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UNIMONDO - La Civiltà della Convivenza

Laura Tussi29 giugno 2015

UNIMONDO - La Civiltà della Convivenza. La compresenza dei simboli

La società si caratterizza come plurale e interculturale, in via di intenso meticciamento, in un processo di trasformazione non omogeneo ed uniforme, ma foriero di ambivalenze con luci e ombre, confermando che la società plurietnica e multireligiosa è un laboratorio faticoso, in cui siamo chiamati a convivere nella diversità e nella conflittualità intrinseche, costruendo insieme una comune etica civile e pubblica, dove siano definiti i principi e le regole della convivenza civile, come contributi culturali aperti ad un pensiero e ad un'educazione nuovi, in riferimento alle questioni dell'identità, dellacittadinanza e della laicità.

La microconflittualità sui simboli, in vari ambiti educativi e contesti sociali, caratterizza il nostro Paese come una realtà iconoclasta, come il segno di un’ ulteriore regressione da parte di coloro che considerano l'educazione interculturale come una sorta di perdita, rinuncia, censura, impoverimento della memoria storica e dei fattori identitari, mentre, al contrario, l'approccio interculturale al libero pensiero è sempre arricchimento, ampliamento di orizzonti, espansione dei saperi, apertura ideale oltre l'etnocentrismo occidentale. L'educazione interculturale non è riducibile alla gestione organizzativa delle classi scolastiche multietniche e non è definibile come approccio speciale, straordinario, compensativo, esotico e folcloristico, perché non è accettabile una visione paradossale dell'interculturalità senza culture, ossia priva di altri codici, altre narrazioni, senza differenti universi simbolici aperti a canoni interpretativi ampliati, pluricentrici, eccentrici.

Dunque l'intercultura consiste nella normalità innovativa dell'educazione, quale ambito e sfondo di interazione e cornice di interconnessione delle varie attività scolastiche, come grammatica di civilizzazione per attivare una società del vivere, ossia del compenetrarsi, dell’esistere insieme per sostenerci nella comprensione reciproca, perché diventi possibile la compresenza dei simboli e delle differenti identità, nella realizzazione di una cittadinanza piena, matura, simbolica. L'approccio interculturale risulta finalizzato all'accettazione di un modello avanzato di interazione sociale, in grado di riconoscere non solo una cittadinanza giuridica, ma anche una dimensione simbolica degli immigrati.

Nelle società multiculturali e multireligiose risulta indispensabile valorizzare anche la componente simbolica che riconosce molteplici elementi culturali dall'abbigliamento all'alimentazione, dalla ritualità al calendario, di cui i nuovi cittadini sono portatori, presentando una veste antropologica e affettiva che li contraddistingue ovunque per la propria identità e che permette loro di compenetrarsi e relazionare con le realtà altrui e con le diversità dei paesi d'accoglienza, al fine di non innestare discriminazioni nel tessuto sociale, ma per accogliere le tante tradizioni culturali e religiose, quando queste non contrastino con la carta costituzionale democratica,  nel rispetto dei diritti umani, dove l'educazione interculturale deve insegnare la convivenza, la compresenza simbolica, per educare al pluriverso della miriade di sfaccettature del pensiero, delle realtà, nella complessità culturale di tradizioni, usi e costumi.

In questo modo si avverte l'impostazione di una laicità che non si pone contro la visibilità e il carattere pubblico del dato religioso, ma diviene presupposto di una cittadinanza attiva, finalizzata a favorire la compresenza e la convivenza tra credenti e secolarizzati, tra autoctoni e migranti nelle società plurali, per riflettere rispetto all'attuale complessità, dove si pratichi il legittimo agnosticismo e l'ateismo imprescindibile a contatto con il variopinto mosaico delle fedi, in una concezione della laicità dinamica e aperta al cambiamento, apportatrice di pace e convivenza tra culture, nell'obiettivo importante della compresenza e dell'interazione delle varie realtà, per il bene comune.

L'apertura ad una visione interculturale del mondo è un atteggiamento rivoluzionario e sovversivo, perché destabilizza certezze, rimuove convinzioni, preconcetti, dogmi profondamente radicati, quando invece la nostra concezione e visione del mondo non devono essere unilaterali, granitiche, esclusive, ma passibili di dubbio, perplessità e incertezza, perché l'interculturalità non sia la risoluzione a tutti i conflitti, come una panacea universale, ma diventi un'attività costante, un atteggiamento etico e morale permanente, in un cammino utopico verso una giusta direzione, un percorso per superare la conflittualità intrinseca, al fine di realizzare contesti sociali di pace e rispetto dei diritti umani.

Laura Tussi  da PeaceLink.it

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