Pace

RSS logo

Mailing-list Pace

< Altre opzioni e info >

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • Donazione online con PayPal
  • C.C.P. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009, 74100 Taranto
  • Conto Corrente Bancario c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink - IBAN: IT65 A050 1804 0000 0001 1154 580
Motore di ricerca in

Lista Pace

...

Articoli correlati

  • Honduras: "Si deve smilitarizzare la pubblica sicurezza" María Soledad Pazo

    Honduras: "Si deve smilitarizzare la pubblica sicurezza" María Soledad Pazo

    Nazioni Unite rivelano abuso della forza militare durante le elezioni
    17 aprile 2018 - Giorgio Trucchi
  • Il tessitore dei diritti umani
    Iqbal Masih, tredici anni, è stato ucciso a Lahore il 16 aprile 1995

    Il tessitore dei diritti umani

    Iqbal Masih era colpevole: colpevole per essersi ribellato in Pakistan alla mafia dei tappeti, allo sfruttamento minorile ed aver istigato altre persone a seguire il suo esempio. A questa pagina web è allegato un fumetto su Iqbal Masih da diffondere nelle scuole realizzato da World's Children's Prize Foundation e tradotto in italiano da PeaceLink.
    3 marzo 2018 - Giacomo Alessandroni
  • Honduras: Nazioni Unite presenta rapporto sulla violazione ai diritti umani durante le elezioni

    Honduras: Nazioni Unite presenta rapporto sulla violazione ai diritti umani durante le elezioni

    L’uso sproporzionato della forza da parte di poliziotti e militari provocò morti e feriti
    15 marzo 2018 - Giorgio Trucchi
  • Stephane Hessel
    Nel quinto anniversario della scomparsa

    Stephane Hessel

    Stephane Hessel ha partecipato eroicamente alla Resistenza francese (catturato dai nazisti e deportato nel campo di sterminio di Buchenwald riusci' a evadere e continuare la lotta) e dopo la guerra ha lavorato al Segretariato generale dell'Onu ed e' stato uno dei principali redattori della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
    27 febbraio 2018 - Peppe Sini
quotidiane violazioni dei diritti umani, il Paese è alla fame

Gli eritrei in fuga dall'inferno

La dittatura di Afeworki è la più rigida di tutta l'Africa e finanzia i gruppi islamici in Somalia
20 agosto 2009 - Massimo A. Alberizzi
Fonte: Corriere della Sera

Gli ottanta eritrei – di cui solo cinque arrivati salvi in Italia – sono scappati dall’inferno. Un inferno fatto di quotidiane violazioni dei diritti umani, dove la personalità dei cittadini viene annientata e distrutta nel nome di un utopistico e irraggiungibile bene supremo. Assieme alla Guinea Equatoriale, l’Eritrea è oggi governato dalla dittatura più rigida e repressiva di tutta l’Africa. Il presidente Isayas Afeworki ha militarizzato il Paese, comanda con il pugno di ferro e sembra ossessionato dalla guerra. Ha attaccato quasi tutti i Paesi vicini: l’Etiopia, Gibuti e lo Yemen. Secondo le Nazioni Unite protegge, finanzia e addestra i gruppi ribelli islamici in Somalia. L’uomo che negli anni Ottanta veniva applaudito come un combattente per la libertà, una volta al potere si è rivelato uno spietato tiranno. Il suo Paese è ridotto alla fame. I negozi sono vuoti; il carburante è razionato.

Ecco come Amnesty International dipinge l’ex colonia italiana sul mar Rosso: «Il governo ha vietato i giornali indipendenti, i partiti di opposizione, le organizzazioni religiose non registrate e di fatto qualsiasi attività della società civile. All'incirca 1.200 richiedenti asilo eritrei rimpatriati forzatamente dall'Egitto e da altri Paesi sono stati detenuti al loro arrivo in Eritrea. Analogamente, migliaia tra prigionieri di coscienza e prigionieri politici sono rimasti in detenzione dopo anni trascorsi in carcere. Le condizioni delle prigioni sono risultate pessime. Coloro che venivano percepiti come dissidenti, disertori e quanti avevano eluso la leva militare obbligatoria, o altri che avevano criticato il governo sono stati, assieme alle loro famiglie, sottoposti a punizioni e vessazioni. Il governo ha reagito in modo perentorio contro qualsiasi critica in materia di diritti umani».

I cittadini eritrei nella loro stessa patria sono sottoposti a restrizione nei movimenti. Spie e polizia sono ovunque. Come in Corea del Nord il partito controlla ogni cosa: la attività economiche e la vita quotidiana, fatta di continui sospetti anche all’interno di una stessa famiglia. I giovani eritrei fuggono perché la loro unica prospettiva è finire a Sawa, un enorme e durissimo centro d’addestramento reclute dove chi entra è sottoposto a un vigoroso lavaggio del cervello. I commissari politici insegnano a sospettare «dei nemici della rivoluzione e del popolo». La leva militare non ha durata fissa. Si può restare sotto le armi anche anni. In questi giorni i siti dei dissidenti eritrei hanno pubblicato la notizia di un tentativo di assassinare Isayas, avvenuto il 13 agosto, sventato dalle sue guardie del corpo che hanno ammazzato l’attentatore sul posto.

Il 18 settembre 2001 sono scomparsi in un gulag eritreo tredici ministri – tra cui l'ex capo dell’intelligence ed eroe della rivoluzione eritrea, Petros Solomon - che avevano firmato un manifesto con il quale chiedevano democrazia e libertà. Finiti chissà dove e forse morti. Giornalisti stranieri che hanno «osato» criticare il regime, sono stati ripagati con una condanna a morte in contumacia.
Isayas Afeworki viene spesso in Italia, anche in visita privata. Nessuno lo tratta da tiranno, piuttosto da amico. Non ricambia la cortesia e taglieggia in continuazione i nostri connazionali che vivono in Eritrea o hanno ancora interessi laggiù.

I rifugiati che abitano da noi hanno paura: per loro o per i parenti restati in patria. Ci sono stati casi di palesi aggressioni. L’ultima in ottobre scorso quando al festival eritreo a Roma, militanti regolarmente autorizzati che distribuivano volantini di Amnesty International sono stati presi a pugni calci e bottigliate.

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.5.8 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)