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Democracy Now! parla con Mordechai Vanunu sfidando le restrizioni imposte da Israele

Esclusivo: L'informatore nucleare Israeliano Mordechai Vanunu rischia la prigione per parlare con Democracy Now! nella sua prima intervista Statunitense
16 settembre 2004
Mordechai Vanunu e Amy Goodman (trad. C. Panzera e M. Sesler)
Fonte: Democracy Now - 19 agosto 2004

Mordechai Vanunu ha lavorato come tecnico nucleare a Dimona, il centro nucleare segreto Israeliano, dal 1976 al 1985. Vi lavorava mentre Israele insisteva che non sarebbe stato il primo paese mediorientale ad introdurre le armi atomiche
nella regione. Quello che Vanunu scopri' fu che Israele stava segretamente
sviluppando un programma nucleare su vasta scala, nascondendo la sua
esistenza al popolo Israeliano, al Parlamento ed al mondo intero.

Vanunu rivelo' foto ed informazioni del programma nucleare israeliano al Sunday
Times a Londra. In seguito fu sequestrato dal Mossad a Roma e quindi imprigionato. Trascorse 18 anni dietro le sbarre, di cui 11 in isolamento.
E' stato rilasciato lo scorso 21 aprile sotto severe restrizioni governative.

Amy Goodman ha raggiunto Mordechai Vanunu al suo cellulare a Gerusalemme Est, dove si trova da quando e' stato rilasciato. Sfidando le restrizioni
governative che gli impediscono di parlare con giornalisti stranieri, ci ha concesso un'intervista.

AMY GOODMAN: Pronto? Mordechai Vanunu?
MORDECHAI VANUNU: Si'.

AMY GOODMAN: Salve. Sono Amy Goodman di Democracy Now! Vorrei poter
parlare conlei, siamo una radio televisiva pubblica degli Stati Uniti.
MORDECHAI VANUNU: Buona sera
.
AMY GOODMAN: Piacere di poter parlare con lei.
MORDECHAI VANUNU: Certo.

AMY GOODMAN: Come ci si sente da liberi? Come ci si sente fuori di prigione?
MORDECHAI VANUNU: Beh, e' meraviglioso essere liberi, ma io non sono
autorizzato a parlare con gli stranieri e non posso lasciare il paese. Quindi non
sono proprio cosi' felice. Ma dall'altro lato sono contento che posso godere
almeno di un po' di liberta'.

AMY GOODMAN: Il governo Israeliano l'ha definita un traditore, lei cosa replica?
MORDECHAI VANUNU: Rispondo cosi'. Quando sono uscito di prigione ho
detto molte volte che ero felice, contento e orgoglioso di aver rilevato al mondo
la stupidita' della politica nucleare segreta Israeliana. E io non ero un traditore. Il vero traditore e' il governo Israeliano, che sta dietro a
questa politica nucleare da 40 anni e che continua a farlo. Stanno tradendo i
cittadini Israeliani, stanno tradendo la comunita' Araba, e stanno tradendo
tutto il mondo e tutti gli esseri umani viventi. Loro sono i veri traditori.

AMY GOODMAN: Quali, tra i segreti che ha rivelato, lei pensa possano essere i
piu' significativi?
MORDECHAI VANUNU: Mi scusi, ma non ho capito, non ho sentito.

AMY GOODMAN: Signor Vanunu, puo' spiegare quali, tra i segreti che ha
rivelato, siano stati i piu' significativi? Siete stato imprigionato 18 anni fa,
ci puo' spiegare cosa cercava di rivelare al mondo?
MORDECHAI VANUNU: Beh, sono stato molto esplicito e chiaro: i segreti piu'
significativi furono quelli che vennero pubblicati nel 1986 dal Sunday Times. I
punti principali erano: primo, l'ammontare delle armi nucleari in possesso di
Israele, che nessuno, CIA compresa, conosceva. Loro le stimavano essere
dalle 10 alle 15, ma invece ne usci' fuori un numero che andava dalle 150
alle 200. Secondo punto, nessuno poteva dire o sapere che Israele era coinvolto o
aveva iniziato la produzione di bombe all'idrogeno, le bombe piu' potenti e
devastanti, che possono uccidere milioni di persone. E non c'e' nessuna giustificazione, nessun bisogno per l'esistenza di questi ordigni da parte di
Israele. Non hanno bisogno della bomba all'idrogeno. Fu la rivelazione che feci
a tutto il mondo, con le foto, quella fu la vera notizia importante che io ho
dato al mondo.

AMY GOODMAN: Come siete venuto a saperlo?
MORDECHAI VANUNU: Sono venuto a saperlo perche' ho lavorato nel posto,
nell'impianto, dove il mio lavoro riguardava la produzione di
materiale per le armi nucleari. Il mio compito era di produrre plutonio per le bombe
atomiche. Sapevo quanto ne producevano ogni giorno. Quindi ho potuto fare un
calcolo di quanto ne producevano ogni giorno e di quante bombe avrebbero potuto
costruirci. Io producevo e lavoravo alla realizzazione anche di altri materiali
per la bomba all'idrogeno. Lo chiamavano litio-6 e trizio. Io lavoravo alla
produzione di questi due materiali e la sola utilizzazione del litio-6 e' nella
bomba all'idrogeno. Feci anche delle foto alla bomba, in un altro settore
dell'impianto. Non faceva certo parte del mio lavoro, ma e' successo che sono
andato e ho scattato delle foto alla bomba all'idrogeno. La mia
rivelazione fu che Israele aveva iniziato la produzione della Bomba H. Accadde anche che scattai delle foto al modello della bomba a neutroni. Questo
significava che Israele era pronta ad utilizzare le armi nucleari l'anno successivo, il
1986, se avessero iniziato la guerra con l'Iraq, l'Iran o la Siria. Le avrebbe potute
usare contro le loro armi. Questo avrebbe significato l'inizio nell'uso di
queste armi nucleari da parte di Israele.... Questo era il punto piu' difficile
in Medio Oriente: Israele avrebbe potuto usare armi atomiche come nessun altro
stato della regione...

AMY GOODMAN: Quindi, Mordechai Vanunu, lei dice che avevano dalle 150
alle 200 bombe atomiche, che potevano averle costruite. Che stavano realizzando
una bomba all'idrogeno e una ai neutroni?
MORDECHAI VANUNU: Si'.

