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“Non ci sono poteri buoni”

Paolo Finzi e Fabrizio De André: una amicizia anarchica

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
15 agosto 2020
Peppe Sini

In memoria di Paolo Finzi

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 3828 dell'11 agosto 2020
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Sommario di questo numero:
1. Valentina Degano ricorda Cristina Cattafesta
2. Appello globale di donne contro l'annessione e per la pace in Palestina
3. Ancora una volta chiediamo
4. Francesco Moises Bassano ricorda Paolo Finzi
5. Alberto Cavaglion ricorda Paolo Finzi
6. Gianfranco Marelli ricorda Paolo Finzi
7. Enrico Moroni ricorda Paolo Finzi
8. L'Usi-Cit ricorda Paolo Finzi
9. Andrea Zanardo ricorda Paolo Finzi
10. Paolo Finzi: Qualche precisazione su sionismo e Israele (2018)
11. Laura Tussi presenta "Che non ci sono poteri buoni. Il pensiero (anche) anarchico di Fabrizio De Andre'" a cura di Paolo Finzi
12. Segnalazioni librarie
13. La "Carta" del Movimento Nonviolento
14. Per saperne di piu'

  1. LUTTI. VALENTINA DEGANO RICORDA CRISTINA CATTAFESTA
    [Dalla mailing-list delle Donne in nero]

Anch'io voglio ricordare la generosita', la fiducia e la determinazione che sentivo in Cristina.
La notizia della sua morte mi ha sbalordita e addolorata. Voglio ringraziarla per quanto ci ha trasmesso.
La ricordo quando lo scorso anno e' venuta con due sue amiche al Centro di accoglienza "Ernesto Balducci" di Zugliano (Ud) a presentare un video su tre donne attiviste di cui una afghana, e il giorno successivo siamo andate insieme ad una manifestazione contro le armi nucleari e la base militare Usaf di Aviano.
Mi dispiace molto per la sua scomparsa.

  1. APPELLI. APPELLO GLOBALE DI DONNE CONTRO L'ANNESSIONE E PER LA PACE In PALESTINA
    [Dal sito www.assopacepalestina.org]

