Abbiamo voluto analizzare i discorsi dei due pontefici hanno letto davanti agli operai del siderurgico di Taranto quando sono venuti nel 1968 e nel 1989, in quanto rappresentano una riflessione alta sul senso del lavoro in una grande fabbrica, sull'impatto dell'industria sul territorio, sul modello di sviluppo e, come tali, sono ancora molto attuali.
Dirompente la sua semplicità.
In continuità con la rinuncia di papa Ratzinger al ministero petrino, papa Bergoglio accompagna la Chiesa verso un nuovo domani, di ritorno alla fonte, di riforma e rinnovamento.
Giovanni Giudici
44 torturatori hanno festeggiato la nomina del nuovo Papa
Forse il peccato del nuovo Papa è stato solo una insicurezza dell'Uomo, una umana mancanza di coraggio in un paese imbestialito, ma la sua debolezza fu intesa come un appoggio morale da chi stava compiendo atti criminali contro l'umanità, e che ieri è entrato in un’aula di Tribunale con un fiocco bianco e giallo. ( N.d.t.)
15 marzo 2013 - Marta Platía - www.pagina12.com.ar
La Chiesa argentina sapeva. Veniva data la comunione ai torturatori. C'era anche chi affermava che "la repressione fisica è necessaria". Il nuovo papa potrebbe chiedere perdono alla vittime, sarebbe un grande atto di coraggio, come ha già fatto papa Giovanni Paolo II
L'economista statunitense Paul Krugman smonta il mito dell'autosufficienza energetica e mostra chi guadagna e chi perde quando scoppia un conflitto in una regione petrolifera. Chiedersi a chi serve la guerra non è retorica pacifista. È economia applicata.
La base di Ali Al Salem ospita una parte consistente dei 13.500 militari statunitensi distribuiti nelle tre basi kuwaitiane (ci sono anche le basi di Camp Arifjan e Camp Buehring). Lì c'erano oltre trecento militari italiani, ora in buona parte evacuati.
Per comprendere l'attuale politica occorre risalire al dominio petrolifero occidentale messo in crisi dalla nazionalizzazione del 1951. La risposta occidentale fu un colpo di stato organizzato da CIA e MI6 — la cosiddetta Operazione Ajax — che portò al potere lo Scià Pahlavi.
La rete raccoglie artisti da ogni continente: dall'Eritrea all'Argentina, dalla Germania all'India, dagli Stati Uniti alle Filippine, passando per Bangladesh, Sri Lanka, Colombia, Uruguay, Australia, Spagna, Portogallo e molti altri paesi ancora.
Nel 2003 chi avvertì i rischi di un disastro militare e umanitario aveva visto giusto. Valeva la pena riflettere allora. Vale ancora più riflettere oggi prima che sia troppo tardi. PeaceLink si è schierata contro la guerra nel 2003. Lo fa di nuovo oggi.
Sociale.network