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    Notiziario contro la schiavitù. n. 3

    Campagna contro la schiavitù in Italia promossa dal "Centro di ricerca per la pace"
    11 marzo 2003 - MARIA LUIGIA CASIERI
    Fonte: Campagna contro la schiavitù in Italia
    Materiali di lavoro, anno III, n. 3 del 26/8/2000
    Responsabile: Peppe Sini

    I. EDITORIALE: L'ORRORE QUOTIDIANO
    C'è un paese, ed è il nostro paese, in cui la schiavitù (reato previsto e
    punito dal Codice Penale) è fin esibita. E ad eccezione di poche coscienze
    quasi nessuno dei liberi se ne sente ferito e straziato.
    C'è un paese, ed è il nostro paese, in cui decine di migliaia di persone
    sono tenute schiave da poteri criminali feroci e disumani. Queste vittime
    non sono nascoste in celle invisibili, ma in quel grande carcere a cielo
    aperto che sono i margini delle strade: sono le persone che tutti gli
    automobilisti vedono e del cui corpo molti liberi cittadini abusano, sapendo
    di star abusando di una persona resa schiava.
    Eppure basterebbe assai poco per far cessare questo orrore: liberare le
    vittime, dar loro accoglienza ed assistenza, dar loro un alloggio e un
    aiuto, difenderle dagli aguzzini, risarcirle per la violenza che nel nostro
    paese hanno subito: le istituzioni democratiche, lo stato di diritto, l'
    ordinamento democratico, la civile convivenza, la legalità fondata sulla
    Costituzione nata dalla Resistenza, se non servono a liberare le vittime di
    schiavitù, se non servono a lottare contro gli schiavisti, a cosa servono?
    Basterebbe assai poco: e c'è chi lo ha fatto, senza grandi risorse ma con
    una convinzione limpida e forte: don Oreste Benzi e la Comunità Papa
    Giovanni XXIII hanno liberato, accolto ed assistito oltre mille vittime di
    schiavitù. Se le istituzioni italiane volessero, basterebbe realizzare con
    le risorse e sulla scala dei pubblici poteri dello stato italiano quello che
    don Oreste Benzi ha già saputo fare: e la schiavitù a fini di sfruttamento
    sessuale di cui sono vittima decine di migliaia di esseri umani, cesserebbe
    in un giorno. Basterebbe applicare finalmente quell'art. 18 del D. Lgs.
    286/98, Testo Unico sull'immigrazione (già articolo 16 della legge 40/98)
    che stabilisce il potere e quindi il dovere da parte delle istituzioni di
    salvare le vittime, liberarle, aiutarle, garantire loro residenza legale nel
    nostro paese, assistenza e difesa; e basterebbe contrastare gli schiavisti e
    tutti i loro complici applicando nei loro confronti la specifica norma che
    li concerne: cioè gli articoli 600-602 del Codice Penale.
    Basterebbe assai poco: invece da parte delle istituzioni si continua
    prevalentemente a sbagliare tutto.
    Le forze dell'ordine continuano perlopiù a perseguitare le vittime: leggo
    sulle cronache locali dei giornali di brillanti operazioni dopo brillanti
    operazioni, il cui esito è quasi sempre l'emissione di decreti di espulsione
    verso le persone schiave, il cui effetto è di costringere le persone schiave
    ad essere ancora più schiave, con il corollario che le istituzioni agendo
    così diventano di fatto favoreggiatori degli schiavisti.
    I signori del governo e del parlamento periodicamente lanciano alti lai di
    indignazione, ma si guardano bene dal predisporre finanziamenti ad hoc per
    un piano nazionale affinché si salvino, si accolgano e si assistano tutte le
    vittime di schiavitù; si guardano bene dal dare indicazioni precise alle
    forze dell'ordine affinché cessino di perseguitare le vittime e comincino a
    contrastare efficacemente gli schiavisti, alle vittime offrendo invece la
    difesa dello stato, la garanzia del riconoscimento di tutti i diritti che ad
    ogni essere umano spettano, il dovuto risarcimento per quanto hanno subito
    nel nostro paese. Se invece di farsi propaganda con le lacrime di
    coccodrillo nei salotti televisivi chi siede al governo ed in parlamento
    decidesse di agire utilizzando in modo corretto e adeguato il quadro
    normativo già esistente, e desse priorità alla salvaguardia della dignità
    umana (anche la propria) nella sua azione legislativa e di governo, la
    schiavitù a fini di sfruttamento sessuale in Italia sarebbe sconfitta e
    cancellata in un sol giorno.
    Gli enti locali, con poche lodevolissime eccezioni, non intervengono per
    aiutare e salvare le vittime, eppure potrebbero farlo: ne hanno le
    competenze e gli strumenti, e nei loro stessi bilanci possono ben stanziare
    fondi a tal fine, e salvare delle vite umane: se ogni Comune d'Italia
    decidesse di dare il suo contributo (eventualmente intervenendo in forme
    consortili), già questo basterebbe a liberare e salvare tutte le persone
    oggi schiave.
    Se invece di dissipare enormi risorse pubbliche per fare i convegni in cui
    persone che hanno sempre vissuto nell'agio pretendono di pontificare su chi
    è nel dolore, si decidesse di destinare le risorse pubbliche necessarie all'
    intervento solidale concreto, tanti esseri umani tornerebbero alla libertà,
    e si darebbe un colpo formidabile ai poteri criminali che lucrano enormi
    profitti sulla schiavitù.
    Ma certo, se si preferisce finanziare il riarmo anziché l'aiuto a chi
    soffre; se si preferisce governare in pro di chi ha tutto calpestando
    vieppiù chi manca del necessario; se si preferisce far finta di niente
    quando sotto i nostri occhi degli esseri umani subiscono violenze
    indicibili; allora queste semplici azioni che applicando la legge
    salverebbero degli esseri umani dall'inferno in cui si trovano qui e adesso,
    queste semplici azioni dovute e necessarie le istituzioni italiane non le
    faranno mai.
    C'è un paese, ed è il nostro paese, in cui la schiavitù (reato previsto e
    punito dal Codice Penale) è fin esibita. E ad eccezione di poche coscienze
    quasi nessuno dei liberi se ne sente ferito e straziato.

