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Espulsioni, il via ai giudici di pace

Cambia la Bossi-Fini.
Da oggi la magistratura onoraria assume tutte le competenze sui rimpatri degli stranieri.Anm e Csm perplesse.
21 ottobre 2004 - Cinzia Gubbini

Non si tratta di un semplice «ritocco», ma di uno stravolgimento procedurale. L'atteso decreto di modifica della legge Bossi-Fini, dopo le sentenze della Corte costituzionale del 15 luglio scorso, è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e entro 60 giorni dovrà essere convertito in legge. Le novità sono molte rispetto a quanto annunciato il 3 settembre scorso, quando il governo rese noto di aver trovato un accordo. Ai giudici di pace - come volevano An e Lega - non sarà affidata soltanto la convalida dell'accompagnamento alla frontiera (la Consulta richiedeva l'inserimento di un vaglio giurisdizionale assente nella legge) ma anche la convalida del trattenimento nei centri di permanenza temporanea e la decisione sul ricorso contro l'espulsione firmata dal prefetto. Come se non bastasse, il nuovo decreto stabilisce che, in attesa della convalida, tutti gli immigrati da espellere saranno rinchiusi nei cpt. Cade anche la parte della legge che prevedeva la reclusione nel cpt più vicino al luogo di espulsione. Per quanto riguarda l'osservazione della Corte che dichiarava incostituzionale l'arresto in flagrante per chi non si «autoespelle» su intimazione del questore, il decreto prevede il rito per direttissima senza arresto. Verrà arrestato chi viene fermato dopo aver ricevuto due espulsioni.

Per i giudici di pace, insomma, da oggi inizia una nuova fase. Nel pomeriggio la Federazione nazionale unitaria che li rappresenta incontrerà il ministro Castelli. Tante le cose da discutere, a partire dalla mobilità dei giudici ma anche dell'indennità. In effetti il decreto - che stanzia 1.397.458 euro per il 2004 e 4.192.373 euro per l'anno seguente - continua a prevedere l'obolo di 10 euro per ogni udienza sostenuta in materia di immigrazione. Da notare che per le udienze i magistrati onorari ricevono 38 euro, la «mancia» di 10 euro è prevista per gli atti più sbrigativi, come i decreti ingiuntivi. Il copresidente della Federazione, Francesco Mollo, avverte il peso della nuova competenza e che sostiene sarà necessario attivare corsi di formazione, ma rifiuta le critiche di chi ritiene (come l'Anm) che i giudici di pace non possano intervenire sulle libertà personali: «Credo siano osservazioni ingiuste -dice - i giudici di pace svolgono un servizio essenziale. Nel 2003 abbiamo sbrigato 1 milione 300 mila pratiche. Incompetenti? Andrebbe considerato che i ricorsi avversi alle nostre sentenze sono solo il 2%. E poi diciamo la verità: chi si occupa delle convalide di trattenimento o di espulsione nei tribunali non sono certo i magistrati ordinari, ma i got, cioè i giudici onorari dei tribunali».

Ieri il presidente dell'Anm, Edmondo Bruti Liberati, è tornato ad esprimere dissenso: «I giudici di pace hanno un ruolo rilevante nell'amministrazione della giustizia - ha osservato - a cui però è estranea una competenza esclusiva in materia di libertà personale». Anche i magistrati del Consiglio superiore della magistratura sono perplessi «E' un decreto delicatissimo, che tocca equilibri fondamentali della giurdizione e dei diritti dei cittadini - ha detto Luigi Marini, di Magistratura Democratica - va esaminato sia sul piano normativo che dell'applicazione concreta». Probabilmente il ministro Castelli chiederà nei prossimi giorni al Csm di esprimere un parere sul decreto. Da Bologna, un avvocato che si occupa da vicino di immigrazione come Anna Tonioni riflette sui possibili contrasti tra il decreto e la Carta costituzionale: «L'articolo 111 della Costituzione che fa riferimento al giusto processo - osserva - non si riferisce semplicemente alle garanzie menzionate nel secondo comma della medesima norma. E' chiaro che bisogna ritenere che il processo è giusto nella misura in cui è strutturato in modo da produrre sentenze giuste. Questo sistema non mi sembra sia indirizzato in tal senso». Tra le associazioni, spicca il commento pungente dell'Arci: «Si vanifica lo spirito con cui la Corte ha chiamato il governo al rispetto della Costituzione - dice Filippo Miraglia - ratificando l'esistenza di due categorie di cittadini diversi, gli italiani e gli immigrati». Livia Turco, responsabile Welfare dei Ds, non ha dubbi: l'opposizione presenterà emendamenti in sede di conversione del decreto in legge.

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