AMY GOODMAN: E l'avevano fatto quella volta? Sono passati 18 anni.
MORDECHAI VANUNU: Io non so cosa hanno fatto in 18 anni. Possiamo
presumere che ce ne siano molte e di piu' potenti, con una tecnologia piu' avanzata, con tutti i nuovi computer, tutto puo' essere piu' facile e aiutare a
costruire molte di piu' e molte piu' armi nucleari. Questo lo presumo solamente.
Non ho a disposizione nuove informazioni su che cosa e' successo in questi
ultimi 18 anni.

AMY GOODMAN: Puo' descrivere cosa fece a quel punto? Fece le foto e
voleva portare le informazioni fuori. Com'e' riuscito a portare e termine tutto
questo? E come siete stato catturato?
MORDECHAI VANUNU: Mentre lavoravo all'impianto di Dimona negli anni '80, decisi di portare queste informazioni a conoscenza del mondo intero. Perche'
stavano mentendo, imbrogliando e nessuno diceva o conosceva cosa stava
succedendo esattamente. Quindi tutte le informazioni erano nella mia testa. Nella
mia mente. Io vi lavoravo ogni giorno, quindi conoscevo tutti i particolari. Ma
avevo solamente bisogno di alcune prove. Quindi le prove erano le foto.
Contrabbandai la macchina fotografica, non ci fu nessun problema. Feci
60 foto, due rullini, nel periodo in cui non c'era nessuno nella stanza di
controllo dell'impianto. Durante il turno di notte o al sabato ci sono molte meno
persone. Dopodiche' non sviluppai i rullini. Li nascosi perche' se li avessi
sviluppati qualcuno avrebbe potuto riferire la cosa allo Shin Bet. Quindi decisi che l'unico posto da dove avrei potuto rivelare qualcosa sull'affare era al di fuori dei confini di Israele. Decisi di lasciare il paese il prima possibile, e con i miei due rullini mi misi sulla via per gli Stati Uniti. Ma poi decisi di portare i due rullini in oriente, perche' sapevo che parlando di questi segreti la mia vita sarebbe stata in pericolo e la mia liberta' sarebbe terminata. E cosi' avvenne. E in piu' non avevo molta esperienza con i mas media, ma incontrai qualcuno che mi porto' al Sunday Times. Il Sundey Times realizzo' la storia, diedi loro i rullini, le foto, ed ecco il motivo per cui il Sunday Times scrisse gli articoli.

AMY GOODMAN: E come siete stato catturato, Signor Vanunu?
MORDECHAI VANUNU: Quando loro sentirono, quando ricevettero informazioni
riguardo a quello che stavo facendo a Londra, entrarono immediatamente in
azione. Arrivarono a Londra ancor prima di me, due agenti del Mossad erano a
Sidney, in Australia, dove incontrai per la prima volta Peter Hounam, il giornalista del Sunday Times, e da li' cominciarono a seguirmi. Mi seguirono anche a Londra e cercarono di evitare la pubblicazione degli articoli in tutti i modi possibili. Quello che decisero di fare fu di rapirmi. Il modo per farlo era di mandare qualcuno che riuscisse a portarmi a Roma, perche' non volevano rapirmi in Inghilterra. Mandarono un'agente, una donna cittadina USA che lavorava per qualche organizzazione segreta statunitense. Venne usata affinche' mi convincesse a seguirla fino a Roma. Decisi di lasciare l'Inghilterra perche' sapevo che a Londra ero seguito. Mi dissi, 'Devo andarmene da Londra', e dopo la pubblicazione degli articoli sul Sunday Times, decisi di andare a Roma con lei. Quando arrivammo, mi stavano aspettando nel suo appartamento, mi saltarono addosso immediatamente, mi drogarono e mi portarono in macchina fino ad un canale abbandonato, dove ad attenderci ci stava un imbarcazione. Dal mare arrivo' una nave con un commando di soldati Israeliani, che mi prelevarono dalla nave del comando e mi portarono su uno yatch. Sullo yatch chiesi alle persone chi erano e mi risposero che erano Israeliani, Francesi e Inglesi. Io vidi Francesi che parlavano Francese, Israeliani che parlavano Inglese, ma non vidi mai nessun Inglese, anche se loro mi dissero che alcuni lo erano. Ce n'erano anche altri che erano coinvolti, molte piu' nazioni erano coinvolte nel rapimento. Ad esempio l'autista Italiano che ci porto' dall'aereoporto a casa, la donna americana, Cindy. Lei non era Ebrea, non era Israeliana, era un'Americana di Philadelphia. Tutto questo, questo cartello di spie che mi rapi', e' lo stesso che fu coinvolto nella proliferazione nucleare
durante la Guerra Fredda. Loro cercarono di [audio non udibile] l'uomo che aveva
fatto rivelazioni sulla proliferazione nucleare di Israele e che aveva cercato di
bloccarla. Quindi mi rapirono e mi rimandarono in Israele dove venni zittito
per 18 anni.

AMY GOODMAN: Conosce il nome per esteso di Cindy?
MORDECHAI VANUNU: No, lei uso' solamente il nome di Cindy. Ma se ci fosse una vera indagine, basterebbe andare all'aereoporto Inglese e trovare i file dell'ottobre 1986. Il volo era della British Airways, numero 405 per Roma. Ci
sono dei file che potrebbero rivelare la sua vera identita'. Io ho il biglietto
aereo da Londra a Roma con la sua firma. Ma lo Shin Bet Israeliano e il Mossad
non me lo hanno voluto dare. Lo stanno trattenendo [audio non udibile] al
momento.

AMY GOODMAN: Quindi lei non ha sospettato di lei all'inizio? Sta
dicendo chel'ha adescata con una relazione fisica?
MORDECHAI VANUNU: Io non l'ho sospettata, perche' pensavo che quello
che potevano fare a Roma avrebbero potuto farlo in qualsiasi altro posto.
Non avevano bisogno di portarmi fino a Roma. Ma il suo scopo fu quello di
attirarmi a Roma. E io ci andai con lei.

