Venezuela: dittatura o democrazia?
Venezuela: dittatura o democrazia? Esiste una profonda dicotomia nei giudizi sulla situazione politica venezuelana che riflette la spaccatura nel paese. Gregory Wilpert Fonte: Znet 7 luglio 2004 Uno degli aspetti più evidenti della politica venezuelana riguarda le prospettive diametralmente opposte sulla situazione attuale del paese. Piu' semplicemente, si puo' dividere tra coloro che pensano che il Venezuela, durante il governo Chavez, sia diventato una dittatura e coloro che sostengono che sia diventato una vera democrazia. Questa dicotomia di percezioni si riflette in tre grandi punti, che recentemente hanno assunto una rilevanza centrale sulla scena politica del Venezuela. Il primo e' il referendum abrogativo: l'opposizione assicura che il governo stesse facendo il possibile per impedirlo, mentre il governo e i suoi sostenitori dichiarano, semplicemente, che l'opposizione non aveva sufficiente appoggio popolare per portarlo a buon fine. Il secondo motivo di frazione e' la recente cattura di un gruppo paramilitare nella capitale del paese; l'opposizione dice che la cattura sia stata, nel peggiore dei casi, una semplice montatura del governo e, nel migliore dei casi, un'esagerazione, mentre il governo sostiene che il gruppo paramilitare rappresenti una seria minaccia alla sovranita' e alla stabilita' del Venezuela. E il terzo, che forse non ha ancora ottenuto troppa attenzione, e' costituito dalla nuova legge del Tribunale Supremo di Giustizia. L'opposizione ne discute la validita' perche' ostacolerebbe il cammino verso una 'democrazia costituzionale', mentre il governo assicura che rinforza e approfondisce il rispetto delle leggi in Venezuela. Referendum abrogativo: corsa ad ostacoli o mancanza di appoggio popolare? L'opposizione venezuelana ed importanti osservatori internazionali, specialmente degli Stati Uniti, come i funzionari del Dipartimento di Stato o il candidato presidenziale John Kerry, sostengono che 'ci sono poche cose che Chavez non farebbe per rimanere al potere'[1]. La tesi di questa accusa si fonda quasi totalmente sulla supposizione che Chavez controlli il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), poiche' apparentemente e' questa la sede in cui sono nati quasi tutti gli ostacoli al referendum. Allo stesso modo, l'opposizione dichiara che il CNE ha reso il processo verso il referendum estremamente difficile, istituendo controlli molto rigorosi durante la raccolta delle firme, dichiarandone nulle piu' di 800.000 (in realta' 1,5 milioni, se sommiamo le firme di una petizione a favore del governo per far dimettere alcuni deputati dell'opposizione) - dato che i firmatari non avevano compilato i propri dati di persona, operazione che invece era stata svolta dai funzionari - e permettendo alla gente di ritirare il proprio nominativo se si fosse pentita di aver firmato in una prima occasione. A questa lista si deve aggiungere un ostacolo imposto dal potere esecutivo e non dal CNE, cioe' le presunte minacce di lincenziamento a dipendenti statali allo scopo di non farli firmare e, se lo avessero gia' fatto, di ritirare la propria firma. I leader dell'opposizione, mentre sostengono che tutti gli 'ostacoli' del CNE sono stati progettati appositamente per sabotare il referendum, preferiscono ignorare che probabilmente essi hanno a che fare con un profondo sospetto tra la maggioranza dei membri del governo verso le attivita' dell'opposizione. In altre parole, l'opposizione non ha mai affrontato seriamente la mancanza di fiducia nei loro confronti da parte dei sostenitori del governo. I rigidi controlli attuati durante il processo di raccolta rispetto alle firme con una calligrafia simile e le opportunita' date ai 'pentiti' di rimuovere i propri nomi dalla petizione sono direttamente relazionati a questa mancanza di fiducia. Allo stesso modo, i sostenitori del governo non si preoccupano del fatto che l'opposizione ha una sfiducia altrettanto profonda nei loro contronti. Quindi, ecco perche' cio' che