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“DIFESA AMBIENTE”- EURO EDIZIONI propone gli studi di Laura Tussi, Antonella Nappi, Alfonso Navarra, Mario Agostinelli, Alberto L’Abate, Alfio Nava e molti altri.

Difesa Ambiente-EuroEdizioni

Ci dobbiamo riappropriare dell'azzurro che non è il colore di un becero partito del Presidente del Consiglio, ma è il colore del cielo, del mare, dell'aria, dell'acqua che ci appartengono, sono i nostri beni comuni e dobbiamo difenderli e tutelarli dalla privatizzazione mercificatoria, in favore della vita e dell’appartenenza plurima alle molteplici culture, nell’alto proposito di superare i pregiudizi consolidati, gestire i conflitti culturali, stemperare paure e ostilità, in una concezione di laicità aperta, relazionale ed inclusiva che coglie le differenze come bene comune.
22 giugno 2011 - Laura Tussi

http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/cultura/Recensioni_1308799684.htm

La Rivista “DIFESA AMBIENTE”, realizzata da EURO EDIZIONI e diretta da Alfonso NAVARRA, promuove ideali universali e principi sociali imprescindibili per costruire insieme comunità e società di Pace, fondate sulla valorizzazione ambientale, tramite la tutela ecologica e la promozione culturale, con stili di vita ecosostenibili e processi equosolidali, attraverso la democrazia diretta dei cittadini, la partecipazione sociale, collettiva, pluralista e l'Azione Nonviolenta, contro i poteri forti, oltre ogni discriminazione ideologica e ogni schematismo partitico, per il diritto umano a contesti sociali comunitari liberi, giusti e democratici.

La democrazia e la forza della verità devono prevalere sull'egoismo più abietto, contro la perversa logica capitalista del potere che vuole mercificare tutto tramite le grandi lobby del libero mercato e le multinazionali del liberismo più sfrenato, che disprezzano il valore dell'ambiente, della persona, del rispetto dei diritti umani, travalicando il vero significato e il prioritario principio del bene comune. Ci dobbiamo riappropriare dell'azzurro che non è il colore di un becero partito del Presidente del Consiglio, ma è il colore del cielo, del mare, dell'aria, dell'acqua che ci appartengono, sono i nostri beni comuni e dobbiamo difenderli e tutelarli dalla privatizzazione mercificatoria, in favore della vita e dell’appartenenza plurima alle molteplici culture, nell’alto proposito di superare i pregiudizi consolidati, gestire i conflitti culturali, stemperare paure e ostilità, in una concezione di laicità aperta, relazionale ed inclusiva che coglie le differenze come bene comune.

 

“DIFESA AMBIENTE” EURO EDIZIONI propone gli studi di Laura Tussi, Antonella Nappi, Mario Agostinelli, Alberto L’Abate, Alfio Nava e molti altri.

 

IL SIGNIFICATO DELL’INTERCULTURA

 di Laura Tussi

www.youtube.com/lauratussi

 

Lo straniero rappresenta la diversità, l'alterità, l’altrove, dando vita a nuovi immaginari che sobillano le comunità locali, con il rischio di innescare ancora guerre, violenze e pogrom discriminatori.

Gli episodi di crescente intolleranza e sfruttamento del lavoro degli immigrati, le umiliazioni dei giovani che giorno per giorno devono dimostrare di essere degni del paese in cui sono giunti i loro padri, chiedono il coraggio della parola che sappia condannare le ingiustizie e le discriminazioni, lenire il silenzio degli oppressi, condannando la tracotanza degli oppressori, per cui sono necessari programmi politici finalizzati al dialogo tra culture in cerca di soluzione ai problemi di sicurezza fisica dei migranti, di spazi di libertà, di opportunità lavorative, dove il concetto di intercultura assume molteplici accezioni.

Intercultura significa tradurre se stessi nell'altro, trasponendo i propri vissuti, i dubbi, i timori, le paure, le angosce e anche le idee che progettiamo insieme e condividiamo nelle comunità di appartenenza e di accoglienza, nei luoghi aperti del sociale, nella partecipazione attiva, nell'ambito del territorio ospitante.

