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Testimonianza

Turchia democratica in piazza contro Bush e Nato: cariche della polizia

I manifestanti esibiscono, ingrandite, le foto scattate in ospedale il giorno precedente: volti tumefatti ed arti fratturati delle vittime delle cariche poliziesche.
3 luglio 2004 - Ranch dei Viandanti

La polizia ha selvaggiamente attaccato le manifestazioni di protesta di
Istanbul contro la visita di Bush ed il vertice Nato del 26, 27, 28 e 29 giugno.
Il vertice Nato si e' svolto principalmente per discutere l'ipotesi di un
coinvolgimento della Nato in Irak (a partire dall'addestramento delle truppe
irachene richiesto dal premier del nuovo governo iracheno ad interim Allawi),
ma anche piu' in generale per promuovere la penetrazione Nato in Medio
Oriente e ottenere maggiori collaborazioni da parte della Turchia.
Ma in Turchia sono molti, moltissimi a non gradire la visita di Bush e
dell'Alleanza Atlantica, e ad opporsi alla benevolenza filoamericana
dell'attuale governo "islamico moderato" della Turchia: i democratici, le
sinistre, ma anche molti islamici, ataturkisti, etc.
Da settimane le vie e le piazze di ogni quartiere di Istanbul erano tappezzate
di manifesti contro la Nato, e lungo le vie gruppetti di militanti
distribuivano volantini, esponevano pannelli fotografici; la tensione prima dell'arrivo di Bush era inoltre stata alimentata da attentati dinamitardi, dei quali uno aveva
ucciso 4 persone.
Sabato 26 giugno Bush e' stato ad Ankara, e vi e' stata una grande
manifestazione nella capitale.
Domenica 27 giugno Bush e' arrivato ad Istanbul, dove il 28 ed il 29 si e'
svolto il vertice Nato.
Un coordinamento dei movimenti e forze politiche avverse alla visita (assai
eterogenei) ha indetto ad Istanbul una manifestazione domenica 27, che e' stata
autorizzata, e che si prevedeva essere grande e pacifica, a differenza di
quella prevista per il giorno successivo (lunedi' 28), non autorizzata, e progettata
dalle componenti piu' radicali del movimento per dire un piu' energico "no"
alla visita, a partire dalla scelta del luogo, meno lontano da quello del vertice
Nato. Infatti le autorita' avevano vietato ogni manifestazione in tutta la zona
assai ampia della parte europea di Istanbul sede sia del vertice che della
visita presidenziale, e le avevano consentite solo in aree assai lontane.
L'intera citta' era stata semi-paralizzata, con sospensione di molti trasporti
pubblici e chiusura di molti enti ed istituti. La citta' era anche stata
semi-militarizzata: dappertutto polizia in assetto di guerra.
Le previsioni sono state rigorosamente confermate: la manifestazione di
domenica 27 e' stata grandissima e pacifica, ma a partire dal giorno successivo la
polizia ha attaccato e picchiato in continuazione.
Piu' in dettaglio :
Domenica 27 giugno : Bush ad Istanbul.
Grande manifestazione a Kadikoy, quartiere di Istanbul sulla costa della parte
asiatica dello stretto del Bosforo.
Circa quarantamila partecipanti.
Slogan, striscioni, cartelli: "Yankees go home, questo è il nostro paese",
"Usa, assassini lasciate il Medio Oriente", "Gli assassini non passeranno", "Bush a Istanbul: venni, vidi, fui vinto", "Istanbul chiude le porte alla Nato",
"Sciogliere la Nato", e cosi' via.
Lunedi' 28 giugno : Inizia il vertice Nato.
Seconda manifestazione, vietata.
Al mattino come previsto i manifestanti cominciano a riunirsi in due distinti
luoghi della citta', a circa 3 km. dal luogo del vertice (ma separati da tale
luogo dallo Stretto!): quando ne sono arrivati circa 2.500 nel primo luogo di
concentramento, e circa 200 nel secondo, in entrambi i posti la polizia
inizia a caricare selvaggiamente, sparando dappertutto bombe lacrimogene, e colpendo con grande durezza. Moltissimi i feriti, piu' di un centinaio gli arrestati.
