Iraq: Un anno di guerra di R.Fisk

Ci è stato detto che l'invasione dell'Iraq avrebbe liberato il mondo da un pericolo mortale. Un anno dopo, le uniche persone che si sentono più sicure sono quelle che preferiscono non pensare con le proprie teste.
21 marzo 2004
Robert Fisk - trad.melektro
Fonte: The Independent www.independent.co.uk

Di Robert Fisk 17 Marzo 2004 "The Independent" - La collisione dei missili Cruise può ancora essere vista sulla torretta per le telecomunicazioni che si trova sull'altra sponda del fiume Tigri. Il Ministero della Difesa giace tuttora in rovina. La metà dei ministeri governativi a Bagdad mostra tuttora le ferite prodotte dal fuoco, un necessario ricordo dell'incendio cancerogeno che ha avvolto strettamente la gente di questa città nelle prime ore e giorni della loro cosiddetta "liberazione". Ma i simboli della guerra non sono le cicatrici lasciate dall'invasione dell'anno scorso - e non possiamo chiamarla "la guerra dell'anno scorso", perché la guerra sta continuando tutt'oggi. No, la vera follia della nostra invasione può essere vista nelle fortezze che gli occupanti stanno costruendo, quei bastioni di acciaio e calcestruzzo e quelle armature blindate con cui adesso gli Americani si sono circondati. Come i crociati, stanno costruendo castelli in mezzo alla gente che sono venuti a "salvare", per proteggersi da quelli che si riteneva li avessero accolti regalandogli fiori. Persino nelle più piccole strade di Baghdad, è possibile respirare il profumo del fiore d'arancio, che è sia dolce che amaro, un piccolo paradiso in mezzo alla sporcizia e al tanfo di benzina. Ma è anche possibile percepire il rumore di una popolazione alienata, per la quale ogni problema, ogni umiliazione, ogni contrattempo, ogni tragedia, è colpa e responsabilità dei propri occupanti. Come noi incolpiamo Blair - e Blair e Bush soltanto - per la guerra, così gli Iracheni incolpano coloro che sono venuti a prendere possesso del loro paese: Americani, Inglesi, Occidentali, stranieri. Oh, quanto siamo diversi. Oh, quanto loro sono diversi. I due non si incontreranno mai. Il problema è che non siamo poi così diversi. Doveva essere la Guerra Personale di ogni Ragazzo. Questa è la maniera nella quale i nostri leader ci presentano la morte, il sangue, e il tradimento in questo periodo. E, strano abbastanza, questa è la stessa maniera nella quale la guerra viene presentata anche agli Arabi dai loro dittatori e dai loro re. Quando Saddam mandò le sue legioni in Iran nel 1980, soprannominò la loro aggressione come "la Guerra Lampo" - mentre la seconda parte, 11 anni più tardi, doveva essere "La Madre di Tutte le Battaglie". Abbiamo avuto Desert Shield e Desert Storm e, l'anno scorso, Operazione Free Iraq ed ora gli Americani - che stanno fronteggiando la resistenza che non avrebbero mai potuto immaginare che potesse arrivare a sfidare la loro occupazione dell'Iraq - stanno iniziando Operazione Iron Anvil, Operazione Iron Hammer e, persino questa settimana nell'Afghanistan, Operazione Mountain Storm. La nostra memoria popolare della Seconda Guerra Mondiale (la maggior parte della popolazione Britannica, come oggi il Governo Blair, ha una memoria diretta assai ridotta del conflitto 1939-45) è ora invocata come fosse un trailer della grande immagine, una parte necessaria di una famigliare narrativa della guerra. L'uomo con i baffi - che sia Nasser o Saddam - è come il piccolo ex-caporale con i baffi che inviò la Luftwaffe sopra l'Inghilterra nel 1940. E gli uomini che stavano andando a difenderci dalla bestia di Baghdad, l'Hitler del Tigri (anche se Saddam era poi un fan di Stalin) erano i Churchill e i Roosevelt, titani in battaglia contro la malvagità. Temo che Churchill non avrebbe avuto tempo per i piccoli uomini che desiderano sedersi sul suo trono storico, con la loro sincerità disperata, la loro arroganza, il loro costante uso di "assolutamente" e "completamente". Così quando appena un anno fa il percorso di guerra in Iraq è stato predisposto per noi, le vecchie memorie del conflitto 1939-45 sono state rispolverate per l'occasione. Coloro che non desideravano confrontare Saddam erano i Chamberlain, gli inclini alle concessioni, i deboli, le potenziali quinte colonne. Coloro che erano invece pronti ad affrontare le zanne del mostro stavano marciando verso la battaglia come i Desert Rats di Alamein. Durante la liberazione del Kuwait del 1991, il comandante Inglese, il Generale Peter de la Billiere, addirittura esibì sulla spalla una insegna originale dell'Eight Army Desert Rat. Durante il Natale del 1990, mentre le truppe Britanniche erano stazionate nel deserto Saudita in attesa di attaccare gli Iracheni, la BBC mescolò l'intrattenimento per le truppe e le loro famiglie con le immagini dei carri armati Britannici nel Deserto Occidentale prese da un cinegiornale del 1942. Ci furono alcuni passi falsi. Quando Blair ci ha detto che dobbiamo sostenere George Bush, lui ha ricordato a tutti noi di come l'America era venuta al nostro salvataggio nella Seconda Guerra Mondiale, trascurando con tanta misericordia di accennare al vantaggioso periodo di neutralità di cui gli Stati Uniti avevano goduto, fino a quando i Giapponesi avevano attaccato a Pearl Harbour nel mese di Dicembre del 1941. Commentatori Americani hanno ricordato al loro pubblico Inglese che gli Stati Uniti avevano dichiarato guerra ad Hitler. Ma questo è falso. Fu Hitler che dichiarò guerra agli Stati Uniti nel 1941. E se abbiamo osato ricordare che Donald Rumsfeld, il Segretario della Difesa Americano, aveva stretto la mano di Saddam agli inizi degli anni 80 - quando era immerso nel suo più intenso periodo da genocida - Churchill ci è stato riportato alla mente. Ricordo come uno dei "commentatori" di destra degli Stati Uniti - in questo caso proveniente dall'Istituto Brookings - mi fece notare durante un intervista per la BBC che "Churchill ha detto che a volte è necessario fare un patto con il diavolo". Ma non è così, gli avevo risposto, e Churchill non ha mai fatto una tale dichiarazione. Quello che disse a John Colville dopo l'invasione Nazista dell'Unione Sovietica nel 1941 era che "se Hitler invadesse l'Inferno, accennerei favorevolmente al Diavolo almeno una volta alla Camera dei Comuni". Ma Rumsfeld stava facendo molto più di un semplice accenno quando aveva stretto quella mano. Nei giorni che hanno preceduto la nostra invasione dell'Iraq un anno fa, le minacce oltre che da Seconda Guerra Mondiale hanno anche dovuto avere un sapore da Guerra Fredda. Condoleezza Rice, l'esperta di Bush di minacce e terrore, ci ha messo in guardia su una "nuvola fungo" - presumibilmente la versione Russa piuttosto che quella di Hiroshima e Nagasaki - e si è invocata la parola olocausto. L'assurdo dossier di Blair - con i giornalisti servilmente dietro a questa ridicola descrizione fornita dal documento mal scritto e ingannevole del Primo Ministro - ha suggerito indirettamente che Londra avrebbe potuto essere attaccata; date un'occhiata al reportage del giornale Express a questo riguardo, con il nostro più importante uomo dei servizi segreti a sostenere di non avere visto niente di sbagliato in questo dossier quando è stato interrogato di fronte all'inchiesta Hutton. Qui ancora una volta sono tornati in azione i vecchi incubi - blitz su Londra. E i nostri amici ed alleati Europei? Se osano opporsi alla nostra corsa alla guerra, vengono etichettati come vigliacchi, vili ed ingrati agli Americani per la loro liberazione dal giogo della Germania Nazista. "La vecchia Europa", usando la vergognosa espressione di Rumsfeld, era collaborazionista, potenzialmente Nazista e - come nel caso della Francia, naturalmente - una inaffidabile femminuccia. La povera vecchia Francia. Quando il Wall Street Journal ha fatto tornare un suo corrispondente alle spiagge del