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Guerre

Ci sono due guerre; una dichiarata, l'altra no.
8 ottobre 2007 - Leopoldo Bruno

Guerre

Premessa: forse in questa pagina sono riportate delle banalità che affrontano direttamente il potere; ma in giro non le sento dire né le vedo scritte. Leo

Nella politica dei partiti, nell'economia, nella religione, ecc., il potere pratica il suo gioco dando a vedere che il perno centrale della società sia il ceto medio; del quale ne fanno parte i cosiddetti ‘cittadini a pieno titolo’.

In effetti, invece, se si pensa alle decisioni concrete, a dove cioè queste vanno a parare, si scopre che percorrono la direzione della tutela dei gruppi potenti politicamente, economicamente, ecc. Ad esempio, la depenalizzazione del falso in bilancio - che dopo essere stata approvata dal centrodestra adesso vige nel silenzio del centrosinistra - è legge non solo in Italia ma ultimamente anche in Francia. Ancora più importante è stata l’approvazione della prescrizione dei reati dopo soli cinque anni. Si tratta di un favore a chi può giocarsi tutte le carte possibili (mediante fior di avvocati, amicizie, ecc.) per fronte a qualsiasi tipo di eventuali accuse. Questi sono emblemi della traiettoria.
Si conoscono, dall’altro lato, i problemi che ha chi vuol far rispettare la Costituzione contro le manifestazioni dei fascisti. Ma il centrosinistra non si è occupato delle leggi finanziarie né dei fasci che devono continuare a scorrazzare.

Il tutto - come sappiamo - viene gestito mediante l’apparato ideologico dominante. Oggi, però, alla Chiesa del feudalesimo e alla scuola dell’epoca industriale (a cui faceva riferimento Althusser), fa seguito l’apparato informativo. E’ la comunicazione di massa il motore che fa girare la giostra. Il problema non è solo ‘se, quando e in che modo’ si danno le notizie. Il cuore è che l’informazione attribuisce a ogno individuo un immaginario del proprio ruolo; all’apparenza e per quanto possibile ‘personalizzato’. Tale assegnazione ha il compito di assicurare la sopportazione della vita quotidiana. Cosicché, ad esempio, oggi come oggi le parole sicurezza e degrado hanno a che fare - nell’opinione comune più o meno intollerante - con qualsiasi espressione non istituzionalizzata (gruppi giovanili, migranti, ecc.). Ecco che così il sistema informativo ha rivoltato la frittata. Sicurezza e degrado non hanno più nulla a che vedere con l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e i cibi che mangiamo. Bel colpo!

Nell’immaginario mediatizzato la routine deve poter contare su una promessa di guadagno, un’attesa di favore. Nel frattempo ci vuole qualcuno che stia peggio, che nel raffronto dia al ceto medio la sensazione indicibile di essere più dalla parte degli sfruttatori che non degli sfruttati. Basta non essere fra chi tira su le case e raccoglie grappoli d’uva, ma fra chi le abita e li mangia. Così il voto alla Lega, delle persone che hanno qualche briciola e pensano a difenderle a spada tratta e da chissà chi.

Ed ecco alla fine le guerre. In un mondo globalizzato perché non dovrebbero esserlo anche le guerre? Da Seattle 1999 a Copenaghen di questi giorni, sono a tutti gli effetti guerre civili. E’ comodo far penetrare l’idea di scontro fra civiltà (ovviamente una più evoluta dell’altra); fra la nostra e la loro. Il sistema con il suo apparato di costruzione dell’immaginario diffonde l’idea che il nemico di tutti sia un inafferrabile Bin Laden, mentre fra gli studiosi e la gente si fa largo la tesi che il capitalismo è in guerra contro chi vuole un altro mondo.

L'Impero gioca su due tavoli. Uno dichiarato, di guerra di espansione per manuntenersi. L'altro sottaciuto, descritto come di danni collaterali da pagare per vincere la lotta contro il terrorismo; è un tavolo di controllo e repressione delle relazioni sociali, che allunga sempre più le mani sui diritti umani e le libertà individuali.

8/10/7 - Leopoldo BRUNO

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