Il 30 giugno e' stato lanciato un appello contro l'annessione a Israele dei territori occupati palestinesi da parte di circa 40 donne del mondo che sono state prime ministre, cape di Stato, parlamentari, premi Nobel per la pace, dirigenti delle Nazioni Unite. Dall'Italia c'e' la firma di Luisa Morgantini, gia' Vice Presidente e Presidente della Commissione Sviluppo del Parlamento Europeo, attualmente Presidente di AssopacePalestina. L'appello e' stato lanciato in concomitanza con un analogo appello lanciato da donne palestinesi e donne israeliane. AssopacePalestina ribadisce il suo no all'annessione, al razzismo, all'apartheid e il suo si' alla fine dell'occupazione israeliana e al riconoscimento dello Stato di Palestina.
*
Mentre la Carta delle Nazioni Unite segna il suo LXXV anniversario, il conflitto piu' protratto del mondo sta prendendo una piega assai pericolosa con l'annuncio del piano israeliano di annettere parti vaste e vitali del territorio palestinese sulla base del piano Trump per il Medio Oriente che contraddice i parametri concordati a livello mondiale per la pace e il diritto internazionale. Una simile mossa sconvolgerebbe mezzo secolo di sforzi per la pace nella regione e il progetto di due stati sovrani, Israele e Palestina, che vivano fianco a fianco in pace e sicurezza, sulla base dei confini pre-1967, ed avrebbe conseguenze di vasta portata.
E' in questo contesto, e in questo ventesimo anniversario dell'adozione della risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu su donne, pace e sicurezza, che le donne israeliane e palestinesi hanno ricordato al mondo quanto sia importante ascoltare e tener conto della voce delle donne in situazioni di conflitto. Abbiamo ricevuto urgenti appelli contro l'annessione inviati sia da donne palestinesi che israeliane. I loro forti appelli, sebbene diversi e distinti, hanno in comune un senso di umanita' condivisa e un comune rifiuto di qualsiasi sottomissione, discriminazione, oppressione e violenza.
Entrambi gli appelli sono fondati sul diritto internazionale e sulla risoluzione 1325 che prevede la protezione dei civili, in particolare donne e ragazze, l'importanza critica delle voci delle donne e la loro partecipazione significativa alla risoluzione dei conflitti e ai negoziati di pace, nel garantire una pace duratura e la costruzione di un giusto futuro di speranza per entrambi i popoli basato sul rispetto del diritto internazionale e sull'assunzione delle proprie responsabilita'.
Queste donne insistono a gran voce che l'annessione e' una minaccia esistenziale per i Palestinesi, gli Israeliani, per la stabilita' regionale e un per ordine globale gia' fragile. Non dobbiamo lasciare senza risposta il loro appello perche' chiedono il nostro "sostegno e impegno in una partnership globale per salvare la prospettiva di una soluzione giusta, equa e duratura del conflitto", per il benessere delle generazioni presenti e future. Ci ricordano che abbiamo "il potere della nostra volonta' collettiva di sfidare l'aggressivita', la coercizione e la violenza e di porre fine all'impunita' e all'ingiustizia affinche' prevalgano la liberta' e la pace".
L'annessione costituisce una violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, nonche' delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dell'Assemblea Generale. Contravviene alla norma internazionale fondamentale che vieta l'acquisizione di territorio con la forza e mira a perpetuare l'impresa illegale di insediamento israeliano, rafforzando l'occupazione invece di porvi fine. Mettera' gravemente a repentaglio la prospettiva di pace, sicurezza e stabilita' regionale, con gravi conseguenze per i popoli palestinese e israeliano, ma anche per la Giordania e la regione in generale. Frammentera' la terra palestinese e destinera' di fatto le enclave palestinesi al controllo militare israeliano permanente.
Sono in gioco la dignita' e i diritti del popolo palestinese, la capacita' di Israele di essere parte integrante e accettata della regione, cosi' come la pace, la sicurezza e la prosperita' regionale e il piu' ampio ordine internazionale basato sulla legge. L'annessione non puo' passare incontrastata e un forte impegno internazionale e' piu' che mai necessario, anche attraverso misure efficaci per scoraggiare le azioni unilaterali illegali e raggiungere una pace giusta e duratura.
Sosteniamo l'appello delle donne palestinesi e israeliane contro l'annessione unilaterale e appoggiamo i loro sforzi per prevenire le sue conseguenze disastrose. Il progetto di annessione e' stato concepito quasi interamente da uomini, senza alcun riferimento alle prospettive diverse delle donne. Dobbiamo essere guidati dall'umanita' e dalla risolutezza delle donne coraggiose che hanno sofferto molto per il conflitto e tuttavia rifiutano di essere accecate dall'odio. Le loro parole prospettano il futuro di cui la regione ha bisogno e che merita. Le nostre azioni devono far si' che questa visione prevalga.
*
Firmatarie:
Micheline Calmy-Rey, former President, Switzerland
Tarja Halonen, former President, Finland
Roza Otunbayeva, former President, Kyrgyzstan
Mary Robinson, former UN Commissioner for Human Rights, former President, Ireland
Ellen Johnson Sirleaf, Nobel Peace Laureate, former President, Liberia
Gro Harlem Brundtland, former Director-General of the World Health Organisation, former Prime Minister, Norway
Helen Clark, former UNDP Administrator, former Prime Minister, New Zealand
Johanna Sigurdardottir, former Prime Minister, Iceland
Graça Machel, co-founder of the Elders with Nelson Mandela, International advocate for women's and children's rights, first Minister of Education, Mozambique
Baleka Mbete, former Deputy President, former Speaker of the National Assembly, South Africa
Isabel Saint Malo de Alvarado, former Vice President, Panama
Nkosazana Dlamini Zuma, former Chairperson of the African Union Commission
Lena Hjelm-Wallen, former Deputy Prime Minister and Foreign Minister,  Sweden
Margot Wallstroem, former Deputy Prime Minister and Foreign Minister, Sweden
Benita Ferrero-Waldner, former European Commissioner for External Relations and former Foreign Minister, Austria
Susana Malcorra, former Foreign Minister, Argentina
Asha Rose Migiro, former United Nations Deputy Secretary-General, former Foreign Minister, Tanzania
Barbara Hogan, former political prisoner, former Minister of Health, South Africa
Patricia B. Licuanan, former Chairperson, UN Commission on the Status of Women; former Minister of Higher Education, Philippines
Nathalie Loiseau, Chair of the European Parliament Subcommittee on Security and Defence, former Minister of European Affairs, France
Pia Olsen Dyhr, former Minister of Trade and Investments, Denmark
Sima Samar, former Minister of Women's Affairs, Afghanistan
Christiane Taubira, former Minister of Justice, France
Melanne Verveer, former Ambassador for Global Women's Issues, Usa
Luisa Morgantini, former Vice-President and former Chair of the Committee on Development of the European Parliament, Italy
Claudia Roth, Vice-President of the German Parliament, former Federal Government Commissioner for Human Rights Policy and Humanitarian Aid, Germany
Shirin Ebadi, Nobel Peace Laureate
Mairead Maguire, Nobel Peace Laureate
Jody Williams, Nobel Peace Laureate
Rebecca Johnson, Co-founding first President of the Nobel Peace Laureate International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (Ican)
Karen AbuZayd, former UN Under-Secretary-General, former Commissioner General for Unrwa
Radhika Coomaraswamy, former UN Under-Secretary-General and Special Representative for Children and Armed Conflict
Noeleen Heyzer, former Executive Director, UN Development Fund for Women, Unifem; former UN Under-Secretary-General and Executive Secretary of the Economic and Social Commission for Asia and the Pacific
Angela Kane, former UN High Representative for Disarmament Affairs and UN Under-Secretary-General for Management
Navi Pillay, former UN High Commissioner for Human Rights
Joanne Sandler, former Deputy Executive Director, UN Development Fund for Women, Unifem
Fatiha Serour, former Deputy Special Representative of the UN Secretary General, Member of the Africa Group for Justice and Accountability
Farida Shaheed, former UN Special Rapporteur on Cultural Rights
Mary Kerry Kennedy, President of Robert F. Kennedy Human Rights Organisation, Usa
Charlotte Bunch, Distinguished Professor and Founding Director, Center for Women's Global Leadership, Rutgers University, Recipient of the Eleanor Roosevelt Award for Human Rights, Usa
Anne Marie Goetz, former Chief Advisor on Governance, Peace and Security for the United Nations Development Fund for Women, Professor, Center for Global Affairs, New York University, Usa
Anne-Marie Slaughter, Former director of policy planning for the US Department of State, Recipient of the Secretary's Distinguished Service Award, Bert G. Kerstetter '66 University Professor Emerita of Politics and International Affairs, Princeton University, Usa
Nayereh Tohidi, Professor, former Chair of the Department of Gender & Women Studies and founding Director of the Middle Eastern and Islamic Studies, California State University, Usa