AMY GOODMAN: Quando l'hanno catturata, ha affermato che e' stato
drogato e quindi portato in Israele. Parliamo della famosa fotografia che la
ritrae nel retro di una macchina Israeliana con la sua mano alzata. C'era scritto
unnumero.
MORDECHAI VANUNU: Quando arrivai in Israele, mi dissero che non ero
autorizzato a parlare del sequestro, era segreto. Io dissi che il sequestro era un
crimine. Avevo il diritto di parlare del crimine che era stato compiuto nei miei
confronti. A loro non faceva piacere che parlassi di questo crimine.
Quindi decisi di renderlo pubblico. Ero anche impaurito del fatto che stavano
diffondendo menzogne. Tentavano di dire che non ero stato sequestrato,
ma che ero tornato indietro. Se fossi davvero tornato indietro, avrebbero
dovuto dire che ero una spia del Mossad, che avevo rivelato alcuni segreti ed ero
tornato, quindi il rapimento era la prova che quanto avevo detto era la
verita'...quindi decisi di far conoscere al mondo questa verita'. Quando ebbi la
possibilita' di parlare in pubblico dopo aver trascorso 7 settimane nella prigione
dello Shin Bet, scrissi sul palmo della mano: Mordechai Vanunu, sequestrato a
Roma. Ma usai la parola rapito, non sequestrato, perche' all'epoca il mio
inglese non era molto buono. Mi indirizzai verso la stampa, misi il palmo della
mano sul vetro e videro il messaggio. E questo messaggio distrusse un'altra
cospirazione per ingannare la CIA e molte [altre] nazioni che non sapevano la
verita' di come fossi finito in Israele. E le spie che mi sequestrarono cercarono
di salvarsi la faccia e il loro gioco di spie, ingannando il mondo e dicendo che
l'uomo che avevano sequestrato sarebbe in ogni caso ritornato. Quindi scoprii
la loro truffa e con il palmo della mano mandai all'aria il loro gioco di spie.

AMY GOODMAN: Stiamo parlando con Mordechai Vanunu, che per la prima
volta sta parlando ad un'emittente pubblica degli Stati Uniti, Democracy Now!, il
piu' grande network pubblico dei media Statunitensi. Lei e' stato imprigionato per
18 anni, puo' parlarci del suo trattamento in prigione?
MORDECHAI VANUNU: Beh, il Shabak Mossad e lo Shinbet Mossad erano
molto, molto impauriti dalle mie rivelazioni. Dopo essermi fatto beffa di loro in
tutto il mondo...loro erano molto, molto impauriti e tentarono di distruggere
quest'uomo che fece di loro una nullita' nel mondo intero. L'organizzazione di
intelligence che era rispettata in tutto il mondo si trovo' nuda. Quindi
decisero di usarlo per avere la possibilita' di cambiare quest'uomo, di distruggerlo, di farlo...per provare che questa organizzazione di spie e' ancora forte. Fin dall'inizio della prigionia fui messo in isolamento totale, per le sette settimane che seguirono al sequestro, non ammisero mai che mi trovavo in una prigione Israeliana. Nessuno sapeva dove mi trovavo. Solo dopo la mia comparizione davanti al giudice e a tutti gli Israeliani, che volevano che fossi messo ad arresto amministrativo, la cosa divenne chiara. Io pretesi di essere sottoposto a processo, non ad arresto amministrativo, e questo li costrinse ad ammettere che ero stato incarcerato in una prigione Israeliana.
Poi decisero di mettermi in isolamento totale. Per i primi due anni mi
miseroin una piccola cella, illuminata 24 ore al giorno e sorvegliata da una
telecamera. Non potei dormire per due anni, cercarono di portarmiall'esaurimento nervoso. Usarono molti trucchi psicologici per farmi il lavaggio del cervello. Chiesi di vedere un prete. Mi mandarono un prete, ma non eravamo autorizzati a parlare, se non attraverso bigliettini. Un uomo delloShinbet sedeva vicino al prete, e leggeva i biglietti. Io davo i fogli a lui e li leggeva. Non potemmo incontrarci come essere umani. Una donna venne dagli Stati Uniti in Israele. Avevo una fidanzata. Venne per vedermi. E di nuovo non mi permisero di incontrarla, se non attraverso i soliti biglietti, non potevoparlarle o toccarla e a queste condizioni rifiutai. Per undici anni e mezzo rimasi in isolamento totale, solo in una cella, e per due sole ore al giorno mi veniva concesso di camminare da solo nel cortile della prigione. Potevo vedere la mia famiglia ogni due settimane per mezz'ora. Non ero autorizzato ad usareil telefono. La mia posta veniva ritardata di tre mesi e censurata, un po' sparì, un po' venne distrutta. La prigione di Ashkelon era controllata
dal Shabak Mossad, perche' avevano una sezione all'interno della prigione.
Puo' immaginarselo? Il Shabak Mossad stava dentro la prigione nascondendosi
dalla gente. Usavano le loro guardie per controllare la prigione, le vere persone che
controllavano la prigione erano del Shabak Mossad.

AMY GOODMAN: Dove si trova la prigione di Ashkelon?
MORDECHAI VANUNU: La prigione di Ashkelon e'...a circa 40 miglia da Tel
Aviv e a 20 da Dalia.

AMY GOODMAN: Come si e' mantenuto in buona salute? Per quanti anni e'
rimasto inisolamento totale?
MORDECHAI VANUNU: Sono rimasto in isolamento totale per 11 anni. Fin
dal primo giorno decisi che ci sarebbe stata una grande guerra tra me e il Shabak
Mosad, che adesso sono i miei acerrimi nemici, e che loro avrebbero fatto tutto il
possibile per distruggermi e che io avrei dovuto fare tutto il possibile per
sopravvivere. Quindi feci uso semplicemente del mio cervello e della
mia intraprendenza, del genere che se loro dicevano che non potevo parlare
con nessuno, io decidevo che potevo parlare, parlavo leggendo ad alta voce
il Nuovo Testamento in Inglese...Ero solito fare parecchi esercizi sia
psicologici che fisici, feci anche dello yoga. Ascoltavo la BBC, la Voice of America. Leggevo libri e seguivo ogni cosa che mi succedeva attorno, il cibo che mi veniva portato, tutte le notizie che mi arrivavano per lettera, ogni cosa che
sapevo. Le spie psicologiche dello Shabak Mossad lottavano contro di me e io
dovevo fare lo stesso. Questa era la mia maniera di lottare, e dopo cinque
anni ricorsi anche alla musica. Iniziai quindi a sentire l'opera. L'opera fu
uno strumento molto adatto per mantenere alto il mio spirito, perche' ti fa
sentire come se fossi tu stesso a cantare, e iniziai a sentire parecchie opere,
mi mandarono parecchi nastri. Sentivo il Fidelio, era simile alla mia di
storia, e usai molta psicologia.

