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Daniele Biacchessi: contributo culturale al Libro "Il Dialogo per la Pace. Pedagogia della Resistenza, contro ogni razzismo" MIMESIS, 2014

20 novembre 2014 - Laura Tussi

Daniele Biacchessi, Presidente dell'Associazione Arci - Ponti di Memoria

Laura Tussi non è una storica, è una pedagogista.

E affronta i temi della memoria, della pace, del razzismo con altri occhi.

Le sue analisi partono da lontano, dal novembre 1938 quando tutto ebbe inizio.

Perché le leggi razziali emanate dal regime fascista rappresentano uno snodo importante per comprendere l’evoluzione dei comportamenti degli italiani, anche in tempi più recenti.

Dunque nel 1938 il fascismo ormai da anni diventato regime diventa complice operativo dei nazisti nello sterminio di milioni di ebrei.

Italiani adulti in camicia nera contro bambini italiani marchiati come ebrei, esattamente come accaduto in tutti i paesi occupati dalle truppe di Hitler e “governati” da regimi collaborazionisti come la Repubblica di Vichy di Philippe Pétain in Francia, i regimi fantoccio filonazistidi Vidkun Quisling in Norvegia, di Josef Tiso in Slovacchia, di Ferenc Szálasi in Ungheria, di Ion Victor Antonescu in Romania.

E tutto questo accadeva nell’indifferenza generale degli italiani, come già sottolineato vent’anni prima da Antonio Gramsci nel suo “Odio gli indifferenti” del 1917.

Passare dall’intolleranza al razzismo diffuso è stato un attimo.

Dalle teorie strampalate sulla razza si è passati, come la Storia insegna, ai fatti.

E la lezione sembra non sia servita.

Sull’ Europa e sull’Italia afflitta dalla più grave crisi economica dal dopoguerra ad oggi, incombe un pericolo assolutamente sottovalutato dalle istituzioni nazionali e internazionali. E’ il risorgere in più parti d’Europa di gruppi e partiti che si ispirano apertamente alle teorie naziste, fasciste e razziste.

Il caso più grave è l’attacco attuato dal terrorista di destra Anders Behring Breivik, il 22 luglio 2011, contro il quartier generale del governo norvegese a Oslo,  contro il campeggio estivo della Gioventù laburista, contro la popolazione civile. 80 morti, decine di feriti.

In Gran Bretagna il British National Party è stimato intorno al 6,2% del corpo elettorale. In Germania l’NPD, Partito Nazionale Democratico tedesco, raccoglie 5mila iscritti e nella sola Sassonia raccoglie consensi intorno al 9.2%. In Francia il Front National di Le Pen cresce di elezione in elezione. In Ungheria, il principale partito di estrema destra Jobbik  alle elezioni europee del 2009 ha ottenuto il 14,7% e 3 seggi a Strasburgo. Gruppi neonazisti operano in tutta la Germania, in Estonia, Lituania, Olanda, Svezia, Norvegia. Hanno le loro divise, i loro raduni, le band di rock che cantano i loro inni, si fanno fotografare con svastiche naziste davanti all’ingresso del campo di concentramento di Dachau, incitano stragi contro oppositori politici, ebrei e magrebini sul profilo di Facebook del terrorista Breivik, ineggiano al ritorno del Terzo Reich, fanno saluti romani.

E in Italia? L’estrema destra italiana è composta da gruppi e correnti molto diverse, alcuni attivi, altri disciolti. C’è il Movimento Sociale Fiamma Tricolore, c’é La Destra di Francesco Storace, ci sono i gruppi del nuovo fascismo, i fanatici della destra radicale xenofoba e razzista come Forza Nuova, Casa Pound, Movimento Fascismo e Libertà, Militia, Movimento Idea Sociale. Ci sono le frange più oltranziste della Lega Nord.

La vera emergenza è la deriva di alcuni militanti. Gianluca Casseri, il killer dei due senegalesi uccisi a Firenze il 13 dicembre 2011, frequentava abitualmente le sedi toscane di Casa Pound. Anche in Italia il pericolo di un ritorno della violenza xenofoba è a dir poco sottovalutato. Come sono ritenute mero folklore i deliri quotidiani dell’eurodeputato leghista Mario Borghezio che definisce eroi il criminale internazionale Mladic e il terrorista norvegese Anders Behring Breivik, che nega sia mai esistita la strage di Sebrenic, che inneggia all’eroismo di Gheddafi. Borghezio parla dai microfoni della radio, partecipa a surreali dibattiti televisivi, detta le sue dichiarazioni ai giornalisti delle agenzie e dei quotidiani che lo stanno ad ascoltare.

Per questo fa bene Laura Tussi a offrire punti di vista diversi.

Per non dimenticare.

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