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Si è svolto in Vaticano, lo scorso 23-28 ottobre, il quinto convegno internazionale degli Ordinariati militari sul tema "Ministerium pacis inter arma". L'occasione dell'incontro, organizzato dalla Congregazione per i vescovi guidata dal card. Giovanni Battista Re e che ha visto la partecipazione degli ordinari militari di tutto il mondo e di numerosi cappellani militari, è stata il ventesimo anniversario della pubblicazione della Spirituali militum curae, la Costituzione apostolica promulgata da Giovanni Paolo II il 21 aprile 1986 con la quale, spiega papa Benedetto XVI nel suo intervento al convegno (il giorno 26), "veniva aggiornata la regolamentazione canonica dell'assistenza spirituale dei militari, alla luce del Concilio Vaticano II, tenendo conto delle trasformazioni riguardanti le Forze armate e la loro missione sul piano nazionale e internazionale".

In base alla Spirituali militum curae, gli Ordinariati militari, che prima del 1986 si chiamavano Vicariati castrensi, sono delle vere e proprie diocesi, le cui 'parrocchie' sono le cappellanie militari (che riuniscono più caserme) e i cui 'parroci' sono i cappellani militari. L'Ordinario militare è vescovo ma anche militare, dal momento che riceve i gradi di ufficiale (e anche tutti i cappellani vengono inseriti nella gerarchia militare). E i 'fedeli' dell'Ordinariato sono i militari e le loro famiglie, gli allievi delle scuole militari, il personale medico, paramedico e i degenti degli ospedali militari.
In Italia, l'Ordinario militare[1] è contemporaneamente arcivescovo e generale di Corpo d'Armata, tutti i cappellani – attualmente circa 200 – sono inquadrati militarmente con i vari gradi degli ufficiali e per gli aspiranti cappellani c'è un apposito seminario maggiore, la "Scuola allievi cappellani militari". Per il loro incarico, e ovviamente in base al grado ricoperto, l'Ordinario e tutti i cappellani sono retribuiti dallo Stato italiano.

La relazione principale del convegno – che si è svolto 'a porte chiuse' – è stata affidata al cardinale dell'Opus Dei, mons. Julián Herranz, presidente del Pontificio consiglio per i testi legislativi, sul tema "La natura degli Ordinariati militari alla luce della Costituzione apostolica Spirituali militum curae e dei successivi documenti del magistero" (le altre relazioni sono state svolte, fra gli altri, da mons. Gaetano Bonicelli, già Ordinario militare per l'Italia, e dal card. Nicolas de Jesus Lopez Rodriguez, arcivescovo di Santo Domingo e Ordinario militare della Repubblica Dominicana; il Segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone, ha celebrato la messa conclusiva). Il giorno 26 papa Benedetto XVI ha incontrato tutti i partecipanti, ricordando loro il ruolo fondamentale sia dei soldati che dei cappellani militari nella costruzione della pace[2]. Coloro "che prestano servizio militare possono considerarsi 'come ministri della sicurezza e della libertà dei popoli' – dice papa Ratzinger citando la Spirituali militum curae – perché se 'adempiono il loro dovere rettamente, concorrono anch'essi veramente alla stabilità della pace'". I militari, prosegue, sono "ministri della pace", e ancora di più lo sono "i Pastori a cui essi sono affidati. Pertanto esorto tutti voi a far sì che i Cappellani militari siano autentici esperti e maestri di quanto la Chiesa insegna e pratica alla costruzione della pace nel mondo". Sempre più, continua il papa, si deve fare strada "l'ideale che le Forze armate siano a servizio esclusivo di difesa e di sicurezza e della libertà dei popoli", anche se, "purtroppo talora altri interessi – economici e politici – fomentati dalle tensioni internazionali, fanno sì che questa tendenza costruttiva trovi ostacoli e ritardi, come traspare anche dalla difficoltà che incontrano i processi di disarmo".

Il compito della Chiesa, comunque, è quello di continuare a formare le coscienze "dall'interno del mondo militare". E di chiedere nuove vocazioni sacerdotal-militari: "per offrire alle persone un'adeguata cura pastorale e per adempiere la missione evangelizzatrice – conclude il papa – gli Ordinariati militari hanno bisogno di presbiteri e diaconi motivati e formati". "Mi unisco pertanto a voi nella preghiera al Padrone della messe, perché mandi operai in questa messe, nella quale voi già lavorate con ammirevole zelo".

Note:

[1] Incarico che è stato appena affidato a mons. Vincenzo Pelvi, vescovo ausiliare di Napoli, dopo che il suo predecessore, mons. Angelo Bagnasco, è stato promosso arcivescovo di Genova, v. Adista nn. 61 e 77/06.
[2] Come del resto aveva già fatto durante il suo primo messaggio per la Giornata mondiale della pace, l'1 gennaio 2006, v. Adista n. 1/06.



Questo articolo è un'anticipazione; verrà pubblicato su Adista (n. 81/2006); non può essere pertanto pubblicato su altri giornali.

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