    II. MATERIALI
    * Una traccia di riflessione ed alcune proposte di iniziativa del 28 giugno
    1998
    1. Una iniziativa contro la schiavitù.
    Alla luce del fatto che in Italia numerose persone (uomini, donne e bambini,
    e particolarmente immigrati) sono ridotte in condizioni di schiavitù, il
    "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo ha promosso una campagna contro
    la schiavitù in Italia, chiedendo alle istituzioni ed alla società civile
    una presa di coscienza ed un'iniziativa per restituire alle vittime i loro
    diritti e per sconfiggere l'economia schiavista, i poteri criminali che la
    gestiscono, la diffusa complicità.
    2. Il punto decisivo: restituire diritti civili alle vittime.
    Come elemento fondamentale di questa iniziativa la struttura pacifista
    viterbese propone un intervento legislativo ed amministrativo che liberi le
    vittime, ed a tal fine garantisca loro -a titolo di risarcimento per le
    violenze subite nel nostro paese- il diritto di permanenza legale nel nostro
    paese qualora lo desiderino, un'adeguata protezione rispetto al pericolo di
    rappresaglie da parte delle organizzazioni criminali schiaviste, il pieno
    riconoscimento di diritti civili, assistenza sociale ed un sostegno
    economico sufficiente per vivere e protratto nel tempo.
    Il "Centro di ricerca per la pace" sottolinea che particolarmente nel caso
    delle persone in condizioni di schiavitù oggetto di sfruttamento sessuale,
    una iniziativa di tale genere da parte delle istituzioni democratiche
    sarebbe immediatamente praticabile ed efficace.