AMY GOODMAN: Stiamo parlando con Mordechai Vanunu. Dopo 18 anni e'
finalmentefuori di prigione. E' autorizzato a parlare al telefono?
MORDECHAI VANUNU: Sono autorizzato a parlare al telefono, ma non sono
autorizzato a parlare con gli stranieri. Adesso, mentre sto parlando, sto
contravvenendo alle restrizioni. Ma anche per l'intervista che ho rilasciato
alla BBC la settimana scorsa non e' accaduto niente, e alla fine
ritengo che quello di cui sto parlando e' semplicemente la mia condizione come
essereumano, i miei diritti umani e penso che il governo e la sua intelligence
apparirebbero alquanto stupidi a combattere qualcuno che sta semplicemente
parlando della propria libertà di espressione, la propria libertà di
movimento, la sua umanita' e i suoi diritti. Così non penso che saranno [ tanto ]
stupidi da arrestarmi o da interrogarmi. Ma se c'è qualcuno che può ricorrere a
qualunque mezzo per i suoi scopi - questa è Israele. Tutto il mondo sa che
Israele e' [ in grado ] di fare qualunque cosa.

AMY GOODMAN: Mordechai Vanunu, puo' parlarci delle restrizioni che al
momento sono state imposte su di lei, e che lo sono state sin da quando e'
uscito diprigione? Prima di tutto, dove si trova?
MORDECHAI VANUNU: Quando sono uscito di prigione il 21 Aprile, ho preso
l'automobile e sono andato diritto dalla prigione alla Cattedrale di Saint
George a Gerusalemme Est, e quindi adesso sto vivendo nella guest house
della Cattedrale di Saint George. Il vescovo mi ha accolto a braccia aperte
invitandomi a rimanere, e quindi da quel giorno me ne sono rimasto qui, e la
restrizione che mi e' stata imposta e' quella di non poter parlare agli
stranieri per 6 mesi, che e' una restrizione molto stupida. Posso parlare con
qualunque cittadino Israeliano di qualunque argomento io voglia, ma non
agli stranieri. E ho rifiutato questa restrizione parlando in Inglese a tutti.
L'altra restrizione che mi e' stata imposta e' che se voglio muovermi
da Gerusalemme ad un'altra citta', devo [ informare ] della cosa la
polizia. In qualunque posto io voglia andare, devo [ informare ] la polizia. Se
voglio dormire in un'altra casa, devo [ informare ] la polizia. Non mi e' permesso
andare in nessuna ambasciata, perche' hanno paura che possa andarci
per chiedere asilo politico. Un'altra importante restrizione e' quella di non
potere lasciare Israele per un anno, e per questo non mi è consentito avere un
passaporto. Così, queste sono le restrizioni e a causa loro ho fatto appello
alla Corte Suprema. Il leader della Corte Suprema ha seguito la
richiesta dello Shabak Mossad e in effetti alle restrizioni ha solo apposto un altro
timbro aggiuntivo. La Corte Suprema e' risultata essere ancora una volta il
simbolo dell'ingiustizia e ha dimostrato di non rispettare i principi fondamentali
della democrazia, i principi fondamentali dei diritti umani - ossia, avere il
diritto di movimento e il diritto alla libertà di espressione.

AMY GOODMAN: Desidera lasciare Israele?
MORDECHAI VANUNU: Assolutamente. Voglio lasciare Israele dopo avere
sofferto diciassette anni e mezzo in totale isolamento e un trattamento molto
crudele e barbaro per mano del Mossad Shabac all'interno della prigione. Inoltre
poiche' i media Israeliani hanno danneggiato la mia immagine in tutta Israele
fra la gente Ebrea, alcuni di loro adesso mi odiano e alcuni hanno addirittura
minacciato la mia vita quando sono stato liberato. Alcuni di loro sono
anti -Vanunu perche' sono diventato un Cristiano, di modo che adesso non sono
libero e non e' sicuro per me stare in Israele. Sto facendo richiesta di
lasciare Israele per potere essere un uomo libero...Potrebbe accadere soltanto
in uno stato libero, negli Stati Uniti o in Europa.

AMY GOODMAN: Le piacerebbe venire a vivere negli Stati Uniti?
MORDECHAI VANUNU: Si'. Mi piacerebbe trasferirmi negli Stati Uniti. I
miei genitori adottivi vivono in Minnesota. Ho molti, molti amici negli Stati Uniti,
che per molto tempo mi hanno scritto e mandato lettere e cartoline durante i
diciotto anni della mia prigionia. Ho letto molta della storia degli Stati
Uniti e apprezzo molto la Costituzione e la liberta' Americana.

AMY GOODMAN: Che giorno e' stato fatto uscire di prigione, Mordechai
Vanunu?
MORDECHAI VANUNU: Il 21 Aprile.

AMY GOODMAN: Così è successo il 21 Aprile, e adesso siamo quasi alla
fine di Agosto. Maggio, Giugno, Luglio, Agosto. Quattro mesi piu' tardi,
perche' ha deciso di parlare proprio adesso? Questa intervista potrebbe farle
rischiare l'accesso al telefono o - be', non e' esattamente chiaro che cosa
accadrà orache sta violando le restrizioni che sono state disposte su di lei.
MORDECHAI VANUNU: Quando sono uscito di prigione, ero pronto a parlare.
Ma cio'che e' accaduto e' che ho dovuto fronteggiare una massiccia rivolta di
gente di destra, gente Ebrea religiosa che ha minacciato di uccidermi. A quel
tempo mio fratello stava con me, e altri dicevano "Non parlare. Rimani in centro.
Non uscire. Non cercare di avere accesso ai media." Ma lo sto facendo
adesso, poiche' i miei due mesi di lavoro cominciano a parlare dopo l'intervista con la BBC, e sono pronto a parlare. Perche' i media non sono venuti da me?
Ero pronto a parlare. Allora ho comincio a dare il mio numero di telefono e a
incontrare gente...Cosi' sono pronto a parlare perche' quello per cui ho combattuto e che ho desiderato in diciassette anni e mezzo di prigione era di poter
esercitare la mia liberta' di parola. Credo fermamente che l'essere umano abbia il
diritto alla liberta' di parola. Non ho alcun segreto. Tutto quello di cui sto
parlando sono le mie opinioni. Il mio punto di vista politico come essere umano
ha il diritto di essere espresso su qualunque argomento. Questo e' il rischio
in cui incorro a parlare diverse volte, poiche' non sto parlando di segreti,
perche' tutti i segreti sono gia' stati pubblicati dal Sunday Times. E tutto
cio' che ho da dire e' la mia opinione politica. E ho il diritto di parlare per stabilire se Israele sia oppure no una vera democrazia. E spero che voi negli
Stati Uniti mi sosteniate e che sosteniate il mio diritto ad esercitare
la liberta' di parola. Non danneggia Israele. Ho il diritto di esprimere il mio
punto di vista e chiunque voglia ascoltarlo, e' OK. Se qualcuno non
vuole ascoltarlo, ha tutto il diritto di farlo.