per il governo sono misure di sicurezza, per l'opposizione sono ostacoli e brogli. Le allusioni dell'opposizione alle misure di sicurezza del CNE intese come ostacoli intenzionali e le accuse del governo di 'mega-frode', non fanno altro che alimentare il circolo vizioso di sfiducia reciproca. Attualmente, la sfiducia esistente tra le due parti e' probabilmente troppo profonda per essere sanata, e chiunque fosse chiamato al 'disarmo', cioe' a far si' che i simpatizzanti del governo o i leader dell'opposizione nel Consiglio Elettorale lascino da parte la diffidenza e si fidino l'uno dell'altro, sarebbe destinato a fallire. Per rompere il circolo vizioso, dovrebbero riconoscere e capire i sospetti dell'altro partito e dare loro la giusta importanza. In pratica, questo porterebbe l'opposizione ad approvare tutte le misure di sicurezza (le quali devono anche proteggere dalle frodi del governo), e i sostenitori del governo a mantenere tutta la trasparenza possibile durante l'intero processo verso il referendum abrogativo. Il problema e' che ogni parte sembra avere buone ragioni per alimentare i propri sospetti. L'esempio piu' noto di gioco sporco, convalidato dall'evidenza dei fatti, e' rappresentato dal caso in cui dei datori di lavoro simpatizzanti di un partito o dell'altro (per la maggior parte imprenditori, nel caso dell'opposizione, e funzionari governativi nel caso del governo) hanno fatto pressione sui propri dipendenti allo scopo di farli firmare o meno: se non avessero seguito il 'consiglio', ne avrebbero pagato le conseguenze. Le dichiarazioni del rettore principale del Consiglio Nazionale Elettorale, Jorge Rodriguez, sui 'pentiti', che avranno la possibilita' di ritirare le proprie firme durante il periodo in cui potranno essere riconfermate o 'corrette', hanno aggiunto legna al fuoco dei sospetti dell'opposizione. Alcuni membri dell'opposizione hanno ipotizzato che il governo sfruttera' quest'opportunita' per fare pressione sui dipendenti statali affinche' ritirino le proprie firme. D'altro canto, i sostenitori del governo ribattono che ai firmatari bisogna permettere di cancellare le proprie firme se costretti a farlo la prima volta. In questo contesto, non dovrebbero sorprendere le recenti dichiarazioni del Centro Carter e dell'OEA (Organizacion de los Estados Americanos - Organizzazione degli Stati Americani) in cui la firma di una petizione e' stata paragonata al voto, per il quale non e' prevista l'eliminazione retroattiva dell'indicazione della propria scelta. Dichiarazioni che hanno causato un chiasso tremendo tra alcuni membri del CNE. Per i sostenitori del governo, questa tesi favorisce i giochi sporchi dell'opposizione perche' si oppone al ritiro delle firme da parte di persone forzate ad aderire. Cosi', il circolo vizioso di reciproca sfiducia o frode, dipendendo unicamente dai sospetti, continua. Paramilitari: 'incendio del Reichstag' voluto da Chavez o reale minaccia? Nonostante il parallelo storico, che io sappia, non sia stato ancora realizzato, l'opposizione sostiene che la recente scoperta di un gruppo di 130 paramilitari colombiani, arruolati alla periferia di Caracas, e' una pantomima concepita per sabotare l'opposizione, cosi' come avvenne nell'incendio del Reichstag da parte di Hitler nel 1933. Sono state sottoposte a perquisizione diverse abitazioni di ufficiali militari dell'opposizione e di alcuni leader civili, sospettati di avere dei legami con il gruppo paramilitare. Sfortunatamente, ancora una volta il circolo vizioso di reciproca diffidenza si realizza in modo tale che i sospetti del governo riguardo il coinvolgimento nel complotto di una parte dell'opposizione abbiano generato un coro di negazioni e ipotesi secondo le quali i gruppi paramilitari sarebbero stati sfruttati dal governo per accusare l'opposizione. Dall'altro lato, questo tipo di negazione rafforza i sospetti del governo, perche' la minaccia rappresentata dal gruppo paramilitare e' per loro indiscutibile e negarlo suggerirebbe una certa colpevolezza. Cosi', mentre