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Da Johan Galtung, uno dei più illustri studiosi delle problematiche della pace, un'analisi su ciò che sta succedendo nel Libano e dintorni, e qualche suggerimento...

Il Medio Oriente: elementi costitutivi per la pace

Johan Galtung (Norvegese, è fondatore dell’International Peace Reserch Institute, docente di Studi sulla Pace all’Università delle Hawaii, direttore di Trascend, un programma dell’ONU per la trasformazione nonviolenta dei conflitti, Premio Nobel alternativo per la Pace)
Fonte: www.transcend.org - 08 agosto 2006

L’indicibile tragedia che si sta rivelando in questa sesta guerra Arabo-israeliana dovrebbe costringerci a focalizzare che aspetto potrebbe avere la pace. Gli elementi costitutivi sono chiari, ma sono minacciati in particolare da quelli che smettono di pensare proprio quando e’ maggiormente necessario farlo. Ecco quali sono gli elementi costitutivi:

[1] Le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 194 e 242, richiedenti il ritorno dei Palestinesi e il ritiro di Israele ai confini del 1967 (vale a dire prima della guerra di giugno).

[2] La Risoluzione del Consiglio Nazionale Palestinese del 15 novembre 1988, che accettava una soluzione a due stati.

[3] La proposta fatta nel 2002 da parte dell’Arabia Saudita che Israele si ritiri ai confini del 1967 in cambio del riconoscimento da parte di tutti gli Stati Arabi.

Mettendo in ordine questi componenti, otteniamo 2 Stati, fianco a fianco, con Gerusalemme Est e la maggior parte della West Bank (Sponda Occidentale) che ritornano alla Palestina (Israele si e’ gia’ ritirato da Gaza), e le alture del Golan alla Siria, risolti alcuni problemi minori di confini, talvolta mediante modifiche creative. Nessuna grande rivoluzione. Soltanto buon senso.

Ma da entrambe le parti ci sono anche rivendicazioni minime e massime.

La Palestina ha tre richieste minime, non negoziabili:
- uno Stato Palestinese in linea con i punti [1] e [2] di cui sopra, con
- Gerusalemme Est come capitale e
- il diritto di ritornare – come interesse tutelato dalla legge, le cui cifre sono da negoziare.

Israele ha due richieste minime, non negoziabili:
- riconoscimento dello Stato Ebraico di Israele,
- all’interno di confini sicuri.

Tutti e cinque gli obiettivi sono legittimi e conciliabili.

La legittimita’ palestinese si basa sulla residenza continuata, mentre la legittimita’ ebrea si fonda sull’attaccamento territoriale, radicato nella loro narrazione culturale, e sulla loro residenza in quei luoghi nel passato. Non dipende dalla loro sofferenza per mano tedesca ed europea. Qualsiasi progetto di legge territoriale su quei presupposti dovrebbe essere messo ai piedi della Germania.

Le richieste sono compatibili perche’ possono essere collegate da una soluzione a due stati con i confini del 1967, che spiegheremo dettagliatamente piu’ avanti.

Ma ci sono anche obiettivi di massima: una “Terra di Israele” (Eretz Yisrael) delimitata dalla Genesi tra i due fiumi Nilo ed Eufrate (o qualcosa in quel senso), e da parte Palestinese/Araba/Musulmana assolutamente nessuno Stato d’Israele, cancellato dalla carta geografica. La loro incompatibilità è ovvia. Ma sono anche illegittimi. C’e’ ben di più di una base de facto per l’esistenza di uno Stato ebreo, anche se assolutamente non con quella estensione.

Quanto sono forti le rivendicazioni massime? Una tragedia piu’ importante di questa guerra e’che rafforza i massimalisti, non soltanto “l’odio”. Da parte di Israele, alcuni riterranno che i confini non possono essere così lontani, almeno quando si tratta di disarmo di chiunque sia ostile ad Israele. E le loro cifre stanno aumentando in un giorno, una settimana, un mese (?) di guerra. Da parte Araba/Musulmana, alcuni penseranno che la soluzione per Israele e’ assolutamente nessun Israele; con ogni probabilita’ anche il loro numero e’ in aumento.