AMY GOODMAN: Il comitato degli affari esteri e della difesa presieduto
da Yuval Steinitz del Partito Likud, ha detto che lei dovrebbe essere rispedito
in prigione o essere sottoposto a detenzione amministrativa o messo agli
arresti domiciliari per impedirle di rivelare un maggior numero dei segreti
nucleari di Israele. Ha detto che lei ha infranto la legge dando un'intervista al
giornale arabo Hayat e che per questo dovrebbe essere perseguito. Ha detto che
e' cosa inopportuna che l'establishment della difesa non accolga la
raccomandazione del comitato affinché lei venga messo agli arresti domiciliari, come e' stato fatto con Marcus Klingberg, che era stato condannato per spionaggio. E poi abbiamo il
rappresentante della Knesset, Ophir Pines-Paz del Partito Laburista, che ha
detto che lei sta giocando con il fuoco e sta continuando a danneggiare
la sicurezza di Israele, dichiarando 'Io non capisco perche' questo fenomeno venga
trattato con equanimita' '. Ha anche aggiunto che 'Questo e' un provocatore
professionale che si sta prendendo gioco del sistema legislativo'. La
sua risposta.
MORDECHAI VANUNU: La mia opinione e' che se ci sono persone che fanno
scherzi questi sono loro - quelli che impongono stupide restrizioni affinche'
non parli con gli stranieri, che fanno si' che mi venga permesso di parlare in
Israele, ma che non mi venga concesso di parlare agli stranieri. Se come dicono
avessi dei segreti da rivelare, allora dovrebbero proibirmi di parlare con chiunque,
non soltanto agli stranieri. Se c'è pericolo, dovrebbero dire fin dall'inizio,
"non parlare con alcuno." Quindi stanno prendendo in giro se' stessi, non me.
Riguardo al secondo punto, Marcus Klingberg, la spia, venne rimesso in
liberta' prima della conclusione della sua sentenza, quindi si trovo' ad essere
gravato di alcune restrizioni solo perche' era stato liberato cinque anni prima
della fine della sua sentenza e gli avevano concesso questo privilegio di
uscire e vivere in liberta'. Se avessero voluto lo stesso con me, avrebbero
dovuto fare lo stesso, e quindi farmi uscire di prigione cinque anni fa. Ma nel mio
caso sono libero dopo diciassette anni e mezzo di prigione, ho scontato
tutta la mia sentenza, e dovrei essere libero e mi dovrebbe essere concesso di
lasciare il paese. E il punto principale qui e' che io ho il pieno diritto di esprimere le
mie opinioni. Sto esprimendo la mia opinione politica, la mia analisi.
Non ho rivelato alcun nuovo segreto. Non ho alcun segreto. Tutto quello che
sto facendo e' di ripetere che cosa era stato pubblicato perlomeno diciotto
anni fa.

AMY GOODMAN: A quel tempo lei affermo' che Israele possedeva dalle 100
alle 200 bombe atomiche e che stava sviluppando una bomba a neutroni e una
all'idrogeno che in quel momento ancora non aveva.
MORDECHAI VANUNU: Si comincio' a costruire la bomba all'idrogeno nel
1986 o 1985. Sono io che ho scattato la foto di parte della vera bomba
all'idrogeno che e' stata pubblicata dal Sunday Times.

AMY GOODMAN: [E Israele] aveva già costruito dalle 100 alle 200 bombe
atomiche?
MORDECHAI VANUNU: Si'. Erano abituati a produrre circa 40 chilogrammi
di plutonio all'anno, il che e' sufficiente per 10 bombe atomiche.

AMY GOODMAN: E qual'era il suo lavoro all'impianto di Dimona?
MORDECHAI VANUNU: All'impianto di Dimona il mio lavoro era di produrre
il plutonio, il litio 6, il trizio e ho anche lavorato part - time
nell'area degli scarti nucleari dove sono impegnati con lo smaltimento delle scorie. Ma il mio lavoro principale era la produzione di questi materiali: plutonio, litio 6,
trizio.

AMY GOODMAN: E per quanto tempo ha lavorato a Dimona?
MORDECHAI VANUNU: Per 9 anni.

AMY GOODMAN: Quando parlava con i suoi colleghi di lavoro, le altre
persone condividevano i suoi sentimenti?
MORDECHAI VANUNU: No. Nessuno. Forse alcuni di loro erano preoccupati
che Israele stava producendo armi nucleari. Ma nessuno la' ha mai dubitato
quale fosse la politica che veniva seguita. Forse alcuni di loro nei loro
cuori erano preoccupati di quello che stava succedendo. Ma nessuno avrebbe osato parlare. Questa e' la differenza.

AMY GOODMAN: E chi ha visto in quell'impianto? Ha visto gente da altri
paesi che passava per l'impianto - visitatori o persino persone che erano
impegnate a lavorarci? O ufficiali del governo, magari dagli Stati Uniti?
MORDECHAI VANUNU: No. Non sono informato sugli stranieri che lavoravano
la'...mentre lavoravo all'impianto, hanno portato il primo ministro Shimon
Peres nel mese di Settembre del 1985. Nel 1984 ho visto...il Ministro
della Difesa. Tutti i nuovi primi ministri e i nuovi ministri della difesa sono
venuti, il capo del Mossad, il capo di Shabak sono venuti in visita a vedere il
potere nucleare di Israele, ma non gli stranieri. Forse c'erano pure loro ma
non ne so nulla a proposito.