    3. Alcune proposte operative.

    Una iniziativa efficace contro la schiavitù in Italia richiede una forte
    presa di coscienza, strumenti adeguati ed interventi articolati. Vari sono i
    soggetti istituzionali e della società civile interpellati.
    Di seguito indichiamo alcune proposte di massima rivolte a diversi specifici
    soggetti.
    4. Gli enti locali possono attivare un "circolo virtuoso" valorizzando l'
    art. 16 della legge 40/'98 sull'immigrazione.
    Occorre valorizzare nel modo più ampio il capo III della legge 40 del
    6/3/1998 sull'immigrazione, concernente "disposizioni di carattere
    umanitario", e particolarmente l'art. 16 relativo al "soggiorno per motivi
    di protezione sociale".
    In particolare gli enti locali possono promuovere quegli "interventi
    assistenziali dei servizi sociali" di cui al comma 1 del citato articolo 16,
    che possono configurarsi come programmi di difesa dei diritti, risarcimento
    delle violenze subite, integrazione nel tessuto sociale (ed altresì
    scolastico-formativo e lavorativo); interventi assistenziali (ovvero
    programmi promossi dai servizi sociali degli enti locali) tali che attivino
    ope legis il diritto di soggiorno (ed il riconoscimento dei fondamentali
    diritti civili) anche per persone in condizioni altrimenti irregolari sotto
    il profilo dello status giuridico-amministrativo.
    Naturalmente si tratterà altresì di andare oltre gli ancora troppo ristretti
    limiti della legge 40/98, ma proprio la prassi amministrativa degli enti
    locali potrà dimostrare l'opportunità (oltre che il valore e l'efficacia in
    termini etici, giuridici ed amministrativi) di un intervento ispirato ai
    princìpi dello stato di diritto, della democrazia, della solidarietà, della
    difesa intransigente e concreta promozione dei diritti fondamentali di ogni
    persona umana.
    5. Il governo ed il Parlamento possono legiferare o quantomeno fornire un
    adeguato indirizzo a tal fine.
    Governo e Parlamento possono fornire un indirizzo di intervento, e
    promuovere un vero e proprio "piano globale contro la schiavitù in Italia"
    sia valorizzando l'opportunità offerta dal combinato disposto di normative
    già in vigore, sia decretando e/o legiferando esplicitamente in tal senso;
    sia prevedendo fondi in bilancio specificamente orientati a tal fine e
    particolarmente per l'assistenza economica risarcitoria alle vittime.
    6. Gli apparati repressivi e giudiziari devono orientare la loro azione alla
    repressione della schiavitù ed in soccorso delle vittime.
    Gli articoli 600, 601 e 602 del Codice Penale forniscono un riferimento
    specifico sul quale orientare un'azione che distingua nettamente tra
    schiavista e schiavo, tra carnefice e vittima.
    L'azione repressiva nei confronti della schiavitù e punitiva nei confronti
    degli schiavisti è efficace se essa realmente soccorre e tutela le vittime:
    purtroppo sovente ciò non accade, il che di fatto favoreggia lo schiavismo.
    7. Gli operatori economici, i consumatori di beni e servizi devono rompere
    la complicità di massa con lo schiavismo.
    E' innegabile che, come hanno dimostrato anche autorevoli e notissime
    iniziative internazionali promosse sia da istituzioni, sia da ONG e vari
    soggetti umanitari, occorra non solo colpire chi riduce in schiavitù delle
    persone affinché producano beni e servizi, ma anche rompere la complicità
    (ed ovviamente perseguire le specifiche fattispecie di reato laddove esse si
    verifichino) di chi quei beni e servizi commercializza, acquista, o comunque
    di essi fruisce.
    Si tratta di contrastare una vera e propria complicità di massa. Tale
    contesto di complicità di massa è particolarmente evidente in relazione al
    mercato delle prestazioni sessuali rese da persone in condizioni di
    schiavitù. Al riguardo, come è stato autorevolmente osservato dal presidente
    della Caritas italiana, occorre altresì un intervento specifico anche nei
    confronti dei "clienti" della prostituzione schiavista: clienti che
    ovviamente costituiscono un attore decisivo di tale mercato, anzi: il
    soggetto economico e sociale che tale mercato crea.
    8. Una riflessione aperta, un impegno comune.
    Promuovendo questa campagna contro la schiavitù in Italia il "Centro di
    ricerca per la pace" di Viterbo intende promuovere innanzitutto una presa di
    coscienza ed una riflessione pubblica sul fatto che in Italia esista tuttora
    questa realtà atroce ed inammissibile della schiavitù; e sollecitare tutti
    gli interlocutori democratici disponibili ad intervenire nelle forme che
    riterranno opportune affinché la schiavitù nel nostro paese sia realmente
    abolita.

