica e dissonante.
José Luis Espert ha chiesto che Alesia Abaigar resti in carcere in quanto “persona pericolosa”. Per il momento la detenzione della donna, totalmente sproporzionata, prosegue e ricorda, sotto certi aspetti, l’accanimento giudiziario contro Milagro Sala, mentre cresce da parte di Milei, l’utilizzo del potere giudiziario per perseguire politicamente gli oppositori.
Articoli correlati
- El Salvador
Il modello Bukele alla prova del settimo anno
Tra ingegneria costituzionale e propaganda securitaria4 giugno 2026 - Giorgio Trucchi
HondurasIl ritorno della repressione: violenza, militarizzazione e guerra ai movimenti sociali
Il massacro di venti contadini nel Bajo Aguán riaccende le polemiche contro uno Stato accusato di proteggere agroindustria, latifondisti e interessi criminali25 maggio 2026 - Giorgio Trucchi
Cile: l’agenda dell’impunità di Kast
L’indulto ai carabineros macchiatisi di reati, il tentativo di smantellare il Plan de Busqueda dei desaparecidos e la volontà di blindare i confini con Perù e Bolivia sono solo alcune delle misure più repressive del presidente di estrema destra nei suoi primi mesi di governo.10 maggio 2026 - David Lifodi
Quando il dissenso diventa reatoIsraele, vietate le manifestazioni pacifiste
Gli assembramenti di oltre 50 persone vengono considerati fuorilegge. Una misura che colpisce direttamente il diritto fondamentale al dissenso e che sta suscitando preoccupazione tra organizzazioni per i diritti umani, attivisti e osservatori internazionali. Pena di morte verso l’approvazione30 marzo 2026 - Redazione PeaceLink
sociale.network