AMY GOODMAN: E come pensa che il fatto che Israele e' una potenza
nucleare influenzi il Medio Oriente?
MORDECHAI VANUNU: La mia opinione e' che le armi nucleari costruite da
Israele la rendono molto aggressiva e potente. Nel 1962 Israele era pronta a
trattare per una pace reale con il mondo Arabo dopo la guerra di indipendenza
nel 1948...Ma allora credo che alcune persone abbiano avuto l'idea di
fornire Israele di armi nucleari, di costruire il reattore Francese a Dimona.
Quel potere ha reso Israele libera dalla necessita' di una pace reale con
gli Arabi; ha reso Israele libera di non risolvere il problema dei rifugiati Palestinesi... [ ha preso ] la West Bank, le altezze del Golan e il Sinai e le
ha tenute fino ad adesso. Ora Israele e' molto piu' aggressiva, e desiderosa di
non concedere nulla ai Palestinesi o di non fare una pace reale con la
Siria o il Libano o la Giordania o i Palestinesi. Cosi' l'arma nucleare viene
utilizzata come una forma di potere politico. Senza persino far uso
delle armi nucleari, le stesse aiutano Israele a fare cio' che vuole senza rispettare il
diritto internazionale o gli altri stati del Medio Oriente ...Ma la mia opinione e' che la rivelazione che feci nel 1986 ha finito per impedire ad Israele di far uso delle armi nucleari. Altrimenti penso che erano pronti ad utilizzarle nella loro seguente guerra, avrebbe potuto accadere durante la Guerra Fredda. La mia rivelazione ha consentito al mondo di vedere che cosa avevano nelle mani e ha reso impossibile per Israele di ricorrere alle armi nucleari.

AMY GOODMAN: Israele ha mai ammesso di avere armi nucleari?
MORDECHAI VANUNU: Voi ed altri potete scoprirlo. Sono uno come voi, leggo il
giornale, ascolto i media. Voi ed altri potete scoprire che cosa hanno detto.
Tutti in effetti pensano che le abbiano, ma che stiano giocando. La mia
opinione e' che stanno truffando se' stessi. Israele continua a truffarsi e con
gli Stati Uniti gioca questo gioco truffaldino -- a giocare come se nessuno li
stesse guardando. Il re e' nudo ma nessuno vuole vedere che il re e' nudo.
Questa e' la verita'. E Israele sta riuscendo ad imporre agli Stati Uniti e a
tutto il mondo di giocare questo gioco.

AMY GOODMAN: All'impianto di Dimona le dissero mai di non parlare di
che cosa aveva visto al suo interno?
MORDECHAI VANUNU: Firmai un documento segreto affinche' non parlassi di
alcun che. A parte quello, nessuno a Dimona ci diceva che si stavano
producendo armi nucleari. Nessuno accenno' alla parola 'bomba atomica.' Alcuni di loro la' non sanno che cosa stanno facendo -- stanno producendo i materiali senza sapere esattamente per che cosa quei materiali saranno usati.

AMY GOODMAN: Se dovessero finire per rimetterla in prigione, se la
incarcerassero ancora una volta, come si sentirebbe a tale proposito?
MORDECHAI VANUNU: Mi sentirei molto male ma continuerei a richiedere di
essere considerato un essere umano, continuerei a credere e a comportarmi come un essere umano; di avere il diritto di parlare; il diritto di avere la
liberta' di espressione. E continuero' a richiedere la mia assoluta liberta' di
lasciare Israele. Spero che non facciano un errore simile e che qualcuno --
possibilmente dall'estero, dagli Stati Uniti o dall'Europa -- dica loro che
dovrebbero rispettare i diritti dell'uomo di quest'uomo. E di porre fine a
questo gioco di ingannare il mondo sostenendo che non ci sono bombe
atomiche quando tutto il mondo sa perfettamente che cosa fanno e lo hanno visto
perfettamente quando mostrai le foto a tutto il mondo.

AMY GOODMAN: Mordechai Vanunu, ha dei rammarichi per quello che ha
fatto?
MORDECHAI VANUNU: Be', che cosa vi aspettate, se sono abbastanza forte
da sopravvivere a tutto quello che mi hanno fatto, significa che non avro'
mai alcun rammarico. E molto di più, per tutto il tempo sono sempre rimasto
convinto di aver fatto la cosa giusta. Che stavo seguendo la mia coscienza e
che era diritto della gente in tutto il mondo di sapere quanto pericolo
fosse rappresentato dalla bomba atomica. E anche quando ho visto finire la
Guerra Fredda e crollare l'Unione Sovietica, ho assistito alla liberazione del
Sudafrica, alla conclusione della corsa al nucleare e ho visto gli Stati Uniti
e la Russia iniziare a distruggere le armi nucleari, riducendole da 100.000 a
venti armi nucleari, tutto questo mi ha detto solo che avevo fatto la
cosa giusta. E inoltre ritengo che quello che l'intelligence Israeliana Shabak mi ha
fatto in prigione, combattendomi, rende molto chiaro che ho fatto la cosa
giusta. Sono molto felice di avere rivelato la vera faccia di Israele e di
avere lasciato che tutto il mondo e la gente Israeliana vedesse la vera faccia
di Israele, che era abituata a ricordare al mondo "olocausto, olocausto" ad
ogni ora, ogni giorno, ma in effetti Israele possiede lei stessa una
fabbrica dell'olocausto. Questo stato Ebraico stava producendo le armi dell'olocausto e non hanno il diritto di parlare dell'olocausto, quindi sono stato molto felicedi aver rivelato questa verita'.

