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Un'altra vittima della guerra che non c'è

Morto un altro italiano

La morte di un altro soldato italiano conferma la falsità della guerra umanitaria, costringendoci ad aprire gli occhi sulle bugie con le quali siamo nutriti ogni giorno.
17 maggio 2004 - Santi Greco

Un altro soldato italiano è morto in Iraq “nell’espletamento del proprio dovere”: difendere il buon nome dell’Italia. Il padre dell’ucciso, nell’apprendere della morte del figlio, ha detto che quella italiana non è più una missione di pace.
E’ triste dover ammettere che solo quando ci si trova coinvolti direttamente in una vicenda si riesca a considerarla nella sua vera essenza. Quella dell’Italia non è mai stata una missione di pace, perché la pace non ammette l’uso delle armi. Nemmeno l’aiuto umanitario può poggiare su un supporto armato, perché diventa costrizione. Ogni aiuto è gratuito e se non viene gradito non può essere imposto.
Non è giusto da parte di chi ci governa nascondere i propri interessi dietro belle parole, perché i fatti le smentiscono e costringono ad accatastare bugie su bugie per evitare di chiedere scusa.
Considerato come stanno andando le cose, non credo che i genitori dei nostri soldati desiderino che essi rimangano in territorio di guerra. Occorrerebbe che facessero sentire più forte la loro voce. Occorrerebbe tener presente che il loro dolore, per i figli morti e per quelli che stanno combattendo, è lo stesso di quello che provano le madri e i padri iracheni nei confronti dei loro figli. L’angoscia che occupa i loro pensieri e le loro giornate è identica a quella che provano le famiglie irachene.
Se queste famiglie riuscissero a scavalcare i filtri politici, forse troverebbero un’intesa in nome del rispetto per la vita che i governi non mostrano d’avere. Certo, è un sogno, che serve a evidenziare che dobbiamo allargare il nostro sguardo, per ricordarci che esiste sempre un altro modo di risolvere i conflitti che non richieda un sacrificio umano.

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