i sospetti del governo si allargano a una buona parte dell'opposizione, questa si convince sempre piu' che la presunta minaccia paramilitare e' in realta' un complotto per discreditarla. Soltanto i membri piu' moderati dell'opposizione e del governo hanno riconosciuto l'importanza di stabilire una distinzione tra gli elementi radicali dell'opposizione, che sono disposti e perfettamente in grado di organizzare una forza paramilitare per rovesciare il presidente, e l'opposizione piu' moderata, appunto, che non ha interessi a essere coinvolta in questo genere di tattiche. L'opposizione radicale si e' alleata con un gruppo chiamato 'Bloque Democratico', che comprende l'ala dell'estrema destra e persino alcuni elementi fascisti. I gruppi del Bloque Democratico erano stati in un primo tempo membri della 'Coordinadora Democratica' ma ne sono usciti due anni fa, quando e' risultato evidente che la Coordinadora Democratica aveva respinto la possibilita' di una 'ribellione civile militare' come strategia per destituire il presidente Chavez. Il Bloque Democratico, che gode relativamente poco della presenza mediatica in Venezuela, ha pubblicato dei pamphlet e stampato propaganda pubblicitaria di pagine intere all'interno di quotidiani, chiamando il popolo ad unirsi alla milizia in un colpo di stato contro il presidente Chavez. Alcuni dei suoi membri, specialmente Roberto Alonso, il latifondista cubano-venezuelano proprietario del terreno in cui e' stato scoperto il gruppo paramilitare, sono stati vincolati al complotto paramilitare. Tuttavia, alcuni sostenitori del governo hanno fatto notare che vi sono molpteplici legami tra il Bloque Democratico e la Coordinadora Democratica, arrivando a ipotizzare che l'uno agisca come la punta della lancia per l'altro. Mentre e' quasi certo che ci siano relazioni tra i due, sembrano pero' essere due gruppi distinti. Ognuno di essi, in diverse occasioni, ha fortemente criticato l'altro. Associarli nuovamente significherebbe alimentare la reciproca diffidenza tra l'opposizione ed il governo. E' difficile immaginare che 130 paramilitari possano rovesciare un governo. Tuttavia, avrebbero potuto creare confusione, caos ed instabilita' usando strategie di guerriglia urbana contro il governo, innescando bombe ed assassinando leader politici di entrambe le parti. Il loro obiettivo era, presumibilmente, causare sufficiente crisi da indurre Chavez a dichiarare lo stato d'emergenza, che sarebbe servito come pretesto per far intervenire le forze armate colombiane, dei 'consiglieri' nordamericani del Plan Colombia e/o altri mercenari paramilitari. Uno scenario del genere puo' sembrare poco probabile, ma i recenti sforzi del governo colombiano per acquistare navi spagnole che possono essere usate unicamente per invasioni terrestri non sono di buon augurio. Allo stesso modo, i tentativi degli Stati Uniti di isolare diplomaticamente il Venezuela con il pretesto delle violazioni dei diritti umani (che non reggono il confronto con quelle che sono perpetrate nel suo paese alleato, la Colombia), sembrano essere i preparativi per affrontare misure piu' forti contro il governo Chavez. I timori dei sostenitori del governo riguardo un scontro militare, contro forze paramilitari o un esercito invasore, sono reali anche se l'opposizione non lo pensa. La maggior parte di coloro che sono al governo oggi provengono da partiti politici i cui leader e le attivita' politiche sono stati accusati e perseguiti durante i 40 anni di 'democrazia' precedenti alla presidenza di Chavez. Ugualmente, il tentativo del colpo di stato del 2002 ha lasciato un segno indelebile nella mente della maggioranza dei sostenitori di Chavez e costituisce il motivo per cui lo stesso presidente ha proposto un rafforzamento nella difesa del paese. In modo particolare, ha parlato di aumentare le dimensioni dell'esercito venezuelano, di approfondire l''unione civico-militare' e di coinvolgere i civili nella difesa nazionale[2]. Dato che la gran parte dell'opposizine non da' alcun