AMY GOODMAN: Mordechai Vanunu come trascorre quotidianamente la sua
vita, e' confinato nella guest house nella quale sta abitando? Come trascorre le
giornate?
MORDECHAI VANUNU: Adesso vivo nella guest house della Cattedrale di St.
George a Gerusalemme Est, e ho deciso di non visitare Gerusalemme Ovest, di non visitare lo stato di Israele perche' se non mi e' permesso di lasciare Israele,
se non mi e' permesso parlare agli stranieri, cosi' allo stesso modo non
andro' a vedere Israele. Per questa ragione me ne sto a Gerusalemme Est, vado in giro, mangio fuori nei ristoranti, vado alla citta' vecchia, e incontro molta
gente Palestinese. Molti Palestinesi sono felici di vedermi e apprezzano
molto quello che ho fatto, mi vedono come un eroe. Vivo a St George, scrivo e mail, sto tentando di imparare ad usare il computer, provo a leggere il giornale,
guardo la TV e inoltre questa estate mi sono divertito ad andare a nuotare -
e' un trattamento psicologico molto buono nuotare ogni giorno. E sono molto
felice di venire a contatto con altri esseri umani, mi piace incontrare gli
esseri umani, parlare e mangiare con loro ed essere fra la gente. E desidero
sottolineare che la ragione per la quale lo Shabak - Mossad non fara' nulla e' dovuta al mio rimanere qui a Gerusalemme Est fra i Palestinesi, quei Palestinesi che sono riconosciuti da Israele come il nemico, tanto che se avessi un
qualunque segreto lo potrei passare a questo nemico. Cosi' se vivo fra i
Palestinesi per tre mesi, quattro mesi, lo Shabak - Mossad la smette, non possono aspettarsi niente da me - cosi' che cosa possono fare? Per questo motivo rimango qui a Gerusalemme Est fra i Palestinesi.

AMY GOODMAN: Mordechai Vanunu, lei ha detto che dopo sei mesi
cancelleranno la restrizione che le impone di non parlare con gli stranieri usando il
telefono cellulare e che dopo un anno potrete viaggiare. Cosi' le rimangono solo
un paio di mesi prima della fine di quella restrizione ma tuttavia ora state
rischiando molto parlando al cellulare con una straniera. Perche' assumersi questo rischio proprio adesso?
MORDECHAI VANUNU: Non so se rimuoveranno davvero la restrizione fra
altri due mesi, hanno il potere di estenderla o di cancellarla, non so che cosa
faranno il 21 Ottobre. Particolarmente dopo che la Corte Suprema ha rifiutato
il mio appello possono fare qualunque cosa desiderino, nessuno puo' dire alcun
che al riguardo, e se vogliono possono estenderla. La Corte Suprema da' loro
carta bianca per fare quello che vogliono e quindi non lo so. Ancora una
volta, non sto rischiando nulla perche' quello che sto dicendovi, l'ho detto a
molta gente Israeliana qui della sinistra che viene a incontrarmi. Ho detto lo
stesso alla BBC, ed e' stato trasmesso dalla TV Israeliana. Cosi' tutto quello che
facendo con voi e' di ripetere che cosa ho gia' detto e che cosa ho gia'
pubblicato 18 anni fa. Quindi questa e' la maniera di vederla e non la interpretero'
come la possibilita' di un qualunque rischio. Sto solo provando a portare il
mio caso negli Stati Uniti per sollevare un certo grado di consapevolezza su di
esso perche' qui in Israele non ho probabilita' alcuna che qualcuno mi
aiutera' ad uscire o a venir riconosciuti i miei diritti. Mi piacerebbe che
qualcuno negli Stati Uniti lo faccia per me - esigere il rispetto dei miei diritti
umani. Immaginate se un uomo come me si trovasse in un altro stato.
Immaginate, o ricordate che cosa fecero gli Stati Uniti - quando Sharansky era a
Mosca. Che cosa avete fatto, che cosa fecero a Washington il Congresso e il Senato alla Russia per nove anni quando Sharansky era in prigione. Ma quando la
questione riguarda un uomo come me in Israele, tutto il Congresso e il Senato a
Washington mi ignorano e non stanno facendo [ alcun che ] per esigere
il mio rilascio, e neppure [ combattendo ] per i miei diritti come essere
umano. Cosi' spero che voi ed altri possiate portare il mio caso e sollevare
consapevolezza verso queste situazioni e richiedere il rispetto dei miei diritti
umani.

AMY GOODMAN: Lei e' andato in prigione prima della prima intifada dei
Palestinesi. E' uscito 18 anni dopo, che cosa e' cambiato?
MORDECHAI VANUNU: Oh, grandi cambiamenti dal 1985-86. Nel 1985 c'era un
grande movimento di attivisti per la Pace in Israele. C'era meno nazionalismo.
C'erano meno estremisti conservatori ebrei e partiti religiosi ebraici. Adesso
la realtà in Israele e' molto difficile. Ci sono molte bandiere che vengono fatte
sventolare da tutte le parti, grandi partiti ebraici di estrema destra.
Ci sono state parecchie morti in questi 18 anni, tanti attentati suicidi che
giustificano ancora di piu' la politica israeliana. Quindi la situazione
peggiora. Ci dimentichiamo di quello che Israele fece ai Pelestinesi
nel 1948, ci dimentichiamo di quello che Israele fece nel 1967 e ricordiamo solo
l'Intifada e gli attacchi kamikaze. Dimentichiamo quello che Israele fece per
tanti anni prima dell'Intifada. Questa e' la grande differenza e la situazione
e' davvero brutta. Questa e'la mia sensazione.

AMY GOODMAN: E il suo giudizio sugli attentati dei kamikaze?
MORDECHAI VANUNU: Io sono contro gli attentati suicidi, sono un
nonviolento perche' penso che i Palestinesi causino danni a se stessi scegliendo
questo tipo di risposte agli attacchi Israeliani. Loro dovrebbero ben sapere
che Israele vuole utilizzare questi attacchi suicidi per asservire la propria
politica interna a fare quello che vogliono loro, iniziare una guerra, prendere
piu' terra. I Palestinesi devono sapere molto bene che Israele vuole che loro
compiano questi attentati per giustificare le aggressioni Israeliane e
Israele non avra' mai una vera pace. E' lo stesso sistema che hanno usato
contro di me quando ero in prigione. Volevano rendermi aggressivo affinche' mi
mettessi a combattere contro di loro. Un mio comportamento violento nei loro
confronti avrebbe giustificato un trattamento duro verso di me. In prigione ho
imparato molto sulla estremamente sofisticata guerra psicologica messa in atto
dalle spie israeliane, super psicologi che lottano contro i Palestinesi e gli
Arabi. Devono imparare molto sulla guerra psicologica per non cadere in trappola. I
Palestinesi causano danni a se' stessi, ma questo non giustifica Israele e
Israele deve risolvere la questione e concedere diritti ai Palestinesi.
I cittadini, i bambini, tutti quelli che sono sotto occupazione hanno il diritto
di essere considerati esseri umani e di sentirsi liberi. Non possono
nascondersi dietro gli attacchi suicidi.