  1. REPETITA IUVANT. ANCORA UNA VOLTA CHIEDIAMO

Ancora una volta chiediamo che  si realizzino immediatamente quattro semplici indispensabili cose:
1. riconoscere a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro, ove necessario mettendo a disposizione adeguati mezzi di trasporto pubblici e gratuiti; e' l'unico modo per far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani;
2. abolire la schiavitu' e l'apartheid in Italia; riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto": un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia;
3. abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese; si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani;
4. formare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza; poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
*
Il razzismo e' un crimine contro l'umanita'.
Siamo una sola umanita' in un unico mondo vivente.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.

  1. MEMORIA. FRANCESCO MOISES BASSANO RICORDA PAOLO FINZI
    [Dal sito https://moked.itcol titolo "Anarchia ed ebraismo"]

"Non tu ma l'opera che hai iniziato ti rende indispensabile per l'umanita'!".
Scrisse cosi' il poeta anarchico e ebreo Erich Muehsam (1878 – 1934), ucciso dai nazisti nel campo di concentramento di Orianenburg. Una frase che e' quasi un monito contro l'idolatria.
E a proposito di anarchia e radici ebraiche, colgo l'occasione per ricordare anche io Paolo Finzi, scomparso proprio in questi giorni. Per quanto mai conosciuto personalmente, se non tramite un breve scambio epistolare e una telefonata. La rivista "A", che "dirigeva", non era il solito mensile politico e fazioso, ma uno spazio aperto al dibattito dove non mancavano mai interventi e articoli di spessore e di qualita' intellettuale. Non erano pochi i temi trattati che si legavano all'ebraismo e i dossier su personaggi di famiglia ebraica. Sovente su queste pagine veniva denunciato anche l'antisemitismo di sinistra, sia quando era mascherato da antisionismo e sia quando si legava al cospirazionismo, cosa purtroppo non troppo frequente nelle riviste legate alla sinistra extraparlamentare.
Ricordo che qualche anno fa lo stesso Finzi intervenne in risposta a un lettore che sposava acriticamente la causa palestinese, sostenendo che un libertario per sua natura e' critico con tutti gli stati nazionali senza distinzione, non facendo quindi sconti al nazionalismo arabo il quale spesso usa come strumento terrorismo e antisemitismo. Nello stesso intervento biasimo' il boicottaggio "perché colpisce indistintamente un 'paese', quindi un popolo, indicato come nemico", ricordo' l'esperienza dei kibbutzim, e la realta' che Israele fosse un paese dove, "pur con tutte le sue criticita', l'opposizione ha voce e scende nelle piazze". Sarebbe stato sicuramente interessante conoscere dal vivo Finzi, anche per comprendere meglio il suo legame con la cultura ebraica, ma rimane la speranza che la rivista da lui redatta possa continuare ad essere un luogo atipico lontano dal tifo calcistico, il quale ha poco a che vedere sia con la politica che con il giornalismo.

