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Ucciso Saddam, arriva l'odore della cattiva morte

Stanotte ho pregato per Saddam

Era dittatore duro e feroce. E' stato abbattuto da forze e da volontà non più innocenti di lui. Ha invocato Dio, a quanto ci è dato sapere, ancora con arroganza. Dio guarisca il suo cuore, lo accolga, insieme alle sue vittime, ai suoi carnefici poco più vivi di lui, alle vittime delle sopraffazioni, delle guerre, e agli autori di guerre e violenze, che vivono di morte.
30 dicembre 2006 - Enrico Peyretti

Sabato 30.12 - Sono sveglio dalle 3. Ogni tanto succede, allora mi alzo, faccio qualcosa, poi torno a dormire. Ora penso a Saddam Hussein, che dovrebbe essere ucciso questa notte. Così dice anche il GR1 delle 4.

Alle 4,15 Radiouno dà notizia dell'avvenuta esecuzione, entro una trasmissione di musica etnica in programma.

In precedenza, nelle preghiere, oggi è stato il turno di un salmo sufi, "Davanti a Te, sono un mendicante", di Yumayd, maestro mistico della scuola sufi di Baghdad, morto nel 911.

Ore 4,20: conferma dell'esecuzione da fonti irachene e statunitensi, avvenuta poco prima delle 4, ore 6 irachene.

Perché si sceglie l'alba per dare la fredda morte della legge?

Ho pregato quel salmo per Saddam.

Era dittatore duro e feroce. E' stato abbattuto da forze e da volontà non più innocenti di lui. Ha invocato Dio, a quanto ci è dato sapere, ancora con arroganza. Dio guarisca il suo cuore, lo accolga, insieme alle sue vittime, ai suoi carnefici poco più vivi di lui, alle vittime delle sopraffazioni, delle guerre, e agli autori di guerre e violenze, che vivono di morte.

Ho pregato in quel salmo: "O Dio, nostro Dio, mi presento davanti a Te come un mendicante (...). Ti supplico, non permettere che la malignità delle mie azioni copra il grido della mia preghiera. (...) Sto in una prigione eretta con gli ostacoli dei miei difetti e dei miei peccati di omissione. Te ne supplico, cancella dalla mia memoria quelle scorie cattive, non lasciare che invadano il mio cuore...". (Salmi sufi, ed. Icone, Roma 2004, p. 57-59).

E' ovvio che condannare la condanna a morte non è assolvere le azioni condannate. Ma ogni uomo è un mistero inviolabile. E' molto probabile che da questo male usato contro il male verrà altro male. Verranno anche esultanze, nelle prossime ore.

Già ieri, nell'imminenza, sentivo l'odore della cattiva morte. Non la morte naturale, già angosciante, che può essere serena, accettata, invocata, anche vissuta come un passo della vita. Ma la morte fabbricata delle mani omicide, voluta, inflitta, aggiunta, nemica della vita, che riproduce le morti ingiuste che si dice di condannare, mentre se ne diventa schiavi.

Certo, ogni giorno tante vittime muoiono così. Lo sappiamo. Ma la notorietà, anche per colpa, rende una persona più prossima. Come in un amico o parente, la morte anonima prende un volto concreto nelle persone che, per qualunque motivo, sono in vista. Solo la pietà, anche per chi non ne ha avuta, vince la morte, anche quella che pretende di essere giustizia.

Ore 5 - Altri due imputati impiccati con Saddam. Filmata l'esecuzione, andrà sui media. Esultanza di iracheni nel Michigan, Usa. Si dice che qualcuno abbia danzato attorno al cadavere appena tirato giù dal patibolo.

Note:

Enrico Peyretti e' una delle più prestigiose figure della cultura della
pace, animatore di iniziative di pace e per la nonviolenza. Scrive sul
mensile "Il foglio" di Torino, sul quindicinale "Rocca" di Assisi, sul
mensile "Azione nonviolenta".

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