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Rom: tra "ghetto" e libertà.

Messina: I Rom vivono isolati e disprezzati. Le istituzioni non fanno nulla per migliorare le loro condizioni di vita. Il Campo che li ospita è in condizioni disastrose. Proprio loro, che hanno la libertà nel sangue, sono i nuovi "ghettizzati" delle nostre città.
19 febbraio 2005
Roberto Marino

Disprezzo gratuito. E' questo ciò che la popolazione messinese riserva per i "Rom" presenti in città. "Zingari" siamo abituati a chiamarli, ignorando che il termine "zingaro" è un dispregiativo proveniente dal greco: significa "eretico", o giù di lì.
Ma eretici rispetto cosa? Forse rispetto al nostro modo di essere e pensare, che reputiamo il migliore. Ci permettiamo di giudicare, ed in questo caso "ghettizzare" un popolo (perchè di un vero popolo si tratta) sulla base di luoghi comuni radicati ormai da troppo tempo.
Il "Ghetto" di S.Raineri si trova nella zona falcata della città di Messina, quella falce del "porto antico" che in tempi remoti era simbolo di cultura e che adesso ospita il più scandaloso prodotto della nostra ignoranza.
Quasi 20 anni fà, questa zona inutilizzata del porto è stata assegnata a quei Korakhanè provenienti dal Montenegro, che un pò per la guerra, un pò per bisogno decisero di semi-stanziarsi in Sicilia.
L'amministrazione comunale del tempo rispose così al loro "Diritto al Nomadismo" sancito dalla Carta dei diritti dell'Uomo.
Lo stesso consiglio d'Europa legifera che deve essere facilitato l'insediamento in abitazioni appropriate per i nomadi che lo desiderano.
Oggi, dopo 20 anni, il centinaio di Rom rimasti (erano circa 300) vive in condizioni igeniche ai limiti. Le roulotte che abitano sono ormai fatiscenti. Si deve combattere il freddo e la mancanza di servizi: sono disponibili soltanto 8 latrine ed 8 lavabi a cielo aperto. Le tubature sono da riparare, ma nessuno, ovviamente, le ripara. L'acqua scorre libera e stagna sul terreno contribuendo al proliferarsi di topi che entrano nelle roulotte del campo mordendo gli abitanti. Non hanno diritto all'assistenza medica.

Nessuno si avvicina al campo: è zona off-limits, quasi a volerli rinchiudere in una prigione dai muri invisibili. Nessuno conosce le vere condizioni di vita che questa gente deve sopportare. Ma al di là del banale pietismo è sconcertante constatare che nessuno li reputa degni di "dialogo".
Gli "Zingari" sono quelli che rubano, quei nullafacenti che disturbano chiedendo l'elemosina, quelli che rapiscono i bambini.
Chi ha mai considerato la loro "differente" cultura?
Chi è al corrente che i "loro mestieri", di fabbro e lavoratore del rame, di addestratore di cavalli, di giostraio, sono ormai fuori-mercato?
Siamo colpevoli di omicidio perchè stiamo uccidendo la loro dignità di uomini. Al nostro giudicarli "ladri" e "diversi" risponde DeAndrè, che nell'ultimo concerto della sua vita terrena cantava "...lo può dire soltanto chi sà di raccogliere in bocca il punto di vista di Dio".

Note: Approfondimenti sulla storia del popolo Rom:

http://www.iperlogo.it/gypsies/italiano/corsi/Storia_it/default.htm
http://www.criad.unibo.it/~galarico/ATUALITY/ZINGARI.htm

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