  1. MEMORIA. ALBERTO CAVAGLION RICORDA PAOLO FINZI
    [Dal sito https://moked.itcol titolo "Ticketless – Addio Lugano bella"]

Dispiacerebbe se questo portale sorvolasse sulla scomparsa di Paolo Finzi, sulla triste sua morte solitaria, avvenuta una decina di giorni fa. Ne scrivo qui, pur avendolo conosciuto soltanto attraverso la conduzione della maggiore rivista di storia dell'anarchia, ma vivo in me e' il ricordo famigliare, per via di comuni memorie resistenziali, di sua madre, Matilde Bassani, partigiana ferrarese. E dire che il rapporto fra ebraismo e anarchia e' stato importante per lui, forse piu' del rapporto fra ebrei e movimento partigiano che gli derivava dalla figura materna. Anarchici ed ebrei, nella visione sociale del positivismo lombrosiano, erano entita' anomale, al pari degli uomini e delle donne "delinquenti", ma oltre alla solidarieta' fra reietti dell'antropologia criminale, dietro a figure come Finzi ci sono le fonti profetiche e il sogno di un riscatto che assomiglia, ma non e' lo stesso del marxismo-leninismo. Penso naturalmente alla figura dell'anarchico Camillo Berneri, che studio' con attenzione l'antisemitismo, fu tra i primi a deplorare "il delirio razzista" del Duce, ma nella guerra di Spagna fu ucciso da sicari staliniani.
Nei miei giovani anni ho avuto anch'io un quarto d'ora di simpatia per l'anarchia. Il mio piccolo maestro fu Aurelio Chessa depositario a Pistoia della carte Berneri. Nelle stanze dell'archivio muoveva i suoi primi passi Furio Biagini che al rapporto ebraismo-anarchia dedichera' studi importanti.
Il caso ha voluto che la morte di Finzi coincidesse con la lettura del libro di Massimo Bucciantini "Addio Lugano bella" (Einaudi), ultimo di una trilogia sulla liberta' inaugurata con un lavoro sul monumento romano a Giordano Bruno, cui ha fatto seguito uno studio sulla messincena al Piccolo Teatro di Milano del "Galilei" di Brecht. Dei tre libri, questo per me e' il meno riuscito, ma devo scusarmi con l'autore: la mia lettura e' stata condizionata dall'endorsement, per me incomprensibile, che ho letto nella premessa. Proprio non mi e' andato giu' di leggere che Pisa essendo da sempre culla di sovversivi legittimi i protagonisti del Sessantotto fra gli eredi di Pietro Gori, l'autore appunto della celebre canzone anarchica. Qui mi sembra si annidi un diffuso equivoco che riguarda piu' generalmente la recente storia d'Italia e gli effetti del caso-Pinelli e Valpreda: anarchici e marxisti-leninisti si ritrovarono uniti dopo piazza Fontana, ma i gruppetti extra-parlamentari della contestazione giovanile figli del boom nulla o poco avevano a che spartire con la vita terribile di Gori, ma anche con l’esilio doloroso di Mazzini, altro sovversivo che con i leader del Sessantotto nulla aveva a che dividere.
Sono dubbi e domande che avrei voluto porre a Paolo Finzi, se solo avessi avuto la fortuna di conoscerlo.

  1. MEMORIA. GIANFRANCO MARELLI RICORDA PAOLO FINZI
    [Dal sito www.comidad.orgcol titolo "Mise a' part (di un compagno fra compagni)"]

Paolo Finzi e' stato un'anima viva dell'arcipelago anarchico italiano.
La piu' "rispettabile" perche' rispettosa dell'etica liberale che contrassegna l'umanitarismo borghese.
Non e' un giudizio critico, ma una constatazione storica.
In questa veste si e' prodigato nel diffondere il pensiero anarchico e libertario, trovando ampio spazio – soprattutto grazie alle sue capacita' empatiche e comunicative – in ambiti e ambienti limitrofi al movimento.
Sicuramente Paolo Finzi, dalla strage di Piazza Fontana, alla morte di Pino Pinelli, ai tanti eventi e appuntamenti che hanno visto coinvolti e protagonisti gli anarchici dal '68 all'ora attuale, non si e' mai risparmiato, generoso nel vivere la sua anarchia e di trasmetterla con la forza dell'esempio.
Come molti di noi, ho incontrato e frequentato Paolo alla redazione di "A rivista anarchica" – una fra le tante sue creature – dal mio primo articolo pubblicato alla fine degli anni '70, all'ultimo articolo rifiutato qualche anno fa.
Il buffo e' che entrambi avevano come tema l'erotismo.
E allora, Paolo, per l'amore gaglioffo che ci ha combattuto, lasciati abbracciare ancora una volta.
Joe (Gianfranco Marelli)