D-Day del 1944, è stato gratificante sapere che gli ancora grati Francesi che vivono là ricordavano che gli Americani avevano dato le loro vite per la loro liberazione, e non per la loro futura obbedienza politica. La Germania è stata una nazione più difficile da condannare perché i paralleli con la Seconda Guerra Mondiale non potevano essere applicati. Dopo tutto i Tedeschi, difficilmente potrebbero essere abusati per non essere abbastanza inclini alla guerra. Fa tuttavia venire i brividi riflettere sul fatto che quando stavo parlando con Osama bin Laden nel 1997 degli attacchi agli Americani, lui confrontò quei bombardamenti alla resistenza Francese contro l'occupazione Nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Il conflitto del 1939-45 è una montagna alla quale tutti vogliamo tendere. Tutta questa, tuttavia, fu una narrativa che avrebbe potuto e venne combinata con la guerra per conquistare il favore dell'uomo della strada. Sospetto che questo cominciò prima e durante la guerra in Kosovo, quando Hitler venne tirato in ballo ancora una volta (piuttosto inadeguatamente, in considerazione del coraggio mostrato dalla Yugoslavia contro i Nazisti durante la guerra) per scurire ulteriormente il nome della bestia di Belgrado. Quella è stata la prima guerra del dopoguerra - se capite quello che intendo - alla quale presero parte anche i Tedeschi. Così i giornalisti presenti ai quartieri generali della NATO vennero incoraggiati a chiamare la Luftwaffe "La Air Force Tedesca". Lo stesso Slobodan Milosevic, naturalmente, aveva fornito le immagini necessarie a strumentalizzare le memorie dell'olocausto: le lunghe file degli espropriati e brutalizzati albanesi del Kosovo che affluivano in Macedonia. Ma fu la NATO a mettere in scena la farsa. Abbiamo avuto il leggermente comico portavoce dell'East End Londinese Jamie Shea, sempre pronto a fare un bella citazione da Hobbes e una maniera assai rapida di allontanare quelle domande che potevano dimostrarsi fastidiose. Quando un aereo della NATO bombardò un treno sul ponte Gurdulice in Serbia, se ne venne su con un video del bombardamento - affermando che a causa della velocità con cui il treno si stava avvicinando al ponte fu impossibile bloccare l'azione di guerra - senza accennare minimamente al fatto che la pellicola era stata accelerata e, molto più offensivo, che dopo che il treno si era fermato, il pilota aveva continuato a bombardare il ponte. Quando poi durante una seconda incursione la NATO bombardò uno stretto ponte stradale uccidendo anche un gruppo di soccorritori civili, Shea blandamente precisò che il ponte avrebbe potuto permettere il passaggio di carri armati. Il fatto è che non poteva; non era abbastanza largo. Quando la NATO uccise i pazienti di un ospedale, Shea lo descrisse come un obiettivo militare. Le inchieste del dopoguerra da parte del The Independent hanno dimostrato che le truppe Yugoslave stavano nascondendosi nello scantinato dell'ospedale. La NATO doveva saperlo, come sapeva pure dei pazienti. Così ha bombardato comunque l'ospedale. E da quel massacro se ne è uscita pulita. Il missile che uccise centinaia di Iracheni in un riparo anti - aereo a Bagdad nel 1991 divenne una svolta nella guerra. La vecchia storia infondata sui missili della contraerea iracheni che esplodevano sugli Iracheni sprofondò quando Brent Sadler della CNN - il network che qui brevemente stava facendo il suo lavoro di raccontare la verità - mostrò parte di un missile Cruise che era esploso in un hotel di Baghdad. La NATO tentò lo stesso trucco quando bombardò un convoglio di rifugiati Albanesi Kosovari nel 1999, arrivando ad insinuare che erano stati aerei Yugoslavi ad avere attaccato i civili. In quell'occasione, fu il The Independent a trovare i codici digitali sulle schegge di granata, che dimostrarono che le bombe erano della NATO. Ma generalmente, il metodo "uomo della strada" usato dalla Nato ha