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Il messaggio del medico che 'ripara le donne'

Denis Mukwege, premio Nobel per la pace 2018, e il grido di aiuto del Congo

Il professore abruzzese Francesco Barone ha incontrato il dottor Mukwege il 4 gennaio scorso e ha ricevuto da lui un messaggio di aiuto per le donne e i bambini del Congo da far conoscere alla comunità internazionale
11 febbraio 2019

Francesco Barone è un docente universitario originario di Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara, insegna presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università dell’Aquila e la sua vita è strettamente legata all'Africa. Ha iniziato i suoi viaggi umanitari 21 anni fa, prima in Ruanda e successivamente in Burundi, Senegal e Repubblica Democratica del Congo, per un totale di 51 missioni. Da solo o accompagnato da volontarie e volontari si è dedicato agli aiuti ai bambini di strada e a quelli che vivono negli orfanotrofi di diverse città, consegnando loro cibo, medicine, vestiti, scarpe e materiale didattico, contribuendo alla scolarizzazione di molti bambini orfani. Denis Mukwege nel suo ospedale in Congo

- Professor Barone, lei è appena tornato dalla sua ultima missione in Africa, può dirci com'è attualmente la situazione in Congo?
'La situazione nella RDC è davvero drammatica. Ci sono milioni di persone che vivono in condizioni disumane. Si soffre e si muore per fame e anche a causa di malattie curabili.
La condizione di milioni di bambini sta diventando gravissima. Ci sono tanti orfani e altrettanti minori che non hanno accesso all’istruzione, senza dimenticare i bambini soldato e i bambini ospedalizzati che restano “imprigionati” anche dopo la guarigione a causa dell’impossibilità di pagare le spese sanitarie da parte di famiglie poverissime. E infine, lo sfruttamento del lavoro minorile e lo sfruttamento da parte di altri Paesi delle risorse e delle ricchezze del Congo, quali: coltan, oro, cobalto, diamanti, petrolio e foreste'.

In Congo avviene l'incontro tra il professor Barone e un uomo dalla forte personalità, un medico, un ginecologo che ha dedicato la sua vita e il suo sapere ad aiutare le donne vittime di stupri dalla violenza inaudita. Ne ha curate più di 50mila, molte delle quali giovanissime, che avevano subito violenze atroci, indescrivibili, e lui ha cercato di aiutarle, tanto da guadagnarsi il soprannome di 'medico che ripara le donne'. Laureatosi in medicina in Francia ha deciso di tornare in Africa, nella sua terra, e di restare ad aiutare chi aveva più bisogno e non aveva i mezzi, la forza e la voce per chiedere aiuto. Oggi è diventato probabilmente il massimo esperto mondiale in materia.

'L’incontro con Denis Mukwewge – continua il professor Barone - Premio Nobel per la Pace 2018, è avvenuto durante la mia ultima missione in Congo, nella citta di Bukavu il 4 gennaio 2019. Ero accompagnato da altri due amici, Benvenue Kasole e Gianlugi Zauri. Si è trattato di un incontro cordiale, di reciproca stima e simpatia. Ci siamo trovati presso l’ospedale Panzi di Bukavu, dove Denis Mukwege svolge l’attività di medico. Proprio per la sua importante e incisiva attività medica e umanitaria, Denis Mukwege ha ricevuto prestigiosi premi internazionali, ivi compreso il Premio Nobel per la Pace 2018. Denis Mukwege, medico congolese premio Nobel per la pace 2018 e il professor Francesco Barone

- Il dottor Mukwege, al termine del vostro incontro le ha affidato un messaggio molto importante, chiedendole di diffonderlo il più possibile. Cosa c'è scritto nel messaggio?
'Il Documento che mi è stato consegnato da Denis Mukwege consta di nove punti. Evidenzia la drammatica situazione che vive la popolazione della RDC. “Violenze, massacri, insicurezza diffusa, creano una spirale di violenza senza precedenti. Centinaia di migliaia di donne sono state stuprate, più di 4 milioni di profughi all’interno della nazione e la perdita di 6 milioni di vite umane. Il Rapporto Mapping, stabilito dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, parla di non meno di 617 crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Solo la lotta contro l’impunità può rompere la spirale di violenze. Non sono solo gli autori delle violenze i responsabili di tali crimini, ma anche coloro che scelgono di voltare lo sguardo dall’altra parte. Il popolo congolese esige dalla Comunità Internazionale di prendere in considerazione e visionare il Rapporto Mapping delle Nazioni Unite”.

- Cosa può fare la Comunità Internazionale per la drammatica situazione delle donne e bambini in Congo?
Si può fare tanto. In primis è necessario intervenire presto. Non c’è più tempo da perdere. Servono progetti umanitari concreti e incisivi. È necessario che i fondi stanziati e inviati per gli aiuti, arrivino alle persone povere e non ai ricchi oppure ai governanti di turno. È fondamentale che vi sia l’impegno attraverso il quale si tutelino concretamente i diritti delle donne. Inoltre, è necessario che vi siano interventi importanti finalizzati alla protezione delle infanzie vulnerabili. In tal senso, ho già provveduto a contattare alcuni autorevoli esponenti della Comunità Europea affinché il Documento venga presentato nelle sedi istituzionali opportune. Appesantiti dal sonno della materia, stiamo rischiando di diventare estranei anche a noi stessi. Troppa indifferenza ed egoismo. Troppe ingiustizie e prevaricazioni. È bene puntualizzare che finché un solo bambino al mondo non dispone del necessario nessun altro ha diritto al superfluo.

- Lei tornerà presto nella RDC? Cosa vorrebbe poter raccontare ai bambini delle comunità che visita abitualmente?
'Certamente. Il mio desiderio è quello di tornare presto in Congo e farò il possibile affinché ciò accada. Vorrei che finisse questo gravissimo dramma e poterlo narrare a tutti i bambini ma anche agli adulti. Nel mio caso non si può che essere ottimisti. Bisogna esserlo per dare maggior senso a ciò che sto facendo insieme a tanti altri che mi sostengono e mi aiutano concretamente. Senza l’impegno di molti, tutto questo non sarebbe mai stato possibile. Io continuerò senza sosta in questa mia attività di sensibilizzazione nelle scuole, attraverso i giornali, le Tv. Tornerò molto presto in Congo per abbracciare nuovamente i bambini degli orfanotrofi Mama wa wote e Flamme d’amour, per incontrare gli ex bambini soldato ospiti di un Centro di recupero e i bambini di strada. Per dare ancora speranza ai bambini ospedalizzati'.

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