CPT acronimo di Centro Permanente Temporaneo.
“[Il progetto di far divenire un CPT, la caserma in disuso “Ugo Polonio”, situata lungo la statale 305, in località Gradisca d’Isonzo, nasce negli anni del governo del centro sinistra. Numerosi sono i fattori che intervengono a rallentarlo, dalle spese necessarie per una radicale ristrutturazione degli edifici, sparsi in un area di circa 6.000 metri quadrati, alla contrarietà delle forze sociali, e di movimento del territorio isontino e, di fatto, dall’intera comunità, ai pareri contrari delle stesse amministrazioni locali nelle diverse istanze (Comune, Provincia, Regione). Il progetto però va avanti nonostante gli ostacoli e nonostante nel frattempo le stesse esigenze dichiarate di controllo alla frontiera siano venute meno con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea. Non esiste più un flusso consistente di ingressi “irregolari” nel territorio, ma la macchina è già in funzione. Vengono spesi, a quanto è dato sapere circa 17 milioni di euro per la ristrutturazione dei locali che somigliano sempre più ad un ibrido fra il carcere di massima sicurezza, e la struttura manicomiale. Il centro è in grado di trattenere 250 persone, in maggioranza uomini – ma ci sono anche due stanze in grado di tenere nuclei familiari, quindi bambini – in prossimità dell’ingresso ci sono gli uffici per i colloqui con parenti e legali, poi gli edifici utilizzati per ospitare il personale di sorveglianza e quello dell’ente gestore, quindi lunghi corridoi con grate alte e strettissime, divisi in nuclei da sei posti con un piccolo cortile interno, una saletta d’ingresso e la stanza per dormire. Ogni oggetto è inchiodato al suolo – letto, sedie, panche, tavoli e comodini – una luce al neon illumina l’intera stanza, le pareti interne sono bianche, tutto è gelido e impersonale. Un'unica centralina controlla ciò che avviene in ogni stanza, da tale centrale si decide quando spegnere luci e televisioni. In risposta alle dichiarazioni di sconcerto rilasciate dai parlamentari che si sono recati al centro, il presidente della cooperativa ha risposto facendo verniciare con i colori dell’arcobaleno alcune pareti. Dopo alterne vicende di cui si sta tra l’altro occupando il TAR del Friuli, la gestione della struttura è stata appaltata alla cooperativa La Minerva, presieduta dal dott. Ruchini, una cooperativa specializzata in servizi di pulizie e di assistenza alla persona che in pochi anni è divenuta una delle più floride attività imprenditoriali del territorio: appalti, assunzioni, premi di “eticità”. Un esempio insomma che ha portato la stessa cooperativa, nata come confederata all’AGCI (Associazione Generale delle Cooperative Italiane) ad iscriversi 7 mesi or sono alla Lega delle Cooperative. La Minerva ha partecipato al bando di concorso a cui hanno partecipato alte cooperative della Legacoop e la cooperativa Aurora, legata alla “Croce Verde”. Per ragioni ancora da appurare, ad ottobre la Minerva ha vinto l’appalto, nonostante l’offerta presentata (75 euro giornaliere per migrante) sia più del doppio dell’offerta fatta dall’ “Aurora” (35 euro) e nonostante il punteggio complessivo di valutazione, che comprende costi e servizi offerti, sia di 61 punti per l’Aurora e di soli 37 per la Minerva. La gestione del CPT a regime verrebbe così a costare all’erario circa 5.5 milioni di euro annui, escluse le spese di sorveglianza. Su tutto questo si dovrà pronunciare a giugno il TAR. Nel frattempo venivano ultimati i lavori per accelerare l’apertura del centro. Scelta elettorale? Da più parti e in maniera ragionevole, anche dai sindacati di polizia, era pervenuta una richiesta di moratoria demandando al prossimo governo le decisioni in merito. Non c’è stato nulla da fare: il ministero dell’Interno ha ottenuto che il centro aprisse in un momento di vuoto parlamentare, e operando nella più totale discrezionalità. Questo è avvenuto ufficialmente il 4 marzo con l’ingresso dei primi trattenuti, neanche all’inizio si è rispettata la richiesta di utilizzare il CPT solo per coloro che venivano intercettati nel territorio regionale: il primo migrante rinchiuso in una struttura che è difficile non definire vero e proprio campo di concentramento, veniva infatti arrestato a Parma. Si susseguono le iniziative politiche e di movimento contro la presenza di questa vergogna inaccettabile per una terra già martoriata dalla logica “concentrazionista” : manifestazioni, visite di parlamentari, tentativi di far conoscere all’intera cittadinanza, la reale nocività democratica di cui il CPT è portatore. Una nocività che ha come si è detto contaminato anche realtà del terzo settore e del mondo cooperativo: lavoratori che dovrebbero rispondere ad un etica di solidarietà sono delegati a svolgere il ruolo di secondini, in un contesto pericoloso di militarizzazione del proprio operare. Il presidente della Minerva si ostina a assicurare che la sua cooperativa si occuperà della sola assistenza: delle due l’una, o non ha ancora capito in quale contesto andrà ad operare e quindi è inadatto o lo ha capito perfettamente ed è responsabile di aver trasformato radicalmente la ragione sociale della sua cooperativa e di aver tradito lo spirito con cui realtà simili dovrebbero contraddistinguersi.]”


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