funzionato. Milosevic era talmente un orrendo personaggio che potemmo dimenticarci del suo ruolo preminente nell'accordo di Dayton del 1995 - quando è stato fagocitato da Richard Holbrooke, il negoziatore principale degli Stati Uniti, che voleva far entrare le truppe degli Stati Uniti in Bosnia senza una sola battaglia e quando agli albanesi del Kosovo venne sprezzantemente ordinato di chiudere la bocca - e potemmo anche ignorare la fine stampa dei colloqui di pace sul Kosovo a Rambouillet nel 1999. Un annesso all'accordo proposto dichiarò che i Serbi avrebbero dovuto permettere l'accesso della NATO a tutte le strade e alle ferrovie, le stazioni radio, il territorio e le frontiere della Serbia - un qualcosa che nessuna nazione sovrana accetterebbe mai. Così fu concretizzato il percorso di guerra. Nei mesi che hanno portato all'invasione dell'Iraq dell'anno, sospetto che di questo ci si sia ricordati fin troppo bene a Whitehall. Il "dossier" di Blair " fu degno di un Jamie Shea, il suo catalogo degli abusi dei diritti umani - anche se molti di questi derivati da dubbio materiale riciclato vecchio già di 11 anni - conteneva vere e proprie bugie per omissione. Quel documento ricordò la rivolta dei Musulmani Sciiti a Bassora nel 1991 e la successiva repressione di Saddam, senza accennare una sola volta che eravamo stati noi, la Gran Bretagna e l'America, che avevamo spinto questa povera gente a ribellarsi e successivamente l'avevamo tradita affidandola alla misericordia di Saddam. Che non è poi tanto diverso dalla dichiarazione del Generale Wesley Clark del 1999 che la NATO stava bombardando la Serbia per permettere ai rifugiati albanesi del Kosovo di tornare alle loro case - anche se la maggior parte di loro erano ancora nelle loro case quando la NATO aveva cominciato a bombardare. Sospetto inoltre che una delle ragioni principali per le quali così tante decine di migliaia di Inglesi - e di Europei - hanno marciato contro la guerra è stato non soltanto perché hanno creduto che la guerra fosse ingiusta e fondata sulle bugie, ma perché hanno percepito che gli si stava parlando a un livello molto basso, che venivano trattati come bambini, e manipolati irrispettosamente da Blair e dai suoi sostenitori. Il Ministro per l'Europa dell'Inghilterra, Denis MacShane, diede il via al gioco a Bruxelles appena prima dell'invasione dell'Iraq quando disse ai critici Inglesi che a volte è compito del Primo Ministro di essere una "guida" per la sua gente. Agli Europei non fu dovuto essere ricordato che il Tedesco per "guida" è Fuhrer. E penso piuttosto che questo sia che cosa ora Blair crede essere - una "guida" che conduce la sua gente in base ad una supposta chiarezza morale. Era stato il Primo Ministro Irlandese, Eamon de Valera, che una volta aveva detto che quando voleva sapere che cosa pensava la gente Irlandese, gli bastava guardarsi dentro il cuore. Ossia, questo è esattamente che cosa Blair ha pensato quando è andato fare la guerra. La nostra sensibilità, i nostri punti di vista, le nostra credenze, le nostre convinzioni di lunga data e le nostre discussioni non hanno contato, poiché lui sapeva che cosa era meglio per noi. Se potessimo soltanto aver visto il materiale sull'Iraq dei servizi segreti che è passato dalla sua scrivania, ha detto Blair alla Camera dei Comuni, noi non staremmo adesso ad interrogarlo sulle ragioni di questa guerra. Naturalmente, ora che conosciamo esattamente che cosa stava passando dalla sua scrivania, sappiamo che avevamo ragione ad essere sospettosi. E tuttavia - il "e tuttavia" è una parte importante di ogni storia sul Medio Oriente - c'è un parallelo misterioso e preoccupante, quasi un'immagine allo specchio della nostra fanciullesca camminata alla guerra, fra la stessa gente che abbiamo invaso. Storicamente, abbiamo fornito la maggior parte dei dittatori del Medio Oriente, li abbiamo foraggiati, armati, sostenuti o (se osavano