Le due posizioni massimaliste sono convincenti sotto il profilo emotivo ed intellettuale, essendo semplici, facili da comprendere. E non comportano nient’altro che la guerra infinita. Gli Arabi devono accettare UN CERTO Stato israeliano, ma non il mostro troppo esteso e belligerante di oggi. E gli ebrei devono comprendere che il colonialismo dei coloni E l’occupazione E la continua espansione non porteranno mai a confini sicuri. E la via per la sicurezza passa attraverso la pace. Non c’e’ nessuna strada, che porti alla pace, che passi per la sicurezza, intesa nell’eliminare gli Hezbollah, appoggiati dalla popolazione civile, e il democraticamente eletto Hamas. Cio’ che potrebbe essere efficace, forse, contro gruppi piu’ piccoli e radicati meno saldamente, non funzionera’ mai oggi.

Ci saranno nuovi gruppi che salteranno fuori di continuo. Si possono corrompere o minacciare i governi per tacito consenso, ma le persone mai. Alle spalle di Israele, e quindi del colonialismo dei coloni, ci sono alcuni governi sempre piu’ riluttanti: USA, Regno Unito e Australia. Dietro la Palestina c’e’ il mondo arabo e musulmano – notevolmente piu’ vasto. Probabilmente 1.3 miliardi in aumento, contro 0.3 miliardi decrescenti.

La condizione di pace tra i due estremi deve essere fatta in modo altrettanto persuasivo. C’e’ il punto d’intersezione possibile del 1967 con lievi modifiche e l’idea di due stati con capitale Gerusalemme (quindi, Gerusalemme potrebbe diventare una confederazione di due citta’, Est ed Ovest).

Ma a due richieste non e’ ancora stato fatto fronte: alla rivendicazione di sicurezza da parte di Israele e a quella del ritorno, limitato, di alcuni, da parte palestinese.

Il riconoscimento da parte dell’Arabia Saudita e’ una condizione necessaria, ma non sufficiente, per una pace concreta. Gli stati sovrani possono riconoscersi gli uni con gli altri, ma entrare ancora in guerra. Devono essere intrecciati assieme in una rete di chiara interdipendenza che renda desiderabile, ad entrambi, la pace sostenibile.

Siccome Israele vuole confini sicuri, perche’ non concentrarsi sui paesi di confine, come Libano, Siria, Palestina riconosciuta, Giordania ed Egitto? Immaginate che i cinque Paesi di confine aggiungano al riconoscimento la buona volonta’ di prendere in considerazione l’idea di una Comunita’ del Medio Oriente, sulle linee della Comunita’ Europea, come portatrice di maggior rilievo della pace sostenibile nella regione? La formula che ha agevolato la Germania puo’ favorire anche Israele.

Ci sarebbe ancora il problema del ritorno dei Palestinesi, mezzo milione soltanto in Libano. E c’e’ il problema riguardante alcune zone della West Bank (Sponda Occidentale) che rientrano in una parte della narrazione della storia di Israele. Quindi, perche’ non scambiare l’uno con l’altro? Alcuni cantoni ebrei nella West Bank, sotto la sovranita’ palestinese, in cambio di alcuni cantoni arabi, all’interno di uno stato d’Israele sovrano? Entrambi gli Stati potrebbero diventare federazioni piuttosto che stati unitari, che sono comunque reliquie del passato.

L’accordo non governativo di Ginevra e’ un’idea sballata, perche’ e’ insufficiente in tre punti di primaria importanza:
- Gerusalemme Est come capitale e un diritto di ritorno non sono negoziabili;

- i confini possono diventare ragionevolmente sicuri solo in una comunita’ pacifica, come l’Unione Nordica (Nordic Union), l’Unione Europea e l’Associazione degli Stati del Sud-Est Asiatico (ASEAN).

Questa soluzione di pace e’ convincente, proprio perche’ e’ cosi’ evidente.

Ma non e’ cosi’ ovvia per Isreale e i leaders occidentali che, al momento, stanno viaggiando sulle orme del Vietnam, con “Israele che sta al Libano come gli USA stanno al Vietnam”. Gli Stati Uniti non vinsero e si ritirarono. Lo stesso accadra’ ad Israele. Ancora piu’ in basso e, sulle stesse orme della folle ottusita’, l’11/9 e l’Iraq stanno aspettando.

C’e’ l’idea di un Libano diviso in due parti, con le forze internazionali che cercano di pacificare un Sud isolato da due malvagi osservatori esterni, la Siria e l’Iran. Destinato al fallimento come in Vietnam. Gli Hezbollah sono una parte del Libano, cosi’ come i “Viet Cong” lo erano del Vietnam. E le armi sono facilmente a disposizione.