Lo straniero, il diverso, lo sconosciuto vivono ciascuno in ognuno di noi e le politiche interculturali che possiamo condurre anche a partire da noi stessi devono investire tutti gli aspetti del fare conoscenza e memoria e del ricordare il passato, la storia, il susseguirsi di ibridazioni, contaminazioni e commistioni che hanno coinvolto il continente europeo e il Mediterraneo nel passato storico di ogni tempo.

Intercultura significa attenzione per il diverso inteso come l'altro da noi, il più debole, il più umile, lo sconosciuto e colui che non si vuol far conoscere.

Il passato della memoria storica ricorda la Shoah, genocidio perpetrato da un sistema dittatoriale acerrimo, nella volontà assolutizzante di annientamento in massa di civili inermi e militari facendo leva su motivazioni politiche, religiose, pretesti di superiorità razziale, omologando nella distruzione totale le implicite diversità di ognuno.

Attualmente sono oggetto di discriminazione i Rom, i Sinti e tutti coloro che provengono da territori lontani dal nostro, da luoghi dell'altrove indecifrabili e irriconoscibili dalla nostra cultura autoreferenziale e arroccata sulle proprie egocentricità, eccentricità egoiche, in un individualismo esacerbato da fittizi proclami, spietato e imposto dai mezzi di comunicazione di massa reverenziali al sistema occidentale.

Intercultura significa condividere con l'altro la propria interiorità, la passione, la sofferenza, il dolore di essere giudicati diversi, divergenti, opposti al categorico, alla norma, al tabù, al divieto, dove l'altro divenga invece fonte di confronto aperto, interscambio e dialogo interiore e collettivo, da ripartecipare nella comunità intera, aperta al cambiamento, all'innovazione e al progresso.

La società, dove il ricordo e il fare memoria del passato divengono occasioni di incontro comunitario, di condivisione, di partecipazione ad un momento entusiastico e festivo della sperimentazione di un gruppo, di una collettività, di una comunità che si apra all'altro e all’altrove, può riconoscere se stessa nel rapporto con la diversità, da cui apprendere i valori autentici dell'esistenza e il portato culturale di commistioni di popoli lontani.

Intercultura significa rievocare il vissuto, il tempo perduto dell'interiorità e trasporlo nel presente, nella quotidianità di un percorso festivo e comunitario che apra all'incontro, al confronto dialogico, alla tutela delle differenze, ai diritti basilari dell'uomo, alle parità tra i sessi, al continuo dialogo tra le generazioni di giovani, anziani, adulti e bambini, dell’umanità.

Intercultura è fare memoria di se stessi in implicite autobiografie esistenziali.

Fare memoria del passato, della storia, delle ingiustizie subite e perpetrate, mantenendo sempre costante il rapporto con la propria identità e individualità, ma senza scadere nel conformismo e nel solipsismo egoico, al contrario riassumendo in sè le istanze di un sapere eclettico, aperto alla cultura delle differenze, nella valorizzazione per l'alterità e la diversità di cui ognuno è portatore, dove l'interazione assuma consistenza in una costante di affiliazioni, confidenze e confessioni che aiutino la propria identità ad autodeterminarsi e anche ad essere accolta in ignare e inconsapevoli fragilità, incongruenze e inconsistenze dell’altrui persona, che può invece rivelarsi un saldo approdo nello smarrimento dell'oggi, dove tutto appare effimero ed evanescente, in un andirivieni di messaggi vacui e immagini stereotipate.

La protesta contro l'alienazione delle identità si propaga dalle diversità come entità interagenti nel contesto sociale e comunitario.

Il diverso cerca aiuto e comprensione, nella compassione, intesa come compartecipazione al dolore e ai problemi altrui, che agevola l'incontro, l'accoglienza, l'ospitalità, nel manifestarsi intimo di un pensiero, di un ricordo di altri luoghi, altri tempi, altri altrove, nel qui ed ora della narrazione che ci scopre narrati da persone, oggetti, cose del presente, del passato, dove l'apertura al diverso viene vissuta come ideale meta di pensieri, in un susseguirsi di memorie, racconti, idee che esplorano l'inesplorato di spazi, mondi, luoghi lontani dal tutto onnicomprensivo dell'attualità fagocitante di sensazioni e manipolazioni iconiche, che riconducono nel baratro dell’effimero.