nazionalizzare il canale di Suez, attaccare gli Americani a Berlino o invadere il Kuwait) bombardati. Che cosa non abbiamo mai potuto spiegare è la loro tenacia; o, per essere più precisi, la capacità della loro gente di restarsene docili sotto il loro giogo. Eravamo soliti chiedere: perché gli Iracheni non si sbarazzano di Saddam? E ci siamo dimenticati di quanti pochi Tedeschi osarono fronteggiare la ferocità della vendetta di Hitler. Ma dobbiamo anche confrontarci con un fatto: che le società Arabe sembrano avere la capacità unica di assorbire queste dittature, di adattarsi alle vittorie elettorali presidenziali del 99.9 per cento, ai poliziotti segreti e alle camere di tortura, alle bugie e alle distorsioni - in grado persino (qui è la parte difficile) di offrire una lealtà reale ai mostri che abbiamo deciso debbano governarli. I Francesi hanno una parola molto buona per descrivere questo fenomeno: infantilismo. Molte popolazioni Arabe sono state effettivamente "infantilizzate" dai loro leader e regimi. In privato, potrebbero anche lanciare lo sguardo al soffitto per mostrare il loro aborrimento della dittatura, ma davanti ad un pubblico il loro entusiasmo potrebbe essere quasi reale. E penso che spesso sia effettivamente reale. Ricordo una signora Siriana molto intelligente che, in privato, usava sempre criticare il defunto Presidente Hafez Assad. 'Posso veramente credere quanto stupido è il regime, di come poco Assad capisca il mondo o, effettivamente, la Siria?'. 'Mi rendo conto di quanto felice sarebbe la gente Siriana una volta terminato il regime?'. Tuttavia quando l'ho incontrata il giorno dopo la morte di Assad, questa stessa donna si è girata verso di me con le lacrime agli occhi. "Robert, non puoi capire cosa proviamo", mi ha detto piangendo. "Era un padre per noi, un vero padre". E penso che lo dicesse significandolo pienamente. Questo poiché la dittatura non impone soltanto brutalità e paura su una società. Strappa dal collo della gente adulta il giogo della colpa, le difficoltà date dalla responsabilità. La gente può dimenticare le preoccupazioni degli adulti Occidentali - dove mandare i bambini a scuola, quale partito politico votare, come trovare il migliore commercialista, come risolvere le questioni riguardanti i diritti delle donne, l'uguaglianza, la criminalità, l'ingiustizia sociale. Sotto la dittatura, la gente è restituita alla propria infanzia. Possono vivere per sempre come bambini, per sempre giovani, nutriti ed amati dal Grande Padre, il Califfo, il Sultano, colui che Dio ha scelto per proteggerli e guidarli, una guida che deve soltanto guardare al proprio cuore per sapere che cosa la sua gente pensa. L'eterna gioventù è cosa gli viene offerto in cambio della loro lealtà. E' vero, il prezzo dell'infedeltà è troppo terribile per essere contemplato - certamente troppo terribile da resistere fisicamente - ma questi sono periodi difficili. Il Grande Padre deve promulgare leggi di emergenza per noi. Sono nel nostro interesse. E chi siamo noi per rifiutare questa benevolenza quando gli stranieri - Americani come Rumsfeld, per esempio - arrivano fino a stringere la mano del nostro leader per estendere anche a noi le buone relazioni dell'Ovest? Penso piuttosto che questo spieghi la società patriarcale che esiste nel mondo Arabo. Il padre che non ha ruolo nella sua società - a meno che non sia un apparatchik del partito, nel qual caso un nuovo insieme di regole fanciullesche entra in gioco - può regnare soltanto a casa, un posto in cui la sua parola, la sua legge, i suoi desideri sono sacrosanti. Incapace di svolgere un ruolo nella società reale, imita questo ruolo dentro la sua stessa casa. Diventa spesso come il dittatore il cui ritratto è appeso in ogni casa, in verità (poiché questo era il caso dell'Iraq), spesso in ogni camera da letto. Decide che cosa i suoi bambini devono fare, chi devono sposare, che cosa sua moglie