    Note:

    * Alcuni libri utili
    1. Su schiavitù e sfruttamento sessuale:
    - Pino Arlacchi, Schiavi, Rizzoli, Milano 1999;
    - "Aspe", Prostituzione. un mondo che attraversa il mondo, n. 14,
    17/10/1996;
    - "Aspe", Schiavi o bambini? Prostituzione infantile e turismo sessuale, n.
    20, 2/11/1995;
    - Kevin Bales, I nuovi schiavi, Feltrinelli, Milano 2000;
    - Oreste Benzi, Una nuova schiavitù, Paoline, Milano 1999;
    - Alessandro Dal Lago, Non-persone, Feltrinelli, Milano 1999;
    - Mirta Da Pra Pocchiesa, Ragazze di vita, Editori Riuniti, Roma 1996;
    - Gérard Lutte et alii, Principesse e sognatori nelle strade in Guatemala,
    Kappa, Roma 1994;
    - E. Moroli, R. Sibona, Schiave d'occidente, Mursia, Milano 1999;
    2. Su migrazioni e diritti:
    - Caritas di Roma, Immigrazione: dossier statistico, Anterem, Roma (rapporto
    annuale);
    - Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati, a cura di
    Giovanna Zincone, Primo rapporto sull'integrazione degli immigrati in
    Italia, Il Mulino, Bologna 2000;
    - Germano Garatto, Fredo Olivero (a cura di), Immigrati. La sfida di una
    società multietnica, Caritas-Piemme, Casale Monferrato 1995;
    - Nigel Harris, I nuovi intoccabili, Il Saggiatore, Milano 2000;
    - Raffaele Miele, La nuova legislazione sugli stranieri, Union Printing,
    Viterbo 1999;
    - sulla specifica condizione dei rifugiati cfr. attività e pubblicazioni
    dell'ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati).
    3. Sul razzismo, alcuni testi introduttivi:
    - Laura Balbo, Luigi Manconi, Razzismo. Un vocabolario, Feltrinelli, Milano
    1993;
    - Tahar Ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia, Bompiani, Milano
    1999;
    - François de Fontette, Il razzismo, Mondadori, Milano 1995;
    - Albert Memmi, Il razzismo, Costa & Nolan, Genova 1989;
    - Fiorano Rancati, Annita Veneri, I segni dell'offesa, Junior, Bergamo 1994;
    - Pierre-André Taguieff, Il razzismo, Raffaello Cortina Editore, Milano
    1999;
    - Teun van Dijk, Il discorso razzista, Rubbettino, Soveria Mannelli 1994;
    - Michel Wieviorka, Il razzismo, Laterza, Roma-Bari 2000.
    4. Sui diritti umani:
    - Norberto Bobbio, L'età dei diritti, Einaudi, Torino 1990;
    - Daniele Archibugi, David Beetham, Diritti umani e democrazia
    cosmopolitica, Feltrinelli, Milano 1998;
    - Matteo Soccio, bibliografia ragionata sui diritti umani, nel fascicolo
    monografico sui diritti umani di "Azione nonviolenta", dicembre 1998;
    - ovviamente sul versante filosofico è fondamentale la lettura delle opere
    di Hans Jonas, di Emmanuel Lévinas, di Enrique Dussel, di Simone Weil;
    - sui diritti umani violati cfr. i rapporti annuali di Amnesty
    International;
    - sui diritti violati dei bambini cfr. attività e pubblicazioni dell'Unicef;
    - un approccio adeguato a questi temi in una prospettiva planetaria è nelle
    attività e pubblicazioni del "Centro nuovo modello di sviluppo" di Vecchiano
    (PI);
    - ovviamente sul versante della testimonianza storica e della riflessione
    morale è indispensabile la lettura di Primo Levi (l'edizione di riferimento
    è ora: Primo Levi, Opere, 2 voll., Einaudi, Torino 1997).
    5. Alcune altre letture utili:
    - Vittorio Agnoletto, La società dell'Aids, Baldini & Castoldi, Milano 2000;
    - Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Comunità, Milano 1996;
    - Franca Ongaro Basaglia, Una voce, Il Saggiatore, Milano 1982;
    - Simone de Beauvoir, Le deuxième sexe, 2 voll., Gallimard, Paris;
    - Giampaolo Calchi Novati, Nord/Sud, Ecp, S. Domenico di Fiesole 1987;
    - Claudio Calvaruso, Emma Fasolo Paglia (a cura di), La comunità solidale in
    Europa, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma 1994;
    - Giancarla Codrignani, Ecuba e le altre, Ecp, S. Domenico di Fiesole 1994;
    - Georges Duby, Michelle Perrot (a cura di), Storia delle donne, 5 voll.,
    Laterza, Roma-Bari;
    - Giulio Girardi, Gli esclusi costruiranno la nuova storia?, Borla, Roma
    1994;
    - Lidia Menapace, Economia politica della differenza sessuale, Felina, Roma
    1987;
    - Umberto Santino, L'impresa mafiosa, Angeli, Milano 1990;
    - Vandana Shiva, Sopravvivere allo sviluppo, Isedi, Torino 1990;
    - Virginia Woolf, Le tre ghinee, varie edizioni;
    - Jean Ziegler, Les seigneurs du crime, Seuil, Paris 1999.