L’iconoclastia interculturale è l'abolizione del superfluo per riscoprirsi intimi e confidenti fragili, esigenti di considerazione nella comunicazione di quotidiani ignoti e inesplorati di paure, angosce, inquietudini, così esacerbate e dure a morire in remoti passatempi dell'anima, nei pensieri riflessivi dell'apolide nomade che è in ognuno di noi, in cui la proliferazione delle interrelazioni porta alla scoperta di molteplici sè, di pluralità dell'ego, in evoluzioni persuasive dell’affettività che si scandiscono con l'avvicendarsi dei giorni, di attimi, istanti, momenti di molteplici narrazioni per se stessi, con gli altri.

 

Laura Tussi

Docente Istituto Comprensivo Statale Via Prati, Desio (Monza e Brianza)

http://www.peacelink.it/pace/a/34226.html

 

NON AVER PAURA, APRITI AGLI ALTRI, APRI AI DIRITTI.

Campagna nazionale contro il razzismo, l'indifferenza e la paura dell'Altro.

www.nonaverpaura.org

 La campagna è promossa da:

Acli, Alto Commissariato delle Nazioni Unite contro i Rifugiati, Amnesty International, Antigone, Arci, Asgi, Cantieri Sociali, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cir, Cisl, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, Csvnet, Emmaus Italia, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Federazione Rom e Sinti, FioPsd, Gruppo Abele, Libera, ReteG2 Seconde Generazioni, Save the Children, Sei-Ugl, Terra del Fuoco, Uil

 …CONTRO IL RAZZISMO, L’INDIFFERENZA E LA PAURA DELL’ALTRO.

Oltre i Confini…

 di Laura Tussi

 Le persone di origine straniera, che vivono attualmente in Italia, sono lavoratrici e lavoratori che favoriscono il benessere e il progresso del Paese e si inseriscono e si integrano nel contesto sociale e nelle comunità.

Queste persone sono spesso vittime di pregiudizio, discriminazione e vengono usate come capri espiatori da parte di manovre razziste e xenofobe, attraverso campagne di criminalizzazione, colpevolizzazione e diffusione di informazioni che non corrispondono alla realtà degli eventi, soprattutto quando si accentuano il disagio sociale e l’ insicurezza economica.

I riferimenti cardine della nostra civiltà sono distorti e rischiano di degenerare a causa dell'aumento di episodi di intolleranza e di violenza razzista, che violano i principi fondamentali della Carta Costituzionale Democratica e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, per cui tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti e costituiscono la base valoriale di ogni moderna democrazia, oltre i confini, gli stereotipi e i pregiudizi, senza distinzione di nazionalità, colore della pelle, sesso, religione, lingua, opinione politica, origine, condizioni economiche e sociali, nascita e altro.

Le società e le comunità che si chiudono in se stesse, nella paura dello straniero e delle differenze, precludono la propria libertà, minano la democrazia interna e la realizzazione di un futuro fondato sulla giustizia, la libertà, l'uguaglianza di diritti, nella valorizzazione delle diversità sociali e individuali implicite in ogni essere umano e costituenti la ricchezza valoriale del tessuto sociocomunitario.

[1]Occorre partire dal pregiudizio, originato da problematiche identitarie, per contrastare i razzismi.

I progetti educativi, contro il pregiudizio e la discriminazione, devono investire la struttura della personalità, la cultura, le esperienze e soprattutto il significato attribuito ad eventi, atteggiamenti e comportamenti.

La tendenza a sottomettersi all'autorità è indice di obbedienza passiva a ordini, che possono entrare in contrasto con la coscienza morale.

L'abitudine ad obbedire a superiori gerarchici e attribuire le responsabilità agli ordini dell'autorità sono atteggiamenti che inducono a pensare quanto risulti necessario interrogarsi sul rischio del conformismo passivo attuale, favorito da manovre di consenso attraverso i mezzi di comunicazione di massa.

Si avverte l'esigenza di affiancare alla tradizionale educazione morale, intesa come comprensione di regole etiche e civili, la partecipazione personale e l'importanza della cooperazione e della condivisione nelle reciprocità relazionali.

L'apertura alla relazione comporta sempre un conflitto tra gli interessi personali e la responsabilità nei confronti dell'Altro, dove il soggetto assume un obbligo nei confronti altrui, in una concezione della responsabilità essenzialmente relazionale.

Il sistema mediatico, pur nelle distorsioni e deformazioni, svolge il ruolo essenziale di rendere tutti partecipi delle sofferenze altrui.

Il problema delle molteplici immagini di sofferenza è la distanza psicologica e morale.

