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Le sanzioni Economiche e sofferenza del popolo iraniano

L’agonia del regime sanguinario della Repubblica Islamica dell'Iran

Sull’intera società iraniana si fanno sentire gli effetti delle sanzioni economiche, da tempo motivate come pressione per indebolire un governo inviso alla comunità internazionale. Esse si configurano sempre come una tremenda pressione prima di tutto sulla popolazione civile.
2 novembre 2012 - Mohsen Hamzehian (Difensore dei diritti umani)

L’agonia del regime sanguinario della Repubblica Islamica dell'Iran

Il regime di Teheran, oggi più che mai, si trova di fronte ad una crisi ideologica, interna ed esterna.
Proviamo ad analizzarla: si sono verificati diversi episodi di tangenti miliardarie a carico di una fazione del regime, con arresti ed interrogazioni parlamentari(fatti ben noti alle aziende italiane, che operano in Iran negli ultimi 30 anni,che sanno bene come funziona una gara d’appalto). Questo ha determinato l’emergere di forti contrasti in seno agli apparati che controllano la sopravvivenza del regime, ancora nelle mani del Giureconsulto Ayatollah Alì Khamenei. Questi scandali sono probabilmente, emersi proprio per l’esistenza di tali contrasti nelle alte sfere del regime e hanno incoraggiato, a cascata, proteste in diversi settori della società iraniana, dai mercati(Bazar), ai lavoratori.
A favorire l’estensione della protesta sono, sicuramente, intervenuti elementi quali la crescita esponenziale del dollaro e la svalutazione della moneta iraniana,” il Rial”. Decine di migliaia di manifestanti si sono riversati nelle strade in diverse città iraniane, spontaneamente, senza alcuna presenza di organizzazioni e/o partiti, per altro proibiti.
Sull’intera società iraniana si fanno sentire gli effetti delle sanzioni economiche, da tempo motivate come pressione per indebolire un governo inviso alla comunità internazionale. Esse si configurano sempre come una tremenda pressione prima di tutto sulla popolazione civile. I regimi hanno sempre strumenti per attutire le sanzioni. Quello che, nel contesto iraniano, fa riflettere è che sanzionare un intero paese, in assenza di una opposizione forte e coesa non produce alcuna reazione organizzata e ottiene il risultato di impoverire ulteriormente la gente e rendere ancor più conflittuale la convivenza sociale.