    III. NOTIZIARIO
    * Segnaliamo che il Ministero della Solidarietà Sociale, d'intesa con quelli
    delle Pari Opportunità e dell'Interno, ha istituito un numero verde per
    aiutare le vittime di schiavitù in Italia, il numero è 800.290290.
    * Segnaliamo un articolo di Tiziana Boari, L'Italia è al centro dei traffici
    di donne e bambini, ne Gli stati mafia, quaderno speciale di "LiMes", Roma
    2000.
    * Segnaliamo un articolo sulla prostituzione su "Gli altri" n. 2,
    aprile/giugno 2000 (per richieste: tel. e fax 010/355414, e-mail:
    glialtri@publinet.it ).
    * Segnaliamo una lettera aperta ai rappresentanti del governo da parte del
    Comitato per i diritti civili delle prostitute in "Il manifesto" del 24
    agosto 2000, a p. 6 (può essere letto anche in rete, "Il manifesto" è anche
    on line).



    IV. ALCUNI RIFERIMENTI UTILI
    * Alcuni numeri di telefono di pubblica utilità: soccorso pubblico di
    emergenza: 113; emergenza sanitaria: 118; carabinieri: 112; vigili del
    fuoco: 115; guardia di finanza: 117; telefono azzurro: 19696; soccorso in
    mare: 1530; numero verde istituito dal Ministero per aiutare le vittime di
    schiavitù in Italia: 800.290290.
    * Alcuni utili punti di riferimento per la solidarietà concreta [questo
    indirizzario non è stato aggiornato, alcuni dati potrebbero essere
    imprecisi]:
    - Acnur (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati): via
    Caroncini 19, 00195 Roma, tel. 06/877119, fax 06/8082338.
    - Amnesty International: tel. 06/44901, fax 06/4490222.
    - Campagna contro il lavoro infantile: tel. 02/48008617, fax 02/4812296,
    e-mail: manitese@manitese.it
    - Caritas di Roma, ufficio studi: piazza S. Giovanni in Laterano 6, 00184
    Roma, tel. 06/69886501, fax 06/69556381, e-mail: caritas-ist@rm.nettuno.it
    - Centro nuovo modello di sviluppo: via della Barra 32, 56019 Vecchiano
    (PI); in rete: http://www.citinv.it/org./CNMS">http://www.citinv.it/org./CNMS
    - CIR: tel. 06/39734877, fax 06/39735758.
    - Comunità Papa Giovanni XXIII: alcuni indirizzi utili: via Tiberio 6, 47037
    Rimini; centro documentazione della Comunità, tel. 0541/753000; "Sempre",
    redazione via Parallela 29/A, 37045 Legnago (VR), tel. 0442/25174; fax
    0442/25132, e-mail: sempre@netbusiness.it ; per abbonamenti a "Sempre": vico
    Falamonica 1/11 sc. sin., 16123 Genova, tel. 010/2467406; fax 010/2461842;
    e-mail: sempre@split.it
    - Gli altri: redazione de "Gli altri", Salita Superiore della Noce 39/B,
    16131 Genova, tel. e fax 010/355414.
    - Gruppo Abele: via Giolitti 21, 10123 Torino, ed anche: via Carlo Alberto
    18, 10123 Torino; http://www.gruppoabele.it">http://www.gruppoabele.it
    - L'emigrato: via Torta 14, 29100 Piacenza, tel. e fax 0523/330074, e-mail:
    riv.emigrato@altrimedia.it
    - Nigrizia: vicolo Pozzo 1, 37129 Verona, fax 045/8001737.
    - Telefono azzurro: via Marsala 16, 40126 Bologna, tel. 051/222525.
    - Unicef: via Ippolito Nievo 61, 00153 Roma, tel. 06/5899046.