  1. MEMORIA. ENRICO MORONI RICORDA PAOLO FINZI
    [Dal sito https://usi-cit.orgcol titolo "Nel ricordo di Paolo Finzi"]

Sono passati pochi giorni (lunedi' 27 luglio) quando nello spazio occupato della Cascina Torchiera Autogestita di Milano e' stato celebrato il ricordo per la scomparsa del compagno Paolo Finzi, avvenuta nella giornata del 20 luglio.
Come era prevedibile l'intero spazio interno della Cascina era occupato da compagni, molti dei quali venuti anche da molto lontano. All'entrata e all'interno sventolavano le bandiere anarchiche.
Non c'era un'aria funebre, che sicuramente Paolo non avrebbe voluto, ma quasi sembrava una festa, anche se la commozione dei partecipanti si percepiva molto forte.
Molti gli interventi che si sono susseguiti in cui l'emozione spesso interrompeva a momenti il loro racconto. Interventi che hanno evidenziato sia la profondita' del pensiero di Paolo, i lati buoni del suo carattere e le esperienze con lui vissute.
Nell'elencare alcuni degli interventi ricordiamo Andrea Papi, Massimo Ortalli, Franco Bertolucci, Claudia Pinelli a nome della famiglia, collegando il ricordo di Paolo con quello di Pino, Massimo Varengo, Carlotta della redazione della Rivista Anarchica, la lettura dell'ultima lettera del padre, di un mese prima, da parte della figlia Alba, rivolta ai compagni, ma soprattutto alla famiglia a lui molto cara, prevedendo quello che sarebbe avvenuto per sua scelta.
L'intervento del fratello Enrico e' stato molto toccante, ha parlato del loro rapporto intimo, lui comunista e Paolo anarchico, spiegando le motivazioni che lo avevano indotto a quella tragica scelta, gia' confidata al fratello, non perche' era venuto meno la fiducia verso l'ideale anarchico, ma perche' si sentiva sempre piu' estraneo alla societa' come si stava evolvendo. Finiva il suo intervento con un invito a sostenere la continuazione della pubblicazione della Rivista Anarchica.
Gli interventi sono stati intervallati anche dalle canzoni e musiche di Alessio Lega e dei compagni musici che lo accompagnavano, tra cui anche le canzoni di De Andre' con cui Paolo ha avuto un lungo rapporto di amicizia.
Nel finale non potevano mancare le note bandistiche della Banda degli Ottoni e dei cori che la seguivano.
Sicuramente non ce l'aspettavamo questa morte improvvisa di Paolo, soprattutto nelle modalita' come e' avvenuta, troppo abituati alla sua determinazione ad affrontare gli avvenimenti.
Rispettiamo comunque la sua libera scelta, pur nel dolore che ha causato la sua perdita.
Con Paolo, pur nella differenzazione di scelte che ci sono state nel corso degli anni, sempre nell'ambito libertario, mai e' venuta meno la stima reciproca.
Unanime e' il riconoscimento nel suo impegno profuso per la nascita, il sostegno e la regolarita' con cui e' stata editata A – Rivista Anarchica (nel 2021 saranno 50 anni). Paolo non si espimeva mai in modo retorico, cercando sempre di essere al passo con i tempi.?
La Rivista Anarchica e il settimanale Umanita' Nova, pur nelle diverse impostazioni, costituiscono voci fondamentali del movimento anarchico in Italia e all'estero.
Come Unione Sindacale Italiana dobbiamo dar atto a Paolo e ad "A - Rivista Anarchica" che nei momenti critici attraversati al proprio interno ha ospitato nelle sue pagine interventi a sostegno del Sindacalismo Libertario. Ha anche pubblicato interviste dei segretari dell'USI di volta in volta, anche la mia quando fui eletto nel 2012, e di altri che si succedevano nei vari congressi, secondo la pratica della rotazione degli incarichi. Anche in altre occasioni sono stati ospitati interventi a sostegno sempre del Sindacalismo Libertario. Di questo ringraziamo Paolo e la Redazione di A.
Sicuramente il gruppo redazionale formatosi sara' in grado di continuare nell'impegno profuso da Paolo nel continuare a pubblicare la Rivista Anarchica. Come siamo sicuri che il legame con il Sindacalismo Libertario continuera' e si rafforzera'.
Anche questo e' uno dei tanti modi per ricordare il compagno Paolo Finzi.

  1. MEMORIA. L'USI-CIT RICORDA PAOLO FINZI
    [Dalla pagina facebook dell'Usi-Cit di Reggio Emilia]

La Segreteria nazionale dell'Usi-Cit si unisce al dolore di familiari, compagne e compagni, per la morte di Paolo Finzi, storico redattore di "A - Rivista Anarchica" e compagno ed amico di lunga data.