credito ai timori dei sostenitori del governo, essi ne conseguono naturalmente che la nuova politica di rafforzare la difesa nazionale rappresenti un'altra strategia per reprimere l'opposizione. I leader dell'opposizione ora aggiungono che Chavez sta progettando la creazione di milizie civili, presumibilmente reclutate all'interno dei gruppi attivisti pro-Chavez, noti come 'Circulos Bolivarianos'. Tuttavia, il Ministro della Difesa, Jorge Garcia Carneiro, ha negato recentemente queste accuse assicurando che si sta organizzando soltanto un gruppo di riserva di ex forze in attivo, nel rispetto della Costituzione. Tuttavia, la milizia si rinforzera' tanto in uomini quanto in armamenti. Chavez ha addirittura recuperato il vecchio slogan della guerra fredda, 'colui che vuole la pace deve prepararsi per la guerra'. Ironicamente, Chavez ha rilasciato queste dichiarazioni proprio nel periodo in cui l'ex presidente sovietico, Michail Gorbaciov, era in visita in Venezuela: un uomo che si e' battuto per la strategia esattamente opposta, sostenendo che la vera pace si puo' raggiungere solo se facciamo in modo che il potenziale nemico si senta sicuro. La preparazione della guerra porta soltanto a una corsa agli armamenti e ad eventuali scontri. Chavez, spaventando l'opposizione con un rinforzamento militare, e l'opposizione, a sua volta facendosi beffe dei timori del governo, finiscono ancora per alimentare il circolo vizioso di antagonismo. Tribunale Supremo: dittatura costituzionale o legge del piu' forte? Come se non bastassero i conflitti sul referendum abrogativo e la presenza paramilitare, i deputati pro-Chavez hanno approvato una nuova legge, molto controversa, sul Tribunale Supremo. La maggior parte dei 29 articoli sono relativamente poco polemici. Tuttavia, tre disposizioni della nuova legge hanno fomentato le ire dell'opposizione. Primo, la nuova legge incrementa il numero di giudici del Tribunale Supremo da 20 a 32. L'opposizione sostiene che questo incremento e' ingiustificato e che permettera' a Chavez e ai suoi sostenitori di impossessarsi di nuovo del Tribunale Supremo, dato che ora solo la meta' dei giudici sembrano essere simpatizzanti del governo. Tuttavia, i partiti del governo ribattono che il numero attuale di giudici e' insufficiente ad affrontare il carico di casi del tribunale e che esso fa riferimento ancora all'antico Tribunale Supremo della Costituzione del 1961, che prevedeva solo tre camere - mentre oggi le camere sono sei. Secondo, la nuova legge del Tribunale Supremo permette che i giudici siano eletti dalla maggioranza semplice, nel caso in cui i tre tentativi di raggiungere i due terzi di voti a favore richiesti dalla Costituzione falliscano. In questo caso, l'opposizione argomenta che cio' corrompe l'ingiunzione previa la maggioranza dei due terzi stabilita dal precedente Tribunale Supremo, permettendo al potere legislativo di eleggere giudici per maggioranza semplice. Tuttavia, i deputati a favore di Chavez fanno notare che, considerato l'attuale vicolo cieco di un potere legislativo diviso quasi al 50%, bisogna trovare una scappatoia per poter eleggere i giudici. Inoltre, la nomina dei giudici per maggioranza semplice non e' cosi' inusuale nel contesto internazionale; ad esempio, i giudici della Corte Suprema nordamericana non hanno bisogno d'altro che della maggioranza semplice. Terzo, la nuova legge permette all'organo legislativo di sospendere dei giudici che siano accusati di favoreggiamento fino a quando non siano sottoposti a giudizio. Ugualmente, se viene dimostrato che un giudice ha mentito in merito all'adempimento dei prerequisiti necessari alla nomina, la stessa puo' essere annullata con un voto di maggioranza semplice da parte dell'organo legislativo. In questo caso, l'opposizione segnala che l'articolo citato riduce l'indipendenza dei giudici perche' l'organo legislativo potrebbe minacciarli con la destituzione. Senza alcun dubbio, questo potrebbe avvenire se i giudici eletti non esercitassero secondo tutti i requisiti