    * Alcuni siti internet sull'immigrazione [estratti dalla rubrica di Giovanni
    Ruggeri, "Siti internet", in "Rocca" n. 15 del primo agosto 2000]:
    http://www.un.org/esa/population/migration.htm">http://www.un.org/esa/population/migration.htm
    http://www.unhcr.ch/refworld/welcome.htm">http://www.unhcr.ch/refworld/welcome.htm
    http://www.affarisociali.it/servizi/integrazione/link/siti.htm">http://www.affarisociali.it/servizi/integrazione/link/siti.htm
    http://www.provincia.torino.it/xatlante/0nws.htm">http://www.provincia.torino.it/xatlante/0nws.htm
    http://www.cestim.org/index1.html">http://www.cestim.org/index1.html
    http://www.ismu.org">http://www.ismu.org
    http://www.migrazioni.romagiubileo.it/ita/starter.html">http://www.migrazioni.romagiubileo.it/ita/starter.html
    http://www.stranieri.it">http://www.stranieri.it
    http://www.stranieriinitalia.com">http://www.stranieriinitalia.com
    http://www.ecn.org/macondo/index3.html">http://www.ecn.org/macondo/index3.html
    http://www.freeweb.org/volontariato/betania/">http://www.freeweb.org/volontariato/betania/
    http://www.uniti-onlus.it">http://www.uniti-onlus.it



    V. BREVE NOTA SUL CENTRO DI RICERCA PER LA PACE DI VITERBO
    Attivo dagli anni '70 (dapprima con la denominazione "Comitato democratico
    contro l'emarginazione - Centro di ricerca per la pace"), nel 1987 ha
    coordinato per l'Italia la campagna di solidarietà con Nelson Mandela allora
    detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Ha promosso il
    primo convegno nazionale di studi dedicato a "Primo Levi, testimone della
    dignità umana". Dal 1998 ha promosso una "campagna contro la schiavitù in
    Italia" di cui questo è il notiziario.



    VI. I PRECEDENTI FASCICOLI DI QUESTO NOTIZIARIO
    * I precedenti fascicoli apparsi nel 2000 di questo notiziario, giunto al
    terzo anno, sono disponibili in rete: il n. 1 del 31 luglio alla pagina
    http://www.peacelink.it/webgate/diritti/msg00764.html">http://www.peacelink.it/webgate/diritti/msg00764.html ; ed il n. 2 del 6
    agosto alla pagina http://www.peacelink.it/webgate/diritti/msg00775.html">http://www.peacelink.it/webgate/diritti/msg00775.html .
    Chi desiderasse ricevere i 12 fascicoli pubblicati nel 1999 può richiederli
    inviando una e-mail alla nostra casella di posta elettronica: nbawac@tin.it



    Campagna contro la schiavitù in Italia
    promossa dal "Centro di ricerca per la pace"
    str. S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. e fax 0761/353532
    Responsabile: Peppe Sini

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