  1. MEMORIA. ANDREA ZANARDO RICORDA PAOLO FINZI
    [Dal sito https://blogs.timesofisrael.comcol titolo "In memory of Paolo Finzi (1952-2020)"]

History is told in Piazza Fontana, five minutes walk from the Duomo, in Milan. In December 1969 a bomb detonated in a bank there, and 17 people died. It was a Fascist terror attack.
And there's another plaque, in piazza Fontana, To the memory of Pino Pinelli, an Anarchist railway worker who died a few days after the bomb, while he was under police interrogation.
The Fascists aimed to frame the Anarchists for that bombing and many others that followed. Their strategy was to generate panic in the middle class, and to gain support for a military coup and a dictatorship. (It did not work, but it seriously could). In the days after the bombing, several Anarchists were rounded up and interrogated by the police. The youngest among them was a Jewish student, Paolo Finzi, 18 years old.
Despite his young age, Finzi was already known by the "Counter-Subversion" department of the Italian police. That is, mainly, because of his mother, Matilde Bassani Finzi, a brave Socialist, and Feminist activist who has now earned her place in the Jewish Women Archive.
Together with another Jewish student, Finzi had founded a small Anarchists cell among the students of his school. They used to do what Italian Anarchists have done since the early years of their movement: writing and publishing - in the words of one of their songs - "to teach the oppressed Truth, Freedom and Justice". Publishing a student magazine was enough to be rounded up by the police as a suspect. But young Finzi was released after one night: he had been home with the flu for a week, including the day of the explosion, and he could prove it.
When Paolo came back home, he found his parents extremely worried: they knew how bigoted the Italian police were those years. He also found a letter from a venerable political magazine, that has accepted the article he had submitted two weeks before. It was his first.
Since that day the life of Paolo Finzi was devoted to Anarchism and journalism. At University, Finzi founded A/Rivista Anarchica, the monthly Anarchist magazine of intellectual debate and cultural criticism. It still goes on. Every cultivated Italian reader has at least one issue, and maybe more, in his/her own life. It is a rare case of a Leftist review admired by readers of all stripes, appreciated for its candour and integrity, and the literary sophistication of some of its column.
In Italy, Anarchism is a seasoned political movement as everyone familiar with the names of Sacco and Vanzetti knows. Anarchists in Italy tend also to be very cultivated. It is an intellectually vibrant environment, where people still debate about what went wrong during the Civil War in Spain and whether it was morally right to go to vote, thus accepting parliamentary democracy, to stop Berlusconi from co-opting the post-Fascists into the Government (to mention something I witnessed in the 90s).
Like many Jews involved in the Anarchist movement, Paolo was non-violent, who believed that one must not "reproduce the logic of oppression" to counter oppression. Thus, he always refused the title of "Director" of the magazine he directed for decades, selling hundreds and then thousands of copies every month.
Thanks to A/Rivista Anarchica, a larger public got to know the Anarchists' many stories. The Albanian insurrection against the Fascist occupation. The (literal) stabbing of Italian Anarchists in Spain, by the hands of Communists during the Civil War. The Trade Unionism in Argentina, among Italian (and Jewish) immigrants in the 20s.
Paolo Finzi passed away on Monday. Memories of this kind, gentle and passionate Jewish activist are now all over the place on Italian newspapers and web sites. Everybody remembers Paolo Finzi's sense of humour, his discipline (Anarchists are very disciplined and hard workers!), and of course his prestigious Socialist lineage. Everybody knew, and everybody remembers, the celebrated musicians and songwriters who have supported A/Rivista Anarchica through these years and those whom he had conquered to the Anarchist cause (one above everyone: Fabrizio De Andre').
Someone else also remembers the longstanding commitment of Paolo Finzi to the rights of the Roma minority. To inscribe in Italian history the memory of the genocide that they endured together with the Jews and the never-ending battle for reparations. Paolo never stopped fighting such a campaign, wherever and whenever possible: talking to schools, hosting events, even accompanying politicians to some encampment on the outskirt of Milan, between a landfill and a railway, to interview a survivor of the so-called medical Nazi experiments.
To me, the memory of this kind and gentle Jewish soul is linked to a graffiti. The anarchist A-symbol painted by some Italian volunteer on the wall of a kibbutz stable in the 70s. When in Italy the Left was falling dangerously in love with Palestinian terrorism, the Anarchists persisted in their relationship with the Jews, thanks to comrades like Paolo Finzi, may his memory be a blessing.
Paolo Finzi probably was not a religious person, but he had faith in humanity. He believed that human beings do not need coercion from an external power to choose for good. He believed that morality, and law, are inscribed in our hearts and that when human beings are free, they, we naturally choose for good because human nature inclines toward good.
If this is not Tikkun Olam, what else it is.