Alla sera una nuova manifestazione percorre la via centrale Istiklal,
presidiata dalla polizia, attraversando piazza Galatasaray, che sara' la sede principale degli avvenimenti dell'indomani.
Martedi' 29 giugno : senza tregua...
Piazza Galatasaray, a meta' della centralissima via pedonale "Istiklal", luogo
privilegiato della vita sociale di Istanbul, luogo di commerci, di iniziative
culturali, di incontri, ed anche luogo preferito della vita politica, e dei
suoi appuntamenti. La piazza delle Madri del Sabato, cioe' delle madri dei
"desaparecidos" kurdi: la "Plaza de Mayo" di Istanbul.
E' gremita di schiere di agenti in tenuta antisommossa, che imbracciano fucili
caricati a candelotti lacrimogeni e mitra, e con le teste sormontate da
maschere antigas. Ma gli abitanti di Istanbul sono abituati a queste scene, il via
vai di passanti e' intenso e spensierato come d'abitudine, le serrande dei negozi
restano aperte.
Poi la piazza comincia a riempirsi di manifestanti, che impugnano le bandiere
delle piu' svariate ed eterogeneee organizzazioni politiche, e scandiscono
energicamente i loro slogan.
Il corteo si avvia lungo la via Istiklal, lo seguo a distanza, poco dopo lungo
la via giungono a ritroso gruppetti di manifestanti in lacrime per l'effetto dei
lacrimogini, poi gruppetti di poliziotti che trascinano manifestanti appena
arrestati: si erano appena verificati i primi scontri della giornata.
Poco piu' tardi la manifestazione, che era stata dispersa dal primo attacco, si
ricompone in piazza Galatasaray. L'occasione e' una conferenza stampa dei
sindacati (Kesk, Disk...) che ivi era in programma.
La piazza e' piccola, e i manifestanti e la polizia si fronteggiano a lungo,
mentre ai lati della piazza e delle vie adiacenti sostano gruppetti di
cittadini, passanti, turisti, e, soprattutto, tanti giornalisti, che
imbracciano le loro videocamere e apparecchi fotografici.
Improvvisamente, "come un sol uomo", i poliziotti partono alla carica
lanciandosi verso i manifestanti, di fronte ai miei occhi, poiche' mi trovo sul
bordo della piazza esattamente tra polizia e corteo: quest'ultimo fugge in
direzione opposta, inseguito dalla polizia, il cielo e' solcato dalla scia
fumosa dei lacrimogeni.
Un manifestante, una quindicina di metri di fronte a me, cade a terra, ed e'
immediatamente circondato da un nugolo di poliziotti che cominciano a
tempestarlo di manganellate, nel mezzo della marea degli altri poliziotti che
corrono lanciati nell'inseguimento. L'uomo si raggomitola sotto i colpi; in
quattro o cinque ci avviciniamo a un metro dai poliziotti intenti nel
pestaggio, un passante gli grida "Yeter, yeter" (basta, basta), quelli
desistono e si uniscono agli inseguitori, il malcapitato si rialza e si allontana.
L'aria e' intrisa dell'acre odore del gas lacrimogeno, molti i volti lacrimanti
e coperti da fazzoletti bagnati; poco dopo ai lati della piazza arrivano e
parcheggiano autoambulanze, e dalla via Istiklal cominciano a tornare a ritroso
gruppi di manifestanti che trascinano, in braccio, corpi inanimati di persone
svenute, verso le ambulanze. Il tutto a due passi da nugoli di poliziotti,
gruppetti di passanti, e tanti giornalisti.
Circa un'ora dopo in piazza Galatasaray un nuovo assembramento: una
manifestazione-conferenza-stampa dell'IHD, l'Associazione per i Diritti
umani di Istanbul.
Esibiscono, ingrandite, le foto scattate in ospedale il giorno precedente:
volti tumefatti ed arti fratturati delle vittime delle cariche poliziesche.
Verso le 17, nella stessa zona, un altro appuntamento: la manifestazione degli
artisti contro la Nato.
Si', sono davvero tanti, in Turchia, a non volere Bush e la Nato.
Ma e' anche tanta, in Turchia, la violenza poliziesca.
Istanbul, 29 giugno 2004
A.C.

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