Le sanzioni economiche riducono il popolo iraniano ad un spettatore passivo che subisce violenze senza poter rispondere. Tuttavia, va riconosciuto che le sanzioni producono effetti però amplificati dalla fase di crisi economica generalizzata: sui bilanci economici del regime del Giureconsulto hanno prodotto una riduzione delle entrate petrolifere stimabile al 40%( che nel breve periodo arriverà ad oltre 80%). Inoltre il trasporto dei prodotti petroliferi è sempre più difficile anche a causa delle sanzioni delle compagne assicurative nei confronti del regime islamico.
La banca centrale iraniana è nelle mani del regime, non c’è bisogno di sottolineare che in nessun sistema politico democratico la banca centrale è nelle mani del governo: pensate se la Banca d’Italia fosse gestita dai governi che hanno prodotto oltre il 123,3% del P.I.L. di debito!
Anche le banche iraniane, non solo la banca centrale, sono gestite direttamente ed indirettamente dal regime e dai suoi apparati repressivi tra questi l’ esercito dei Passdaran (Sepah e Passdaran). L’intero sistema finanziario sta attraversando una crisi senza precedenti, in quanto le sanzioni lo rendono non competitivo e le casse risultano vuote di moneta internazionale.
Questo dipende dal fatto che alcune nazioni, in cambio di petrolio, forniscono i loro prodotti( che nel breve periodo non troveranno più clienti in quanto saccheggiati nel loro potere d’acquisto), e per tale motivo Teheran non incassa valute internazionali, rendendo ancor di più il Rial carta straccia nei confronti di valute straniere ed in particolare nei confronti del dollaro. Oggi il dollaro, sul mercato dei cambi, vale circa 40.000 Rials (4.000 Tuman) mentre nel 1979 il valore del dollaro era di 70 rials( 7 Tuman).
Il golpista Ahmadinejad, è il simbolo dello screditamento dell’Iran sullo scenario internazionale: la sua negazione della Shoa dimostra la sua vocazione politica di dominio brutale( come diceva Primo Levi, chi nega Aushwitz pronto a rifarla ).
I giornali online di tutte le forze politiche, più o meno sostenitrici di Khamenei, pensano che la crisi finanziaria in Iran sia dovuta all’ irresponsabilità del governo. Tuttavia c’è da chiedersi come mai dopo 20 miliardi di dollari versati nelle casse della Banca Centrale, continui la crisi finanziaria. Molti ambienti vicini al regime dicono che le sanzioni economiche, a causa del programma nucleare, non sono responsabili della crisi finanziaria, mentre Ahmadinejad sostiene che il programma Nucleare e la politica estera del suo governo sono la causa principale della crisi finanziaria. Mentre l’Ayatollah Ali Khamenei dichiara che tutto ciò è legato alla politica indipendente della Repubblica Islamica.
I nemici di Ahmadinejad( appartenenti allo schieramento opposto ma filo regime), dichiarano che se Ahmadinejad si dimette non succederà nulla, anzi la situazione economica migliorerà, qualcuno sostiene che non saranno sufficienti solo le dimissioni, egli stesso dovrà rispondere della situazione disastrosa economica.
L’ala di Hashemi Rafsanjani sostiene che in questo momento storico della situazione economica iraniana, ci vorrebbe qualcuno che godesse di simpatia internazionale, di fiducia della società e con esperienza: uno spot pubblicitario per lo stesso Hashemi Rafsanjani.
In poche parole in Iran, dentro ai palazzi del potere, si sta allineando un’unità virtuale contro Ahmadinejad, che non ha alcuna attinenza con la situazione reale del Paese.
Nessun gruppo di opposizione, neanche i riformisti sostenitori di Mussavi, Khatami e Karubi, sono organizzati per poter promuovere e organizzare le manifestazioni di protesta e i commercianti del Bazar non obbediscono a nessuno, mentre gli speculatori di grande calibro appartengono al regime e ai servizi segreti e i piccoli speculatori del mercato nero( e non), sono disorganizzati e agiscono da soli.
Certo, Ahmadinejad rappresenta un catalizzatore della crisi economica e politica: oggi il regime gode di una percentuale bassissima di sostenitori (esclusi i mercenari e i militari e paramilitari) e appare meno deciso e meno determinato a reprimere le masse, incutendo il terrore. Probabilmente è consapevole della mancanza di appoggio e proprio questo aspetto rende il regime della Repubblica Islamica vulnerabile a breve e medio termine.
In questo momento il regime per sopravvivere delega le iniziative principali ai militari: ciò rivela che si considera ferito e senza possibilità di soluzioni ed anche quanto le sanzioni economiche nel brevissimo periodo lo renderanno privo di potere contrattuale all’interno ed anche all’estero. Gli aiuti dalla rete internazionale, spacciata come atto di solidarietà, non potrà continuare(ad esempio in Iraq, in Siria, in Libano ed in particolare in Palestina).
Quale riflessione generale? Il regime va superato per mano dei milioni di persone che proprio negli ultimi mesi, per l’acquisto di generi alimentari, hanno dovuto subire uno stillicidio del potere d’acquisto: il futuro è solo lo sciopero generale e l’istituzione di una opposizione forte e compatta( ahimè oggi l’opposizione iraniana è molto variegata e divisa).
Bisognerà fare, tuttavia, attenzione: una delle carte che il regime potrà giocare sarà entrare in trattativa con gli USA e destituire Ahmadinejad. Le opposizioni devono riconoscere senza se e senza ma, il potere immenso del popolo per potere salire al 2° grado cioè unirsi per abbattere il regime, nessuna riforma e nessun referendum in un clima sanguinario(l’Iran detiene costantemente la medaglia d’argento per le esecuzioni capitali dopo la Cina) è possibile in Iran con la presenza del regime.
Ottobre 2012 Italia
Unione Per la Democrazia in Iran( UPDI)
Mohsen Hamzehian

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