Mentre il sistema mediatico consuma rapidamente l'attenzione dello spettatore e passa velocemente ad altro, per soddisfare i suoi meccanismi interni ed egoistici, le persone possono comunque mantenere una preoccupazione per l'Altro, anche di fronte alla ripetitività del dolore.

Una guerra, l'ingiustizia sociale, il razzismo, la fame pongono ogni persona di fronte a un senso di impotenza, attraverso le immagini televisive, ma ognuno è chiamato ad intervenire attivamente e responsabilmente.

Queste problematiche comportano la centralità dell'educazione contro l’islamofobia, l'antisemitismo e il razzismo in generale, nei suoi molteplici aspetti, nella misura in cui proprio la distanza dall'Altro favorisce la sua estraniazione.

La risposta alla disumanizzazione consiste dunque nel creare vicinanza e prossimità nei confronti dell'Altro.

La prossimità esige di riconoscere l'altro da sé, come prossimo, non più distante e indifferente, ma persona dalla comune umanità, che esige aiuto e in cui riconoscersi.

Per passare dall’indifferenza all'impegno risulta necessario che l'Altro, da assente e invisibile, diventi fonte di obbligo morale, in cui si crei un'empatia relazionale fra i soggetti.

L'empatia consiste nella dimensione di comunione reciproca del sentire insieme all'Altro, che permetta una condivisione e una comprensione della sofferenza altrui, una risposta agli stati affettivi e un significato di condivisione empatica.

L'empatia permette un avvicinamento, una prossimità anche con persone lontane, una capacità di vincere il muro che separa, che limita, che ostacola e di oltrepassare la barriera di frustrazione e impotenza che non permette alla compassione e di esprimersi.

I comportamenti di aiuto e di comprensione di personalità empatiche, aperte e tolleranti, che respingono ogni forma di razzismo e discriminazione, tramite il pregiudizio e lo stereotipo, si evolvono e maturano in persone integrate, operanti e radicate in comunità educanti che compiono scelte non conformiste, non assoggettate e allineate all'attuale pensiero unico, omologante e imperante.

Laura Tussi

 

 

 

 

 

 

 



[1]Santerini M., Antisemitismo senza memoria. Insegnare la Shoah nelle società multiculturali, Carocci, Roma 2005

Note:

http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/cultura/Recensioni_1308799684.htm

Allegati

  • DIFESA AMBIENTE- EuroEdizioni (573 Kb - Formato pdf)
    Laura Tussi
    La Rivista “DIFESA AMBIENTE”, realizzata da EURO EDIZIONI e diretta da Alfonso NAVARRA, promuove ideali universali e principi sociali imprescindibili per costruire insieme comunità e società di Pace, fondate sulla valorizzazione ambientale, tramite la tutela ecologica e la promozione culturale, con stili di vita ecosostenibili e processi equosolidali, attraverso la democrazia diretta dei cittadini, la partecipazione sociale, collettiva, pluralista e l'Azione Nonviolenta, contro i poteri forti, oltre ogni discriminazione ideologica e ogni schematismo partitico, per il diritto umano a contesti sociali comunitari liberi, giusti e democratici. La democrazia e la forza della verità devono prevalere sull'egoismo più abietto, contro la perversa logica capitalista del potere che vuole mercificare tutto tramite le grandi lobby del libero mercato e le multinazionali del liberismo più sfrenato, che disprezzano il valore dell'ambiente, della persona, del rispetto dei diritti umani, travalicando il vero significato e il prioritario principio del bene comune. Ci dobbiamo riappropiare dell'azzurro che non è il colore di un becero partito del Presidente del Consiglio, ma è il colore del cielo, del mare, dell'aria, dell'acqua che ci appartengono, sono i nostri beni comuni e dobbiamo difenderli e tutelarli dalla privatizzazione mercificatoria, in favore della vita e dell’appartenenza plurima alle molteplici culture, nell’alto proposito di superare i pregiudizi consolidati, gestire i conflitti culturali, stemperare paure e ostilità, in una concezione di laicità aperta, relazionale ed inclusiva che coglie le differenze come bene comune. “DIFESA AMBIENTE” EURO EDIZIONI propone gli studi di Laura Tussi, Antonella Nappi, Mario Agostinelli, Alberto L’Abate, Alfio Nava e molti altri.
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