Il popolo Ayoreo Totobiegosode corre il rischio di scomparire

Paraguay: Ayoreo in rivolta contro le concerie

Nelle scorse settimane due leader Ayoreo giunti in Italia hanno chiesto che il pellame acquistato dal nostro Paese non sia legato alla deforestazione delle terre ancestrali indigene, dalle quali traggono sostentamento per la loro sopravvivenza
18 maggio 2026
David Lifodi

Resumen Latinoamericano - Rebelion

Alcune settimane fa due leader indigeni del popolo Ayoreo Totobiegosode, provenienti dal Chaco paraguaiano, sono arrivati in Italia, a Roma e a Milano, per denunciare il legame tra le pelli importate in Italia dal Paraguay e la distruzione della loro foresta ancestrale. Ospiti di Survival International, storico movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni che da anni supporta la loro causa, Porai Picanerai e Darajidi Rosalino Picanerai hanno denunciato il mancato riconoscimento, da parte del governo paraguayano, dei titoli di proprietà delle loro terre ancestrali a vantaggio dei ruralistas e delle imprese legate all’agrobusiness.

L’attacco sferrato dai ganaderos agli Ayoreo, tra gli ultimi popoli incontattati in America latina, è motivato dalla volontà di utilizzare il pellame per rivestire volanti e sedili di auto di lusso delle grandi case automobilistiche quali Bmw, Porsche e Land Rover. In una dettagliata nota stampa Survival International ricorda che l’Italia rappresenta “la principale destinazione mondiale per le pelli paraguaiane” poiché “riceve infatti oltre la metà delle esportazioni globali del Paese e il 99% di quelle destinate all’UE, ma molte concerie del Paraguay commerciano con allevamenti che occupano e deforestano illegalmente la terra degli Ayoreo Totobiegosode”.

L’appello di Porai Picanerai riportato da Survival è drammatico poiché, se persisterà questa situazione, il suo popolo corre il rischio di scomparire: “Dipendiamo dalla foresta, che viene distrutta con bulldozer e incendi. Mentre altri traggono profitti dalla nostra foresta, a noi non resta nulla, e i nostri bisogni e diritti sono ignorati”. Eppure, la stessa ambasciata paraguayana a Roma ha rifiutato di riceverli, in linea con le paradossali accuse rivolte agli indigeni dalla Cámara Paraguaya del Cuero che li ha tacciati di essere dei bugiardi.

Come se non bastasse, il governo paraguayano si è schierato apertamente dalla parte dell’agrobusiness, le cui imprese hanno possibilità di esercitare un potere sproporzionato sugli Ayoreo, una comunità di circa settemila persone che vive nelle foreste al confine tra Paraguay e Bolivia disperatamente in lotta per difendere quei boschi che hanno sempre abitato prima dell’invasione dei ganaderos messa in atto con il sostegno delle autorità locali corrotte e asservite al governo di Asunción. A questo proposito sono significative le dichiarazioni rilasciate da Marco Riquelme, ministro dell’Industria e del commercio del governo di Santiago Peña che ha definito la mobilitazione internazionale a favore degli Ayoreo come “una totale distorsione della realtà”.

Già nel 2021 l’organizzazione non governativa Earthsight, nei suoi dossier Grand Theft Chaco I e Grand Theft Chaco II, aveva denunciato che quasi i 2/3 delle pelli esportate dal Paraguay avevano come destinazione finale le imprese italiane. Survival International ricorda che, nel 2023, il gruppo italiano Pasubio aveva deciso di rinunciare ad acquistare pellame da fornitori che con la loro attività minacciavano direttamente o indirettamente le foreste abitate dagli Ayoreo del Paraguay. La decisione di Pasubio era arrivata a seguito di un lungo confronto proprio con l’ufficio italiano di Survival. Tuttavia, sono ancora molte le aziende italiane che continuano ad acquistare pellame dal Paraguay.

I due leader Ayoreo giunti in Italia hanno chiesto che il pellame acquistato dal nostro paese in Paraguay non sia legato alla deforestazione delle terre ancestrali indigene e ribadito l’urgenza di un sistema di tracciabilità. La battaglia degli Ayoreo, come del resto quella di Survival International, non è contro l’esportazione di pellame in quanto tale, ma nei confronti della deforestazione del Chaco e dei boschi abitati dagli indigeni, che ne traggono sostentamento per la loro sopravvivenza.

Survival denuncia che l’85% delle terre coltivabili del Paraguay è di proprietà del 2,5% dell’oligarchia terriera, gran parte della quale è composta da funzionari e militari rimasti legati alla dittatura stronista che, durante la lunga dittatura protrattasi dal 1954 al 1989, si era già impadronita di gran parte delle terre appartenenti ai popoli indigeni

Solo poche settimane fa, informa Survival International, il leader Porai Picanerai, insieme ad altri 100 Ayoreo, “aveva bloccato un’importante arteria stradale paraguaiana proprio per protestare contro la negligenza dello stato paraguaiano e la distruzione della foresta in cui vivono i suoi parenti incontattati”.

Da anni, attacca l’Organización de Mujeres Campesinas e Indígenas (Conamuri), in Paraguay è in corso un piano di sterminio contro la popolazione indigena e contadina. La repressione è stata affiancata da un’odiosa modifica la Codice Panel per aumentare le pene detentive nei casi di invasione di immobili altrui. Conosciuta come la legge Zavala-Riera (dal nome dei sue estensori) all’epoca della presidenza Benitez, oggi viene utilizzata con sempre maggior frequenza contro l’occupazione delle terre ed è funzionale all’agrobusiness, al narcotraffico e al grande capitale internazionale per espellere le comunità indigene e contadine, sebbene la Costituzione paraguayana riconosca, in teoria, il diritto dei campesinos alla terra e quello degli indigeni alla proprietà comunitaria della terra.

Proprio in questo periodo la Commissione Europea dovrebbe procedere ad una revisione del Regolamento Ue sulla deforestazione e l’industria conciaria italiana sta facendo pressione affinché il pellame sia escluso dall’elenco dei prodotti che dovranno sottostare a tale regolamento, che impone un tracciamento completo delle materie prime a rischio di deforestazione lungo tutta la loro filiera.

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