C’e’ l’uccisione indiscriminata dei civili, in linea con i due punti fermi perpetrati dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito israeliano, il Generale Dan Halutz: bombardare dieci edifici nel distretto sciita di Beirut per ogni missile Katyusha lanciato contro Israele, e “bombardare il Libano 20 anni nel passato” (EL PAIS 28/7, HAARETZ e JERUSALEM POST; Gli USA riportati indietro all’Eta’ della Pietra). Anche gli Hezbollah uccidono i civili, ma il rapporto e’ di almeno dieci a uno. La proporzione finale puo’ essere piu’ vicina al famoso ordine che Hitler diede nel 1941 di giustiziare 50 civili per ogni soldato tedesco ucciso dai “terroristi” (anche loro usano quel termine): Lidice nella Repubblica Ceca, Oradour-sur-Glane in Francia, Kortelisy in Ucraina. Oggi, la maggior parte del Libano viene utilizzata per una punizione collettiva. E, per Israele, le vite degli ebrei valgono molto di piu’ di quelle degli arabi.

C’e’ l’idea ingenua che la violenza scompaia, se gli Hezbollah vengono disarmati, secondo le linee della Risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ma la 1559 non ha senso senza la 194 e la 242. Israele non puo’ selezionare la risoluzione che vuole, solo facendo affidamento al fatto che gli Stati Uniti controllino per sempre le Nazioni Unite. E gli Hezbollah saranno rigenerati.

C’E’ UN CONFLITTO, IL CONFLITTO IMPLORA UNA SOLUZIONE, LA SOLUZIONE E’ A PORTATA DI MANO E, UN GIORNO, SARA’ COSI’ EVIDENTE COME LA CE/UE.

Tutti dovrebbero lavorare per una pace concreta come complemento politico ad un immediato cessate il fuoco per ragioni umanitarie. Aiutare Israele a cadere incespicando sulle orme del Vietnam e’ solidarieta’ cieca, non e’ un atto di amicizia.

Gli Europei potrebbero mobilitare il talento e l’esperienza della Comunita’/Unione Europea per una pace sostenibile, non per guerre infinite ed in aumento. Quello sarebbe un atto di vera amicizia.

E nello stesso Israele? Una generazione imminente potrebbe far bene a mettere in dubbio la saggezza del piu’ importante ideologo Sionista, Vladimir Yabotinsky, che ha ispirato Begin, Netanyahu, Sharon ed ora Olmert. Per Yabotinsky sembra ci siano soltanto due opzioni, o "un imponente, umiliante auto-sacrificio o un’invincibile furia combattiva" (Jacqueline Rose,
"L’immaginazione Sionista" in THE NATION, 26 giugno 2006, s. 34). Secondo Yabotinsky, gli ebrei sono stati umiliati, disonorati dalla violenza e la risposta a cio’ e’ combattivita’, violenza. Questa visione, oltre a fare della violenza un fondamento dell’esistenza umana, e’ insufficiente riguardo alla terza opzione: trattative, compromesso, pace.

E gli Arabi, i Musulmani? Qualcosa di simile anche per loro. Ma l’Islam e’ aperto ad una terza possibilita’, non solo “dar-al-Islam” e “dar-al-Harb”, la Casa della Pace e la Casa della Guerra, c’e’ anche “dar-al-Ahd”, cioe’ la coesistenza con gli infedeli - possibilmente in una comunita’, non troppo vicina, non troppo distante. Possibilmente, anche un’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione nel Medio Oriente. Oggi, l’attuale generazione farebbe bene anche a mettere a punto tutto questo piu’ dettagliatamente.

Quando verranno quelle generazioni, di quanto saremo in ritardo? E’ difficile da dire. I tre elementi basilari per la pace sono stati li’ per un po’ di tempo, ma per Israele niente sembrava accettabile. Non erano mai stati resi noti all’opinione pubblica, alla portata di tutti. Le tensioni, provenienti dall’esterno, confermeranno soltanto la forte dicotomia di Yabotinsky. Se Israele vuole la sicurezza, l’Israele conformista deve volere la pace.

Questa situazione ci lascia con i massimalisti. La loro argomentazione piu’ persuasiva contro i moderati e’ "la vostra linea d’azione non funziona". E l’argomentazione contraria piu’ convincente e’, come e’ stato per l’ETA e per l’IRA, provare che hanno torto.

Note:

Tradotto per Peacelink da Antonella Serio.
L'articolo originale si trova su http://www.transcend.org/t_database/articles.php?ida=634

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