AMY GOODMAN: E' stato torturato in prigione?
MORDECHAI VANUNU: No, non hanno mai usato la tortura fisica nei miei
confronti, ma ho sofferto molto, tanta tortura psicologica, guerra psicologica,
lavaggio del cervello. Hanno usato tutte queste forme di violenza psicologica
per causarmi danni di salute, hanno cercato di minare la mia salute con un
sistema nutrizionale davvero sofisticato. Sapevano qualche combinazione di
fattori nutritivi poteva causare problemi cardiaci o un attacco di cuore.
Quindi seguivo tutto quello che facevano. Usavano torture psicologiche per
disturbare il sonno, e lo facevano ogni notte. Mi facevano paura, mi ribaltavano,
disturbavano la mia televisione, facevano di tutto. Studiavano ogni mia mossa,
sapevano tutto della mia vita, usavano le varie informazioni contro di me per
spaventarmi e disturbarmi. Per spaventarmi mi diedero da mangiare spazzatura e
cibo avariato per farmi ammalare. Io facevo tutto questo e davo loro delle
risposte sensate e sopravvissi pensando e sperando che potevo vivere ancora per
molti anni.

AMY GOODMAN: Qualcuno dei suoi carcerieri Israeliani ha espresso
simpatia nei suoi confronti, per quello che aveva fatto rivelando i segreti nucleari
Israeliani?
MORDECHAI VANUNU: No, quasi nessuno. Alcuni mi dissero: "Ti crediamo in
coscienza", ma nessuno mi ha mai detto "Siamo contro le armi nucleari".
Questo è il problema con gli israeliani, non hanno il coraggio di aprire le
loro menti e dire apertamente che gli Ebrei non hanno alcun diritto di usare armi
che potrebbero provocare un Olocausto nucleare. Questo è quello che penso,
questi Ebrei che sono sopravissuti all'Olocausto non hanno nessun diritto di
usare le armi atomiche, perche' le bombe atomiche vengono utilizzate solamente
contro citta', contro civili, questo significa che le bombe atomiche sono armi
per l'Olocausto. E questo e' il problema di tutta Israele, non si trovera' un solo
Ebreo nel Knesset, di qualsiasi partito, da sinistra a destra, che dira': "Noi
non abbiano nessun diritto ad avere armi nucleari perche' vengono fatte
per uccidere i civili." Non ho mai incontrato nessuno che simpatizzasse con
me, solo ora un piccolo gruppo di persone di sinistra fa certe considerazioni.
Ma la maggior parte degli Ebrei seguono ciecamente il loro leader Sharon o altri
- anche Peres che ha ricevuto il Nobel per la Pace - e che ancora non
dice chiaramente che non vuole armi nucleari o che le vuole abolire.

AMY GOODMAN: Un suo commento riguardo il Primo Ministro Israeliano
Ariel Sharon?

MORDECHAI VANUNU: Il Primo Ministro Ariel Sharon, dovete ricordare che
e' l'uomo che nel 1981 bombardo' il reattore Iracheno. Nel 1981, mentre lavoravo
a Dimona, Sharon ordino' di distruggere il reattore in Iraq. Questo significa che
quando Israele distrusse il reattore Iracheno, voleva liberare tutto il Medio
Oriente dalle armi nucleari - non per il motivo che Israele sarebbe stata
l'unica potenza ad averle. Quindi chiediamo a quel Sharon, che ora e' al
governo con il ruolo di Primo Ministro, di seguire quell'esempio e di fare lo
stesso con Dimona, di aprire tutto e di dichiarare che Israele e' libera dalle
armi nucleari; ma invece di concentrarsi su questo argomento, il Shabak
Mossad Israeliano gli ha dato un'altro grattacapo: la seconda Intifada. E Sharon e'
caduto nella trappola e sta combattento i Palestinesi molto aggressivamente,
uccidendo, distruggendo, assassinando, prendendo piu' terra, costruendo
una guerra e dimenticando che il vero problema invece e' Dimona.
Originariamente lui era stato l'artefice della politica di liberare il Medio Oriente dalle armi nucleari. Forse adesso qualcuno dagli Stati Uniti glielo puo' ricordare e potrebbe venire ad aiutarlo e guidarlo nella sua politica di abolizione delle armi nucleari. Mohamad el Baradei era qui, ma ha solamente promesso che avrebbe seguito questa linea politica, ma nei fatti Israele non
sta facendo niente al riguardo. Io spero che qualche governo straniero, dagli
Stati Uniti all'Europa, alla China, India, Giappone, Egitto ricordino a
Sharon e al governo Israeliano di aprire il reattore di Dimona e di fare di
tutto il Medio Oriente, Israele incluso, una regione senza armi nucleari.

AMY GOODMAN: Signor Vanunu, un suo commento finale su questa prima
intervista che lei ha fatto per la gente negli Stati Uniti.
MORDECHAI VANUNU: Mi ha fatto molto piacere parlare con voi, sebbene
non conoscessi niente del programma di Amy Goodman. Ho sentito parlare di
lei, molte persone in California e anche in altri stati mi hanno riferito
che la ascoltano. Mi ha fatto piacere che avete deciso di mandare in onda la
mai voce. Spero che anche altri media seguano il vostro esempio, inclusa la CNN,
ABC, CBS, ed altri. Ho ricevuto una lettera dalla CBS, volevano fare un programma di 60 minuti, ma hanno rinunciato quando hanno visto le restrizioni a cui sono sottoposto. Spero che attraverso tutto questo io venga finalmente
liberato e possa venire negli USA a parlare alla gente. Non ho segreti da rivelare, vorreisolamente esprimere il mio punto di vista da essere umano. Tante grazie
davvero. Ho apprezzato molto che abbiate portato la mia voce negli Stati
Uniti.

AMY GOODMAN: Mordechai Vanunu, tante grazie per essere stato con noi
questa sera. Buona notte.
MORDECHAI VANUNU: Grazie a voi.

Note: Tradotto da Chiara Panzera e Mauri Sesler - A Cura di Peacelink
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