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Alessandro Marescotti: contributo culturale al Libro "Il Dialogo per la Pace. Pedagogia della Resistenza, contro ogni razzismo" MIMESIS, 2014

Laura Tussi11 novembre 2014

Alessandro Marescotti: contributo culturale al Libro "Il Dialogo per la Pace. Pedagogia della Resistenza, contro ogni razzismo" MIMESIS, 2014

Ci sono almeno tre buoni motivi per fare educazione per la pace oggi.

Primo: fermare le guerre. 

Secondo: fermare il razzismo.

Terzo: fermare la violenza quotidiana nelle scuole.

 

La nostra è un'epoca di Resistenza. Tutto ciò che lavora contro la sopraffazione e l'imbarbarimento sociale è di fatto costruzione della pedagogia della pace. “Resistere” è oggi lavorare per la destrutturazione dei pregiudizi e delle semplificazioni autoritarie. “Resistere” passa per la promozione di alternative alla violenza. “Resistere” è sperimentare una vita migliore in ambienti accoglienti di quotidianità semplici, sinceri e intelligenti. Abbiamo bisogno di resistere di fronte ad una marea montante di rozza e barbara intolleranza, basata sulla meschinità, sull'egoismo e la protervia più sfacciata. Una protervia che si impara a scuola, a scuola di bullismo. O imparando a odiare gli immigrati, i diversi, le culture che con comprendiamo, quelle distanti, che parlano lingue e tradizioni a noi indecifrabili.

 

Abbiamo bisogno di essere tutti coinvolti in una pedagogia della vita quotidiana che ami la bellezza, l'arte e la cultura. Che educhi alla complessità e alla pazienza, al dubbio e alla saggezza. Tutto questo è impegno contro la guerra come espressione di barbarie.

 

Oggi però la guerra fa leva non solo sui portatori di pregiudizi e di intolleranza. Stiamo assistendo ad una raffinata strategia che punta a conquistare un pubblico un tempo distante dal sangue e dalle armi.

 

Oggi la nuova frontiera è coinvolgere il cuore dei difensori dei diritti umani, fa leva sul ripudio dell'ingiustizia e sull'amore della libertà. E' questo forse il più subdolo mezzo con cui la guerra punta a conquistare gli indignati, gli animi sensibili, che non tollerano le ingiustizie e che vorrebbero abbattere le dittature, magari con la “guerra umanitaria”.

 

Questo è il nuovo inganno con il quale l'antico e forte sentimento di pace rischia di svanire per sempre. 

 

La violenza giusta e la guerra umanitaria irrompono e diventano sfida.

 

E alla sfida della guerra bisogna rispondere oggi mettendo in campo l'intelligenza, la saggezza e l'esperienza storica.

 

Scriveva Voltaire: "Il più grande dei crimini è la guerra; non vi è alcun aggressore che non dipinga questo misfatto con il pretesto della giustizia".

 

A bene vedere, se mettiamo per un attimo da parte la brutale e insensata follia della violenza, ogni guerra ha avuto delle giustificazioni plausibili, dei ragionevoli pretesti, delle indiscutibili ragioni per agire subito e con fermezza. E' a questa "ragionevolezza della guerra" che dobbiamo rispondere con intelligenza. Essa viaggia in parallelo con la ragionevolezza con cui respingiamo gli immigrati, e con altre ragionevoli ragioni che ci spingono ad essere "ragionevolmente" violenti.        

Il libro di Laura Tussi - che da tempo è impegnata sul terreno della pedagogia della pace - offre al mondo dell'educazione e della scuola elementi di pregio per riflettere. La scuola è oggi minacciata nella sua funzione primaria educativa e deve fare i conti con la sua stessa sopravvivenza. Ma è questa situazione di disagio e tensione che dà agli educatori una ragione in più per farne il terreno privilegiato della speranza progettuale, dove far “Resistere”, con l'educazione alla pace, un'idea umana e motivante di futuro per le nuove generazioni.

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