stabiliti dalla Costituzione o se commettessero un crimine. Tuttavia, questo genere di sospensione o di destituzione non e' molto facile, dipende dalla cooperazione indipendente di un altro organismo dello Stato, l'ufficio del Fisco Generale. In altre parole, dipende da quanto indipendenti sono gli organismi giuridici e 'morali'[3] gli uni con gli altri. Strutturalmente, secondo la Costituzione, queste istituzioni sono completamente indipendenti le une dalle altre, cosi' che nessun altro potere, neanche l'esecutivo, le puo' destituire. Dato il sospetto all'interno dell'opposizione verso qualunque azione che porti dei vantaggi al governo, specialmente per quel che riguarda il Tribunale Supremo che e' uno degli ultimi baluardi (a parte l'Assemblea Nazionale) nel quale l'opposizione detiene ancora la maggior parte del potere, non dovrebbe sorprendere che essi farebbero quasi qualunque cosa per bloccare questa legge. Di fatto, in varie occasioni l'opposizione ha organizzato degli estenuanti discorsi ostruzionisti della durata di 24 ore per fermare l'approvazione della legge. E' difficile capire fino a che punto la resistenza dell'opposizione nei confronti della legge del Tribunale Supremo nasca da un autentico timore che il Venezuela diventi una 'dittatura costituzionale' e fino a che punto cerchi proteggere il 'suo territorio'. Sicuramente, la maggioranza dei sostenitori dell'opposizione non sono gia' piu' capaci di distinguere tra la protezione del territorio dell'opposizione e la protezione della democrazia del Venezuela, perche' nelle loro menti opposizione e' diventata sinonimo di democrazia, e Chavez e i suoi sostenitori sinonimo di dittatura. Cio' che l'opposizione non sembra capire e' che i seguaci del governo la vedono nella maniera esattamente opposta. Per i sostenitori di Chavez l'opposizione e' sinonimo di dittatura ed il governo di democrazia. Ogni sforzo dell'opposizione di impedire l'avviamento delle politiche e delle leggi da parte del governo e' visto come una protezione del loro territorio e non come un genuino interesse per la democrazia. Di conseguenza, ancora una volta, piu' l'opposizione fa resistenza alle politiche governamentali, piu' il governo e i suoi sostenitori si sentono giustificati ad approvarle. Venezuela: un test di Rorschach a Macondo Alcuni osservatori del Venezuela hanno commentato che la magica e realistica storia di Gabriel Garcia Marquez su Macondo, dove niente e' come sembra, e' applicabile al Venezuela[4]. In gran misura, le caratteristiche di Macondo in Venezuela si possono riscontrare nei suoi mass media e nelle accuse esagerate dei venezuelani in tutte le aree dello spettro politico. Quasi tutte le nostre impressioni di cio' che e' reale sono indirette, vale a dire che sono mediate da altri - fino a che non vi si confronti faccia a faccia - specialmente per quanto riguarda la politica 'filtrata' dai media. I mezzi di comunicazione venezuelani, che siano privati, comunitari o dello stato, presentano immagini molto diverse della realta' venezuelana, fenomeno che rende impossibile alla maggior parte della gente, e addirittura ad osservatori esperti, di capire cio' che e' reale. In relazione a come la gente interpreta la realta' venezuelana, la natura di Macondo puo' sembrare simile ad un test di Rorschach. Questo tipo di test figurato viene usato dagli psicanalisti, che chiedono al paziente di identificare una figura astratta realizzata con una macchia di inchiostro e di spiegare che tipo di immagine vedono. Chiunque cerchi di interpretare la realta' venezuelana si confronta con una prova simile, dove cio' che vede e' essenzialmente una miscellanea aleatoria di informazioni contraddittorie, dalla quale uno sceglie e prende la parte di informazione che gli sembra rilevante per crearsi un'immagine di cio' che sta succedendo. L'impressione risultante risultera' essere piu' un indicatore della psicologia dell''interprete' che della realta' sottostante su cui si basa la percezione. In questo modo, per un anticomunista radicale