  1. RIFLESSIONE. PAOLO FINZI: QUALCHE PRECISAZIONE SU SIONISMO E ISRAELE (2018)
    [Da "A. Rivista anarchica", n. 428 dell'ottobre 2018]

Non e' certo questa la sede per affrontare in modo approfondito le radici storiche, le implicazioni internazionali, gli interessi economici e quant'altro stia dietro all'attuale situazione mediorientale. Ma qualche precisazione mi sembra utile.
Il sionismo e' stato un movimento di stampo "risorgimentale", analogo a quelli che nell'Ottocento portarono all'idea e poi alla realizzazione degli stati nazionali. In campo ebraico tutto era piu' complesso per la millenaria diaspora, quindi la mancanza di un territorio che non fosse la Palestina in cui alcuni ebrei sempre rimasero nel corso del tempo.
La costituzione dello stato d'Israele, nel 1948, dopo lo sterminio nazista (e perduranti le consuete persecuzioni e pogrom in tanti posti) rappresento' per il popolo piu' perseguitato nella storia una base di sicurezza. Come anarchici siamo critici con tutti gli stati e non a caso seguimmo con particolare attenzione e simpatia l'esperienza dei kibbutz, forme concrete di vita comunitaria e autogestione che si caratterizzarono in senso socialista umanitario e libertario. Sullo sfondo figure di grande spessore etico come Martin Buber, nel solco del socialismo anarchico di Gustav Landauer.
Noi siamo da sempre critici con i governi dello stato d'Israele, abbiamo dato voce a quelle voci antimilitariste, libertarie, internazionaliste che in Israele si sono opposte agli insediamenti, alle repressioni, ai trattamenti di serie B. Israele resta comunque, pur con tutti i suoi limiti, una democrazia in cui l'opposizione ha voce, la gente scende in piazza in centinaia di migliaia di persone contro le politiche governative, gli anarchici, i gay, i nemici del governo hanno spazio. Uno spazio spesso contestato dal potere, come ovunque.
Paonessa sposa la causa palestinese, cita (solo) la Naqba (l'espulsione dei palestinesi nel 1948) e non – per esempio – i bombardamenti congiunti degli stati arabi circostanti contro Israele appena costituitosi in stato. Noi non sposiamo alcuna causa nazionale e cerchiamo di rispettare verita' e diritti di tutti. Abbiamo sempre contrastato il nazionalismo e il terrorismo da qualsiasi parte venisse e l'antisemitismo (spesso mascherato da antisionismo) cosi' diffuso anche tra le stesse masse arabe di cui Paonessa riferisce le lotte.
Anche sul boicottaggio la pensiamo diversamente da Paonessa. In genere e' uno strumento che non ci convince, perche' colpisce indistintamente un "paese", quindi un popolo, indicato come nemico. Se comunque uno ne accettasse la logica, lo vedremmo piuttosto applicato a gran parte dei regimi arabi o musulmani, quasi tutti negatori dei principi basilari di liberta', libera espressione del pensiero, pari dignita' delle donne, organizzazione sindacale, liberta' di abbigliamento e dei costumi sessuali, ecc. ecc.
Siamo una rivista che ha sue posizioni e le esprime da sempre. Siamo contro qualsiasi pensiero unico, siamo aperti e interessati al dibattito. E queste note a un intervento, che sulla questione mediorientale ci trova dissenzienti, lo confermano.
Il dibattito e' aperto, con la condizione che si intenda dialogare e non fare tifo da stadio. Per questo c'e' gia' la Rete, che basta e avanza.

  1. MEMORIA. LAURA TUSSI PRESENTA "CHE NON CI SONO POTERI BUONI. IL PENSIERO (ANCHE) ANARCHICO DI FABRIZIO DE ANDRE'" A CURA DI PAOLO FINZI
    [Dal sito di "Umanita' Nova"]

