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Ripensare la Chiesa nel tempo del pluralismo e del cristianesimo globale.

Il Dialogo è finito?

Una rivoluzione copernicana interculturale, per favorire prospettive di pace che superino gli odi ancestrali tra popoli, genti e minoranze, oltre le barriere ideologiche, i muri caratteriali, creando così contesti di fraternità, accoglienza, legami e relazioni di idee, nel bisogno di amore per la comunione tra esseri umani, tra donne e uomini in cammino, in ricerca e confronto comunitario, attraverso la forza della verità, in vista di un avvenire migliore.
Laura Tussi6 giugno 2011

IL DIALOGO E’ FINITO?

Ripensare la Chiesa nel tempo del pluralismo e del cristianesimo globale.

Libro di Brunetto Salvarani

Edizioni Dehoniane Bologna, 2011

Recensione di Laura Tussi

http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/cultura/Recensioni_1307392077.htm

“A causa dell'impegno civile e dell'attività culturale, mi trovo spesso nella condizione di dover porre in discussione presupposti, assunti, certezze, rispetto all'interlocutore che pone quesiti o, semplicemente, riporta la propria esperienza a favore di determinate idee e di altri credi, nell'inaggirabile natura plurale delle nostre identità, nella circostanza di porsi in dialogo con l'altro, di aprire alla comprensione di motivazioni, di opinioni, di differenti costrutti identitari che si intrecciano e sono refrattari a divisioni drastiche, lungo le linee di confine invalicabili cui non si può opporre resistenza”.

Così l'amico Brunetto Salvarani – docente alla Facoltà teologica dell’Emilia-Romagna - si interroga, nel suo ultimo saggio, dal titolo emblematico “Il dialogo è finito?”, circa la crisi delle società religiose, per ripensarsi nell'epoca del pluralismo e del cristianesimo globale, in una propensione al libero pensiero, all'accettazione di una pluralità ecumenica, interreligiosa, interculturale e di apertura alle verità di cui ognuno è portatore, ai tanti concetti, alle molteplici visioni del mondo, agli infiniti punti di vista sulla realtà che rendono interculturale il pensiero, che attribuiscono valenza alla laicità, in quanto fautrice della libertà di opinione e del sentire religioso, tramite il confronto, il dialogo, l'incontro con l'altro che è sempre apportatore di un pluriverso di riflessioni, in mosaici poliedrici di fedi, culti, religioni, oltre l'uomo planetario, fra l'incertezza e il rischio del cambiamento.

Salvarani, con esperienza e passione, riesce a corroborare la tesi del suo saggio in rapporto ad un Dio declinato al plurale, per cui necessita un rinascimento umanistico di una deontologia del dialogo, una libertà laica e, al contempo, religiosa di opinione, oltre il relativismo radicale. Il dialogo interculturale ed interreligioso necessita di una innovativa grammatica mentale di apertura nei confronti di una determinata diversità, di un carattere, di un uso, di un costume, al fine di compenetrare le realtà in multilateralità osmotiche di acquisizioni cognitive, di decentramenti emotivi e spirituali, che conducano alla convivenza, al vivere insieme, all’esistere uguali nella diversità, in una laicità inclusiva, di addizione e non di sottrazione, dove il dialogo diventi un significato etico di compartecipazione, di interazione, di pluralismo democratico, un presupposto valoriale, un sentimento ideale nell'approssimarsi al “volto dell'altro”, alla differenza di cui ognuno è portatore, nella miriade di modalità di culto, di credo, di fede, compresi nel vasto pluriverso dell'incontro ecumenico, interreligioso e interculturale, che diviene attivo confronto laico e religioso tra realtà culturali e cultuali e importante dialogo tra differenti visioni del mondo, nell'insito desiderio, nell'intimo afflato di spiritualità che da sempre anima la donna e l'uomo a partire dall'esegesi della Genesi, da cui la primigenia diversità di genere, che è matrice di tutte le differenze. Il dialogo è atteso e auspicato, non solo all'interno delle comunità di fede, ma in ciascun essere umano portatore dell’implicito sentire, dell'ideale propensione ad una formazione strutturale, alla comprensione e all'accoglienza del proprio simile: nell'importanza del riconoscimento dell'alterità sotto vari aspetti, nelle difficoltà del quotidiano, nelle fragilità dell'esistere, nell'umiltà e nella precarietà della condizione umana che provoca il nostro Autore in relazione all'importanza di un alto ideale che travalichi i confini, i limiti, le barriere, i muri della finitezza umana. Occorre andare oltre, verso un'ispirazione morale, un sentire umanistico, umanitario, uno sguardo mondialista, nel nuovo scenario della missione culturale e religiosa che ci accomuna e ci fa sentire unici nelle nostre insite fragilità e diversità, nei nuovi luoghi del dialogare, per la costruzione della Pace, in un mondo pluralista, oltre le preclusioni identitarie, i localismi, gli etnocentrismi e i nuovi tribalismi, tramite orizzonti e ponti ideali di dialogo, libere reti culturali di relazioni, nell'aprire laici e spirituali varchi di speranza. Una rivoluzione copernicana interculturale, per favorire prospettive di pace che superino gli odi ancestrali tra popoli, genti e minoranze, oltre le barriere ideologiche, i muri caratteriali, creando così contesti di fraternità, accoglienza, legami e relazioni di idee, nel bisogno di amore per la comunione tra esseri umani, tra donne e uomini in cammino, in ricerca e confronto comunitario, attraverso la forza della verità, in vista di un avvenire migliore.

Laura Tussi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Note: http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/cultura/Recensioni_1307392077.htm

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