Amato: «Non possiamo fare a meno dei Cpt»

Il ministro dell'interno gela la sinistra che vuol chiudere i Cpt. Ma, nello stesso tempo, conferma un nuovo decreto flussi per «regolarizzare» i 300 mila tagliati fuori dall'ultima lotteria
28 giugno 2006 - Manuela Cartosio
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

I Cpt? «Vanno superati», sta scritto nel programma dell'Unione. Il verbo «superare» si presta volutamente a varie intepretazioni. Il ministro degli interni Giuliano Amato ha fatto piazza pulita anche delle più blande. «Non possiamo farne a meno», ha detto ieri alla commissione Affari costituzionali del Senato. La necessità d'identificare gli immigrati clandestini e di rimandarli nei loro paesi d'origine è «ineludibile». Dunque, servono «luoghi di trattenimento» dove identificarli.
Certo, i Centri di permanenza temporanea non devono avere «una funzione punitiva», dice il ministro, la loro gestione deve essere «più aperta» e trasparente. Lavorerà in tal senso la commissione ispettiva che lo stesso Amato ha deciso di costituire. Ne faranno parte esponenti del volontariato e «personaggi illustri», la presiederà il funzionario dell'Onu Staffan De Mistura, «manca solo l'autorizzazione di Kofi Annan». Il Viminale, che non ha i soldi per pagare la bolletta della luce, troverà da qualche i soldi per garantire «bravi interpreti» nei Cpt. Bastano quelli, afferma Amato, a rendere più spediti i tempi dell'identificazione, a tradurre le richieste d'asilo. Insomma, il governo Prodi farà di tutto per umanizzare i Cpt. Ma non li cancellerà.
«Non sentivamo il bisogno della dichiarazione di Amato sui Cpt», protesta l'Arci. Sui Cpt Amato sbaglia, dichiara Russo Spena, capogruppo del Prc al Senato. Il nocciolo duro dei Cpt, indigesto per l'ala sinistra radicale della maggioranza, Amato l'ha avvolto con dichiarazioni e propositi giusti e condivisibili. Dell'immigrazione dai paesi poveri «non possiano sbarazzarci». «Agghiacciante» il tributo di vite umane pagato nel «cammino della speranze». Cittadinanza «anche subito» per ogni bambino nato in Italia, a patto che i genitori immigrati dimostrino un «radicamento» nel nostro paese. E, soprattutto, un secondo decreto flussi per «coprire» le 314 mila domande rimaste inevase. Cioè per regolarizzare altrettanti immigrati che già lavorano in Italia e hanno un padrone disposto ad assumerli. Amato evita accuratamente d'usare la parola regolarizzazione. Ma da sempre i decreti flussi sono regolarizzazioni mascherate. Il nuovo decreto flussi ha procedure «barocche» e tempi lunghi, avverte Amato. Ma si farà. L'aveva proposto per primo, appena insediato al ministero del welfare, Paolo Ferrero. Suscitanto alti e stupidi lai, anche nel centro sinistra.
Capita a fagiolo il rapporto dell'European Migration Network, realizzato con la collaborazione della Caritas e del ministero dell'interno. Evidenzia i limiti delle «strategie di contrasto» delle migrazioni. Molti soldi buttati, unico risultato: riprodurre inesorabilmente l'irregolarità. Tre anni dopo la «grande sanatoria», gli stranieri irregolari in Italia sono già mezzo milione.
Nel 2005, per il terzo anno consecutivo, è diminuito il numero dei «clandestini» espulsi o rimpatriati. Sono stati 27 mila contro i 44 mila del 2002. E' aumentato, per converso, il numero degli inadempienti al provvedimento d'espulsione: 65 mila l'anno scorso, 40 mila nel 2003. Solo il 44% dei 117 mila irregolari pizzicati sono stati effettivamente allontanati. Nel 2005 nei 13 Cpt sono «transitati» 16 mila migranti. Tre su cinque sono stati rimpatriati. Uno su cinque è stato «dimesso» perché erano scaduti i 60 giorni del trattanimento autorizzato. Nel 2004 le politiche di contrasto, Cpt compresi, sono costate 115 milioni allo Stato italiano che ne ha destinati solo 29 alle politiche di integrazione. Ne vale la pena?, domanda la Caritas. Non sarebbe più utile usare quei soldi per «promuovere» la regolarità? La Caritas sollecita «politiche più realistiche» d'ingresso, vale a dire permessi a tempo per la ricerca di lavoro, ripristino della figura dello sponsor, decreti flussi più adeguati ai bisogni effettivi.
Per la prima volta, a quanto ci consta, la Caritas caldeggia ispezioni nei luoghi di lavoro (case comprese?) a caccia di padroni «senza scupoli». Se succedesse, un quarto degli italiani finirebbe in galera. Sarà stato il callido Eta Beta, per prepare il terreno al secondo decreto flussi, a suggerire alla Caritas di mettere un po' di strizza ai datori di lavoro?
Un altro effetto delle politiche di contrasto della legge Bossi-Fini sono i 13.600 stranieri entrati nel 2005 nelle carceri italiane. La cifra l'ha fornita ieri il ministro della giustizia Mastella, precisando che a 11.500 è stato contestato come unico reato la violazione del decreto di esplulsione.

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