Paolo Finzi (a cura di), Che non ci sono poteri buoni. Il pensiero (anche) anarchico di Fabrizio De Andre', Milano, Eleuthera, 2018, euro 40.
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Fabrizio De Andre' si e' dichiarato anarchico fin dalle sue prime letture giovanili a cui si accosto' con l'ascolto della creazione musicale di Brassens con i dischi che suo padre portava da Parigi.
Paolo Finzi, direttore di rivista "A – rivista anarchica", ha conosciuto Fabrizio De Andre' e Dori Ghezzi nel 1974, in un importante incontro che e' sfociato in una vera amicizia, un dialogo sentito e profondo e una stima reciproca che si sono alimentati nel tempo e mai interrotti. Il libro da lui curato, esce come numero speciale della rivista "A", la preferita da Fabrizio, che presentava spesso nei suoi concerti.
In questo libro Paolo Finzi si occupa del pensiero del cantautore in modo collettivo e plurale, riprendendo saggi, interviste, articoli di rilievo apparsi su "A" che affrontano la complessita' delle questioni di cui Fabrizio De Andre' si e' occupato: dalla denuncia della guerra al carcere, dall'ipocrisia piccolo-borghese alla prostituzione, dalla droga ai drammi delle maggioranze e minoranze, dagli zingari ai popoli nativi e alla omo/trans-sessualita'. Il libro propone in apertura una lettera di Dori Ghezzi sul proprio rapporto con l'anarchia. Poi la trattazione riporta i testi del dossier "Signora liberta', signorina anarchia" e venti interviste realizzate da Renzo Sabatini con esperti, amici e collaboratori che hanno negli anni approfondito le questioni aperte affrontate da Fabrizio, dove il suo pensiero si conferma un prezioso scrigno per tutti coloro che vogliono cercare di realizzare, riflettere e sognare un mondo più giusto, piu' libero e vero di persone affrancate e uguali e di eventi coerenti e immuni dalle ingiustizie della Storia.
Il movimento e il pensiero anarchico non si raccolgono intorno a un capo fondatore, ma sono plurali, con molteplici orientamenti, sensibilita', metodologie, che condividono determinate idee comuni, come la critica ad ogni potere: infatti il titolo del libro riconduce a questo presupposto, "che non ci sono poteri buoni".
Le parole, la musica, i pensieri, la sensibilita' di Fabrizio De Andre' restano nel tempo un'alternativa importante e significativa, un antidoto efficace di fronte alle difficolta' e alla disperazione degli ultimi che vivono, per costrizione o per scelta, ai margini della societa', un rimedio di fronte alla volgarita', al cinismo, ai vecchi e nuovi razzismi, alle varie forme di emarginazione e di sfruttamento.
De Andre' con il suo "pensiero (anche) anarchico" per molti e' un patrimonio di riflessioni, valori, ideali che si aggiunge a molteplici esperienze concrete, lotte e considerazioni che noi portiamo avanti con spirito autocritico e con caparbieta', orientandoci nella sua lucida capacita' di mettersi sempre dalla parte dei piu' deboli, degli ultimi, degli oppressi, degli emarginati, di svelare le cattiverie e le ipocrisie del dominio, dei poteri, dei potenti, incitando a una svolta, innanzitutto etica, ancor prima che morale, contro ogni forma di pregiudizio e di ingiustizia.
Il contributo di Fabrizio alla diffusione di idee di rispetto e condivisione, solidarieta' e liberta' e' stato davvero eccezionale, anche grazie alla cura meticolosa nelle collaborazioni, negli arrangiamenti musicali, nelle fonti e nei testi e grazie alla magia sonora e melodiosa della sua voce, per cui si comprende che anarchici non si diventa per indottrinamento, ma questo ideale scaturisce da una naturale propensione al saper vivere con gli altri, nel comune sentire libertario dell'indignazione e della ribellione contro tutte le ingiustizie sociali, nel riferimento emotivo e culturale all'utopia di un mondo senza dogmi, ne' guerre, nello stare sempre comunque "dall'altra parte" rispetto al dominio, al potere. A tutti i poteri.
Per la realizzazione sono stati molti i contributi: da Moni Ovadia a Lella Costa, da Gianna Nannini a Teresa Sarti Strada, da Andrea Gallo a Alessio Lega, da Cristiano De Andre' ai Gang e a tutte le "voci fuori dal coro" legate alla figura di Fabrizio De Andre'.

  1. SEGNALAZIONI LIBRARIE

Riletture
- Isabel Allende, D'amore e ombra, Feltrinelli, Milano 1985, 1999, pp. 254.
- Franco Ferrarotti, Il pensiero sociologico da Auguste Comte a Max Horkheimer, Mondadori, Milano 1974, pp. 288.
- Stefano Rodota' (a cura di), Questioni di bioetica, Laterza, Roma-Bari 1993, 1997, pp. XII + 452.
- Silvia Vegetti Finzi (a cura di), Storia delle passioni, Laterza, Roma-Bari 1995, Il sole 24 ore, Milano 2010, pp. XXII + 360.
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Maestre
- Clarice Lispector, La passione secondo G. H., Editori La Rosa, Torino 1982, Feltrinelli, Milano 1991, pp. IV + 164.
- Clarice Lispector, Legami familiari, Feltrinelli, Milano 1986, 1999, pp. 126.
- Clarice Lispector, L'ora della stella, Feltrinelli, Milano 1989, pp. 96.
- Clarice Lispector, Vicino al cuore selvaggio, Adelphi, Milano 1987, Rcs, Milano 2013, pp. 240.

  1. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

  1. PER SAPERNE DI PIU'

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 3828 dell'11 agosto 2020
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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Nuova informativa sulla privacy
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Note: Articolo inserito da Laura Tussi su PeaceLink. Laura Tussi ha realizzato uno dei testi utilizzatI da Peppe Sini per ricordare Paolo Finzi.

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