il conflitto venezuelano e' una battaglia per vincere il comunismo. Per i marxisti dogmatici e' un tipico conflitto tra classi. Per i neoliberali convinti e' questione di assicurare il trionfo della razionalita' economica su queste confuse illusioni. Per i multiculturali postmoderni si tratta di affidare il potere agli indigeni emarginati e alle persone con la pelle scura contro i bianchi di origine europea e, ancora, per i nazionalisti questa e' una lotta contro l'imperialismo nordamericano. Di certo, osservatori internazionali, diciamo liberali, come John Kerry e gli editori del Washington Post, non sono a loro volta minimamente immuni da questa prova di Rorschach a Macondo. Per loro, il Venezuela e' solo un'altra delle lotte tra un capo militare populista (simile a Peron) e le forze della democrazia liberale progressista. In realta', la questione non e' mai cosi' semplice. Il fatto e' che Chavez - il capo antidemocratico, secondo coloro che gli si oppongono - ha attuato in maniera meno repressiva esattamente quello che avevano attuato gli altri presidenti, prima di lui. In passato, la Guardia Nazionale apriva il fuoco per tenere sotto controllo manifestazioni pubbliche o proteste; ora non lo fa. Un tempo, i giornalisti che insultavano il presidente venivano censurati o arrestati; ora no. Ugualmente, i cittadini che volessero far dimettere dei rappresentanti gia' eletti non avevano modo di farlo; ora possono. Allora, le persone che vivevano nei quartieri non avevano nessuna voce in capitolo nei mezzi di comunicazione di massa; ora si'. I poveri non avevano nessuna speranza di avere dei diritti sulla propria casa o su un terreno; oggi questo e' possibile. Ogni tipo di educazione era fuori dalla portata dei poveri[5]; ora la maggioranza dei venezuelani e' inserita in un qualche programma di educazione gratuita. D'altro canto, cio' che assicura l'imperio della legge in qualunque paese, il sistema giudiziario, e' ancora discutibile in Venezuela[6]. Di conseguenza, l'opposizione ha pienamente ragione quando segnala che non c'e' stato quasi nessun progresso in relazione all'eliminazione della corruzione, delle forti accuse giuridiche spinte da una motivazione politica, delle violazioni dei diritti umani da parte della Guardia Nazionale e di altre forze di sicurezza dello stato che rimangono impunite, o del patrocinio politico nella ripartizione di fondi governativi. Infine, e' importante sottolineare che la domanda: 'Il Venezuela e' una dittatura o una democrazia?' e' in realta' una domanda ingannevole, che non fa altro che alimentare il circolo vizioso di polarizzazione e di reciproca sfiducia. Cio' che gli osservatori dovrebbero esaminare e' se c'e' stato un progresso democratico in Venezuela. In questo senso, io credo che la risposta sia un si' inequivocabile, ma c'e' ancora molta strada da fare. Note 1 Funzionario anonimo del Dipartimento di Stato degli USA citato nel Washington Post, 21 maggio 2004. 2 Per un approfondimento su questo programma, si veda: Marta Harnecker, 'Venezuela's Oligarchy Imports Soldiers Because It Cannot Recruit Them At Home': http://www.venezuelanalysis.com/articles.php?artno=1179 3 L'organismo morale include il Procuratore generale, il Sovrintendente generale e il Difensore del Popolo. 4 Cent'Anni di Solitudine, in riferimento a, per esempio in: 'Report on Venezuela's Trade Union Situation': http://www.venezuelanalysis.com/articles.php?artno=1183 5 Qui si deve distinguere tra il periodo dalla meta' degli anni '70 alla meta' degli anni '80, in cui l'educazione era accessibile ai poveri, e dagli ultimi anni '80 all'elezione di Chavez nel 1998, periodo in cui l'educazione era sempre piu' limitata per i poveri (bisogna sottolineare che 13 milioni di venezuelani, cioe' piu' del 50% della popolazione sta attualmente studiando, N.d.T) 6 Si veda: 'The Venezuelan Judicial System always was the Cinderella of the State Powers': http://www.venezuelanalysis.com/articles.php?artno=1177
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