deve pensare. Una visita da parte di un ufficiale della polizia segreta - che suppone sempre che il padre non è un poliziotto egli stesso - è un evento di paura e di potenziale umiliazione. Tanto più importante, allora, diviene per il padre calmare il poliziotto, per essere suo amico e per riaffermare quindi il proprio potere nella casa. Nei giorni della dittatura, Saddam era solito presentarsi inatteso alla casa di una famiglia povera a Baghdad o Tikrit per ascoltare che cosa la gente stava pensando. Desiderava conoscere i loro timori, le loro preoccupazioni e reclami così come cosa li avrebbe resi felici. Fino ad un certo punto, gli veniva detto delle fogne che erano straripate, delle case che erano state costruite male, degli ospedali che non accettavano subito i pazienti. Ed era nell'interesse di Saddam di ascoltare e sentire che cosa la sua gente poteva stare pensando e quindi di immagazzinarlo nel suo cuore. Era la versione di Saddam della Grande Conversazione di Tony Blair. Le telecamere Irachene sarebbero state là, gli ufficiali della polizia segreta pure, a svolgere il ruolo di medici nel caso appena che le cose fossero andate fuori controllo. Gli Arabi possono pensare che tutto questo sia ingiusto. Una combinazione di tragedia storica e di probabilità culturale - la fede Islamica, il Califfato, l'intrusione politica e militare dell'Ovest nel momento stesso in cui il mondo Musulmano avrebbe potuto condividere un rinascimento con l'Europa - può spiegare le dittature attuali nel Medio Oriente, assieme alla nostra spietata colonizzazione. I Tedeschi non si sono comportati più o meno allo stesso modo sotto Hitler, gli Italiani sotto Mussolini, gli Spagnoli sotto Franco? Ma rimane vero che la società Irachena è stata "infantilizzata" da Saddam. In che altra maniera possiamo altrimenti comprendere la sua ostinata lealtà durante la terribile guerra degli otto anni con l'Iran, quando Sciiti Musulmani hanno combattuto Sciiti Musulmani con attacchi di massa e gas letali? Era gente che non aveva responsabilità, alla quale era detto che cosa dire, leggere e pensare e che erano - probabilmente in maniera pericolosa - il più felice per tutto questo. Quando gli Iracheni mi dicono oggi che "le cose erano migliori sotto Saddam", vogliono dire che con Saddam hanno avuto legge, ordine e dittatura piuttosto che libertà e caos (portati dai gemelli benedetti Bush e Blair). Ma negativamente temo inoltre che guardino indietro ad un'età in cui non hanno avuto responsabilità, quando potevano lasciare da parte le loro preoccupazioni e il loro potere di fare domande, quando le certezze erano incastonate nel ferro, quando l'amore era fuori questione, per quanto corrotto. Tuttavia sospetto che questo sia che cosa ora noi condividiamo con loro: gli Iracheni che hanno vissuto con la regola di Saddam e noi che ora andiamo in guerra così spensieratamente, che adesso occupiamo le terre di altra gente con tale sublime certezza. Sentiamo un bisogno - o perlomeno i nostri leader avvertono tale bisogno - di avere una società bambinesca, nella quale il dissenso viene deriso o ignorato, dove la saggezza, l'integrità e la verità sembrano essere esclusiva prerogativa di coloro che ci governano e di coloro che danno il loro supporto a quei leader. No, la Gran Bretagna di Blair e l'America di Bush non sono l'Iraq di Saddam. Ma le società richiedono che cosa Coleridge ha definito "la voluta sospensione dell'incredulità". Dobbiamo fidarci. Dobbiamo conformarci. Dobbiamo accettare. Dobbiamo accettare che cosa le nostre guide desiderano, noi dobbiamo - una frase infelice dal periodo di Hitler - "contribuire a far girare la ruota". Questa è la legalità della guerra in Iraq, che adesso compie un anno e non mostra ancora segno di voler finire. E adesso siamo tutti bambini.

Note: Tradotto da Melektro - djm@melektro.com - www.melektro.com

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